ADDI - Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia

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ADDI - Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia Associazione volontariato che sostiene la lotta del popolo iraniano contro il regime disumano.ADDI c L' A.D.D.I.

ADDI è un’Associazione volontariato che sostiene la lotta del popolo iraniano contro il regime disumano. Missione
Sostenere popolo Iraniano nella rivolta popolare a portare la democrazia e libertà in Iran. Panoramica società
Associazione volontariato che sostiene la lotta del popolo iraniano contro il regime disumano, smascherare il regime pubblicando le notizie reali e combattere contro la censur

a. Descrizione
Fra l’intento principale dell’Associazione è di rendere note in Italia le persecuzioni che il popolo Iraniano, le donne e gli uomini, subiscono quando cercano di far valere i loro diritti fondamentali, diritti specificatamente sanciti nella Carta Universale dei Diritti dell'Uomo, e combattere la sistematica disinformazione che il regime iraniano propaga attraverso tutti i media: cioè nascondendo i crimini contro l'umanità e le atrocità che commette - falsando la versione sulla qualità della vita degli iraniani in genere - e, soprattutto edulcorando spudoratamente la condizione femminile. L'Associazione fa dunque suo il compito di smentire e smascherare questa disinformazione attraverso il monitoraggio degli organi di stampa, televisione etc. che, più o meno consapevolmente, danno voce al regime iraniano. riconosce il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, composto di varie forze di differente orientamento politico, quale principale alternativa democratica al regime attualmente al potere in Iran. Informazioni generali

Alcune leggi discriminatorie del costituzione del regime dei mullah:

La comma 220 del codice penale del regime iraniano dice: il padre e il nonno che uccidono una figlia non vengono sottoposti alla legge del taglione,

La comma 1105 del codice civile dice: il ruolo del capo famiglia appartiene esclusivamente all'uomo,

La comma 1114 del codice civile dice: la donna deve vivere dove vuole il marito,

La comma 1117 del codice civile dice: la scelta dell’occupazione della donna dipende dall’autorizzazione iscritta del marito,

La comma 1234 del codice civile dice: la donna senza l’autorizzazione del marito non può accettare la responsabilità di tutore dei figli,

La comma 74 e 75 del codice penale islamica dice: il valore delle testimonianze di due donne equivalgono alla testimonianza di un uomo.

Sono molto contento e molto emozionato per questa manifestazione: ci sarà una partecipazione sostanziosa anche di Cuneo,...
17/06/2026

Sono molto contento e molto emozionato per questa manifestazione: ci sarà una partecipazione sostanziosa anche di Cuneo, partiremo con tanti giovani, ragazzi e studenti, alcuni accompagnati da parenti e genitori, che vogliono dimostrare la loro solidarietà con i giovani iraniani, soprattutto con le donne giovani iraniane che rischiano la vita tutti i giorni».

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Sei qui: Home Cuneo Articolo Free Passa a premium Il caso Studenti cuneesi a Parigi in solidarietà con il popolo iraniano che lotta per la libertà Antonio Ferrero 17 Giugno 2026 alle 05:00 1 minuti di lettura (afp) «Sono molto contento e molto emozionato per questa manifestazione: ci sarà una pa...

Nel Novembre del 1981 viene arrestato. Ci racconta cosa è successo?«Il 20 Giugno 1981 i Mojahedin del Popolo Iraniano ri...
17/06/2026

Nel Novembre del 1981 viene arrestato. Ci racconta cosa è successo?

«Il 20 Giugno 1981 i Mojahedin del Popolo Iraniano riuscirono a mobilitare a Teheran circa 500.000 persone riunitesi in una grande manifestazione pacifica. L’imponente partecipazione confermò la crescente influenza dell’organizzazione in ampi settori della società iraniana. Quella stessa giornata segnò però una svolta drammatica: su ordine di Khomeini, le Guardie Rivoluzionarie aprirono il fuoco contro i manifestanti. L’intervento provocò numerosi morti e feriti.

Ricordo che il giorno successivo a quella giornata, i quotidiani del regime, tra cui il Kayhan, pubblicarono le fotografie di giovani ragazzi e ragazze tra i 12 e i 15 anni, giustiziati nella prigione di Evin. Al momento dell’esecuzione non si conoscevano nemmeno i loro nomi. I giornali chiesero alle famiglie di recarsi a identificare i corpi dei propri figli e portarli via.

Dopo questi eventi, una vita normale non era più possibile. Per continuare la mia lotta e sfuggire all’arresto, scelsi con determinazione la strada della resistenza e della clandestinità. In quei giorni ricevevo continuamente notizie dell’arresto e dell’esecuzione di amici e compagni: Mostafa Marandi, Alireza Marandi, Houri Alaeini, appena quindicenne, Habib Khodaverdi e molti altri, i cui nomi e fotografie apparivano regolarmente sulla stampa del regime. Molti erano stati impiccati prima del mio arresto. Io stesso, nel novembre del 1981, fui identificato per strada da una guardia rivoluzionaria. Nel tentativo di non essere catturato vivo cercai di resistere, ma fui colpito ad una gamba e persi conoscenza. Mi risvegliai circa quarantotto ore dopo nella prigione di Evin, ferito ma ancora vivo.

