24/12/2025
La lettura, affrontata nei giorni di Natale, mi fa sentire fortunata. C’è in queste pagine qualcosa che rimanda ai Natali dell’infanzia: il tempo in cui si crede alle storie, in cui il mondo sembra potersi raccogliere interamente in un racconto felice, pur sapendo che ogni Natale è diverso, per ognuno. Questo libro suscita proprio quella sensazione: di ascolto, di sospensione, di fiducia nel racconto.
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Il sorriso di Caterina, di Carlo Vecce, è un romanzo storico di grande respiro e finezza, capace di coniugare rigore documentario e immaginazione narrativa.
Ricostruisce la possibile storia di Caterina, madre di Leonardo da Vinci, restituendole una voce. Ma non è solo la biografia romanzata di una donna: è un’opera corale. Ogni capitolo affida la narrazione a un personaggio diverso, come se ogni figura del presepe prendesse parola e raccontasse il proprio frammento di mondo.
Ne nasce un mosaico narrativo ricchissimo: mentre segue il destino di Caterina, il lettore attraversa decine di storie, viaggi, incontri, tradizioni, lingue e culture.
🗺 Il Mediterraneo del Quattrocento prende vita come uno spazio aperto e meticcio, attraversato da mercanti, schiavi, pellegrini, donne dimenticate e uomini in cammino.
Carlo Vecce, storico e filologo tra i maggiori studiosi contemporanei di Leonardo da Vinci, utilizza le fonti con rispetto e intelligenza, colmando i vuoti con una scrittura limpida, empatica, mai enfatica. La lingua è piana ma evocativa; la struttura polifonica rende la lettura densa ma avvolgente. Caterina emerge come figura simbolica e concreta insieme: madre, donna, straniera, corpo e memoria.
Il sorriso di Caterina è stato definito un romanzo che “dà voce agli invisibili” e che illumina le origini di Leonardo senza mitizzarle, restituendo invece complessità, fragilità e umanità. Un libro che si legge come un racconto antico e che resta come una riflessione profonda sull’identità, sulla maternità e sulla trasmissione della vita e del️l'amore.
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È una lettura che, in questi giorni, mi ha suscitato più emozioni del previsto. Forse perché mi ha riportata nei luoghi di Marco Polo, un gioco da tavola che a casa mia era più popolare del Monopoli e che amavo tantissimo. Lo so, apparentemente non c’entra nulla. Eppure questo libro fa proprio questo: ti riporta ai Natali, ai primi Natali. Quelli in cui credi alle storie che ascolti, le cornamuse suonano nel corridoio e sei felice perché pensi che tutto il mondo — anche se ognuno ha il suo Natale — sia racchiuso in quel Natale felice. Ciascuno a suo modo.
Oggi quello che ci circonda e vediamo è molto diverso, per questo bisogna accorgersi della fortuna di sentire sul cuore le carezze mosse dalle pagine.
Prima di chiudere voglio aggiungere una cosa: Carlo Vecce racconta così bene che non puoi smettere. Come seguire il pennello su tela per vedere cosa diventerà il tratto.