23/05/2026
Il 23 maggio 1992 l’Italia si fermò davanti all’orrore della strage di Capaci. Persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Ricordare oggi quella ferita significa fare memoria, ma anche avere il coraggio di guardare alle sfide del presente. Perché la mafia non vive solo di intimidazione e violenza: prolifera anche dove trova domanda, fragilità, dipendenza e rassegnazione. Il traffico di droga continua ad essere una delle sue principali fonti di potere economico e sociale.
Per questo scegliere uno stile di vita sano, educare alla prevenzione, dire no alle sostanze e costruire comunità forti non è soltanto una scelta personale: è un gesto di libertà e di legalità.
Combattere le dipendenze significa anche togliere ossigeno alle mafie ed espellere ogni forma di infiltrazione criminale dalla nostra società.
La memoria di Falcone, Borsellino e delle vittime della mafia vive nelle scelte che facciamo.