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Dal 2016 una comunità reale, più offline che sui social. Puoi trovarci in giro, nei nostri spazi, su carta con il nostro mensile e nei Punti Scomodi di tutta Italia.

I Pride più visibili sono spesso quelli ufficiali ed istituzionali delle grandi città. Roma, Milano, Napoli. Ma è da ann...
04/09/2026

I Pride più visibili sono spesso quelli ufficiali ed istituzionali delle grandi città. Roma, Milano, Napoli. Ma è da anni che, nelle province, nei piccoli centri e nelle periferie sono nati esperienze che dimostrano come fare Pride significhi prima di tutto costruire comunità, soprattutto dove sembra più difficile.

Nel nucleo “I Pride vogliono tutto” abbiamo attraversato, oltre Milano, alcuni territori che si affrancano dall’immaginario della grande città: Lecce, Grosseto e Tor Pignattara (RM) per raccontare tre modi diversi di abitare la lotta q***r.

Per Orda Pride, “Pride intersezionale Q***r del Salento”, «restare a Lecce è già un atto di resistenza»: costruire reti, attraversare il territorio e creare spazi dove spesso esiste soltanto il vuoto. Per Orda la q***rness parla anche il linguaggio del Sud e rifiuta le narrazioni vittimizzanti che troppo spesso accompagnano le persone q***r meridionali. «Peccè nui simu TERRONFROCE».

A Tor Pignattara, invece, il Pride nasce dal quartiere e per il quartiere. «Il fine è soprattutto questo: creare una cultura LGBTQIA+ all’interno del quartiere», racconta Antonella. Perché combattere l’omolesbobitransfobia significa costruire legami, abbattere stereotipi e intrecciare la lotta q***r con quella contro il razzismo, l’esclusione sociale e ogni altra forma di discriminazione.

Anche Grosseto dimostra che non sono la dimensione della città o la sua reputazione a determinare la qualità della vita delle persone LGBTQIA+, ma le politiche, gli spazi e le possibilità che vengono costruite ogni giorno.
Scendere in piazza, in questi contesti, non è un gesto simbolico. È una presa di parola collettiva. È il modo con cui una comunità sceglie di rendersi visibile e di affermare che anche quei territori meritano diritti, rappresentazione e futuro.

Per questo crediamo che la risposta non sia abbandonare i Pride, ma attraversarli criticamente, riappropriarsene e continuare a costruire spazi autonomi, radicati nei territori e capaci di trasformare la realtà a partire dai bisogni delle persone che li abitano.

Leggi il nucleo “I Pride vogliono tutto” su Scomodo n. 79.

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A Taranto la straordinaria biodiversità del Mar Piccolo — che ospita fino a 140 specie di avifauna e un’immensa popolazi...
04/09/2026

A Taranto la straordinaria biodiversità del Mar Piccolo — che ospita fino a 140 specie di avifauna e un’immensa popolazione di cavallucci marini — convive con la presenza dei cantieri navali e il profilo dell’Ex ILVA che incombe sulla spiaggia. Per sfuggire alla diossina industriale, i mitilicoltori sono costretti ogni anno alla «transumanza forzata» delle cozze verso il Mar Grande entro il 28 febbraio. È la prova che la produzione alimentare deve adattarsi ai veleni anziché salvaguardare l’ambiente.

A questo storico ricatto si somma la morsa del «mare che brucia». I dati del programma Copernicus Marine Service mostrano che nella prima metà del 2026 le ondate di calore hanno assediato il 98% del Mediterraneo. Giugno 2026 è stato il mese più caldo mai osservato, con una temperatura media di 24.3°C. Questo calore precoce causa la mortalità di massa delle cozze, trasformando la crisi climatica in un collasso economico per i mitilicoltori.

