Class Action Nazionale dell'Edilizia

Class Action Nazionale dell'Edilizia CANDE sostiene imprese, professionisti e lavoratori autonomi, promuovendo cultura d’impresa e valori etici per lo sviluppo economico e sociale

CANDE - Class Action Nazionale dell’Edilizia - è un’associazione impegnata nella promozione della cultura d’impresa, del lavoro autonomo e delle professioni, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo economico, sociale e culturale della libera iniziativa. Supportiamo imprese, professionisti e lavoratori autonomi, offrendo assistenza tecnica, legale, sindacale, amministrativa e finanziaria per affron

tare e risolvere le sfide quotidiane. Attraverso corsi di formazione, seminari, convegni e tirocini, CANDE contribuisce alla crescita professionale e culturale degli associati. Promuoviamo l’accesso a fondi agevolati e sviluppiamo iniziative innovative in collaborazione con enti pubblici e privati. Rappresentiamo gli interessi dei nostri associati presso enti pubblici e privati, monitoriamo normative rilevanti e proponiamo miglioramenti legislativi per favorire il settore imprenditoriale e professionale. Con uno spirito di mutua collaborazione e assistenza, CANDE si impegna a consolidare il valore etico e culturale dell’impresa e a costruire un ambiente economico favorevole allo sviluppo delle attività imprenditoriali, cooperativistiche e sociali. Grazie alla nostra rete di partner nazionali e internazionali, aspiriamo a diventare un interlocutore privilegiato per la Pubblica Amministrazione e un punto di riferimento per chi cerca supporto nel mondo dell’impresa.

𝗣𝗔𝗧𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜: 𝗕𝗨𝗥𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗩𝗦 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔La patente a crediti rappresenta probabilmente uno dei più clamorosi falliment...
10/06/2026

𝗣𝗔𝗧𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜: 𝗕𝗨𝗥𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗩𝗦 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔

La patente a crediti rappresenta probabilmente uno dei più clamorosi fallimenti politici e normativi del Ministero del Lavoro guidato dalla Ministra Calderone. Presentata come la riforma destinata a rivoluzionare la sicurezza nei cantieri e a ridurre gli infortuni sul lavoro, si sta rivelando, giorno dopo giorno, per ciò che realmente è: un gigantesco apparato burocratico e sanzionatorio che colpisce imprese, lavoratori autonomi, committenti, amministratori di condominio e professionisti senza essere ancora in grado di dimostrare alcun risultato concreto sul fronte della sicurezza.

La sicurezza nei cantieri non aumenta caricando documenti su una piattaforma informatica, non aumenta moltiplicando autocertificazioni, non aumenta scaricando responsabilità su soggetti estranei alla vigilanza e non aumenta introducendo nuove sanzioni amministrative. La sicurezza aumenta attraverso controlli nei cantieri, formazione delle maestranze, qualificazione professionale degli operatori, lotta al lavoro nero e repressione delle vere irregolarità che mettono quotidianamente a rischio la vita dei lavoratori. Eppure la patente a crediti non interviene su nessuno di questi aspetti. Interviene sulla carta.

Ancora più grave è la contraddizione che il Governo non è mai riuscito a spiegare agli italiani. Se la patente a crediti è davvero indispensabile per garantire la sicurezza, perché alcune imprese in possesso di attestazione SOA possono operare senza patente mentre migliaia di artigiani e piccole imprese sono obbligati a possederla? Se la patente è il presupposto della sicurezza, deve valere per tutti. Se invece alcuni operatori possono esserne esonerati, allora significa che non è la patente a garantire la sicurezza dei lavoratori. Questa disparità di trattamento apre questioni enormi sotto il profilo dell'articolo 3 della Costituzione e del principio di uguaglianza tra operatori economici che svolgono le medesime attività nei medesimi cantieri.

