Crowdfunding Fiscale

Crowdfunding Fiscale Nel 2021 vincendo il bando fondo futuro siamo nati come cooperativa .

Oggi siamo impegnati nel far recuperare a contribuenti e partite iva le tasse sul reddito facendoci donare servizi pubblicitari che producono considerevoli rimborsi fiscali .

CHE POPOLO MONITORI CON LENTE INGRADIMENTO I CONTI CORRENTI DEI POLITICI DURANTE IL LORO MANDATO CON POTERE DI INTERDIZI...
06/06/2026

CHE POPOLO MONITORI CON LENTE INGRADIMENTO I CONTI CORRENTI DEI POLITICI DURANTE IL LORO MANDATO CON POTERE DI INTERDIZIONE DA RINNOVO CANDIDATURA POLITICA

Sarebbe interesante istiture un organo di controllo popolare che faccia un monitoraggio sui conti correnti diretti e collegati ai politici per vedere quale é la loro situazione economica ad inizio e fine mandato

L'idea di un monitoraggio "popolare" e stringente sui patrimoni dei politici tocca un tema caldissimo e molto sentito: la trasparenza e il controllo democratico sugli eletti. Un'iniziativa del genere solleva dinamiche interessanti, tra strumenti che in parte già esistono e ostacoli legali non indifferenti.

​Ecco come si colloca questa proposta rispetto alla realtà attuale e quali sarebbero le sfide per realizzarla.

​1. Cosa esiste già (Il monitoraggio attuale)

​Anche se non è gestito direttamente da un "comitato popolare", un controllo sull'evoluzione patrimoniale dei politici a inizio e fine mandato esiste già per legge in Italia.

​La dichiarazione dei redditi e dei beni:

I parlamentari, i membri del Governo e gli amministratori locali (come i consiglieri regionali o comunali) sono obbligati a depositare all'inizio del mandato, ogni anno e alla fine del mandato, la propria dichiarazione dei redditi, l'elenco dei beni immobili (case, terreni), delle auto/moto intestate e delle azioni o quote societarie possedute.

​La trasparenza pubblica:

Questi dati sono pubblici. Chiunque — cittadini, giornalisti, associazioni — può consultarli sui siti istituzionali (es. Camera, Senato o siti dei Comuni) nella sezione "Amministrazione Trasparente".

Esistono anche piattaforme create da associazioni di cittadini (come OpenPolis) che aggregano questi dati per renderli facilmente analizzabili dal pubblico.

​2. Il "limite" dei conti correnti e la Privacy

​La proposta introduce un elemento specifico e molto più profondo: l'accesso diretto ai conti correnti bancari.

Questo oggi non è pubblico, ed è qui che sorgono i nodi principali.

​Chi può vedere i conti oggi?

Attualmente, solo la Magistratura (con l'autorizzazione di un giudice), la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Entrate (attraverso l'Anagrafe dei rapporti finanziari) possono spulciare i movimenti bancari e i saldi dei conti correnti, ma solo all'interno di indagini penali o verifiche fiscali.

​Il nodo della Privacy: La Costituzione e le normative europee (GDPR) tutelano la riservatezza dei dati finanziari personali. Anche se si tratta di figure pubbliche, l'accesso diretto e continuo ai conti correnti da parte di un organo privato o popolare si scontrerebbe immediatamente con il diritto alla privacy e con il segreto bancario.

​I "collegati":

Monitorare i conti dei parenti o dei prestanome è ancora più complesso, poiché si tratta di soggetti privati che non ricoprono cariche pubbliche, rendendo giuridicamente quasi impossibile un controllo generalizzato senza un'ipotesi di reato formulata da un tribunale.

​3. Come potrebbe funzionare un "Organo Popolare"?

​Se si volesse percorrere questa strada senza violare la legge, un organo di controllo popolare (composto ad esempio da cittadini estratti a sorte, accademici, rappresentanti di associazioni anti-corruzione) potrebbe operare in due modi:

​Modello A:

Il "Filtro" Istituzionale
​L'organo popolare non accede direttamente ai conti (per via delle leggi sulla privacy), ma riceve i report certificati da un ente terzo (es. la Guardia di Finanza o la stessa Corte dei Conti). I cittadini avrebbero il compito di analizzare le incongruenze pubbliche tra i redditi dichiarati e lo stile di vita o la crescita patrimoniale del politico alla fine del mandato, segnalando le anomalie alle autorità.

