USB Sanità

USB Sanità Pagina ufficiale nazionale del settore sanitario di USB

14/11/2025
13/11/2025
11/11/2025

C'è Sciopero e Sciopero, perché c'è piattaforma e piattaforma

La mancata convergenza della Cgil sullo sciopero del 28 novembre promosso da USB e altre organizzazioni sta suscitando un dibattito fondato sul nulla. A parte qualche vecchio sempreverde che prova ad attribuirsi il ruolo di generoso pontiere, a me sembra che nessuno stia ragionando su questa scelta della Cgil che, lo dico subito, per me è ragionevole e giusta.

USB ha convocato uno sciopero generale e una manifestazione nazionale a Roma per il 28 e 29 novembre sulla scorta di un mandato vincolante su una piattaforma di lotta assolutamente chiara e dettagliata da parte dell'assemblea nazionale dei propri quadri e delegati riuniti a Roma il 1° novembre. Altrettanto, mi sembra di capire, ha fatto la Cgil con la sua assemblea nazionale decidendo di convocare lo sciopero generale il 12 dicembre. Quindi la differenza di valutazione in ordine alla convocazione di uno sciopero generale non sta nella data ma nella piattaforma di lotta, cioè sui contenuti che si vuole far emergere attraverso il massimo strumento di lotta e di mobilitazione a disposizione dei lavoratori e delle lavoratrici. Se le piattaforme sono tanto diverse da non consentire una convergenza sulla stessa giornata è abbastanza naturale che questo non avvenga e non si realizzi quello che si è realizzato il 3 ottobre e che si è potuto realizzare unicamente perché la drammaticità del genocidio in corso del popolo Palestinese era al centro dello sciopero politico fuori dalle regole che il Paese, oltre le sigle sindacali, ha caparbiamente voluto effettuare anche cosciente dei rischi che si correvano.

Quando si convoca il 3° sciopero generale nel breve volgere di due mesi o poco più non lo si può fare a cuor leggero, come tante volte altri soggetti hanno fatto. Lo si fa perché una situazione insostenibile lo richiede e la piattaforma che lo convoca deve essere mirata esattamente sui motivi che hanno reso la situazione insostenibile e contenere proposte concrete, condivise e realizzabili come quella di partire da 2000 euro di salario netto per tutti come paga base. Una proposta facile - facile ma che finora nessuno aveva avuto il coraggio di avanzare. Tanti sono i motivi alla base della proclamazione, ciascuno può trovarli dettagliati sul sito USB, e ciascuno si accorgerà delle profonde differenze nell' impostazione, prima ancora che nel dettaglio, tra quelle emerse dall'assemblea USB del 1° novembre e quelle della CGIL. Bene quindi ha fatto la Cgil, evitando personalizzazioni che lasciamo alla Meloni in affanno di argomenti, a decidere di andare per la propria strada, decidendo la propria data in cui scioperare sulla propria piattaforma strutturalmente lontana anni luce da quella di USB. Un sussulto di consapevolezza che gli fa onore.

11/11/2025
09/11/2025

Tirate fuori i soldi, vogliamo quello che ci spetta

Ora che anche autorevoli istituti come l’ISTAT e la Banca d’Italia hanno chiarito che la nuova legge di Bilancio non servirà a proteggere il nostro potere d’acquisto e che gli interventi sull’IRPEF andranno a beneficio delle classi di reddito più alte, cioè quelle con redditi pari o superiori ai 50mila euro annui, è evidente che il “re è nudo”. La perdita secca di potere d’acquisto dei salari per i dipendenti pubblici è certificata attorno all’11%, essendo l’inflazione calcolata attorno al 17% per gli anni relativi al rinnovo dei contratti e gli aumenti inferiori al 6%. Per quelle categorie che i rinnovi non li hanno avuti la perdita è ancora più forte, per alcuni settori che hanno avuto rinnovi di poco superiori al 6% siamo comunque di fronte ad una perdita secca del 10% del salario.

Non c’era bisogno che ce lo chiarissero ancora, ma sentirselo ripetere con tanta precisione fa il suo effetto.

Leggi l'editoriale completo sul nostro sito link in bio e nelle storie

07/11/2025

USB PI: dalla manovra di bilancio arriva l’ennesimo attacco alla legge 104 per i dipendenti pubblici

Non passa giorno che questa legge nata per tutelare i diritti delle persone con disabilità non finisca sotto attacco.

Nonostante l’applicazione della Legge 104 sia già sottoposta a numerosi controlli e certificazioni dei requisiti necessari, la manovra di bilancio introduce un’ulteriore stretta con la scusa di prevenire gli abusi ma che, in realtà, nasconde disprezzo sia per i diritti elementari delle persone che per i dipendenti pubblici che, dopo essere stati tacciati per anni di “fannullonismo”, ora si trasformano in “abusatori seriali” di permessi per assistenza.

Dal primo gennaio 2026 i datori di lavoro pubblici potranno, infatti, richiedere all’INPS di verificare la permanenza dei requisiti sanitari per usufruire di permessi della Legge e, non bastasse, la PA deve mensilmente fornire all’INPS informazioni dettagliate sulla causa, ovvero sul nome della persona, per la quale si usufruisce dei congedi parentali e dei congedi straordinari.

A questi ulteriori, quanto inutili, controlli non provvederanno solo le strutture dell’INPS e della sanità pubblica, come già avviene oggi, ma si farà ricorso, addirittura, alla sanità militare!