Non appena ripresi conoscenza, fui condotto nelle sale di tortura e sottoposto a sevizie estremamente brutali: frustate con cavi, sospensione per le braccia, e altre forme di violenza. Il proiettile era ancora conficcato nell’osso della mia gamba destra, e persi conoscenza più volte.

Gli interrogatori avevano un unico obiettivo: ottenere informazioni sui miei amici, sui miei contatti con i MEK e sulle mie attività politiche. Nonostante le torture, trovai la forza di resistere, ispirato dal coraggio e dalla determinazione di molti altri detenuti. Nella prigione di Evin, un intero piano era dedicato alle torture, con circa sette stanze appositamente attrezzate. In quei locali uomini e donne di ogni età — dai ragazzi di appena dodici anni fino ad anziani di settanta o ottant’anni — venivano sottoposti a violenze e sevizie nel tentativo di spezzarne la volontà. Molti di loro, pur sotto pressione estrema, rifiutavano di rivelare informazioni. Anch’io, con lo stesso spirito e con orgoglio, non fornii alcuna informazione sui miei compagni.

Dopo un lungo periodo di torture, fui portato in tribunale su una barella, senza alcuna assistenza legale. Dopo poche domande, fui inizialmente condannato a morte; successivamente, in un secondo processo, la pena fu commutata in 15 anni di carcere. Nel dicembre del 1982, con la notifica ufficiale della sentenza, fui trasferito nella prigione di Ghezel Hesar».

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Iran: Intervista all'ex prigioniero politico Nasrollah Marandi “Sopravvissuto al massacro del 1988: oggi temo che possa accadere di nuovo”

🔴Mike Pence:Sulla base delle disposizioni riportate finora riguardo al potenziale protocollo d’intesa (MOU) con l’ :🔻 No...
17/06/2026

🔴Mike Pence:
Sulla base delle disposizioni riportate finora riguardo al potenziale protocollo d’intesa (MOU) con l’ :

🔻 Non si fa alcun riferimento allo smantellamento del programma nucleare iraniano né a quello dei missili balistici.

🔻 Non vi è alcun impegno a porre fine al sostegno a Hamas, Hezbollah o altre organizzazioni terroristiche.

Al contrario, secondo quanto riportato, il protocollo d’intesa includerebbe quanto segue:

🔻 La revoca immediata delle sanzioni a partire dal momento della firma del protocollo d’intesa; una mossa che porterebbe un afflusso di circa 3 miliardi di dollari al mese nelle casse del regime iraniano.

🔻 Lo sblocco di 100 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, basato esclusivamente sui «progressi» nei negoziati.

🔻 L’impegno da parte degli Stati Uniti e di altri paesi a fornire un fondo di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Iran.

I critici sostengono che le disposizioni riportate di questo memorandum d’intesa ricordino la stessa politica di coinvolgimento dell’era Obama; lo stesso approccio che anche l’amministrazione di Joe Biden ha cercato di perseguire ma che è stato ignorato dal regime iraniano, e la stessa politica che la prima amministrazione Trump aveva completamente respinto.


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16/06/2026

Il servizio del TG1 sull’Iran:

Grandi assenti sono i diritti umani. Non si ferma la macchina della morte. Oggi giustiziati due uomini identificati come leader delle proteste di massa che a gennaio scorso hanno scosso la Repubblica islamica, facendo traballare anche il regime. Nel mirino del regime ci sono tanti sportivi.

Il servizio di Perla Di Poppa
_"IN IRAN CALCIO STRUMENTO PROPAGANDA REGIME"_

Argentina settantotto: l'Iran campione d'Asia al suo primo mondiale. Una squadra tra due epoche. "Giocavamo sotto l'ombra di una dittatura, l'ultimo anno dello Shah, e sull'orlo di una rivoluzione. Per qualche ora il paese si sentì unito. La realtà era diversa."

Era il portiere di quella nazionale. La generazione dei sogni traditi dall'arrivo di un altro regime, quello teocratico che odiava il calcio. Sport occidentale. Alcuni, come lui, fuggirono all'estero per unirsi alla dissidenza. Il loro capitano lo fece, fu imprigionato e condannato a morte per _Mavadat_. Nulla è cambiato. Negli ultimi quarantasette anni sono centinaia i campioni o le promesse dello sport che il regime ha zittito, escluso dalle competizioni, imprigionato e persino ammazzato. I volti degli atleti uccisi solo quest'anno. Poi c'è chi, come il pugile, attende il boia nel braccio della morte. Il regime usa il calcio come strumento di propaganda: la federazione iraniana è sotto controllo diretto dei Pasdaran. La FIFA lo sa bene. Per questo avrebbe dovuto escludere l'Iran dal mondiale, come fu per il Sudafrica dell'Apartheid.

