24/08/2026
Il 24 agosto di dieci anni fa il tempo si fermò sull'Appennino centrale al confine tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.
Una serie di violente scosse di terremoto - la più forte, quella di magnitudo 6.0 registrata alle 3.36 del mattino tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto - ha distrutto borghi, spezzato vite, cancellato la storia. Saranno più di 300 i morti totali, 250 dei quali nella sola provincia di Rieti. Di questi, 239 ad Amatrice, luogo-simbolo di una tragedia che ancora oggi, dopo un decennio, mostra i tagli di una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi del tutto.
"Per la decima volta - hanno detto durante la veglia le voci al microfono - vogliamo ancora essere qui semplicemente per dire che ci siamo, ci siamo per chi non c'è più, ci siamo per chi c'è ancora e ci siamo per questa terra che ha diritto a rinascere e a brillare di nuovo di luce propria, per la sua bellezza, per la sua storia e per la sua tradizione, e non perché vittima di un terremoto".
Cittadini e familiari delle vittime hanno traversato il nuovo corso che gira intorno alla torre civica, rimasta miracolosamente al suo posto. "Le fiaccole - ha detto un volontario della Croce Rossa durante la veglia - che illuminano i passi di questo piccolo pellegrinaggio, stanno a rappresentare il bisogno di luce nelle tenebre in cui l'evento del terremoto ha gettato questa comunità".