Ma il vero volto della riforma emerge osservando il sistema sanzionatorio. L'impresa che opera senza patente rischia una sanzione pari al 10% del valore dei lavori affidati, con un minimo di 6.000 euro. Tradotto nella realtà delle micro e piccole imprese italiane significa una cosa molto semplice: lo Stato può assorbire integralmente l'utile dell'appalto. Dopo aver pagato stipendi, contributi, fornitori, materiali, mezzi, assicurazioni, formazione e sicurezza, l'impresa si vede sottrarre il margine economico che avrebbe dovuto reinvestire nella propria attività. Non si colpisce un profitto illecito. Si colpisce il profitto stesso. Si impedisce all'impresa di crescere, investire, innovare e assumere. Si sottraggono risorse all'economia reale per trasferirle direttamente nelle casse pubbliche.

E mentre il Ministero del Lavoro incassa, vengono coinvolti nel sistema sanzionatorio anche committenti, amministratori di condominio e professionisti, trasformati di fatto in controllori chiamati a verificare adempimenti che dovrebbero restare nella sfera di competenza degli organi ispettivi dello Stato. È una scelta che scarica responsabilità pubbliche sui cittadini e sui professionisti, ampliando il numero dei soggetti esposti a sanzioni senza che questo produca alcun beneficio misurabile in termini di prevenzione.

Per CANDE questa normativa presenta profili che meritano un approfondimento parlamentare e istituzionale sotto il profilo costituzionale ed europeo. Il principio di uguaglianza, il principio di proporzionalità delle sanzioni, la libertà di iniziativa economica privata garantita dall'articolo 41 della Costituzione e gli stessi principi comunitari che impongono misure necessarie, adeguate e proporzionate rispetto agli obiettivi perseguiti impongono una riflessione seria e non più rinviabile.

La domanda che il Parlamento deve porsi non è quante patenti siano state rilasciate e nemmeno quante sanzioni siano state elevate. La domanda è molto più semplice e molto più scomoda: quanti infortuni sono stati realmente evitati grazie alla patente a crediti? Perché se l'unico risultato misurabile della riforma sarà l'aumento degli adempimenti, delle sanzioni e degli incassi per lo Stato, allora non ci troveremo di fronte ad una politica per la sicurezza ma all'ennesima operazione burocratica costruita sulle spalle delle PMI italiane.

CANDE porterà queste criticità all'attenzione dei Parlamentari della Repubblica e del Presidente della Repubblica affinché venga finalmente aperta una verifica seria sugli effetti reali di una riforma che, ad oggi, sembra produrre molte più entrate e molte più sanzioni di quanta sicurezza sia stata in grado di garantire.

𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜 𝗙𝗜𝗦𝗖𝗔𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗟' 𝗔𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗨𝗡 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗢 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗠𝗘𝗭𝗭𝗢 𝗗𝗜 𝗘𝗨𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜 𝗘𝗗𝗜𝗟𝗜𝗭𝗜 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗦𝗖𝗘 𝗜𝗡 "𝗦𝗩𝗘𝗡𝗗𝗜𝗧𝗔"Governo colp...
31/05/2026

𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜 𝗙𝗜𝗦𝗖𝗔𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗟' 𝗔𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗨𝗡 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗢 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗠𝗘𝗭𝗭𝗢 𝗗𝗜 𝗘𝗨𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜 𝗘𝗗𝗜𝗟𝗜𝗭𝗜 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗦𝗖𝗘 𝗜𝗡 "𝗦𝗩𝗘𝗡𝗗𝗜𝗧𝗔"

Governo colpevole, di chiusure e fallimenti, ISTAT si fa garante di certe alchimie contabili del MEF, sotto lo sguardo di Eurostat che si riserva ma ancora non muove un dito.

Continua silenziosamente il fenomeno dei crediti fiscali edilizi che finiscono nelle aste delle procedure concorsuali, conseguenza di una crisi di liquidità che CANDE denuncia ormai da tempo.