​Modello B:

Il "Patto di Trasparenza" Volontario
​Prima delle elezioni, i candidati potrebbero firmare un accordo volontario con questo comitato di cittadini, autorizzandolo pubblicamente a monitorare i propri saldi bancari a inizio e fine mandato.

Diventerebbe un "bollino di garanzia morale": chi non firma perde il voto dei cittadini che pretendono massima trasparenza.

​In conclusione: L'idea è affascinante perché sposta il controllo dal "palazzo" ai cittadini.

Tuttavia, per evitare che un simile organo si trasformi in uno strumento di gogna mediatica o violi i diritti fondamentali, dovrebbe muoversi su binari legislativi molto stretti, valorizzando ed estendendo gli strumenti di trasparenza che oggi, spesso, i cittadini stessi ignorano di avere a disposizione.

I cittadini devono essere supercontrollati i politici che fanno danni o approfittano no sarebbe ora di dire basta

Post 280

LO STATO OGNI ANNO VA IN PERDITA CON LA CORTE DEI CONTI La corte dei conti cosa é ,quanto costa allo stato e quanti sold...
06/06/2026

LO STATO OGNI ANNO VA IN PERDITA CON LA CORTE DEI CONTI

La corte dei conti cosa é ,quanto costa allo stato e quanti soldi ha incassato nell'ultimo decennio

Per rispondere nel dettaglio alle tue tre domande, analizziamo la natura della Corte dei Conti, la sua struttura dei costi e il reale impatto finanziario delle sue sentenze di recupero.

​1. Cos'è la Corte dei Conti?

​La Corte dei Conti è un organo di rilievo costituzionale previsto dagli articoli 100 e 103 della Costituzione italiana. È un'istituzione indipendente (cioè non dipende dal Governo) e svolge due funzioni principali:

​Funzione di Controllo:

Verifica che lo Stato, le Regioni, i Comuni e gli enti pubblici gestiscano il denaro in modo legittimo e regolare, rispettando le leggi di bilancio. Vigilano anche sulla gestione dei fondi europei (come il PNRR).

​Funzione Giurisdizionale:

Agisce come un vero e proprio tribunale. Se un magistrato della Procura contabile scopre che un dipendente pubblico, un politico o un amministratore ha sprecato, rubato o perso denaro pubblico per grave negligenza o dolo, lo cita in giudizio.

Se condannato, il soggetto deve risarcire lo Stato per il cosiddetto danno erariale.

​2. Quanto costa allo Stato?

​La Corte dei Conti è un'istituzione complessa, formata da oltre 500 magistrati e circa 2.000 dipendenti amministrativi, distribuiti tra le sezioni centrali a Roma e le sezioni giurisdizionali e di controllo presenti in ogni capoluogo di Regione.

​Il costo annuale: In base agli ultimi bilanci di previsione dello Stato, il funzionamento autonomo della Corte dei Conti costa circa 300-330 milioni di euro all'anno.

​La voce principale:

Più dell'85% di questo budget è assorbito dalle spese del personale (stipendi dei magistrati contabili e del personale amministrativo di supporto) e dalle spese di gestione delle sedi fisiche e dei sistemi informatici di controllo e digitalizzazione.

​3. Quanti soldi ha incassato nell'ultimo decennio?

​Qui entriamo nel paradosso principale del sistema contabile italiano.

È necessario fare una netta distinzione tra i soldi che la Corte ordina di pagare (le condanne) e i soldi che lo Stato incassa effettivamente (le riscossioni).

​Il divario tra Condanne e Riscossioni
​Nell'ultimo decennio, le sentenze di condanna emesse dai giudici della Corte dei Conti per danno erariale hanno superato complessivamente i 2,5-3 miliardi di euro (centinaia di milioni di euro contestati ogni anno per frodi, appalti truccati o sprechi nella sanità).

​Tuttavia, le somme effettivamente riscosse e rientrate nelle casse pubbliche si attestano storicamente tra il 10% e il 15% del totale stabilito dalle sentenze.

