06/06/2026
Nel 2023 quasi l’80% dei nuovi contratti degli under 30 era precario: solo 1 su 5 è stato assunto con una forma stabile. Nel giornalismo, nello specifico, esiste un’intera generazione cresciuta dentro collaborazioni pagate poco, rinnovi che non arrivano e contratti rimasti fermi a un mercato del lavoro che non esiste più.
Si lavora continuamente, ma quasi mai abbastanza da sentirsi al sicuro. Infatti, il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre gli stipendi sono stati erosi dall’inflazione.
È anche da qui che nasce la sensazione diffusa di vivere senza futuro. Tutto ha una data di scadenza: gli affitti, i lavori, i rapporti, perfino gli oggetti che compriamo. Pianificare è diventato difficile non perché manchino ambizioni o desideri, ma perché manca la possibilità concreta di immaginarsi stabili da qualche parte.
Gli studiosi l’hanno chiamato Long Present, il Lungo Presente: una condizione in cui la precarietà economica e la velocità del consumo impediscono di costruire continuità tra presente e futuro. Si vive nel breve termine, dentro lavori temporanei, case temporanee, relazioni temporanee. Restare diventa un privilegio.
Ne abbiamo parlato con quattro racconti diversi di quattro voci sul nostro nuovo mensile. Questa è quella di