Crediti maturati attraverso lavori realmente eseguiti, asseverati e certificati, presenti nei cassetti fiscali delle imprese, ma rimasti immobilizzati dopo le continue modifiche normative che hanno progressivamente bloccato un mercato costruito proprio sulla loro possibilità di circolazione.

Non siamo davanti soltanto ad un problema imprenditoriale. Siamo davanti ad un tema economico e contabile nazionale.

Con la riclassificazione dei crediti edilizi secondo i criteri del Sistema Europeo dei Conti (SEC 2010), i crediti Superbonus e Bonus Facciate sono stati trattati come crediti fiscali "pagabili", con effetti immediati sui saldi di finanza pubblica degli anni di maturazione.

Ma quella classificazione aveva un presupposto fondamentale: la ragionevole aspettativa che quei crediti sarebbero stati effettivamente utilizzati quasi integralmente.

Nel confronto tecnico tra ISTAT ed Eurostat, infatti, il tema centrale era proprio il cosiddetto "wastage", ovvero la quota di crediti destinata a non essere utilizzata.

ISTAT ha rappresentato uno scenario nel quale la perdita attesa risultava sostanzialmente marginale, con un utilizzo dei crediti prossimo alla totalità.

Eurostat, nel prendere atto della classificazione, ha comunque evidenziato la necessità di monitorare nel tempo l'effettiva capacità di utilizzo di quei crediti, riservandosi una rivalutazione qualora le condizioni reali fossero risultate differenti.

Ed è qui che nasce la domanda che CANDE continua a porre.

Se oggi vediamo crediti fiscali bloccati, svalutati, ceduti in perdita o addirittura venduti all'asta nelle procedure di liquidazione giudiziale, possiamo ancora sostenere che quello scenario iniziale sia rimasto invariato?

Quanto valore fiscale rischia realmente di andare disperso?

Perché mentre il dibattito politico continua a concentrarsi esclusivamente sul "costo del Superbonus", nessuno sembra voler affrontare gli effetti prodotti dalle decisioni successive che hanno compromesso la circolazione dei crediti.

CANDE lo ha segnalato alla Commissione Europea, lo ha portato all'attenzione della Procura Generale della Corte dei Conti, visto che dietro ogni credito non c'è un numero dentro una piattaforma informatica, ma ci sono imprese che hanno anticipato lavori, pagato materiali, dipendenti, fornitori e imposte confidando in una normativa dello Stato.

Con la distruzione di quei crediti vengono distrutte imprese e l'intero sistema Paese,
con qualcuno che dovrà spiegare se i presupposti economici utilizzati per rappresentare quei crediti nei conti pubblici siano ancora validi davanti alla realtà dei fatti.

𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗕𝗜𝗧𝗜: 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗛, 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗜 𝗗𝗜𝗩𝗜𝗘𝗧𝗜Mentre si discute del sostanziale flop della R...
24/05/2026

𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗕𝗜𝗧𝗜: 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗛, 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗜 𝗗𝗜𝗩𝗜𝗘𝗧𝗜

Mentre si discute del sostanziale flop della Rottamazione Quinquies e qualcuno propone addirittura di estenderla anche ai tributi comunali, nessuno sembra voler affrontare la domanda più semplice.

Perché un contribuente che vanta crediti fiscali riconosciuti dallo Stato non può utilizzarli per estinguere i propri debiti verso lo Stato?

𝗣𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗶 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶, 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶, 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶

Parliamo di risorse che lo Stato riconosce come proprie passività ma che, quando il contribuente chiede di utilizzarle per compensare cartelle e ruoli, improvvisamente diventano inutilizzabili.

È un paradosso che continua a generare contenziosi, procedure esecutive, crisi di liquidità e chiusure aziendali.