Come osserva la divulgatrice Annatina Fanigliulo, l’arrivo dell’ILVA fu accolto inizialmente come una «manna» perché dava uno stipendio sicuro rispetto alla fame, anche a discapito della salute. Oggi però quella fabbrica non offre più lavoro e la narrazione sta cambiando con la nuova generazione. Il dibattito è stato a lungo focalizzato sulla terraferma (i quartieri Tamburi e Paolo VI), lasciando il mare e le alternative ecosistemiche al margine per comodità istituzionale. La riduzione dei guadagni nella mitilicoltura e le difficoltà dell’ex ILVA potrebbero rappresentare un tipping point per passare finalmente dalla logica estrattiva alla coesistenza con gli ecosistemi.

Leggi il nucleo sviluppato insieme a Greenpeace Italia sul nostro mensile 79 :) Abbonati per riceverlo a casa

Oggi è il 4 settembre e MIXTAPE, la nostra newsletter di cose belle, è sooooo back. Arriva ogni sabato e se vuoi iscrive...
04/09/2026

Oggi è il 4 settembre e MIXTAPE, la nostra newsletter di cose belle, è sooooo back. Arriva ogni sabato e se vuoi iscriverti vai al link in bio ⛓️‍💥

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La regione Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita. È la quarta regione italiana a farlo.Il su...
03/09/2026

La regione Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita. È la quarta regione italiana a farlo.

Il suicidio assistito è già riconosciuto a livello legale dalla sentenza 242/19 della Corte Costituzionale, che ne prevede l’accesso nella misura in cui coesistano quattro condizioni: che la persona malata debba essere capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che sia affetta da una patologia irreversibile, che tale malattia provochi sofferenze ritenute intollerabili dalla persona e che questa sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Tuttavia, manca una legge nazionale che garantisca le modalità per accedere al fine vita. Per questo, già la Toscana, la Sardegna e l’Emilia-Romagna si sono dotate di leggi regionali che ne definiscono le procedure e che permettono di accedere a un diritto di fatto già riconosciuto. Nel 2025 il governo Meloni aveva fatto ricorso contro la legge della regione Toscana, respinto in parte dalla Corte Costituzionale, che ha dichiarato costituzionale l’impianto della legge, apportando solo alcune modifiche.

Il Veneto è la prima regione governata dal centrodestra ad approvare una legge sul fine vita, a dimostrazione di quanto il posizionamento rispetto a questo tema sia trasversale all’interno dei singoli partiti. Il Veneto in realtà era stata la prima regione a discutere la proposta di legge, che però era stata bocciata.

Dopo due giorni di discussione, ieri il consiglio regionale ha votato a favore, con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari. «Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza» ha detto Alberto Stefani, Presidente della regione Veneto. «In un Paese democratico c’è libertà di coscienza - ha aggiunto Luca Zaia, ex presidente regionale - anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente».

L’ Associazione Luca Coscioni nel 2025 ha depositato al Senato una nuova proposta di legge di iniziativa popolare denominata “Disposizioni in materia di aiuto medico alla morte volontaria”, con 74mila firme raccolte in due settimane.

di

È possibile parlare di sostanze stupefacenti senza cadere nella trappola dello stigma o, all’opposto, nella superficiali...
03/09/2026

È possibile parlare di sostanze stupefacenti senza cadere nella trappola dello stigma o, all’opposto, nella superficialità?

Nel discorso pubblico italiano, il tema delle droghe viene quasi sempre trattato attraverso due registri opposti: l’allarmismo morale, che riduce tutto a devianza e pericolo, o una narrazione edulcorata che ne ignora l’impatto. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: si evita di analizzare la realtà per quello che è.

Superare il pregiudizio non significa negare la complessità o i rischi legati all’uso di sostanze. Significa al contrario dotarsi di strumenti analitici più affilati per comprendere perché e come le sostanze attraversino la società contemporanea, dalla gestione del dolore alla salute mentale, dalle dinamiche lavorative alla ricerca di senso.

Ne parliamo partendo da K-Hole (NERO Editions) di Carlo Mazza Galanti e dal long-form di Scomodo Mi curo con la droga, nel tentativo di smontare le retoriche emergenziali per costruire una visione pragmatica, informata e culturalmente situata.

