Circolo Gianni Bosio

Circolo Gianni Bosio Il Circolo Gianni Bosio è musica popolare, storia orale, memoria, ricerca, intervento, progetto, most

Venerdì 19 giugno, dalle 9.30 alle 18.00 presso l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Miniatero della cu...
16/06/2026

Venerdì 19 giugno, dalle 9.30 alle 18.00 presso l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Miniatero della cultura, “Cirese 105”: una giornata di studi (valida anche come corso di formazione per il personale MiC) dedicata alla presentazione dell’archivio di Alberto Mario Cirese, in occasione dei 105 anni dalla nascita dell’antropologo.

Anche il Circolo Gianni Bosio ha collaborato alla preparaIone di questa giornata.
Vi invitiamo a seguire la giornata presso ICPI (Piazza G. Marconi, 10) o da remoto a questo link: https://teams.microsoft.com/meet/364849203264285?p=LvreF01sMj3CmJBSjZ

Un evento imperdibile questo sabato a Roma dedicato alla poesia estemporanea in ottava rima.Con Alessandro Portelli e i ...
11/06/2026

Un evento imperdibile questo sabato a Roma dedicato alla poesia estemporanea in ottava rima.
Con Alessandro Portelli e i poeti a braccio

Un bellissimo pomeriggio nella splendida sede di Progetto Itaca Roma, grazie all’invito di Grande come una città, per pa...
29/05/2026

Un bellissimo pomeriggio nella splendida sede di Progetto Itaca Roma, grazie all’invito di Grande come una città, per parlare di Armandino Liberti e di "Noi de borgata", il volume realizzato dal Circolo Gianni Bosio e curato da Sara Modigliani e Omerita Ranalli, con Alessandro Portelli e la partecipazione di Gianni Bozzo e Massimo Lella Lemma Silasol.

Grazie a Roberto Monasterio per le bellissime foto e a presto con nuove presentazioni del libro.

Mercoledì 27 maggio, nell’ambito della rassegna Nomi, cose, città, presenteremo  di “Noi de borgata. Le canzoni di Arman...
26/05/2026

Mercoledì 27 maggio, nell’ambito della rassegna Nomi, cose, città, presenteremo di “Noi de borgata. Le canzoni di Armandino Liberti”.
Grazie a Grande come una città per l’invito.

Con Alessandro Portelli, Sara Modigliani , Omerita Erre Ranalli.

Interventi musicali di Sara Modigliani, con Gabriele Modigliani e Massimo Lella, e di Gianni Bozzo.
Ci vediamo alle 18 in Via Terminillo, 3


Dal 2021 il Circolo Gianni Bosio organizza a Collelongo (AQ), con il sostegno del Comune, il Festival delle culture popo...
22/05/2026

Dal 2021 il Circolo Gianni Bosio organizza a Collelongo (AQ), con il sostegno del Comune, il Festival delle culture popolari.
Negli anni abbiamo imparato a conoscere il paese, a collaborare con i suoi abitanti, con le associazioni e i gruppi spontanei che operano nel territorio per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio e del bene comune.
Oggi il paese affronta una sfida amministrativa, che si concluderà lunedì prossimo (25 maggio) e designerà l’amministrazione che guiderà il paese per i prossimi anni.
Nell’augurare alla comunità dei collelonghesi la migliore riuscita, ci auguriamo che non venga meno il sostegno al festival, che porta a Collelongo persone nuove, dibattiti, spettacoli, concerti, e molte occasioni per riflettere sul rapporto tra aree interne, patrimonio, abitare, fare comunità.
Da parte nostra continueremo a dare il nostro contributo alla vita culturale e sociale e alla visibilità del paese e invitiamo tutti a partecipare alle riunioni organizzative del Festival che si terranno a partire dal mese di giugno.

Mercoledì 27 Maggio alle ore 18:00 siete tutti invitati alla presentazione del nostro volume “Noi de borgata. Le canzoni...
21/05/2026

Mercoledì 27 Maggio alle ore 18:00 siete tutti invitati alla presentazione del nostro volume “Noi de borgata. Le canzoni di Armandino Liberti”.
Con Alessandro Portelli e le curatrici Sara Modigliani e Omerita Ranalli.

Vi aspettiamo a Progetto Itaca - via Terminillo 3 a Roma.

Bella ciao. Che vuol dire «essere umano»Alessandro PortelliIl manifesto, 5 maggio 2026Da canzone d’amore a canto partigi...
06/05/2026

Bella ciao. Che vuol dire «essere umano»
Alessandro Portelli
Il manifesto, 5 maggio 2026

Da canzone d’amore a canto partigiano, di lavoro, delle donne; e in tante lingue. Fino alla sventurata improvvisazione sul palco (ormai insignificante) del Concertone.



A proposito di Bella Ciao, esseri umani e dintorni. Cambiare è lecito, ma è lecito anche non essere d’accordo sui cambiamenti e criticarli. Un episodio quasi insignificante può essere un’occasione per ragionare un po’ di etica della Resistenza da una parte, e su come funzione la tradizione dall’altra. Quindi andiamo con ordine.

La storia di Bella Ciao è una storia di cambiamenti. Prima ancora che diventasse Bella Ciao, era Fior di Tomba: una mattina appena alzata la Rosina vede il suo primo amore a spasso con un’altra, si dispera, chiede alla madre di portarla via e seppellirla sotto l’ombra di un bel fior e tutti diranno che è il fiore della Rosina che è morta per amor.