Eppure una soluzione esiste, e CANDE l'aveva già proposta durante il confronto parlamentare sulla Legge di Bilancio, trasmettendola a esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione: 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗹'𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗶 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗶 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗮𝗹𝗶 𝗲𝗱𝗶𝗹𝗶𝘇𝗶 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶.

Una misura semplice, una misura a costo zero per la finanza pubblica, una misura che ridurrebbe il magazzino della riscossione, libererebbe liquidità per le imprese e diminuirebbe il contenzioso tributario, dai costi ELEVATISSIMI!

La proposta, non pretende nuovi contributi, non chiede nuovi bonus come i più sprezzanti del comparto pensano, bensì chiede di poter usare un credito già riconosciuto dallo Stato per pagare un debito verso lo Stato: alla faccia della "certezza del diritto".

E non è neppure nulla di rivoluzionario🤔

𝗩𝗶 𝗿𝗶𝗻𝗳𝗿𝗲𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮.

Quando l'Italia affrontò la crisi economica successiva al 2008, lo Stato comprese che non si possono chiedere soldi a chi vanta già crediti verso la Pubblica Amministrazione. Per questo il Ministro Giulio Tremonti introdusse, con la Legge n. 191/2009, meccanismi di compensazione tra crediti e debiti fiscali che aiutarono migliaia di imprese a superare la fase più critica. Oggi, di fronte a decine di miliardi di crediti fiscali edilizi bloccati, CANDE propone di recuperare quello stesso principio di buon senso: 𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗶 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗶.

Oggi, invece, assistiamo all'assurdo contrario:
il contribuente deve pagare in contanti, mentre
lo Stato può pagare con i divieti.

Forse è arrivato il momento di ripristinare un principio elementare di buon senso fiscale: i crediti possono compensare i debiti.

𝗣𝗡𝗥𝗥: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲 𝗙𝗥𝗢𝗗𝗜 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗣𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, 𝗰𝗮𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼.Per anni ci hanno raccontato che il problema dell’Italia fo...
13/05/2026

𝗣𝗡𝗥𝗥: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲 𝗙𝗥𝗢𝗗𝗜 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗣𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼, 𝗰𝗮𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼.

Per anni ci hanno raccontato che il problema dell’Italia fosse il Superbonus. Hanno demolito la cessione del credito, bloccato lo sconto in fattura, messo in ginocchio migliaia di imprese, famiglie, professionisti e tutto l’indotto dell’edilizia, usando la parola “frode” come una clava politica contro un intero comparto produttivo.

Poi però arrivano i numeri della Procura Europea. In Italia risultano 𝟵𝟵𝟭 𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗘𝗣𝗣𝗢, per 𝟮𝟴,𝟳𝟭 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮𝘁𝗼. Sul NextGenerationEU risultano 𝟱𝟭𝟴 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶, di cui 𝟱𝟭𝟮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗥𝗲𝗰𝗼𝘃𝗲𝗿𝘆 𝗮𝗻𝗱 𝗥𝗲𝘀𝗶𝗹𝗶𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗙𝗮𝗰𝗶𝗹𝗶𝘁𝘆, cioè proprio l’architettura europea su cui poggia il PNRR. E allora la domanda è semplice: perché qui non vediamo la stessa furia mediatica, lo stesso accanimento politico, la stessa demolizione preventiva?

Perché quando il cittadino decide da casa, l’impresa lavora, il credito fiscale circola e lo Stato compensa con entrate future, il sistema si allarma. Ma quando i miliardi passano da appalti, subappalti, centrali pubbliche, grandi gestori, filiere opache e intermediazioni, improvvisamente tutti diventano prudenti, tecnici, garantisti.

La differenza è anche contabile e politica. Il PNRR non è denaro piovuto dal cielo: il piano italiano vale 𝟭𝟵𝟰,𝟰 𝗠𝗟𝗗 di cui 𝟭𝟮𝟮,𝟲 𝗠𝗟𝗗 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗶. Prestiti, quindi debito da restituire. Con interessi. Se quelle risorse non producono sviluppo reale, industria, lavoro, competenze e crescita stabile, restano nuovo debito pubblico scaricato sul Paese.

