10/06/2026
𝗣𝗔𝗧𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜: 𝗕𝗨𝗥𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗩𝗦 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔
La patente a crediti rappresenta probabilmente uno dei più clamorosi fallimenti politici e normativi del Ministero del Lavoro guidato dalla Ministra Calderone. Presentata come la riforma destinata a rivoluzionare la sicurezza nei cantieri e a ridurre gli infortuni sul lavoro, si sta rivelando, giorno dopo giorno, per ciò che realmente è: un gigantesco apparato burocratico e sanzionatorio che colpisce imprese, lavoratori autonomi, committenti, amministratori di condominio e professionisti senza essere ancora in grado di dimostrare alcun risultato concreto sul fronte della sicurezza.
La sicurezza nei cantieri non aumenta caricando documenti su una piattaforma informatica, non aumenta moltiplicando autocertificazioni, non aumenta scaricando responsabilità su soggetti estranei alla vigilanza e non aumenta introducendo nuove sanzioni amministrative. La sicurezza aumenta attraverso controlli nei cantieri, formazione delle maestranze, qualificazione professionale degli operatori, lotta al lavoro nero e repressione delle vere irregolarità che mettono quotidianamente a rischio la vita dei lavoratori. Eppure la patente a crediti non interviene su nessuno di questi aspetti. Interviene sulla carta.
Ancora più grave è la contraddizione che il Governo non è mai riuscito a spiegare agli italiani. Se la patente a crediti è davvero indispensabile per garantire la sicurezza, perché alcune imprese in possesso di attestazione SOA possono operare senza patente mentre migliaia di artigiani e piccole imprese sono obbligati a possederla? Se la patente è il presupposto della sicurezza, deve valere per tutti. Se invece alcuni operatori possono esserne esonerati, allora significa che non è la patente a garantire la sicurezza dei lavoratori. Questa disparità di trattamento apre questioni enormi sotto il profilo dell'articolo 3 della Costituzione e del principio di uguaglianza tra operatori economici che svolgono le medesime attività nei medesimi cantieri.
Ma il vero volto della riforma emerge osservando il sistema sanzionatorio. L'impresa che opera senza patente rischia una sanzione pari al 10% del valore dei lavori affidati, con un minimo di 6.000 euro. Tradotto nella realtà delle micro e piccole imprese italiane significa una cosa molto semplice: lo Stato può assorbire integralmente l'utile dell'appalto. Dopo aver pagato stipendi, contributi, fornitori, materiali, mezzi, assicurazioni, formazione e sicurezza, l'impresa si vede sottrarre il margine economico che avrebbe dovuto reinvestire nella propria attività. Non si colpisce un profitto illecito. Si colpisce il profitto stesso. Si impedisce all'impresa di crescere, investire, innovare e assumere. Si sottraggono risorse all'economia reale per trasferirle direttamente nelle casse pubbliche.
E mentre il Ministero del Lavoro incassa, vengono coinvolti nel sistema sanzionatorio anche committenti, amministratori di condominio e professionisti, trasformati di fatto in controllori chiamati a verificare adempimenti che dovrebbero restare nella sfera di competenza degli organi ispettivi dello Stato. È una scelta che scarica responsabilità pubbliche sui cittadini e sui professionisti, ampliando il numero dei soggetti esposti a sanzioni senza che questo produca alcun beneficio misurabile in termini di prevenzione.
Per CANDE questa normativa presenta profili che meritano un approfondimento parlamentare e istituzionale sotto il profilo costituzionale ed europeo. Il principio di uguaglianza, il principio di proporzionalità delle sanzioni, la libertà di iniziativa economica privata garantita dall'articolo 41 della Costituzione e gli stessi principi comunitari che impongono misure necessarie, adeguate e proporzionate rispetto agli obiettivi perseguiti impongono una riflessione seria e non più rinviabile.
La domanda che il Parlamento deve porsi non è quante patenti siano state rilasciate e nemmeno quante sanzioni siano state elevate. La domanda è molto più semplice e molto più scomoda: quanti infortuni sono stati realmente evitati grazie alla patente a crediti? Perché se l'unico risultato misurabile della riforma sarà l'aumento degli adempimenti, delle sanzioni e degli incassi per lo Stato, allora non ci troveremo di fronte ad una politica per la sicurezza ma all'ennesima operazione burocratica costruita sulle spalle delle PMI italiane.
CANDE porterà queste criticità all'attenzione dei Parlamentari della Repubblica e del Presidente della Repubblica affinché venga finalmente aperta una verifica seria sugli effetti reali di una riforma che, ad oggi, sembra produrre molte più entrate e molte più sanzioni di quanta sicurezza sia stata in grado di garantire.