Ad aiutarci, Progetto Nautilus - Regione Lazio, un’unità mobile di riduzione dei rischi e del danno correlati al consumo di alcol e sostanze psicoattive, operativa nella Regione Lazio.

Oggi dalle 19.30 al Monk ⛓️‍💥
Di Sara Paolella

Cosa significa parlare di America Latina oggi? Durante il talk con Milin Bonomi, Andrea Cegna e Giulia Strippoli di Radi...
02/09/2026

Cosa significa parlare di America Latina oggi? Durante il talk con Milin Bonomi, Andrea Cegna e Giulia Strippoli di Radio Popolare abbiamo provato a partire da questa domanda, mettendo in discussione uno sguardo che troppo spesso racconta un intero continente come se fosse un unico paese.

L’America Latina è fatta di molte storie, culture, lingue e percorsi politici. Ma è anche attraversata da fratture profonde: disuguaglianze, violenze, colonialismo, ingerenze esterne e distanze tra istituzioni e popolazioni.

In questo spazio hanno trovato terreno fertile le destre, capaci di trasformare rabbia e sfiducia in consenso.

Ma il continente è anche resistenza: movimenti sociali, comunità indigene e afrodiscendenti continuano a difendere autodeterminazione e nuovi modi di immaginare il futuro.

Come ricordano gli zapatisti: vogliamo un mondo che contenga tanti mondi.

Grazie a Milin Bonomi, Andrea Cegna e Giulia Strippoli per averci accompagnato in questa riflessione.

Leggi un articolo che restituisce il talk su scomodo.org

Esiste ancora una poesia capace di parlare al presente senza ridursi a innocuo esercizio di stile o a nostalgico rifugio...
02/09/2026

Esiste ancora una poesia capace di parlare al presente senza ridursi a innocuo esercizio di stile o a nostalgico rifugio personale?

Nel dibattito culturale contemporaneo tende a passare l’idea che la poesia sia un linguaggio marginale, un residuo del passato travolto dall’accelerazione dei media digitali e dalla bulimia dell’informazione.

La poesia, al contrario, non è mai stata così strutturalmente necessaria. Mentre la saggistica interpreta i fatti a posteriori e i media inseguono l’urgenza della cronaca, la poesia lavora sulla materia prima della nostra realtà: il linguaggio. È l’unico dispositivo in grado di registrare le trasformazioni della nostra attenzione, la frammentazione del pensiero e la natura dei traumi collettivi mentre questi si stanno verificando.

Non serve a rassicurarci, ma a fornirci lenti analitiche per decodificare il presente prima che diventi rumore indistinto. A partire da questo presupposto, l’antologia “Exit Poetry” (La Nave di Teseo 2026), curata da Gilda Policastro, Aldo Nove e Lello Voce. Riunisce venticinque autori e autrici dei primi venticinque anni del secolo per costruire una mappa critica che si articola lungo tre direttrici fondamentali: Verità, Mutazione e Trauma.

Oggi mercoledì 2 settembre portiamo la poesia sul palco, intrecciando analisi critica, lettura dal vivo e sperimentazione sonora.

Gilda Policastro presenterà “Exit Poetry. Poesia futura” con il contributo di reading di Marco Giovenale, Antonio Francesco Perozzi e Sara Ventroni, per poi lasciare spazio a Reset/Trafitto, performance poetico-elettronica a cura di Vipera.

Ci vediamo qui 🌅

Dall’8 settembre al 15 novembre nella Capitale si terrà la quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival. Anche quest’...
01/09/2026

Dall’8 settembre al 15 novembre nella Capitale si terrà la quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival. Anche quest’anno la rassegna sceglie di inaugurare il suo lungo percorso con la danza contemporanea, confermando una visione chiara: affidare all’arte del corpo in movimento il compito di aprire una riflessione profonda sul nostro presente.