I crediti d’imposta edilizi, invece, sono altra cosa: sono fiscalità differita, “cambiali fiscali”, strumenti compensativi barattati con entrate fiscali future, capaci di attivare cantieri, IVA, IRPEF, IRES, contributi, occupazione, filiere locali e patrimonio immobiliare riqualificato. Eppure proprio quel meccanismo è stato massacrato, mentre sui rischi del PNRR cala un silenzio quasi religioso.

Qui non si difendono le frodi. Le frodi vanno perseguite sempre, nel Superbonus come nel PNRR. Ma non si può più accettare la doppia morale: quando lavora l’edilizia privata si criminalizza un intero settore; quando il denaro passa dal pubblico, dalle grandi strutture e dalle filiere controllate, allora si parla sottovoce.

Il governo ha usato il Superbonus come capro espiatorio per coprire una verità molto più scomoda: il problema italiano non è il credito fiscale che fa lavorare le imprese, ma un sistema pubblico di spesa dove troppo spesso prosperano rendite, intermediazioni, opacità e corruzione.

Ora basta!!!
Non siamo più disponibili a farci prendere in giro.

Col loro falso moralismo, sono riusciti a demolire il comparto più produttivo del Paese, quello edile, bloccando liquidità, cantieri e imprese, mentre il vero sistema dei miliardi pubblici continua a muoversi nell’ombra.

𝑳𝒆 𝑭𝒐𝒏𝒕𝒊: 𝐸𝑃𝑃𝑂 𝐴𝑛𝑛𝑢𝑎𝑙 𝑅𝑒𝑝𝑜𝑟𝑡 2025; 𝐶𝑜𝑚𝑚𝑖𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑎, 𝑃𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑙𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎.




𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗔 𝗟’𝗔𝗧𝗧𝗔𝗖𝗖𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗜𝗠𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘 𝗘𝗗𝗜𝗟𝗜. 𝗘 𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗢 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗜𝗡𝗜 𝗗𝗢𝗩’𝗘'?Mentre il Governo continua a raccontare la favoletta...
07/05/2026

𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗔 𝗟’𝗔𝗧𝗧𝗔𝗖𝗖𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗜𝗠𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘 𝗘𝗗𝗜𝗟𝗜. 𝗘 𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗢 𝗦𝗔𝗟𝗩𝗜𝗡𝗜 𝗗𝗢𝗩’𝗘'?

Mentre il Governo continua a raccontare la favoletta della “semplificazione”, nei territori del cratere sismico arriva l’ennesima misura burocratica e vessatoria scaricata interamente sulle imprese edili. Ora tocca al “badge digitale di cantiere”, obbligatorio nei cantieri della ricostruzione post sisma 2016.

A promuovere questa nuova macchina di controllo sono il Commissario straordinario Guido Castelli, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Ministro del Lavoro Marina Calderone. Il tutto sotto la regia del Viminale e della piattaforma GE.DI.SI., con tracciamenti digitali, registrazioni obbligatorie, controlli incrociati e nuovi adempimenti per le imprese.

E attenzione: questo sistema non nasce come misura temporanea. Lo stesso articolo de Il Sole 24 Ore, parla chiaramente di una misura “destinata in prospettiva a essere estesa a tutti i lavori a livello nazionale”, come la Patente Crediti, avete presente?

Insomma, un altro esperimento. Un altro badge. Un’altra piattaforma, e indovinate sempre su chi? Sugli edili, esatto.

Nel frattempo, però, sui 209 miliardi del PNRR pare sia andato tutto miracolosamente “a buon fine”. Nessuna emergenza sistemica, nessun allarme, nessuna giungla di infiltrazioni tale da imporre badge nazionali e controllo capillare generalizzato. Anzi, proprio sui fondi PNRR si è arrivati persino ad alleggerire e depotenziare i controlli concomitanti della Corte dei Conti.

