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Non siamo un online magazine ma…grazie mille al The New York Times per averci citato ⭐️
20/10/2026

Non siamo un online magazine ma…grazie mille al The New York Times per averci citato ⭐️

Da alcuni mesi abbiamo un nuovo protagonista del panorama mediatico italiano: Leonardo Maria Del Vecchio, proprietario d...
20/10/2026

Da alcuni mesi abbiamo un nuovo protagonista del panorama mediatico italiano: Leonardo Maria Del Vecchio, proprietario del gruppo Editoriale nazionale e di parte del Giornale. Dopo un disastroso esordio negli studi di Otto e mezzo, il delfino di Luxottica è stato recentemente ospite di Pulp Podcast, da Fedez e Mr Marra.

Un’ora e mezza di intervista, pensata per far emergere il lato umano di Del Vecchio, che è apparsa a molti come un tentativo di ripulirsi l’immagine. Ma da cosa? Da un’analisi di Parallasse, nessun giornale italiano in queste settimane ha parlato di un’inchiesta del New York Times che lo vedrebbe coinvolto. In questa inchiesta cinque donne hanno affermato di essere state vittima di campagne diffamatorie condotte da tre figure molto influenti.

di .malpelo

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Parallasse, la rassegna stampa critica di Scomodo arriva nella tua casella di posta tutti i martedì per raccontarti come nasce una notizia in un periodo di crisi strutturale del giornalismo italiano.

A pochi mesi dalle presidenziali, la Francia è stata protagonista di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto tra le...
20/10/2026

A pochi mesi dalle presidenziali, la Francia è stata protagonista di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto tra le 550.000 – secondo le autorità – e le 800.000 persone – secondo gli organizzatori.

L’appello è nato il 7 settembre su TikTok, da un video dell’utente «v2.95» diventato virale. Lo stesso utente aveva già chiamato a raccolta la «Generazione Z» contro il caro carburante e il carovita. L’eco social è poi arrivata nelle piazze con i cortei dei liceali, iniziati a fine settembre. Il 17 ottobre, passato ai media come «giornata contro il carovita», ha quindi unito rivendicazioni diverse. Gli studenti hanno continuato a manifestare per ricevere maggiori investimenti nell’istruzione pubblica e combattere sistemi d’accesso all’educazione giudicati discriminanti, come la piattaforma “Parcoursup”. Con loro hanno sfilato sindacati, “gilet gialli”, attivisti e lavoratori contro l’inflazione, l’aumento del prezzo della benzina e una legge di bilancio che non sembra rispondere alla necessità dei cittadini.

La polizia francese, già sotto accusa per un uso sproporzionato della forza, ha risposto con un forte dispiegamento nelle strade e con la reintroduzione delle granate stordenti, all’origine dei ferimenti più gravi negli scontri con gli studenti. La stessa presidentessa di Amnesty International Francia, Anne Savinel-Barras, il 7 ottobre aveva denunciato l’uso di queste granate, descrivendole come armi «congegnate per seminare il panico e provocare shock e disorientamento durante manifestazioni spesso molto partecipate».

Il presidente Macron domenica sera ha condannato le violenze con un video dall’Eliseo, dichiarando che «quelli che hanno distrutto devono pagare, quelli che hanno saccheggiato devono rimborsare, quelli che hanno tentato di far cadere la Repubblica dovranno risponderne». Quel che resta è un malcontento nazionale per una politica poco attenta ai bisogni delle classi medie che si propaga in tutta Europa.

Di .453

La scarsa visibilità mediatica del Servizio Pubblico Nazionale sulle proteste degli agricoltori e degli autotrasportator...
19/10/2026

La scarsa visibilità mediatica del Servizio Pubblico Nazionale sulle proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori del Sud dimostrano un problema più strutturale di ciò che pensiamo sia legato a un unico caso.

Tre settimane dopo la prima protesta, avvenuta a Davoli (CZ), in Calabria, il TG1 ha dedicato un servizio alla mobilitazione. L’ondata di proteste, diffusasi a macchia d’olio, ha coinvolto anche gli ex operai dell’Ilva e gli studenti. A queste manifestazioni si sono aggiunti i blocchi stradali, annunciati da tempo e forse mai presi davvero sul serio. La sabbia nascosta sotto il tappeto era ormai diventata troppo alta.

Il motivo è molto semplice: il Sud non ha mai avuto la stessa rilevanza mediatica del Nord. E così le proteste del Mezzogiorno, pur coinvolgendo intere categorie produttive e comunità locali, faticano sempre a essere riconosciute come notizie di interesse nazionale.

È chiaro ancora una volta che la voce del Sud dipende dal Sud: una voce mai stata così forte.

Di Miriam Belpanno

Da giorni le nuove generazioni di tutto il mondo sono in piazza: Francia, Spagna, Albania, Brasile. Motivi diversi e sim...
18/10/2026

Da giorni le nuove generazioni di tutto il mondo sono in piazza: Francia, Spagna, Albania, Brasile. Motivi diversi e simili: il mondo che abitiamo ci respinge. Non abbiamo casa, non abbiamo lavoro. Ci sembra di non avere futuro.