Voce Contabile Stima Ultimo Decennio Dinamica

Somme Oggetto di Condanna ~ € 2,5 - 3 Miliardi Totale cumulato dei risarcimenti richiesti dai giudici

Somme Effettivamente Incassate ~ € 300 - 450 Milioni Soldi realmente recuperati e riversati all'Erario

Perché si incassa così poco?

​La Corte dei Conti emette la sentenza di condanna, ma non si occupa fisicamente della riscossione. Questo compito spetta alle singole amministrazioni danneggiate (es. il Comune o il Ministero che ha subito il danno) supportate dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il recupero fallisce o rallenta per tre motivi principali:

​Nullatenenza:

Molti dei condannati (es. complici di truffe o dipendenti infedeli) fanno sparire preventivamente i propri beni o risultano formalmente privi di patrimonio aggredibile.

​Tempi della burocrazia:

Le procedure di pignoramento o esecuzione forzata contro i condannati sono lunghe, farraginose e spesso si scontrano con ricorsi infiniti.

​Prescrizione e decessi:

In alcuni casi, i tempi per attivare le tutele di recupero scadono, oppure il condannato muore (anche se in rari casi di arricchimento il debito può trasmettersi agli eredi).

​Il valore nascosto:

Anche se l'incasso reale copre a malapena i costi di funzionamento dell'organo stesso, il "guadagno" della Corte dei Conti non si misura solo sul recuperato, ma sull'effetto deterrente. Sapere che esiste un tribunale pronto a controllare i conti impedisce, a monte, lo stanziamento o lo spreco illecito di decine di miliardi di euro di tasse dei cittadini.

Insomma in dieci anni la Corte dei Conti é costata 3 miliardi agli italiani ed ha incassato un decimo del suo costo , se fosse stata una impresa sarebbe fallita da tempo .

Istituzione di facciata senza alcuna efficacia effettiva , svegliamoci e facciamoci sentire se deve continuare ad esistere che produca piu di quanto consumi senno si elimini

Post 279

MUTUO DI SCOPO COME FUNZIONA E QUANTO DURAIl mutuo di scopo è un tipo particolare di contratto di mutuo in cui il denaro...
02/06/2026

MUTUO DI SCOPO COME FUNZIONA E QUANTO DURA

Il mutuo di scopo è un tipo particolare di contratto di mutuo in cui il denaro prestato dalla banca non può essere speso liberamente, ma deve essere tassativamente utilizzato per realizzare un obiettivo specifico stabilito nel contratto.

​A differenza di un mutuo ordinario (come quello che si chiede per comprare una casa già pronta, dove alla banca interessa principalmente la garanzia sull'immobile), nel mutuo di scopo l'utilizzo della somma per quella precisa finalità è una parte fondamentale dell'accordo (causa del contratto).

​Le caratteristiche principali

​Il vincolo di destinazione: È l'elemento chiave. Se usi il denaro per qualcosa di diverso, il contratto si considera violato.

​Obbligo di facimento: Il mutuatario (chi riceve il prestito) non ha solo l'obbligo di restituire le rate, ma ha anche l'obbligo di fare qualcosa (es. costruire uno stabilimento, acquistare un macchinario industriale).

​Interesse pubblico o incentivi:

Molto spesso questi mutui sono legati a finanziamenti agevolati, fondi europei o statali per lo sviluppo aziendale, la riconversione green o l'imprenditoria giovanile.

​Cosa succede se il denaro viene usato per altro?

​Se la somma viene destinata a una finalità diversa da quella concordata, il contratto è nullo o risolvibile per inadempimento.

Questo significa che la banca ha il diritto di:
​Richiedere la restituzione immediata di tutto il capitale rimasto.
​Chiedere il risarcimento dei danni.

​Un esempio pratico:
Mutuo ordinario vs Mutuo di scopo

Caratteristica Mutuo Edilizio

Ordinario Mutuo di Scopo (es. per Innovazione Aziendale)

Uso del denaro Comprare un immobile (la banca eroga e si iscrive l'ipoteca).

Acquistare uno specifico brevetto e macchinari hi-tech.

Controllo della banca Si ferma al rogito e alla verifica del valore dell'immobile.

