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Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna Abbiamo creato questo gruppo per chi ci segue. Iscrivetevi

Qui sarà possibile fare domande e ricevere risposte sulla salute, sul dove andare per curarsi nel modo più corretto e senza spendere i propri soldi. La salute è un diritto, non dimentichiamolo.

31/10/2026

MATERNITÀ A SPESE VOSTRE, PROPAGANDA A SPESE NOSTRE

C’è una perversione profonda nel modo in cui questo governo pensa alla maternità e al corpo delle donne. L’ennesima trovata di Giorgia Meloni si chiama Fondo valore nuovi nati: cento euro all’anno bloccati fino alla maggiore età. Una misura che non è solo ridicola nei numeri, ma offensiva nella sostanza.

Ci troviamo di fronte alla solita propaganda patriarcale vestita da visione previdenziale. In un paese dove le donne continuano a dimettersi dopo il primo figlio perché non esistono asili nido, dove i consultori familiari vengono smantellati e il lavoro femminile è strutturalmente precario e sottopagato, la risposta delle istituzioni è un salvadanaio chiuso a chiave per diciott'anni. Non un sostegno al reddito immediato, non risorse per la salute sessuale e riproduttiva, non servizi pubblici gratuiti e accessibili, ma una manetta finanziaria che sposta il problema a un futuro lontano.

Questo non è welfare, è uno schiaffo alla dignità delle madri. È l'idea che la maternità sia un affare privato da liquidare con una mancia simbolica, mentre lo stato si sfila completamente dalla responsabilità di garantire diritti, strutture e libertà di scelta. Trattare le donne e i loro figli come comparse di una conferenza stampa sulla natalità è una scelta politica ben precisa. E noi non intendiamo tacerlo.

29/10/2026
08/10/2026

DIFENDERE GIORGIO CREMASCHI PER DIFENDERE LA LIBERTÀ DI DISSENTIRE

Giorgio Cremaschi è un amico e un compagno che stimo profondamente, una persona con cui ritrovo da anni la stessa strada nelle lotte per i diritti di base, per la dignità della persona e contro ogni forma di ingiustizia sociale.

Quando il mministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sceglie di denunciare e citare in giudizio un cittadino che ha mosso una dura critica alla sua azione politica, ci troviamo di fronte a un atto di una gravità inaudita. Non è una vicenda che riguarda soltanto Giorgio. È una minaccia diretta a tutti noi, a tutte le associazioni che difendono i diritti fondamentali, a chiunque si batta per la sanità pubblica, per la scuola o per la pace e rifiuti di piegare la testa di fronte alle decisioni del governo.

Cremaschi non ha attaccato la persona di Giuseppe Valditara, non è entrato nella sua vita privata. Ha espresso un giudizio politico severo su una circolare ministeriale riguardante gli studenti di origine palestinese, un provvedimento che aveva già sollevato l'indignazione di insegnanti, famiglie e sindacati. Rispondere a una contestazione politica portando le parole in tribunale significa voler trasformare il dissenso in un reato.

In questa scelta emerge una sproporzione di potere profonda e inaccettabile. Se un privato cittadino volesse chiamare un ministro a rispondere delle sue scelte di governo davanti a un giudice, si sconterebbe con una fortezza istituzionale fatta di filtri parlamentari e garanzie come il Tribunale dei Ministri. Al contrario, il ministro Valditara può colpire un cittadino con una causa civile e richieste di risarcimento che per un lavoratore o un attivista rappresentano un macigno economico e psicologico devastante.

L'etica del servizio pubblico e la dignità delle istituzioni imporrebbero ben altro comportamento. Se un uomo di governo ritiene di doversi difendere dalle opinioni di un cittadino sul piano giudiziario, avrebbe il dovere morale di rassegnare le dimissioni. Dovrebbe spogliarsi del proprio ruolo istituzionale, scendere dal piedistallo del potere e duellare ad armi pari, da semplice cittadino a cittadino.

Trasferire la critica politica nelle aule di giustizia da una posizione di forza è un atto di intimidazione che punta a creare il silenzio intorno alle decisioni di chi comanda. Difendere il diritto di Giorgio di contestare l'operato del ministro Valditara significa difendere lo spazio di libertà di ognuno di noi.