Ieri, sabato 17 ottobre, un gruppo di manifestanti autorganizzati tramite un passaparola sui social e su telegram si è riunito in diverse piazze d’Italia. La protesta si è da subito connotata con tratti generazionali: è stata promossa principalmente tramite Tik Tok. A Milano le forze dell’ordine hanno dimostrato da subito di non essere in grado di gestire la piazza: nessun dialogo, solo violenza. Prima ancora che il corteo si muovesse, un cordone di polizia lo ha spezzato in due chiudendo un gruppo in via Broletto senza vie di fuga.

Poco dopo sono partite le prime cariche delle forze dell’ordine nel tentativo di disperdere la folla in piazza Duomo.

Di fronte a una generazione che vive e sa che vivrà nella crisi climatica, che si trova davanti un futuro incerto a causa anche dal regime di guerra in cui ci troviamo, e a una città che protesta per le politiche di smantellamento dello stato sociale, per un mercato del lavoro sempre più precario e con paghe che affamano, la risposta istituzionale dovrebbe essere l’ascolto, non le cariche.

Oggi la repressione continua. In piazza Duomo alcunx giovanx sono stati fermati ed identificatx mentre semplicemente rilasciavano delle interviste.

Il futuro che ci era stato promesso non esiste più e non vogliamo essere presi a manganellate se proviamo a dirlo.

Di Beatrice Puglisi
Foto di Mattia Paluello x Chrono - Media Collettivo
Video da MIM

Stiamo lavorando a un articolo sul tema e ci chiedevamo se è vero. Se vuoi dirci la tua, trovi un questionario in bio 💌😽...
18/10/2026

Stiamo lavorando a un articolo sul tema e ci chiedevamo se è vero.

Se vuoi dirci la tua, trovi un questionario in bio 💌😽💌

La settimana scorsa Greta Thunberg ha partecipato a un’aura battle durante le manifestazione di Parigi e oggi forse c’è ...
17/10/2026

La settimana scorsa Greta Thunberg ha partecipato a un’aura battle durante le manifestazione di Parigi e oggi forse c’è un’aura battle anche a Roma, a San Lorenzo (notizia non verificata ma in cui ci piace credere).

Questo è come se ne parlerebbe in tv secondo Giulio Armeni

Hahaha viva Vinted ma se vuoi le copie sono anche sul nostro sito :’) e se ti abboni le spediamo fino a casa tua ✉️
17/10/2026

Hahaha viva Vinted ma se vuoi le copie sono anche sul nostro sito :’) e se ti abboni le spediamo fino a casa tua ✉️

Mentre succede tutto questo è il 16 ottobre 2026 e sta iniziando la stagione dei thriller al cinema, per questo Oldboy i...
16/10/2026

Mentre succede tutto questo è il 16 ottobre 2026 e sta iniziando la stagione dei thriller al cinema, per questo Oldboy in copertina.

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Dalla Conferenza Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023 a Dubai (COP28), dove gli Stati concordar...
15/10/2026

Dalla Conferenza Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023 a Dubai (COP28), dove gli Stati concordarono per la prima volta in modo esplicito la transizione per abbandono dei combustibili fossili, sono passati 3 anni.

Si sono succeduti governi, crisi energetiche, altre COP – in cui si è gradualmente persa la fiducia – fino ad arrivare alla Prima Conferenza sulla Transizione dai Combustibili Fossili nella primavera di quest’anno.
Solo nel 2026, i lenti meccanismi della diplomazia climatica, sabotati continuamente dalle lobby fossili e dai petrostati, hanno portato finalmente a tre roadmap nazionali europee per l’abbandono dei combustibili fossili, ultima quella tedesca, pubblicata il 23 settembre, dopo Francia e Paesi Bassi.

L’obiettivo tedesco è la neutralità climatica entro il 2045 con l’abbandono delle fonti fossili nei settori dell’energia, industria, edilizia e trasporti e raggiungere l’80% di produzione energetica con le rinnovabili entro il 2030.

La decisione del governo guidato da Merz arriva in un contesto geopolitico – oltre che climatico – molto problematico e caratterizzato da una grave crisi energetica dovuta alla guerra tra Stati Uniti e Iran con la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz. La spinta decisiva per questa iniziativa sembra infatti determinata dalla necessità di una maggiore autonomia energetica.

Nonostante il messaggio positivo della notizia, alcune associazioni ambientaliste tedesche denunciano lo scarto di questa roadmap con le effettive politiche del governo federale, che continua a sostenere nuove estrazioni di gas e sovvenzionare l’industria fossile, di cui è ancora ampiamente dipendente (per il 75% nei consumi primari nel 2025).

La speranza è che l’iniziativa tedesca spinga altri governi europei a prendere la stessa strada, quella che da anni ci si auspica a livello globale. L’Italia, intanto, ha deciso di affrontare l’emergenza energetica (ignorando quella climatica), facilitando le procedure per l’esplorazione e produzione di gas e petrolio nazionali – molto limitati – e aprendo una possibilità sul nucleare, ad oggi, inconcreta.

di .breda_

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