Ma quando si parla di edilizia privata, ricostruzione e imprese del cratere, allora improvvisamente spuntano piattaforme, vigilanza rafforzata, tracciamenti e nuovi obblighi burocratici.

Due pesi e due misure.

E il messaggio politico che passa è devastante: l’edile viene trattato come un soggetto da sorvegliare, non come una risorsa da sostenere.

Parliamo di territori terremotati da quasi vent’anni, dove le imprese dovrebbero essere incentivate a investire, assumere e ricostruire. Invece si continua a martoriare un comparto agonizzante con norme sempre più oppressive, costi indiretti, burocrazia crescente e un clima permanente di sospetto.

Ma in tutto questo il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini dov’è?

Dov’è il rappresentante politico del comparto?

Dov’è il titolare del dicastero che dovrebbe difendere le imprese edili italiane mentre altri ministeri continuano a trasformare i cantieri in laboratori di controllo?

Qui il punto non è la legalità, che le imprese sane hanno sempre preteso. Il punto è che manca completamente una visione industriale dell’edilizia italiana.

Si continua a governare il settore solo attraverso emergenze, repressione burocratica e propaganda, senza affrontare i veri problemi: liquidità, accesso al credito, caro materiali, blocco dei crediti fiscali, fuga delle imprese e desertificazione produttiva dei territori del cratere.

Ed è proprio per questo che CANDE continua a ribadire la necessità di una regia e di istituire un vero Ministero dell’Edilizia.

Una struttura autonoma, competente e dedicata esclusivamente al comparto, capace di pianificare il presente e il futuro dell’edilizia italiana con persone che conoscano davvero il settore, i cantieri, le imprese e le difficoltà reali di chi produce ricchezza e lavoro.

Perché oggi gli artigiani italiani, tra i più preparati al mondo, stanno semplicemente scappando.

E non per colpa del lavoro.

Ma per colpa di uno sciacallaggio politico e burocratico che continua a considerare l’edilizia un problema da controllare invece che il motore produttivo della Nazione.

Alla faccia della semplificazione.

𝗣𝗥𝗘𝗟𝗜𝗘𝗩𝗢 𝗖𝗢𝗔𝗧𝗧𝗢: 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗹’𝟭𝟭% 𝘀𝘂𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗲𝗱𝗶𝗹𝗶𝘇𝗶Quando un cittadino paga un lavoro edi...
03/05/2026

𝗣𝗥𝗘𝗟𝗜𝗘𝗩𝗢 𝗖𝗢𝗔𝗧𝗧𝗢: 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗹’𝟭𝟭% 𝘀𝘂𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗲𝗱𝗶𝗹𝗶𝘇𝗶

Quando un cittadino paga un lavoro edilizio con bonifico parlante, lo Stato trattiene immediatamente l’11% dell’importo prima ancora che l’impresa incassi.

Succede solo in Italia e già!

Significa che le imprese anticipano liquidità allo Stato ancora prima di aver pagato:
materiali
stipendi
fornitori
contributi

In qualunque altro settore le imposte si pagano dopo, nel nostro settore invece si pagano prima.

È un meccanismo nato come controllo fiscale, ma diventato nel tempo un prelievo coatto e strutturale sulla liquidità delle imprese edili.
Ridurre dunque progressivamente questa ritenuta significherebbe:
più investimenti
più cantieri attivi
più occupazione regolare
più entrate fiscali reali nel medio periodo

𝗖𝗔𝗡𝗗𝗘 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝟭𝟭% 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝟰%, 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗮 𝗮𝗯𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Anziché continuare a vessare, l'edilizia, bisogna sostenerla, il che equivale a rilanciare l’economia reale del Paese.

Indirizzo

Via Olindo Guerrini, 18/20
Rome
00137

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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