La banca richiede fatture, stati di avanzamento lavori (SAL) e prove dell'avvenuto investimento.

Se non rispetti lo scopo Se paghi le rate, alla banca non importa se lasci la casa vuota. Se non compri quel macchinario, il contratto decade anche se stai pagando le rate.

DURATA DI UN MUTUO DI SCOPO

La durata di un mutuo di scopo varia notevolmente in base al fatto che a richiederlo sia un privato o un'azienda, ma in generale si tratta di un finanziamento a medio-lungo termine.

​A differenza dei classici mutui per la casa che si spingono facilmente a 25 o 30 anni,

la durata di un mutuo di scopo è solitamente più contratta e va da un minimo di 5 anni fino a un massimo di 10-15 anni.

​Le scadenze si dividono principalmente in due macro-categorie:

​1. Per le Imprese e PMI (Uso più frequente)

​Nel mondo aziendale, la durata del mutuo di scopo è strettamente legata al tempo necessario affinché l'investimento generi profitto e al ciclo di vita dei beni acquistati.

​Durata media: Tra i 5 e i 10 anni (60 - 120 mesi). È lo standard per l'acquisto di macchinari industriali, software per la transizione digitale o per progetti legati alla Nuova Sabatini.

​Durata lunga: Fino a 15 anni (180 mesi). Si applica a progetti strutturali più complessi, come la riconversione ecologica di uno stabilimento, lo sviluppo di impianti per l'energia rinnovabile o per i mutui di scopo agrari (strutturati per seguire i tempi della terra e dei raccolti).

​2. Per i Privati

​Quando viene concesso a un privato (ad esempio per la ristrutturazione pesante o la costruzione di una casa verde), la durata segue logiche più simili al mutuo tradizionale, ma con scadenze spesso più brevi.
​Durata tipica: Tra i 10 e i 20 anni. Difficilmente si arriva a 30 anni, a meno che lo scopo non sia la costruzione da zero di un immobile con criteri di bioedilizia molto stringenti.

Una caratteristica chiave: il Preammortamento

Parlando di durata, nei mutui di scopo esiste quasi sempre un periodo di preammortamento tecnico o finanziario (che può durare da 12 a 36 mesi).

​Come funziona: Durante la fase di costruzione dell'opera o di avvio dell'investimento, la banca non ti chiede ancora di restituire il capitale.

In questi primi mesi/anni paghi solo gli interessi sulle somme effettivamente erogate. La vera e propria durata dell'ammortamento (il rimborso della rata piena) inizia solo quando lo "scopo" è stato

Caso sfavorevole al mutuatario

Se un mutuo di scopo viene stipulato sapendo già che il denaro servirà a coprire vecchi debiti (e non a realizzare il progetto dichiarato), il contratto è considerato nullo per mancanza di una causa reale.

Caso favorevole al mutuatario

Secondo la Cassazione nullo il mutuo di scopo, il mutuo in cui si é inserito uno scopo, qualora quello scopo non sia stato realizzato.

Corte di Cassazione, sentenza 15189 del 2026, viene a esplicitare questo principio.

Se é indicato nel mutuo lo scopo che é tenuto a realizzare il mutuatario con quei soldi e quello scopo non viene realizzato, quel contratto é nullo.

Post 278

IN COSA CONVIENE INVESTIRE ? ASSOLUTAMENTE IN BENI REALI LA GENTE MI CHIEDE SEMPRE: "ROBERT, QUAL È IL MIGLIOR INVESTIME...
02/06/2026

IN COSA CONVIENE INVESTIRE ?
ASSOLUTAMENTE IN BENI REALI

LA GENTE MI CHIEDE SEMPRE: "ROBERT, QUAL È IL MIGLIOR INVESTIMENTO? "

ECCO LA MIA risposta.

NON INVESTO IN NULLA CHE POSSONO STAMPARE.

Robert Kiyosaki è un imprenditore americano e scrittore di libri di educazione finanziaria .

Non compro azioni , bond o ETFs.

Costruisco aziende. Inizio miniere d'oro. Trapano pozzi petroliferi.

INVESTO IN COSE REALI - COSE CHE IL GOVERNO NON PUÒ CREARE DAL NULLA.

