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Scomodo e Domani presentano la rassegna “Dritti al punto” | Martedì 23 giugno - 19:00 Nella cornice di Scomodo Estate e ...
19/06/2026

Scomodo e Domani presentano la rassegna “Dritti al punto” | Martedì 23 giugno - 19:00

Nella cornice di Scomodo Estate e MONK Roma, Scomodo e Domani hanno deciso di dare forma a una serie di incontri in collaborazione per discutere insieme i temi che scaldano il dibattito contemporaneo: dalla Palestina alla politica, dalla
libertà di informazione al giornalismo di inchiesta, fino all’analisi degli ultimi trend culturali.

Lo presentiamo martedì 23 giugno e iniziamo alle 19 con l’introduzione del direttore di Domani Emiliano Fittipaldi in dialogo con Cecilia Pellizzari, direttrice di Scomodo che parleranno di cosa significa fare giornalismo oggi e di come è nata la collaborazione.

A seguire, il talk “Diario di bordo - Racconti dalla Flottila” insieme agli ospiti Tatiana Montella (avvocata di Global Sumud Flotilla ), Luca Poggi (attivista di Global Sumud Flotilla) Ruwaida Kamal Amer Ruwaida Amer - giornalista, produttrice e regista con base a Gaza) e Chiara Sgreccia (giornalista di Domani).

Ci vediamo qui martedì 23 giugno dalle 19. Ingresso gratuito - MONK Roma | Via Giuseppe Mirri, 35

Parliamone in DM o qui nei commenti. Scrivici e raccontaci qual è il libro che ti ha cambiato la vita 🌅
19/06/2026

Parliamone in DM o qui nei commenti.

Scrivici e raccontaci qual è il libro che ti ha cambiato la vita 🌅

Mentre succede tutto questo è il 19 giugno 2026, domani a Roma c’è il pride e domenica inizia ufficialmente l’estate. Un...
19/06/2026

Mentre succede tutto questo è il 19 giugno 2026, domani a Roma c’è il pride e domenica inizia ufficialmente l’estate. Una delle poche notizie cui vale la pena chiamare “cose belle” le cose.

Noi comunque ci proviamo. E se vedi qualcosa di bello scrivici!

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In Italia, dal 2010 a oggi, hanno chiuso oltre 700 sale cinematografiche. Ogni sala che scompare porta via qualcosa di d...
18/06/2026

In Italia, dal 2010 a oggi, hanno chiuso oltre 700 sale cinematografiche. Ogni sala che scompare porta via qualcosa di difficile da quantificare, lasciando un vuoto dentro le città e dentro le abitudini di chi le vive ogni giorno.

Il lavoro che il Piccolo America porta avanti tra le piazze e il Cinema Troisi sta provando invece a rimettere al centro un’idea semplice e radicale: le sale e il cinema come luoghi da abitare, non solo da attraversare. Un modo per riabituare una città e forse un paese intero a riconoscere nello spazio pubblico qualcosa di vivo, condiviso, necessario. Il Cinema in Piazza nasce proprio da qui, dalla volontà di farci riscoprire gratuitamente la magia del grande schermo, dove un film non è solo contenuto ma esperienza collettiva, e torna a essere Cinema nel momento in cui viene vissuto insieme agli altri.

Fino al 12 luglio, San Cosimato, la Cervelletta e Monte Ciocci si accendono ogni sera e si trasformano in luoghi condivisi, attraversati da persone, storie, immagini e incontri. Piazze che diventano sale a cielo aperto, dove il cinema torna a essere parte della città e non qualcosa di separato da essa. I film di Elio Petri, dei fratelli Safdie, di Alice Rohrwacher, Kenneth Anger, David Lynch, Takashi Miike ed Edgar Wright sono un invito a guardare il mondo insieme, nello stesso tempo e nello stesso spazio. E la presenza in piazza di Léa Seydoux, Thom Yorke, Jacques Audiard, Jane Campion, Nicolas Winding Refn e Olivier Assayas diventa un gesto semplice e diretto: lasciare il divano, uscire e incontrarsi davvero.

Trovi il programma su Fondazione Piccolo America o su www.ilcinemainpiazza.it

Di

La Maturità è da sempre lo specchio di come il mondo degli adulti guarda i giovani. Quest’anno, la scelta di inserire tr...
18/06/2026

La Maturità è da sempre lo specchio di come il mondo degli adulti guarda i giovani. Quest’anno, la scelta di inserire tra le tracce un estratto del sociologo Frank Furedi sul tema “I confini contano” ci regala una fotografia tanto nitida quanto amara di questo sguardo. Furedi teorizza la crisi del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, puntando il dito contro una presunta incapacità delle nuove generazioni di crescere e di recidere quel cordone ombelicale che protegge dai rischi del mondo reale.

L’analisi intellettuale è legittima, ma la scelta ministeriale di sottoporla a chi ha diciotto anni suona drammaticamente cinica. C’è un paradosso tutto italiano nel chiedere conto della propria “maturità” a una generazione a cui lo Stato, sistematicamente, nega gli strumenti minimi per potersi emancipare. Diventare adulti non è solo un processo psicologico: richiede autonomia e l’autonomia si fonda sulla stabilità economica e sociale.

