01/04/2025
📢VOGLIAMO IL CONSULTORIO DI CUI ABBIAMO BISOGNO!!
Oggi davanti alla sede della direzione della ASL RM2 presidio per consultori aperti, sicuri e pienamente funzionanti per tutt*!
📌Vi raccontiamo cosa succede al Quarticciolo dove il consultorio di via Manfredonia è sempre piú chiuso ed inaccessibile. E se i 180mln stanziati per il D.L. Caivano fossero investiti in prevenzione garantendo i servizi dei consultori?
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🔎 Nel quadrante del Quarticciolo, periferia ad est del centro di Roma, esiste un reale problema di abbandono istituzionale, fatto di case umide senza ristrutturazioni efficaci, spazi comunitari di sport e aggregazione lasciati volutamente abbandonati per anni, mirati e puntuali disinvestimenti nei servizi di salute territoriale e di prossimità come il consultorio di quartiere, da anni vittima di ridimensionamento e abbandono da parte della ASL.
In un quartiere in cui lo stato di salute delle persone soffre della scarsa disponibilità di servizi, lavoro, condizioni abitative adeguate e politiche di prevenzione, con picchi vertiginosamente pericolosi nel caso delle patologie croniche, si decide di diminuire progressivamente l’attività d’assistenza, arrivando a garantire l’apertura dei servizi sanitari solo pochi giorni a settimana, con prestazioni ridotte e visite specialistiche limitate.
Secondo il nuovo tariffario dei LEA recentemente aggiornato, per una prima visita ginecologica vengono corrisposti 25 euro, 17 per un pap test e 30.95 per un'ecografia ginecologica. Con i 180 mln di euro stanziati per l'applicazione del D.L. Caivano, quante se ne potrebbero pagare per garantire i servizi del consultorio di via Manfredonia? Abbiamo fatto un piccolo conto esemplificativo: al costo di soli 800.000€ si garantirebbe uno screening efficace a diversi livelli anagrafici per circa 10000 donne, figuriamoci cosa vorrebbe dire investire la totalità di questi soldi in servizi di salute per il quartiere invece di pagare elicotteri, carburante, commissari, piantoni.
I consultori sono rimasti uno dei pochi baluardi del servizio pubblico ad accesso diretto, fondamentali non solo per la diagnosi e la cura ma per la prevenzione e il diritto alla salute soprattutto della donna. Chiudere uno spazio del genere in un territorio come questo, significa creare cittadini di serie A e serie B, significa far ve**re meno il diritto all’universalità delle cure.
Come la letteratura scientifica ci ha insegnato grazie agli ultimi 30 anni di studi e come ribadiamo dalla nostra apertura, la sicurezza dei quartieri si costruisce a partire dal benessere biopsicosociale degli abitanti e riducendo le note diseguaglianze in salute che sistematicamente insistono fra diversi quartieri e fra le comunità che li abitano.
Ebbene noi chiediamo non solo che in questo consultorio sia garantita un’apertura congrua ai reali bisogni del territorio, ma anche che sia dotato delle strutture, dei presìdi e del personale necessari a garantire percorsi di prevenzione, diagnosi e cura efficaci.
Chiediamo che sia stabilito un tavolo permanente con la ASL RM2 e i suoi organi competenti per una gestione comunitaria e partecipata di cittadini, sindacati, operatori sanitari per la promozione e la tutela di percorsi in salute nei territori di competenza, e chiediamo che questo venga fatto subito, assieme ad un investimento mirato delle risorse economiche del decreto Caivano per garantire l’apertura del consultorio!