22/10/2025
Ancora una volta l'Italia è sanzionata dalla Corte Europea dei Diritti Umani per come tribunali e autorità preposte trattano i casi di violenza sulle donne.
Stiamo parlando della sentenza Scuderoni pronunciata il 23 settembre, nella quale la Cedu stigmatizza il fallimento di un sistema che non solo non protegge le persone in stato di vulnerabilità, ma è incapace di valutare la gravità dei fatti con «il persistere di stereotipi sessisti nell'applicazione della legge».
Il suo calvario, Valentina Scuderoni l'ha vissuto a Civitavecchia. Non sono bastate le richieste di protezione, respinte, le denunce presentate, ignorate; carta straccia i referti medici, parole al vento le testimonianze. Per le autorità giudiziarie italiane Valentina non è credibile, i comportamenti lesivi rientravano nei litigi familiari, erano 'dispetti', 'cattiverie'. Dopo quattro anni e quattro giudici il marito di Valentina viene assolto. Il pubblico ministero non presenta appello.
L'avvocata Maria Teresa Manente ricorre alla Cedu che si esprime all'unanimità dichiarando la violazione degli articoli 3 e 8 della "Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali" e evidenzia in maniera inconfutabile e drammatica le criticità dell'Italia in materia.
Criticità che riguardano la cultura patriarcale di cui sono permeati i tribunali e che portano a sentenze di assoluzione nei casi di violenza domestica. È accaduto recentemente a Torino; il giudice Gallo (3a sez. penale) ha assolto l'imputato dall'accusa di maltrattamenti definendo discussioni di ovvia normalità ciò che diceva e faceva alla moglie e al figlio.
Riportiamo dalla sentenza: «troia-puttana-merda-non vali niente-non guadagni niente-non potrai mantenere i figli”; minacciando ripetutamente di “farle del male-farla piangere-di portarle via i figli-di ammazzarla-di buttarli giù dal balcone”; spintonandola frequentemente durante le discussioni e in un’occasione tirandole uno schiaffo, nonché percuotendola; in un’occasione afferrando per il collo il figlio Francesco».
Cultura patriarcale che riguarda anche i casi di stupro, come a Macerata: stupratore assolto in 1° grado perché la vittima non era vergine.