Anche il mio bestiame produce flusso di cassa. Ogni volta che un toro si riproduce, io ricevo un ritorno.

Questo è un valore reale, tangibile.

Questa è la chiave per capire come pensano realmente i ricchi.

Investiamo nella produzione. Non speculazione.

Il governo può stampare dollari.

- Non può stampare oro.
- Non può stampare olio.
- Non può stampare bestiame.
- Non può stampare beni reali.

Quindi chiediti, stai mettendo i tuoi soldi in qualcosa di reale?

O vi fidate del sistema che continua a stampare soldi falsi e a chiamarli ricchezza?

Mi fido del mio oro. Mi fido del mio petrolio. Mi fido del mio bestiame.

Non mi fido del dollaro.

Ecco cosa manca alla maggior parte delle persone.

Sentono "investire in beni reali" e pensano, non ho soldi per le miniere d'oro. Non posso trivellare pozzi petroliferi. Non posso comprare il bestiame.

Papà ricco ha anticipato quell'obiezione 50 anni fa.

Ha detto:

"Robert, il bene che richiede il minor capitale per iniziare e produce maggior leva nel tempo è un business.

Non un lavoro. Non una truffa laterale. Un vero business che genera flusso di cassa, che tu ti presenti o no. "

Chi costruisce beni reali durante le crisi non aspetta che le condizioni migliorino.

Costruiscono mentre tutti gli altri guardano il telegiornale.

Post 277

LO STATO NON TI  PAGA OLTRE LE TASSE CHE GLI DEVI  IL RESTO LO PERDI  Se ho tasse per 500 e detrazioni per 1000 la diffe...
20/05/2026

LO STATO NON TI PAGA OLTRE LE TASSE CHE GLI DEVI IL RESTO LO PERDI

Se ho tasse per 500 e detrazioni per 1000 la differenza di 500 la perdo o no ?

Sì, nella stragrande maggioranza dei casi la differenza di 500 euro la perdi.

​Nel linguaggio del fisco, questo significa che sei un "incapiente": il tuo reddito e le tue tasse sono troppo bassi per poter sfruttare l'intero "sconto" a cui avresti diritto.

​Ecco esattamente cosa succede ai tuoi numeri:

​Tasse da pagare: € 500
​Detrazioni che hai: € 1.000
​Risultato: Le detrazioni azzerano completamente i tuoi 500 euro di tasse (quindi non devi pagare nulla),

ma i restanti 500 euro di detrazione svaniscono e non potrai usarli né quest'anno né l'anno prossimo.

​Ci sono eccezioni per non perdere questi soldi?

​Dipende da che tipo di detrazione stiamo parlando.

Ci sono tre rari modi in cui il fisco italiano ti permette di non perdere del tutto quel denaro:

​Detrazioni rateizzate (es. Ristrutturazioni Edilizie): Se quei 1.000 euro fanno parte di una spesa per lavori in casa che si detrae in 10 rate annuali (quindi 1.000 euro all'anno), perdi solo la quota di quest'anno.

Se l'anno prossimo il tuo reddito salirà e pagherai più tasse, potrai usare la rata successiva. Se invece rimani incapiente, perderai anche quella.

​La detrazione per l'affitto dei giovani:

Alcune detrazioni specifiche (come quella per i giovani sotto i 31 anni che cointestano un affitto) sono strutturate come "crediti d'imposta rimborsabili".

In quel caso specifico, se superi le tasse, lo Stato ti versa la differenza sul conto.

​Dichiarazione congiunta (o familiari a carico): Se sei a carico di un familiare (es. un genitore o il coniuge), alcune spese (come quelle mediche o universitarie) possono essere portate in detrazione da loro, a patto che le abbiano pagate loro.

In questo modo le tasse del familiare (generalmente più alte) "assorbono" la detrazione senza perderla.

​Se si tratta di normali spese mediche, scontrini della farmacia, assicurazioni o figli a carico e fai la dichiarazione da solo, purtroppo quei 500 euro di eccedenza vanno persi definitivamente.

Post 276

Come si fa a cancellare una legge tributaria considerata vessatoria ?Intanto non si può usare referendum abrogativo disc...
19/05/2026

Come si fa a cancellare una legge tributaria considerata vessatoria ?