Chiunque abbia avuto la sfortuna di dover far ricorso alla Legge 104, per sé o per i propri familiari, sa benissimo che l’INPS, in seguito all’autorizzazione dei benefici, ha il potere di renderli definitivi o revisionabili e, in tal caso, provvedere in automatico a scadenzare i controlli.

È evidente quindi che più che prevenire abusi si è voluto fornire ai dirigenti pubblici un’arma di controllo e di disciplinamento dell’organizzazione del lavoro sempre più difficile in una PA, dall’elevata età media, che ha visto una manciata di assunzioni a fronte di quelle necessarie. Quella stessa dirigenza pubblica che in parte già oggi discrimina i possessori di 104 attraverso lo strumento della valutazione e delle pagelline oppure, come avviene al DAP, dove vengono escluse dai benefici le coppie di unioni civili, nonostante una legge del 2016 e vari pronunciamenti della Corte Costituzionale.

In un Paese che continua a tagliare, depotenziare, privatizzare i servizi pubblici, - dalla sanità ai nidi, dalla riabilitazione alle prestazioni sociali e ai fondi per la disabilità – rendendoli sempre più inaccessibili alle persone che non possono permettersi costi economici esorbitanti, l’ulteriore attacco al diritto di assentarsi, 3 giorni al mese, per assistere un familiare disabile non è solo cinico ma è anche l’ennesimo attacco alle donne, dopo quello alle pensioni, che sono quelle che della cura – di bambini, anziani, disabili - si fanno ancora maggiormente carico.

E sotto questo aspetto il governo non colpisce a caso ma mira ad una popolazione che nel pubblico impiego garantisce circa il 60% delle presenze, con punte dell’80% nella scuola e nella sanità.

Ora appare più chiara l’ostinazione con la quale la prima premier donna della storia repubblicana ci tenga così tanto ad appellarsi al maschile, visto che essere donne lavoratrici al tempo del suo governo è una sciagura!

Il 28 novembre USB ha proclamato uno sciopero generale e il 29 novembre saremo ancora in piazza contro una manovra di bilancio tutta indirizzata al riarmo a discapito della spesa sociale e del welfare.

05/11/2025

USB in audizione sulla legge di bilancio: dalla manovra più armi e meno risorse servizi e salari. Unica risposta lo sciopero generale

Oggi si sono tenute le audizioni delle Organizzazioni Sindacali presso le commissioni bilancio di Camera e Senato relativamente alla Legge di Bilancio.

USB ha ribadito il proprio giudizio negativo sia sull’impianto complessivo che per quanto riguarda le misure previste, in particolare in tema di salari.

La manovra del Governo Meloni affronta in maniera inadeguata la questione salariale, particolarmente grave nel nostro Paese, simbolo delle sempre più crescenti disuguaglianze. Gli interventi di defiscalizzazione su alcune parti del salario sono sbagliate sia nel settore privato, dove si scarica sulla fiscalità generale un onere datoriale, peraltro senza compensarlo con adeguati interventi fiscali su rendita e patrimonio; sia in quello pubblico dove non si capisce perché, considerato che lo Stato è il datore di lavoro, non si possano stanziare direttamente maggiori risorse per i contratti, invece di usare anche qui la defiscalizzazione.

In ogni caso le misure previste non incideranno sul potere d’acquisto dei salari.

Gli investimenti sulla spesa sociale non riescono a mantenere neanche il livello di spesa dell’anno precedente, come per la sanità, e non si avvicinano neanche lontanamente a ciò che servirebbe all’istruzione, mentre segnano addirittura una riduzione per alcuni enti di ricerca.

Non è prevista nessuna misura di contrasto alla precarietà crescente, fatta di contratti a termine, part-time involontario e abuso del sistema degli appalti. Nel settore pubblico il Governo si prepara a mandare a casa il 30 giugno prossimo metà dei 12mila precari del PNRR Giustizia; stessa sorte è destinata a 5mila precari della Ricerca, anch’essi in parte reclutati con il PNRR. Il precariato a vita è invece la sorte a cui sembrano destinati i 300mila precari della Scuola.

Rispetto all’ennesimo intervento sul fisco, si continua a procedere verso un appiattimento del prelievo fiscale e l’abbandono di quella progressività che rappresentava, un tempo, uno dei fattori di redistribuzione delle risorse e di riequilibrio delle disuguaglianze sociali.

Manca tutto ciò che servirebbe, da una seria politica industriale al rilancio dei servizi pubblici, passando per un intervento strutturale sui salari che fissi un salario minimo di 2000 euro, con conseguente riparametrazione, e agganci i salari al costo della vita, misurato non più dall’IPCA, indice assolutamente inadeguato. Quelle organizzazioni sindacali che plaudono agli interventi del Governo sono le stesse che firmano contratti a perdere nel Pubblico come nel Privato e che da tempo sono diventate parte del problema.

In realtà l’obiettivo della manovra non è quello di intervenire sulle sempre più drammatiche disuguaglianze che colpiscono la popolazione, ma di tenere basso il deficit pubblico in modo da poter avere via libera nello stanziare tutte le risorse possibili per il riarmo, senza dover sottostare ai vincoli europei.

Più armi e meno redistribuzione è la cifra politica complessiva della manovra contro la quale USB conferma lo sciopero generale del 28 novembre e la manifestazione nazionale del 29 novembre.

Indirizzo

Https://sanita. Usb. It/
Rome

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