A volte ripensiamo alla nostra vita, ci viene voglia di capire meglio quei ricordi. Forse decidiamo di scriverli, inizia...
25/09/2026

A volte ripensiamo alla nostra vita, ci viene voglia di capire meglio quei ricordi. Forse decidiamo di scriverli, iniziamo, ma poi le giornate, le cose da fare, il presente: non succede. Oppure non ci abbiamo mai pensato, ma c’è qualcosa che desideriamo capire di noi stesse. Guardare il passato insieme ad un’altra persona, con le sue sensazioni e domande, o anche solo leggere la propria storia scritta su dei fogli, magari può aiutare. A fare delle scoperte, sentire cose che non sapevamo di noi. A ripartire da un nuovo punto di vista.
È quello che proponiamo: raccontate la vostra storia in alcuni incontri (gratuiti) con Alessandra Baduel, giornalista, che si offre di ascoltarvi e scrivere quello che le direte. L’autobiografia che ne risulterà vi verrà consegnata e sarà solo vostra – con una garanzia, firmata se lo riterrete necessario, di privacy totale.
Se vi interessa, il contatto è: [email protected]

19/09/2026

Ancora viva nel cuore l'emozione di ieri sera al Festival Falastin, qui a Roma. Portare sul palco con il mio coro, "Le Folli per lo Swing", l'incontro profondo tra i ritmi della tradizione palestinese e lo swing nostrano è stata un'esperienza travolgente ed esaltante. Per me, e per il percorso che portiamo avanti ogni giorno con l'Associazione Vita di Donna OdV, l'arte e la musica sono forme vitali di condivisione, vicinanza e resistenza pacifica. Unire le nostre voci in un abbraccio di ritmi e di gioia condivisa è stato un gesto di pura solidarietà e bellezza che mi porto dentro. La cultura scavalca ogni confine, unisce le persone e dà forza alla vita!

08/09/2026

Gentile Elly Schlein,

le scrivo con il peso nel cuore e la rabbia nel corpo. Le scrivo per dare voce alle troppe donne che ho visto piangere nei corridoi degli ospedali pubblici, lasciate sole di fronte al dolore, smarrite nei meandri di una sanità che non le protegge più.

Lei si presenti pure nei salotti con il sorriso di chi si proclama il futuro, ma abbia il coraggio di guardare indietro: lei sta seduta sulle macerie create da chi l’ha preceduta al Nazareno. Chi l’ha preceduta nel suo partito ha sistematicamente venduto la nostra salute al miglior offerente, smantellando pezzo dopo pezzo il servizio sanitario pubblico per consegnarlo, su un piatto d'argento, agli interessi dei privati e della sanità religiosa, che certo non protegge la libertà di scelta e in alcuni casi persino la vita delle donne. Hanno trasformato le strutture pubbliche in luoghi dove si erogano servizi solo sul sacrificio del personale, svuotato i consultori, costretto i medici alla fuga e trasformato il diritto alla cura in un bene di lusso da acquistare a caro prezzo.

Eppure lei, ancora oggi, tentenna. È drammaticamente equivoca nell'incapacità di riportare davvero il suo partito a sinistra, tradendo ogni singola promessa fatta a quel popolo dei gazebo che si era mobilitato per eleggerla, sperando in una svolta pulita. Quale svolta? La sua condotta è talmente ambigua e inconcludente da arrivare persino a sposare una linea bellicista, piegando il partito alla logica del riarmo e dei conflitti: scelte devastanti che nulla hanno a che fare con la pace, la giustizia sociale e i valori autentici della sinistra che lei aveva promesso di far rivivere.

Quando una donna oggi non trova un consultorio aperto, quando deve percorrere centinaia di chilometri o prosciugare i propri risparmi per un'ecografia urgente o per interrompere una gravidanza in totale sicurezza e dignità, la colpa non è solo della destra al governo: la responsabilità storica ricade su una sinistra che ha barattato la dignità delle persone prima con la logica del profitto aziendale e oggi con le spese militari.