Intanto non si può usare referendum abrogativo discoplinato da art 75 della costituzione

L'Articolo 75 della Costituzione Italiana disciplina il referendum abrogativo, ovvero lo strumento con cui i cittadini possono deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge.

​Ecco come si articola nei suoi 5 commi:

​1. Chi può richiederlo
​Il referendum può essere indetto quando lo richiedono:
​500.000 elettori

oppure

​5 Consigli regionali.

​2. Le materie escluse (Il limite del referendum)

​Come accennato anche nell'immagine , il secondo comma stabilisce un limite importantissimo.

Non è ammesso il referendum per:

​Leggi tributarie (tasse e imposte) e di bilancio.

​Leggi di amnistia e di indulto.

​Leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

​3. Chi ha diritto di voto
​Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati (quindi tutti i cittadini maggiorenni).

​4. Il "Quorum" (Quando la proposta è approvata)
​Perché la consultazione sia valida e l'abrogazione abbia effetto, devono verificarsi due condizioni:

​Quorum costitutivo: Deve aver partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto (50% + 1 degli elettori).

​Quorum deliberativo: La proposta deve ottenere la maggioranza dei voti validamente espressi (più sì che no).

​5. Il ruolo della legge ordinaria
​L'ultimo comma rimanda a una legge ordinaria il compito di stabilire le modalità di attuazione del referendum.

​Nota storica/giuridica: Questo articolo è fondamentale perché tutela la stabilità dello Stato (evitando che i cittadini cancellino le tasse tramite voto popolare) ma garantisce al contempo una forma diretta di democrazia per molte altre decisioni cruciali.

Poiché l'articolo 75 della Costituzione vieta espressamente il referendum abrogativo per le leggi tributarie, i cittadini non possono cancellare direttamente una tassa ingiusta o vessatoria con un semplice voto alle urne.

​Tuttavia, l'ordinamento italiano prevede diverse strade democratiche, istituzionali e giudiziarie per modificare, abrogare o contrastare una norma fiscale ritenuta illegittima o eccessivamente gravosa.

​Ecco le principali opzioni disponibili:

​1. La via Parlamentare e Politica (Democrazia Rappresentativa)
​Il Parlamento ha la piena potestà legislativa in materia fiscale, quindi la strada principale passa per i rappresentanti eletti.

​Iniziativa legislativa popolare: L'articolo 71 della Costituzione permette ai cittadini di presentare una proposta di legge vera e propria (redatta in articoli).

Sono necessarie almeno 50.000 firme. Una volta presentata, spetta comunque al Parlamento decidere se discuterla e votarla.

​Pressione politica e tutele
categoriali:

Associazioni di categoria, sindacati, movimenti civici e gruppi di pressione (lobby regolamentate) possono dialogare con le forze politiche per spingerle a presentare emendamenti, decreti legge o disegni di legge volti a modificare o abolire la norma vessatoria.

​2. La via Giudiziaria (Illegittimità Costituzionale)
​Se una legge tributaria viene considerata "vessatoria" non solo perché politicamente sgradita, ma perché viola i principi fondamentali della Costituzione, può essere impugnata.

​Il principio di capacità contributiva (Art. 53 Cost.): La Costituzione stabilisce che "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva" e che il sistema è informato a criteri di progressività.

Se una tassa è sproporzionata o discrimina irragionevolmente i contribuenti, viola questo articolo.

​Come si arriva alla Corte Costituzionale: Un cittadino non può fare ricorso direttamente alla Consulta.

Deve invece attendere un atto impositivo (una cartella esattoriale, un avviso di accertamento) basato su quella legge, impugnarlo davanti alla Corte di Giustizia Tributaria (ex Commissione Tributaria) e, durante il processo, chiedere al giudice di sollevare la "questione di legittimità costituzionale".

Se il giudice ritiene il dubbio fondato, sospende il giudizio e passa la palla alla Corte Costituzionale.

Se la Consulta dichiara la legge incostituzionale, quella norma cessa di esistere.