Poi da qualche parte – probabilmente in Abruzzo, attorno alla Brigata Maiella – qualcuno trasforma il tradimento del primo amor nel tradimento dell’invasore e chiede aiuto al partigiano anziché alla mamma (e qui c’è un cambiamento minimo ma, come sempre nella tradizione orale, profondissimo. La Rosina vuole morire per amore; il partigiano dice «se» muoio in montagna – può morire ma spera di sopravvivere libero. È come la canzone partigiana romana che cambia l’inno anarchico – «e noi morremo in un fulgor di gloria» – in «se noi morremo in un fulgor di gloria». La Resistenza non cercava la bella morte).

Continuiamo. Forse le cose vanno così, è un’ipotesi ma plausibile. Dopo la liberazione della loro regione, i partigiani abruzzesi – come tanti altri dall’Umbria e dal Lazio – non tornano a casa ma continuano la lotta per la liberazione d’Italia aggregandosi alle truppe alleate che risalgono verso il nord, combattono nelle Marche e fino in Emilia – dove entrano in contatto coi partigiani del Nord e si scambiano storie e canzoni (ed è così che diverse canzoni partigiane del Nord arrivano Roma o a Terni, dove le riadattano alla loro storia).

Forse è in questo contesto che la ascolta Vasco Scansani di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia (il paese di Giovanna Daffini) e nel dopoguerra, da sindacalista, la trasforma nel canto delle mondine – «Alla mattina appena alzata / duro lavoro mi tocca far…» – che Giovanna Daffini farà conoscere a tutta Italia. La storia di trasformazioni arriva fino a tempi più recenti: nel 2015, il coro delle Mondine di Porporana la reinventa in chiave femminista – «Una mattina mi sono alzata / ed ero stanca di morir…» – e così viene cantata in tanti cortei e concerti senza che nessuno abbia niente da ridire.

E lasciamo perdere per ora il fatto che in tanti le abbiano cambiato persino la lingua – dallo spagnolo del Teatro Campesino, in California l’inglese di Tom Waits, all’ucraino di Khristina Soloviy.
Però non tutti i cambiamenti sono uguali. Le versioni di Vasco Scansani e delle mondine di Porporana stanno dentro la stessa storia: la lotta partigiana per la libertà continua nella lotta delle mondine contro lo sfruttamento e nella lotta delle donne contro la violenza patriarcale. È davvero sempre la stessa canzone. Ma quando (nel 2008) ne fanno un jingle per la Coca Cola in Messico, diventa un’altra (sulla Casa di Carta c’è da discutere). E diventa un’altra quando la versione ucraina vi immette uno stato d’animo di odio e di vendetta che è del tutto estraneo alla nostra Bella Ciao: «Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono. I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo». È diventata una canzone diversa.

Il che ci porta alla sventurata improvvisazione di Delia Puglisi sul palco (ormai insignificante) del concerto di San Giovanni. La sua intenzione era, pare, di estendere e universalizzare il significato della canzone – col risultato di diluirla e renderla insensata. Infatti, che significa «essere umano»? Come sappiamo bene, erano esseri umani anche gli invasori («uomini comuni», come ci ricorda lo storico inglese Christopher Browning), e allora che fine fa la differenza fra chi invade e chi lotta per la libertà? Anche gli invasori erano esseri umani che «portavano via» le persone che infatti si sentivano di morir – e non le seppellivano sotto un bel fior.

Oppure, andando contro tutta l’etica delle Resistenza («anche il nemico è un uomo», diceva la partigiana Lucia Ottobrini), neghiamo che gli invasori fossero umani, disumanizziamo il nemico – proprio come fanno tutti gli invasori, di allora e di oggi? Insomma, certe volte uno cambia tutto e la canzone resta se stessa; altre volte uno cambia una parola e – intenzionalmente o involontariamente – la canzone diventa un’altra.

Di qui, un’annotazione su come funziona la tradizione. Va di moda, leggendo superficialmente il bel libro di Eric Hobsbawm e Terence Ranger (2014) parlare di «invenzione della tradizione». Ora, all’origine di ogni tradizione c’è sempre una qualche forma di «invenzione»; ma non tutte le invenzioni diventano tradizione – perché questo avvenga, le «invenzioni» devono avere senso ed essere elaborate e condivise. La Bella Ciao di Vasco Scansani è diventata patrimonio condiviso fin da quando Giovanna Daffini l’ha cantata sul palcoscenico del festival dei due mondi a Spoleto e di lì in tutta la storia del folk revival; la Bella Ciao di Porporana la cantano adesso le donne in tutta Italia. Dubito che d’ora in poi nelle piazze e nei concerti sentiremo cantare «essere umano portami via». Questa invenzione finisce qui.

Anche quest'anno è possibile destinare il 5 per mille al Circolo Gianni Bosio, indicando il Codice Fiscale dell'associaz...
30/04/2026

Anche quest'anno è possibile destinare il 5 per mille al Circolo Gianni Bosio, indicando il Codice Fiscale dell'associazione: 97176430581. Ogni piccolo contributo è per noi preziosissimo. Grazie!

Indirizzo

Via San Francesco Di Sales 5
Rome
00165

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