Le sue parole patinate e i suoi slogan edulcorati sono un’offesa quotidiana alla sofferenza di chi si vede negato il diritto fondamentale alla vita, alla pace e alla cura. E chi oggi la difende, chi costruisce alibi attorno al suo silenzio e alla sua inazione, è complice dello stesso delitto morale. Difendere questa leadership senza prenderne le distanze significa tradire la salute riproduttiva, le necessità della cura delle malate, le battaglie di generazioni di donne.

Non bastano le buone intenzioni per ripagare le vite spezzate dal vostro calcolo politico. Il tempo della tolleranza è scaduto. Voi non siete l'alternativa: finché non rinnegherete quelle privatizzazioni, questo militarismo e questo inquietante immobilismo, sarete soltanto la continuazione del medesimo incubo.

Elisabetta Canitano
Presidente Associazione Vita di Donna OdV

07/09/2026

Ogni giorno nei nostri ospedali, nei consultori devastati dai tagli, nelle sale d'attesa interminabili, vediamo il dolore reale delle persone. Vediamo donne piegate dalla fatica, costrette a farsi carico da sole di anziani e figli perché lo stato ha deciso di sparire. Vediamo malati che rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi per andare dal privato. Questa è la realtà sanguinante del nostro stato sociale oggi: un lento, metodico strangolamento della salute e dei diritti di chi non ha voce.

E mentre ci ripetono che le casse sono vuote, che non ci sono le risorse per assumere un medico, per salvare un posto letto o per garantire una pensione dignitosa a chi ha lavorato una vita, accade il miracolo. Per la guerra i soldi si trovano sempre. Miliardi su miliardi per riempire gli arsenali, per finanziare il riarmo della NATO, per spedire armi destinate a seminare altra morte. L'Unione Europea chiude tutti e due gli occhi sul debito quando si tratta di comprare carri armati, ma torna a essere un contabile spietato quando si tratta della vita e della salute dei cittadini.

Ma la rabbia più grande, la ferita più profonda, viene da chi continua a definirsi "di sinistra".

Come si fa a guardare negli occhi una donna che non riesce a fare una mammografia per liste d'attesa infinite e contemporaneamente votare l'invio di armi e l'aumento dei budget militari? Come può un centro sinistra che si professa progressista avallare questa follia, piegandosi alla logica del riarmo e accettando che il conto venga pagato dai lavoratori, dai malati, dai pensionati e dagli ucraini che si fanno uccidere? Questo non è progresso, è un tradimento aperto della propria gente. Significa regalare le speranze e la protezione sociale alle forze più reazionarie, abbandonando i territori al proprio destino.

La salute è pace. La cura è l'esatto contrario della distruzione. La sicurezza vera di un Paese non si misura dal numero di missili negli hangar, ma da una sanità pubblica, gratuita e universale che ti salva la vita quando ne hai bisogno.

Dobbiamo svegliarci. Non possiamo restare a guardare mentre prosciugano il nostro futuro e la nostra dignità per alimentare la macchina bellica. Dobbiamo alzare la voce, mobilitarci, riprenderci le piazze e pretendere che ogni singolo euro tolto alla salute torni alle persone. Difendiamo la vita, la cura e la sanità pubblica: fermiamo questo massacro sociale prima che sia troppo tardi!
Elisabetta Canitano

Condividiamo le parole della nostra presidente Elisabetta Canitano in risposta al recente post di Giorgia Meloni. Mentre...
04/09/2026

Condividiamo le parole della nostra presidente Elisabetta Canitano in risposta al recente post di Giorgia Meloni. Mentre il governo festeggia la propria longevità come un successo, noi viviamo ogni giorno sulla pelle delle donne il prezzo di questa "stabilità": lo smantellamento della sanità pubblica, l'attacco ai consultori e il continuo ostacolo al diritto di scelta e all'autodeterminazione. I diritti, la salute e la libertà delle donne non si barattano con la propaganda. Leggete e condividete.

La presidente Giorgia Meloni festeggia la longevità del suo governo rivendicando stabilità e risultati, ma dimentica di dire a spese di chi questa stabilità sia stata costruita. Da medico e da donna che ogni giorno lotta al fianco delle donne per la difesa della loro salute e della loro libertà di scelta, le ricordo la realtà drammatica che il suo esecutivo finge di non vedere.