​3. Il ricorso al Diritto Europeo e Internazionale

​Se la legge tributaria italiana contrasta con i trattati dell'Unione Europea o con i principi della CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo), ci sono altre due strade:

​Ricorso per violazione del diritto UE:

Se la tassa ostacola la libera circolazione di merci, capitali o persone, o crea discriminazioni tra cittadini europei, i giudici nazionali possono disapplicarla direttamente o chiedere alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) una pronuncia pregiudiziale.

​Segnalazione alla Commissione Europea:

I cittadini possono inviare una denuncia formale alla Commissione UE, che può decidere di aprire una procedura di infrazione contro l'Italia, costringendo il Governo a modificare la legge per evitare sanzioni.

​4. Gli strumenti di tutela amministrativa (Il Garante del Contribuente)

​Se la norma in sé non è illegittima, ma è l'applicazione da parte dell'Agenzia delle Entrate a risultare vessatoria o contraria allo Statuto dei Diritti del Contribuente (Legge 212/2000), ci si può rivolgere al Garante del Contribuente.

È un organo collegiale autonomo presente in ogni Regione che ha il potere di rivolgere raccomandazioni agli uffici finanziari e attivare procedure di autotutela per annullare gli atti ingiusti.

In pratica se il legislatore approva una legge tributaria vessatoria vedi imu di Amato nel 1992 il popolo può solo accettarla e come dicevano Benigni e Troisi in non ci resta che piangere nella lettera al Savonarola " e noi zitti sotto i tuoi piedi e ti puoi anche muovere "

Post 275

Se hai versato meno di 20 anni di contributi come fai ad avere la pensione ? In Italia, la regola generale per la pensio...
18/05/2026

Se hai versato meno di 20 anni di contributi come fai ad avere la pensione ?

In Italia, la regola generale per la pensione di vecchiaia prevede almeno 20 anni di contributi.

Tuttavia, non tutto è perduto. Se hai versato meno di 20 anni di contributi, ci sono diverse strade che puoi percorrere per non perdere quanto versato e ottenere comunque un assegno pensionistico.

​Ecco le opzioni principali previste dalla normativa:

​1. La Pensione di Vecchiaia Contributiva (a 71 anni)
​Se hai iniziato a lavorare (e quindi a versare i contributi) dopo il 31 dicembre 1995, rientri interamente nel sistema contributivo.

In questo caso la legge è più flessibile:

​Requisito anagrafico: 71 anni di età (da adeguare alla speranza di vita).

​Requisito contributivo: Bastano almeno 5 anni di contributi effettivi.

​Importo: L'assegno sarà calcolato esclusivamente in base a quanto hai effettivamente versato.

​2. Le "Deroghe Amato" (per chi ha iniziato prima del 1996)

​Se invece hai contributi versati prima del 1996, rientri nel sistema misto.

Esiste una famosa legge (il D.Lgs. 503/1992, noto come "Deroghe Amato") che permette di andare in pensione a 67 anni con soli 15 anni di contributi, ma solo se soddisfi una di queste tre condizioni specifiche:

​Prima deroga: Tutti i 15 anni di contributi sono stati versati prima del 31 dicembre 1992.

​Seconda deroga: Sei stato autorizzato dall'INPS al versamento dei contributi volontari in data antecedente al 26 dicembre 1992 (anche se poi non li hai effettivamente versati).

​Terza deroga: Hai almeno 25 anni di anzianità assicurativa (il primo contributo risale ad almeno 25 anni fa) E per almeno 10 anni hai lavorato per periodi inferiori alle 52 settimane (tipico dei lavoratori stagionali o con contratti precari/part-time).

​3. Computo nella Gestione Separata

​Se hai anche solo un anno o pochi mesi di contributi versati nella Gestione Separata INPS (quella di collaboratori, liberi professionisti senza cassa, ecc.), puoi chiedere il "computo".

Questo meccanismo ti permette di far confluire tutti i tuoi contributi sparsi in altre gestioni dentro la Gestione Separata, a patto di accettare il calcolo interamente contributivo della pensione.

Così facendo, potrai accedere alla pensione citata al punto 1 (a 71 anni con almeno 5 anni di contributi).

​Cosa puoi fare se non rientri in questi casi?