I dati macroeconomici dell’ultimo periodo dicono chiaramente che l’Italia non è un Paese per giovani. Con un tasso di occupazione giovanile tra i più bassi d’Europa, stipendi d’ingresso fermi da trent’anni e l’inflazione che divora il potere d’acquisto, l’indipendenza diventa un lusso per pochi. Secondo i dati Eurostat e Istat, la precarietà contrattuale colpisce oltre il 40% dei lavoratori sotto i 25 anni. Gli affitti nelle grandi città studentesche sono ormai inaccessibili, trasformando lo studio e il trasferimento in un privilegio di classe.

Accusare i ragazzi di non saper fare “passi avanti” mentre si convalida un sistema che offre solo contratti a chiamata, tirocini gratuiti e incertezza strutturale è un esercizio di retorica sterile. I confini contano, è vero. Ma contano soprattutto i mezzi che le istituzioni mettono a disposizione per poterli superare. Prima di colpevolizzare una generazione per la sua precarietà, bisognerebbe chiederle scusa per avergliela cucita addosso.

Di

Malavia di Nunzia De Stefano, proiezione all’aperto e talk con la regista e Matteo Garrone: oggi alle 20:30 a Scomodo Es...
17/06/2026

Malavia di Nunzia De Stefano, proiezione all’aperto e talk con la regista e Matteo Garrone: oggi alle 20:30 a Scomodo Estate 🛘

Una storia che viene dalla periferia, certo, ma soprattutto un racconto di sogni, ambizioni, riscatto, contraddizioni e possibilità negate. Al centro del film c’è Sasà, un ragazzo della periferia napoletana cresciuto insieme alla giovane madre e con un obiettivo che sembra più grande del mondo in cui vive: diventare un rapper. Tra incontri decisivi, strade sbagliate, desideri e ostacoli, Malavia racconta il percorso di chi prova a immaginarsi un futuro diverso da quello che gli è stato assegnato.

In un momento in cui ragazze e ragazzi delle periferie finiscono spesso al centro dell’attenzione solo per episodi di cronaca, la regista sceglie un’altra prospettiva, che venendo da Napoli conosce molto bene: quella di chi cerca il proprio posto nel mondo, tra mancanza di opportunità e voglia di riscatto.

Dopo la proiezione ne parleremo insieme a Nunzia De Stefano e Matteo Garrone. A stasera!

L’associazione Antigone, con il suo 22esimo rapporto annuale sulle carceri italiane, ha analizzato la situazione delle s...
17/06/2026

L’associazione Antigone, con il suo 22esimo rapporto annuale sulle carceri italiane, ha analizzato la situazione delle strutture di detenzione in Italia che con il governo Meloni si è aggravata in maniera esponenziale - con gli istituti che sono sempre più chiusi, più affollati e con una tensione crescente.

Al 31 maggio 2026 i presenti erano 64.741, 305 in più di un mese fa, 1.980 in più di un anno fa. Al 31 ottobre 2022, ossia il periodo di insediamento del governo Meloni, le carceri italiane registravano 56.225 detenuti presenti.

Il carcere italiano soffre di un problema strutturale, quello del sovraffollamento che è andato peggiorato esponenzialmente con l’attuale esecutivo: secondo Antigone il tasso medio di affollamento reale è a quota 139,8%, con 73 istituti penitenziari in cui il tasso di affollamento è pari o superiore al 150%, 8 quelli in cui ha superato il 200% tra cui Lucca (259%), Foggia (220%), Grosseto (213%), Lodi (202%), Milano San Vittore (212%), Brescia Canton Mombello (210%), Udine (210%), Latina (204%).

Secondo Antigone, il lavoro e l’istruzione sono fondamentali per una pena costituzionalmente orientata. Per l’associazione “garantire la possibilità di studiare a chi lo desidera può contribuire in modo significativo al loro reinserimento nella società” e il lavoro deve essere “volto all’effettiva risocializzazione della persona detenuta”.

A causa delle criticità legate alle strutture penitenziarie, dove mancano spesso spazi adatti alle lavorazioni e a numerosi ostacoli e difficoltà burocratiche, lavorare all’interno degli istituti penitenziari è spesso complicato per i datori di lavoro esterni, con anche grandi squilibri e differenze geografiche, legate allo sviluppo delle economie locali. Questo ricade sulle persone detenute.

Di Jonathan Piccinella

16/06/2026

Lo scorso weekend abbiamo trasformato un progetto editoriale sulle città-fabbrica in un festival!

Grazie di cuore al SOUL BEAT - Bar - Soul Cooking - Music - Art che ha ospitato la prima edizione dell’X-Town festival, una due giorni di mostra, talk e dj set, a Riotorto (LI) a due passi dal mare in località il Pino-Parco della Sterpaia, Piombino. Proprio lì dove tre anni fa è partito il progetto X-Town, una serie di fotoreportage che racconta la trasformazione fisica e sociale delle città-fabbrica italiane.

