19/10/2026
Per la seconda settimana consecutiva, un relatore speciale delle Nazioni Unite aderisce all’iniziativa in segno di solidarietà con i prigionieri politici che da 143 settimane resistono alla macchina delle esecuzioni iraniana in 66 carceri.
Questa settimana, si unisce all’appello globale :
Mi unisco a un’azione di solidarietà con i prigionieri politici in Iran partecipando all’iniziativa .
Alle 12:00, ora dell’Iran, inizierò uno della fame di 24 ore
La portata del ricorso alla pena di morte per motivi politici in Iran è allarmante. Amnesty International ha registrato almeno 2.159 esecuzioni nel 2025, il dato annuale più alto mai registrato nel Paese dal 1981.
Nel 2026, almeno 34 persone sono state giustiziate in relazione alle proteste di gennaio, di cui cinque in una sola settimana, tra il 30 settembre e il 5 ottobre.
Le informazioni che ho ricevuto rivelano inoltre un aspetto particolarmente preoccupante per il mio mandato. Secondo quanto riferito, dal 19 marzo 2026 sarebbero stati giustiziati almeno 46 prigionieri politici e manifestanti: 37 arrestati durante le proteste e nove presi di mira in relazione a una presunta affiliazione all’opposizione. Secondo quanto riferito, oltre 100 altre persone si troverebbero nel braccio della morte.
Reati quali baghi (ribellione armata), moharebeh (ostilità contro Dio) ed efsad-e fel-arz (corruzione sulla terra) vengono utilizzati in casi in cui la protesta, l’espressione politica e la presunta affiliazione all’opposizione si intrecciano con accuse punibili con la pena capitale.
La storia rende impossibile ignorare questi segnali di allarme. Nel 1988, circa 30.000 prigionieri politici furono giustiziati o furono vittime di sparizioni forzate in uno dei capitoli più bui della storia recente dell’Iran. L’ex relatore speciale delle Nazioni Unite Javaid Rehman concluse in seguito che le esecuzioni sommarie, arbitrarie ed extragiudiziali e le sparizioni forzate costituivano crimini contro l’umanità.
L’Iran deve sospendere immediatamente le esecuzioni, commutare le condanne a morte, riesaminare i casi che non soddisfano gli standard di un processo equo e indagare sulle accuse di tortura.
L’opinione politica, la critica, la protesta pacifica e la libertà di associazione non devono mai diventare reati punibili con la pena capitale.