12/01/2026
Alberto Trentini è stato liberato. Qualche problema ancora esiste!
Occorre che succeda qualcosa di tragico affinché la cooperazione internazionale umanitaria, arrivi nelle prime pagine dei giornali.
Fa piacere che la maggior parte delle istituzioni e dei rappresentanti del mondo politico esprimano la loro solidarietà e riconoscenza a chi opera in paesi poveri e in condizioni di difficoltà e si gioisca qualche buona notizia riguarda anche questo settore.
Lavorare nella cooperazione internazionale e nell’ambito degli aiuti umanitari di emergenza comporta rischi che non vanno sottovalutati.
Le ONG che operano nei contesti di guerra sono spesso accusate di essere di parte e i cooperanti di essere spie o complici della parte avversa.
In tal senso si motiva l’espulsione da parte di Israele di ONG umanitarie e agenzie delle Nazioni Unite che operano a Gaza e in Cisgiordania.
Credo sia doveroso richiamare alcuni principi che orientano il lavoro umanitario e di cooperazione.
Sono principi sanciti nel codice di condotta assunto dalle ONG che operano nella solidarietà:
Il diritto di ricevere ed offrire assistenza umanitaria è un principio fondamentale di cui devono godere tutti i cittadini di tutti i paesi. Come membri della comunità internazionale, riconosciamo il nostro obbligo a fornire assistenza umanitaria dovunque sia necessaria. Quindi la necessità di accesso senza alcun ostacolo alle popolazioni colpite è di importanza fondamentale nell’esercizio di questa responsabilità.
Quando diamo aiuto umanitario non si tratta di un atto politico o di parte e per tanto non dovrebbe essere percepito come tale.
L’aiuto viene dato senza distinzioni di razza, credo o nazionalità dei beneficiari e senza nessun altro tipo di distinzione. Le priorità dell’aiuto sono calcolate unicamente sulla base del bisogno di esso.
Ci impegniamo a portare avanti ogni sforzo per non operare come strumento della politica estera del governo.
Le ONG umanitarie sono agenzie che lavorano indipendentemente dai governi. Pertanto formuliamo le nostre politiche e strategie di attuazione e non miriamo a realizzare la politica di alcun governo, eccetto nel caso in cui coincidano con la nostra politica indipendente.
Non ci permetteremo mai consapevolmente – o per negligenza -, né lo permetteremo ai nostri dipendenti, di essere utilizzati per raccogliere informazioni di natura politica, militare, o relativa ad aspetti economici per governi o altre entità che possano avere propositi diversi da quelli strettamente umanitari, né opereremo come strumenti di politica estera dei governi donatori.
Queste sono le indicazioni che diamo ai nostri operatori e vogliamo che siano recepite come direttive fondamentali del loro operato.
Gli aiuti umanitari in aree di gravi emergenze provocate da guerre o catastrofi naturali sono una parte significativa ma non unica della cooperazione internazionale.
La lotta alla povertà e il rispetto di tutti i diritti umani, in ogni latitudine, sono obiettivi che orientano il nostro lavoro e la componente essenziale per costruire un mondo diverso dall’attuale.
Ancor circa circa 800 milioni di persone nel mondo non dispongono di cibo a sufficienza per condurre delle esistenze normali, sane, attive; o più di 850 milioni sono analfabete; o un miliardo di persone non ha accesso a fonti di acqua potabile; o circa 2, 4 miliardi di persone non dispongono dei servizi sanitari essenziali;
o quasi 325 milioni di bambini e bambine non frequentano le scuole elementari; 11 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di età muoiono ogni anno per cause evitabili; o circa 1,2 miliardi vivono sotto la soglia della povertà estrema indicato dalla Banca Mondiale.
Per risolvere questi problemi la questione della quantità delle risorse è di vitale importanza.
Ci vergogniamo ormai per le troppe volte che lo denunciamo. Purtroppo inutilmente.
Le risorse promesse non arrivano. Gli impegni presi non vengono mantenuti né dagli stati né dalle entità internazionali preposte a ciò.
I governi dei paesi ricchi hanno assunto l’impegno di destinare lo 0,7 % del PIL a questo settore; finora solo alcuni paesi del nord Europa (con un PIL limitato) hanno rispettato tale impegno.
Anzi la comunità internazionale va in direzione contraria aumentando le spese militari e degli armamenti: nel 2024 si sono spesi nel settore militare mondiale 2.718 miliardi di dollari, per la cooperazione allo sviluppo sostenibile e per gli aiuti umanitari solo 212 miliardi di dollari.
Il governo Trump ha annullato ogni finanziamento all’agenzia USAID aggravando la situazione di povertà estrema in aree già molto vulnerabili.
In Italia le organizzazioni per la cooperazione internazionale hanno promosso una campagna dal titolo “Il mondo ha fame. Di sviluppo” che sostanzialmente si pone due obiettivi:
• dispiegare le migliori competenze delle nostre organizzazioni per rilanciare la cooperazione allo sviluppo, anche sul piano delle risorse, come un patrimonio del nostro Paese e quindi per condividere esperienze e proposte al fine di sensibilizzare il più ampio pubblico possibile.
• Mobilitare nuove risorse, specialmente per la cooperazione bilaterale italiana, che soffre particolarmente dei volumi ridotti di aiuto. Per sfuggire al tradizionale ciclo di impegni e promesse non mantenute, la Campagna sostiene l’introduzione nella legislazione italiana di un preciso vicolo per il raggiungimento dello 0,70% per l’aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2030 nell’interesse del nostro Paese quale attore chiave nella realizzazione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile.
Il coinvolgimento di tutti è indispensabile. Mobilitiamoci andando oltre l’indignazione e l’impegno saltuario. La questione lo merita!