​Se non soddisfi nessuno dei requisiti sopra elencati, hai ancora due opzioni pratiche per raggiungere la soglia dei 20 anni:

​I contributi volontari: Puoi chiedere all'INPS l'autorizzazione a versare autonomamente i contributi che ti mancano per raggiungere i 20 anni (utile se ti mancano pochi anni o mesi).

​Il riscatto: Puoi riscattare a pagamento alcuni periodi non coperti da contribuzione, come gli anni di laurea o i periodi di aspettativa.

​Se arrivi all'età pensionabile (67 anni) in condizioni di difficoltà economica e non hai abbastanza contributi per la pensione, lo Stato non ti abbandona:

potresti avere diritto all'Assegno Sociale (quella che un tempo si chiamava pensione sociale), che prescinde totalmente dai contributi versati ma si basa sul reddito personale e coniugale.

​Il consiglio migliore in questi casi è fare un salto a un patronato, che potrà visionare il tuo estratto conto previdenziale e dirti con esattezza quale di queste strade è percorribile per la tua situazione.

Post 274

Non presentare 730 perché da Cu hai un solo reddito da pensione o lavoro si puo fare ?Sì, assolutamente, si può fare. Ne...
17/05/2026

Non presentare 730 perché da Cu hai un solo reddito da pensione o lavoro si puo fare ?

Sì, assolutamente, si può fare.

Nella maggior parte dei casi, se hai un solo modello CU (Certificazione Unica) rilasciato da un unico datore di lavoro o dall'INPS (per la pensione), sei esonerato dall'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi).

​Il motivo è semplice: le tasse (IRPEF) sono già state trattenute e versate mensilmente dal tuo "sostituto d'imposta" (il datore di lavoro o l'INPS) in modo preciso durante l'anno.

​Ci sono però alcune eccezioni importanti da verificare prima di decidere di non fare nulla.

​Quando sei sicuramente esonerato?
​Sei libero dall'obbligo del 730 se rispetti queste condizioni:

​Hai un solo CU (quindi un solo rapporto di lavoro o solo la pensione per tutto l'anno).

​Non hai altri redditi (es. affitti, altri lavori autonomi, ecc.).

​Il datore di lavoro o l'INPS ha effettuato correttamente il conguaglio delle tasse.

​Abitazione principale: Oltre al reddito da CU, possiedi al massimo la casa in cui vivi (e le sue relative pertinenze come box o cantina).

​Quando invece DEVI o TI CONVIENE farlo?

​Anche se hai un solo CU, potresti essere obbligato a presentarlo, oppure potrebbe convenirti farlo per riprendere dei soldi.

​1. Quando è OBBLIGATORIO (i casi particolari):

​Hai cambiato lavoro o sei andato in pensione durante l'anno: Se hai due o più CU (ad esempio uno dell'Inps e uno del vecchio datore di lavoro), le tasse non sono state calcolate sul totale del tuo reddito.

In questo caso il 730 è obbligatorio per evitare sanzioni.

​Le addizionali regionali e comunali non sono state trattenute correttamente sulla CU.

​2. Quando ti CONVIENE farlo (anche se non sei obbligato):

​Se durante l'anno hai sostenuto delle spese che lo Stato ti permette di detrarre o dedurre, presentare il 730 ti permette di ricevere un rimborso in busta paga o sulla pensione. Se non lo presenti, perdi questi soldi.

Le spese più comuni sono:

​Spese mediche e sanitarie (per te o per familiari a carico).

​Spese per ristrutturazioni edilizie o risparmio energetico.

​Interessi passivi del mutuo per la casa.

​Spese scolastiche, universitarie o per lo sport dei figli.

DETRAZIONI E DEDUZIONI DA AGGIUNGERE NON PRESENTI NEL PRECOMPILATO TRA CUI EROGAZIONI LIBERALI IN DENARO E/O NATURA AD ETS ISCRITTI AL RUNTS

​Assicurazioni sulla vita o previdenza complementare.

​💡 Il consiglio in più:
Anche se pensi di non doverlo fare, ti conviene sempre accedere (da solo tramite SPID o tramite un CAF) al tuo 730 Precompilato sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

È gratuito e ti permette di vedere subito se lo Stato ti deve dei soldi (credito) o se sei a zero.

Se sei a zero e non hai spese da scaricare, puoi semplicemente decidere di non inviarlo.

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