20/03/2026
C’è qualcosa di straordinariamente prevedibile e diciamolo, anche un po’ noioso, nel modo in cui certe notizie emergono nel dibattito pubblico italiano. L’ultimo esempio riguarda il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove per una vicenda legata a presunte quote societarie in un ristorante romano. Una notizia che, guarda caso, arriva proprio a ridosso del voto sul Referendum Costituzionale in materia di Giustizia. Tempismo impeccabile, verrebbe da dire; quasi sospetto. Sicuramente sarà una coincidenza… no?
Sia chiaro: in uno Stato di diritto, ogni informazione è legittima ma ogni verifica è doverosa. Tuttavia, c’è una differenza sostanziale — che forse qualcuno ha smarrito lungo la strada — tra informare e imbastire processi mediatici. Il punto non è difendere una persona a prescindere, bensì difendere un principio: non è la stampa a dover stabilire colpe, insinuare ombre o costruire narrazioni suggestive che, una volta diffuse, diventano più resistenti della realtà stessa. E allora viene spontaneo chiedersi: davvero stiamo parlando di un uomo che avrebbe legami con ambienti opachi? Davvero? A osservare il percorso politico e istituzionale di Delmastro, il quadro sembra esattamente opposto. Parliamo di un sottosegretario che ha contribuito a dare visibilità e centralità alla Polizia Penitenziaria; proprio quel corpo dello Stato che, notoriamente, non organizza aperitivi con la criminalità organizzata.
Grazie a Delmastro, la Polizia Penitenziaria ha ottenuto maggiore riconoscimento, nuove specialità operative e strumenti normativi rilevanti, come l’introduzione del reato di rivolta in carcere e misure importanti contenute nel recente decreto legge sicurezza. Insomma, un insieme di interventi che — sorpresa — sembrano orientati a rafforzare la legalità e non certo a favorire chi è contro. E qui il dubbio, inevitabile, sorge: ma non è che, forse, qualcuno è infastidito da questo tipo di azione politica? Non è che certi ambienti — rigorosamente “non meglio identificati”, come si usa dire quando si vuole essere eleganti — vedono con preoccupazione un rafforzamento concreto della sicurezza e dell’ordine negli istituti penitenziari? Perché, in fondo, la dinamica è sempre la stessa: quando non si riesce a prevalere sul piano politico, si prova a spostare il confronto altrove. Si prende un fatto, lo si amplifica, lo si arricchisce di dettagli suggestivi, lo si “romanza” quel tanto che basta e poi lo si diffonde capillarmente. Un po’ come una trasmissione ininterrotta: accendi e trovi sempre quella storia lì, raccontata mille volte, finché non diventa verità per ripetizione.
Potrò apparire schierato ma la questione è più semplice di quanto sembri: io sto dalla parte di chi ha dato dignità e attenzione a donne e uomini che ogni giorno lavorano per la sicurezza dei cittadini, spesso in condizioni difficili e con riconoscimenti insufficienti. Sto dalla parte di chi ha rafforzato strumenti e tutele per garantire sicurezza, che è il presupposto fondamentale per qualsiasi percorso di rieducazione.
E no, non sto dalla parte di chi scopre improvvisamente presunti scandali perfettamente sincronizzati, per poi archiviarli con sorprendente rapidità una volta esaurita la loro utilità. Ma certo, sarà solo una coincidenza; sempre queste coincidenze: così tempestive, così impeccabili; viene quasi da applaudirle.
Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE
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