La stabilità di cui vi vantate si traduce nel progressivo smantellamento dei consultori familiari, nel totale abbandono della sanità pubblica e in un ostacolo sistematico all'applicazione della legge 194. Avete spalancato le porte degli ospedali e dei consultori alle associazioni antiabortiste, trasformando luoghi di cura e ascolto in spazi di colpevolizzazione e pressione psicologica sulle donne in un momento di enorme vulnerabilità.

Rivendicate il sostegno alle famiglie e alla natalità, ma nei fatti avete tagliato i servizi territoriali, precarizzato il lavoro femminile e lasciato sole le madri che decidono di portare avanti una gravidanza. Non basta sventolare la maternità come un valore assoluto per poi negare gli asili nido, il diritto al lavoro stabile, ricordo che una volta le lvoratrici. madri erano una categoria vera e propria, e la tutela concreta della salute materno-infantile. Avete ridotto la figura femminile a mero strumento di propaganda demografica, ignorando l'autodeterminazione, i diritti riproduttivi e il diritto fondamentale a una maternità consapevole e scelta.

State cercando di creare un mondo in cui di nuovo i figli siano carne da cannone. Un mondo in cui ci si abitui a piangerli morti al fronte. Noi ve lo impediremo.

I diritti delle donne, la loro salute e la tutela dei loro figli non sono la priorità di questa coalizione, che usa i corpi femminili solo per compattare la propria propaganda reazionaria. La vera forza del paese non sta nella tenuta dei vostri accordi di potere, ma nelle donne che ogni giorno resistono, lottano e non vi permetteranno di fare un solo passo indietro sulla nostra pelle e sulle nostre vite.

29/08/2026

Per la donna adulta che viene da un’altra regione, abbiamo raggiunto con i bonifici istantanei sul conto 500 euro considerando le due notti, stasera e domani. Dopo contiamo Paypal e quello che arriva più tardi. Da lunedì proviamo a torturare qualsiasi ente che le possa dare riparo e proviamo a sistemarla. Anche qualche ora di lavoro farebbe comodo. Grazie!!!
Elisabetta Canitano

18/07/2026

𝐃 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚, 𝐃 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
𝐷𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎, 𝑑𝑎𝑙 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑎𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝐿𝑎 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑢𝑛’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑒 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑖

Articolo di Elisabetta Canitano

La Repubblica ha il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». È il secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Non è un auspicio: è il mandato imperativo su cui si fonda la cittadinanza in Italia. Se guardiamo alle vite delle donne, il progetto è esplicito. Il governo non considera le cittadine come soggetti politici titolari di diritti inalienabili, ma come strumenti di una “patria” che ha fame di figli, preferibilmente bianchi e preferibilmente privi di istruzione, manipolabili e addestrati alla guerra. Siamo di fronte a un neopatriarcato che usa la burocrazia, il silenzio del welfare e la manipolazione del linguaggio.
𝐋𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞
L'ultimo attacco ai diritti delle donne si è consumato il 14 luglio in Parlamento dove la maggioranza di destra ha tentato di riscrivere le regole del gioco sulla nostra pelle. La proposta di modifica avanzata da Galeazzo Bignami nel contesto del cosiddetto "Stabilicum" propagandata per un fantomatico ritorno al sistema delle preferenze non solo non le reintroduce - visto che per la maggior parte dei seggi rimarrebbero le liste bloccate - ma elimina la parità di genere. In buona sostanza, se fosse passato l’emendamento (bocciato per un voto), sarebbe saltato il vincolo di parità di genere nelle posizioni decisive per l’elezione, con il rischio di avere liste formalmente equilibrate ma capilista quasi tutti uomini. Questa 'idea' non è stata una svista, né un passaggio burocratico: è stato un assalto frontale alla rappresentanza politica dell'elettorato femminile.
Perché era pericolosa? Perché puntava a svuotare di sostanza la parità di genere, trasformando le tutele conquistate in carta straccia. Volevano blindare un’élite maschile impermeabile al cambiamento, relegando la parità a una facciata decorativa. È stato un bene che sia stata bocciata: un atto di igiene democratica contro chi considera l'aula un club per soli uomini.
𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚: 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐚
La prima, fondamentale, forma di ostacolo alla libertà femminile risiede nel controllo del corpo. Per chi governa, la contraccezione non è salute riproduttiva, non è autodeterminazione, non è prevenzione. Ai loro occhi, la capacità di una donna di decidere sul proprio corpo - di scegliere se, quando e come diventare madre - assume i tratti di un atto sovversivo, quasi un tradimento dell’ideale nazionalista che vorrebbe la donna confinata nel suo ruolo biologico. Quando, come associazione Vita di donna, interveniamo per garantire un impianto contraccettivo a una donna che non può permetterselo, non stiamo solo fornendo un dispositivo medico. Stiamo restituendo a quella donna il diritto di scelta sul proprio futuro professionale, economico e personale. Impedire o rendere difficoltoso l’accesso alla contraccezione è una forma di violenza istituzionale: è l’imposizione di una condizione biologica come destino sociale. Eppure, l’accesso alla contraccezione gratuita - che in molti paesi europei è considerata un pilastro della prevenzione - in Italia rimane un privilegio frammentato, dipendente dalla buona volontà di alcune regioni e non da una politica nazionale coerente.
A questo si aggiunge un’erosione più subdola e pericolosa: quella della Legge 194. L’apertura dei consultori alle associazioni anti-abortiste non è “pluralismo”, come viene ipocritamente definito, ma una violazione della privacy e della libertà di scelta. È un tentativo di trasformare un luogo di salute in un presidio di controllo morale, un terreno dove la donna non viene accompagnata nel suo percorso, ma colpevolizzata nella sua decisione. Dati alla mano, il crescente numero di obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche sta rendendo l’interruzione volontaria di gravidanza una pratica sempre più difficile, costringendo le donne a spostarsi o a percorsi di umiliazione burocratica. La Legge 194 non è stata abrogata, ma viene svuotata dall’interno, trasformata in una norma di carta, inefficace nella realtà quotidiana.
𝐋’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨
Il paradosso del governo Meloni è totale anche sul piano economico. Si sbandiera il sostegno alla maternità, ma lo si declina attraverso misure trappola. Le politiche proposte non servono a conciliare la vita lavorativa con quella familiare; servono a rendere l’una inconciliabile con l’altra. Il drastico ridimensionamento di Opzione donna è l’esempio più tangibile di questo scollamento. Quella che era nata come una misura di flessibilità, pur con il limite del ricalcolo contributivo, è stata progressivamente trasformata, nelle ultime manovre di bilancio, in un dispositivo residuale. Con l’introduzione di criteri di accesso rigidissimi - limitati a specifiche categorie come caregiver, persone con invalidità civile o lavoratrici in crisi aziendale - il governo ha di fatto estromesso la quasi totalità delle platee precedenti. Non si è trattato di un’abrogazione formale, ma di uno svuotamento sostanziale: una misura di “finta” flessibilità che ignora la realtà dei percorsi lavorativi femminili, caratterizzati da discontinuità e carico di cura, costringendo molte donne a una permanenza forzata nel mercato del lavoro senza il minimo supporto in termini di servizi di conciliazione. Le statistiche dell’Istat e le analisi del World economic forum sul Global gender gap dipingono una fotografia impietosa: l’Italia si colloca costantemente nelle retrovie per quanto riguarda l’occupazione femminile. Invece di investire in infrastrutture - asili nido, tempo pieno, servizi di cura universali - il governo preferisce elargire bonus una tantum che non risolvono la strutturale carenza di servizi. La “trappola della maternità” è l’ostacolo più insidioso. Quando una donna entra nel mercato del lavoro italiano, parte già svantaggiata.
Il gender pay gap non è solo una differenza di stipendio, è il riflesso di una società che non crede che le donne debbano guadagnare quanto gli uomini. Le misure fiscali del governo - come la parziale decontribuzione per le madri lavoratrici - sono specchietti per le allodole che non affrontano il nodo cruciale: il lavoro precario. Come si può programmare...

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