28/04/2026
“Stefano” è un uomo ligure, paralizzato da oltre trent’anni a causa di un trauma cervicale.
Le sue condizioni sono peggiorate fino al punto di aver bisogno di una corposa terapia antalgica e di continua assistenza, una condizione in cui non voleva continuare a vivere.
Per questo, lo scorso anno, ha deciso di prendere contatto con la Svizzera e di avviare parallelamente anche il percorso per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria in Italia: desiderava poter scegliere qui, senza dover affrontare un viaggio lungo e doloroso.
“Stefano” ha tutti i requisiti previsti dalla Corte costituzionale per accedere all’aiuto medico alla morte volontaria: è affetto da una patologia irreversibile che gli causa una sofferenza psichica e fisica per lui intollerabile ed è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale.
Eppure, ci sono voluti 10 mesi e due diffide da parte dei suoi legali per completare la procedura.
“Stefano” oggi ha potuto esercitare il suo diritto, grazie all’assistenza del suo medico di fiducia, il dottor Mario Riccio, e l’ha potuto fare a casa sua, circondato dai suoi affetti.
È morto il 28 aprile a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, con la relativa strumentazione prevista.
“Le regole stabilite dalla Corte stanno iniziando a essere applicate, ma Regioni e aziende sanitarie devono organizzarsi per dare risposte rapide, senza lasciare ai pazienti e all’Associazione Luca Coscioni il peso di difendersi dai ritardi o di cercare medici disponibili”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione. “Per questo chiediamo anche alla Regione Liguria di approvare la proposta di legge regionale ‘Liberi Subito’, per garantire tempi rapidi e modalità certe nell’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria”.