È stato, infatti, interessante tornare a parlarne con la comunità locale raccontata, attivisti ed ex lavoratori. Un momento di condivisione e scambio intergenerazionale con tante persone che hanno a cuore le sorti del proprio territorio.

La mostra fotografica di Mattia Crocetti sarà visibile al Soul Beat per tutta la prossima settimana!

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X-Town è il progetto editoriale di Scomodo in collaborazione con il fotografo Mattia Crocetti e il Sindacato Pensionati Italiani della Cgil.
Con più di 250 foto pubblicate e 100 interviste è il più grande lavoro editoriale sulle città-fabbrica italiane.
In questi due anni sono state mappate, da nord a sud, 10 città-fabbrica: Piombino, Porto Marghera, Carbonia, Augusta, Carrara, Fabriano, Terni, Crotone , la Val d’Agri e Pomigliano d’Arco.

Puoi leggere i fotoreportage su scomodo.org/x-town/

“Carbon neutral”, “100% CO2 compensata”, “climaticamente neutro”, “ecologico”, “biodegradabile”: sono soltanto alcune de...
16/06/2026

“Carbon neutral”, “100% CO2 compensata”, “climaticamente neutro”, “ecologico”, “biodegradabile”: sono soltanto alcune delle espressioni che ci siamo abituati a leggere sulle etichette e sugli imballaggi di un grande quantitativo di prodotti alimentari che acquistiamo quotidianamente, senza tuttavia essere sempre messi nelle condizioni di verificarne il reale significato e la fondatezza.
Sono infatti molteplici le ripercussioni che le filiere di produzione del cibo possono avere sull’ambiente: dall’emissione di gas climalteranti al consumo di suolo e acqua (la cosiddetta water footprint, ovvero l’impronta idrica), passando per l’impatto sulla biodiversità e per il potenziale di eutrofizzazione - vale a dire, l’arricchimento eccessivo di sostanze nutrienti nelle acque che può portare ad una proliferazione di alghe. L’impatto ambientale di ciò che finisce sulle nostre tavole varia poi a seconda dell’impiego di pesticidi o altri prodotti chimici, delle modalità di allevamento (per quanto riguarda i prodotti di origine animale), dell’imballaggio utilizzato: tutti elementi di cui i consumatori dovrebbero avere contezza, per poter compiere delle scelte di acquisto consapevoli, ma che non risultano ancora pienamente visibili in termini di trasparenza delle informazioni sul prodotto.

Torniamo a parlare di questi temi, in una rassegna stampa in collaborazione con WWF Italia , che sulla questione ha un occhio attento rispetto a come se ne parla nel mondo dell’informazione italiano, specialmente sulla stampa tradizionale.

di .perego

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Parallasse, la rassegna stampa critica di Scomodo arriva nella tua casella di posta tutti i martedì per raccontarti come nasce una notizia in un periodo di crisi strutturale del giornalismo italiano.

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha appena lanciato l’ennesima allerta: quasi tutto il pianeta si prepara a...
16/06/2026

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha appena lanciato l’ennesima allerta: quasi tutto il pianeta si prepara ad affrontare un’estate con temperature ben sopra la media.

È un verdetto che riguarda il 90% delle terre emerse. Eppure, leggendo la notizia, la reazione prevalente sembra essere un’alzata di spalle: lo sentiamo ogni estate negli ultimi dieci anni. Il vero pericolo non è solo l’indice termico che sale, ma la nostra progressiva normalizzazione dell’apocalisse.
Stiamo scivolando in una forma di amnesia climatica collettiva. Quella che dieci anni fa sarebbe stata un’anomalia statistica terrificante, oggi è diventata il rumore di fondo delle nostre vacanze. Compriamo un condizionatore più potente, cerchiamo l’ombra e aspettiamo che passi, ignorando che non si tratta di una “ondata di calore” passeggera, ma del collasso strutturale di un equilibrio millenario.

Il rapporto dell’OMM parla chiaro: nonostante il passaggio di El Niño, il riscaldamento globale causato dai gas serra continua a spingere l’asticella verso l’alto. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e il 2026 si appresta a sfidare quel primato. Non è più “meteo”, è un segnale di emergenza che abbiamo imparato a ignorare.

Stiamo chiamando “estate” uno squilibrio climatico sistemico. Abbiamo smesso di chiederci “perché” stia succedendo, limitandoci a gestire il fastidio. La natura non negozia: l’aumento delle temperature impatta sulla sicurezza alimentare, sulla salute pubblica e sulla sopravvivenza stessa degli ecosistemi.

Se continuiamo a normalizzare l’estremo, finiremo per svegliarci in un mondo dove l’eccezione è diventata la regola, ma le risorse per sopravvivere a quella regola saranno ormai esaurite. È tempo di smettere di guardare il termometro e iniziare a guardare alle cause. La crisi climatica non è un titolo di giornale stagionale, è la realtà che stiamo lasciando in eredità.

Indirizzo

Via Carlo Emanuele I, 26
Rome
00185

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