La serata inaugurale all’Auditorium Conciliazione vede protagonista la coreografa Sofia Nappi con la sua compagnia KOMOCO in un doppio appuntamento che unisce ricerca filosofica e fisicità carnale.
Nella prima parte dell’opening, “CHORA – Il vuoto all’origine” si ispira al concetto platonico di chora, la matrice primordiale e indeterminata da cui prende forma la materia. Nappi declina questa suggestione in una coreografia essenziale, dove il corpo si spoglia di ogni artificio per indagare il gesto nella sua purezza.

Nel secondo atto si passa alla dimensione intima di “DODI”, un duetto serrato che mette al centro la fragilità e l’impeto delle relazioni umane. Attraverso un linguaggio corporeo energico e viscerale, lo spettacolo affronta l’incontro con l’altro senza filtri, spingendo gli interpreti verso un continuo gioco di equilibrio, tensione e ascolto reciproco.

Usare la danza contemporanea come porta d’ingresso del festival è una scelta precisa e potente.
In un’epoca dominata dalla mediazione digitale e dalla saturazione visiva, il linguaggio della danza si riappropria dello spazio fisico e del tempo condiviso ma soprattutto della capacità di dire senza usare le parole. Abolendo i confini dei tradizionali schemi narrativi e di una semantica che perde sempre di più di senso, il corpo in scena diventa un mezzo fondamentale per esplorare le complessità e le incertezze della nostra epoca, offrendoci un’insolita e necessaria chiave di lettura per analizzare la realtà che ci circonda.

Scopri il programma completo sul sito di Romaeuropa Festival (Romaeuropa Festival)

Viviamo un momento storico in cui l’estrema destra, quando non è direttamente al Governo, riesce comunque a influenzare...
01/09/2026

Viviamo un momento storico in cui l’estrema destra, quando non è direttamente al Governo, riesce comunque a influenzare il dibattito, condizionare le politiche e l’agenda setting. Questo quadro inquietante ci consegna però una sfida ambiziosa: combattere l’autoritarismo.

In questa lotta non siamo sole, perché ad essere attaccate non sono solo le persone LGTBQIA+, ma anche minoranze, donne, soggettività marginalizzate e giovani, dal momento che non vengono garantite le condizioni materiali e ambientali di sopravvivenza su questo pianeta.

La responsabilità da raccogliere, come persone e movimenti Q***r, in questo senso, è collettiva.

L’attacco frontale che stiamo subendo come comunità non è esclusivo, bensì una tessera di un puzzle più largo: la loro idea di mondo, fatta da esclusione, privilegi, devastazione. Nel 1977 si diceva: “Cospirare vuol dire respirare insieme e di questo siamo accusati, vogliono toglierci il respiro perché abbiamo rifiutato di respirare isolatamente, nel proprio asfis- siante luogo di lavoro, nel proprio rapporto individual- mente familiare, nella propria casa atomizzante”.
È da questo cospirare che la lotta Q***r deve ripartire.

Durante i mesi estivi abbiamo girato i Pride di tutta Italia. Trovi il nostro ultimo lavoro, I PRIDE VOGLIONO TUTTO, sul nostro mensile.

La crisi degli affitti è la conseguenza di scelte precise: l’assenza di investimenti strutturali nell’edilizia pubblica ...
31/08/2026

La crisi degli affitti è la conseguenza di scelte precise: l’assenza di investimenti strutturali nell’edilizia pubblica – con appena 85.000 posti letto statali per 800.000 fuorisede – e la totale deregolamentazione degli affitti brevi e turistici nei centri storici.

Settembre mette a n**o queste fragilità, colpendo in modo sproporzionato le fasce più deboli e i cittadini stranieri, esclusi a priori da barriere linguistiche e pregiudizi sistemici.

Abitare è un diritto essenziale; senza tutele, la ripartenza di settembre rimarrà un privilegio per pochissimi.

Se vuoi, insieme a Open Impact, abbiamo creato uno spazio per parlarne insieme. Trovi un questionario dove dire la tua, in bio.

Indirizzo

Via Carlo Emanuele I, 26
Rome
00185

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