06/01/2026
Dallo scandalo del metanolo in poi, nel 1986, il mondo del vino ha iniziato una crescita virtuosa in termini di qualità, quantità e immagine che solo ora mostra dei segni di rallentamento, probabilmente fisiologici. Al di là di misure pratiche e immediate per fronteggiare la situazione, tutti i principali operatori e opinion leader del settore concordano su una cosa: la soluzione è la crescita in valore
Alessio Planeta, dell’omonima cantina siciliana, ha detto provocatoriamente: «Bisogna smettere di misurare il vino in litri e iniziare a farlo in euro»
Ma come si costruisce e come si mantiene il valore di un vino favorendo ricadute virtuose sul prezzo delle bottiglie e sul territorio che lo ospita?
Secondo il primo «Altagamma-Bain Fine Wines and Restaurants Market Monitor», presentato all’ultimo Vinitaly, i «fine wines» continuano a giocare un ruolo chiave nel lusso mondiale, con un valore stimato di 30 miliardi di euro nel 2024
Ma dietro questi numeri, c’è un mercato che sta profondamente cambiando. Ce lo spiega il presidente di Altagamma Matteo Lunelli: «Il mercato del vino negli ultimi anni sta vivendo un rallentamento in termini di volume. Secondo l’OIV, dai 263 milioni di ettolitri nel 2000 siamo scesi a 220 milioni nel 2024
A questo si aggiunga il calo dei consumi pro-capite, soprattutto nei mercati più maturi come l’Italia, dove dai 55 litri nel 2000 siamo scesi intorno ai 30 litri pro capite». Eppure, dietro i numeri, si intravede un ben preciso cambio di paradigma: mentre i consumi globali calano, il segmento alto di gamma cresce costantemente
I vini pregiati si confermano un pilastro dell’alto di gamma a livello mondiale», spiega Lunelli. «Il comparto è passato negli ultimi 15 anni da 18 a 30 miliardi di euro di valore e, nonostante un lieve calo nel 2024, si stima aumenterà del 4-6% annuo fino al 2030». Dietro a questa evoluzione c’è una filosofia chiara: si beve meno, ma meglio
«Da un consumo quotidiano siamo passati a un consumo edonistico. Le persone sceglieranno di bere quando ne vale la pena, quando un vino è in grado di gratificare e di regalare un’emozione speciale», sottolinea Lunelli. Per il vino è importante valorizzare la sua tradizione e unicità territoriale. Altrettanto decisiva da questo punto di vista è la sostenibilità, che deve diventare un investimento strategico, necessario per rispondere ai consumatori e preservare un territorio fragile com’è il Sud
Il tema della valorizzazione delle Denominazione di pregio trova eco nelle parole di Daniele Parri, direttore del Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC e Bolgheri Sassicaia DOC. «Bolgheri è un nome che evoca eccellenza e unicità – spiega - La forza della Denominazione, infatti, non risiede solo nella qualità dei singoli produttori, ma nello sforzo collettivo che negli ultimi trent’anni ha costruito una reputazione solida a livello internazionale». «Il prezzo di una bottiglia – ricorda Parri – è molto più che un valore economico: è la sintesi di un lungo lavoro sul territorio, sulla qualità e sulla comunicazione. Difenderlo significa non solo mantenere standard tecnici e produttivi altissimi, ma anche curare il racconto del vino, in equilibrio tra tradizione e linguaggio contemporaneo»
La strada però non è priva di ostacoli. Cambiamento climatico, dazi e nuovi stili di consumo impongono una riflessione profonda. «Il settore si trova in una convergenza di fattori negativi come mai prima in passato. Ma proprio questa complessità può trasformarsi in opportunità – conclude Parri - la parte più affascinante del mondo del vino è la molteplicità dei fattori che lo influenzano e che dobbiamo saper raccontare al pubblico di oggi»
Il mercato del vino ha un valore di otto miliardi di euro per l’export e di 3,1 miliardi nel 2025 per il mercato interno. In Campania sviluppa 103 milioni di euro di fatturato per il mercato interno nel 2023 e circa 50 milioni di euro all’export, per lo più spinto dalle cantine Irpine. Il Veneto, da solo, nell’export vale circa tre miliardi di euro nel 2023. Un dato che fa capire quanto spazio potrebbe esserci ancora per i vini campani nella produzione mondiale se si potesse lavorare sulla crescita della qualità dei vitigni, delle etichette e della produzione
Proprio per far capire quanto è importante fare impresa valorizzando le ricchezze del nostro territorio e delle aree interne, Polity Design ha deciso di chiedere al cavaliere del lavoro Piero Mastroberardino, presidente di Mastroberardino Agricola, oltre che docente di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Foggia, di raccontarci come si crea una cantina di successo come Mastroberardino e come si fa impresa con i prodotti del territorio meridionale
Alla base della nostra scelta, oltre la storia centenaria di Mastroberardino e la presenza su tutti i mercati internazionali dell’etichetta, una decisione americana dello scorso dicembre. Il Taurasi Stilèma Riserva 2018 dell'azienda di Atripalda (Avellino) è stato incoronato miglior vino del pianeta dalla prestigiosa rivista americana «The Wine Enthusiast», che un paio di settimane fa aveva premiato come miglior bollicina al mondo il Trentodoc Riserva Lunelli 2015 che nella classifica della Top 100 Cellar Selection ha messo in fila alcune blasonate «maison» dello Champagne
Il duplice exploit con un'accoppiata straordinaria consacra così la leadership internazionale dell'enologia italiana nelle diverse tipologie. Al 4° posto il Sassicaia, al 90° il Pinot Nero Schweizer di Franz Haas. Mastroberardino batte dunque Sassicaia e Brunello
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Piero Mastroberardino
Viticultore alla decima generazione, Piero è professore Ordinario di Business Management nell’Università di Foggia, autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali sui temi del management
Da maggio 2015 è presidente dell’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi, che ha rilanciato, e dal 2025 cavaliere del lavoro come il padre Antonio. Matroberardino ha anche fatto rinascere e rilanciato la vigna romana di Pompei tutelata dall’Unesco