*Bahram Mavadat*
ex portiere della nazionale iraniana, intervistato nel servizio del TG1:

"Giocavamo sotto l’ombra di una dittatura, l’ultimo anno dello Shah, e sull’orlo di una rivoluzione. Per qualche ora il paese si sentì unito. La realtà era diversa.

Nulla è cambiato. Negli ultimi quarantasette anni sono centinaia i campioni o le promesse dello sport che il regime ha zittito, escluso dalle competizioni, imprigionato e persino ammazzato.

Il regime usa il calcio come strumento di propaganda: la federazione iraniana è sotto controllo diretto dei Pasdaran. La FIFA lo sa bene. Per questo avrebbe dovuto escludere l’Iran dal mondiale, come fu per il Sudafrica dell’Apartheid."

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“Abbiamo sempre sostenuto che la guerra non avrebbe portato alcun cambio di regime, mentre ha portato danni incalcolabil...
15/06/2026

“Abbiamo sempre sostenuto che la guerra non avrebbe portato alcun cambio di regime, mentre ha portato danni incalcolabili, anche se indubbiamente ha indebolito lo stesso regime. Sarà onere e onore del popolo e della resistenza iraniana rovesciare il regime. Al mondo occidentale chiediamo solo di fare pressione per il rispetto dei diritti umani e di porre fine alle politiche di condiscendenza. Il 20 giugno a Parigi ci sarà una grande manifestazione per ribadire questa richiesta. D’altra parte il regime si è sempre mosso su due direzioni: la guerra esterna e quella interna agli oppositori. Con l’accordo di pace il rischio è che si concentri sulla repressione interna”.

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Guerra in Iran, Trump annuncia un accordo per la pace: sul tavolo manca però la questione dei diritti umani.

La Resistenza iraniana, che da quasi cinquant’anni lotta per la libertà e la pace, accoglie con favore qualsiasi accordo...
15/06/2026

La Resistenza iraniana, che da quasi cinquant’anni lotta per la libertà e la pace, accoglie con favore qualsiasi accordo volto a porre fine alla guerra e alle sofferenze del popolo iraniano. In Iran, nessuno, tranne i residui dei mullah e dello Scià, ha voluto o vuole la guerra.

Il tentativo di produrre armi nucleari, il bellicismo e l’ingerenza nei paesi della regione fanno parte della strategia di sopravvivenza del fascismo religioso che governa l’Iran, e non vi rinuncerà finché potrà. La guerra è lo scudo di questo regime contro le rivolte popolari, mentre la pace e il cessate il fuoco sono, come diceva Khomeini, come un “veleno” per esso. Il rovesciamento del regime è responsabilità del popolo iraniano e della sua Resistenza organizzata.

La signora Rajavi ha aggiunto: Ribadisco ancora una volta che qualsiasi accordo internazionale per porre fine alla guerra deve includere la fine delle esecuzioni dei prigionieri politici e dell’uccisione dei manifestanti.

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14/06/2026

Unitevi a noi il 20 giugno 2026 a Parigi!
Sostenete il popolo iraniano nella sua lotta per una repubblica libera, democratica e denuclearizzata, basata sul piano in dieci punti di Maryam Rajavi.
La voce della resistenza iraniana non può essere messa a tacere.


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14/06/2026

Unitevi a noi il 20 giugno 2026 a Parigi!
Sostenete il popolo iraniano nella sua lotta per una repubblica libera, democratica e denuclearizzata, basata sul piano in dieci punti di Maryam Rajavi.
La voce della resistenza iraniana non può essere messa a tacere.


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13/06/2026

Unitevi a noi il 20 giugno 2026 a Parigi! Sostenete il popolo iraniano nella sua lotta per una repubblica libera, democratica e denuclearizzata, basata sul piano in dieci punti di Maryam Rajavi. La voce della resistenza iraniana non può essere messa a tacere.

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Al di là della loro preoccupazione per le esecuzioni e la repressione, i settantacinque premi Nobel hanno espresso una c...
13/06/2026

Al di là della loro preoccupazione per le esecuzioni e la repressione, i settantacinque premi Nobel hanno espresso una chiara visione democratica per il futuro dell’ . La loro dichiarazione congiunta ha sottolineato che la democrazia in Iran deve affermarsi senza guerra, senza interventi militari stranieri e senza alcun ritorno alla dittatura, sia essa sotto forma di monarchia o di assolutismo religioso. I firmatari hanno inoltre fatto riferimento al Piano in dieci punti di Maryam Rajavi come quadro di riferimento per una transizione pacifica basata su libere elezioni, uguaglianza di genere, separazione tra religione e Stato, abolizione della pena di morte, rispetto delle minoranze etniche e religiose e sovranità popolare. Per molti sostenitori, questi principi rappresentano non solo l’opposizione all’attuale regime teocratico, ma il rifiuto di ogni forma di governo autoritario e l’affermazione del diritto del popolo iraniano a determinare il proprio futuro democratico.


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What distinguishes this year’s rally is not merely its expected size, but the extraordinary breadth of support it has attracted from respected figures across a wide range of fields.

Indirizzo

Rome
65100

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