26/02/2026
Lo smart working in Italia continua a crescere, ma resta distante dagli standard europei. Secondo i dati Istat nel 2023 3,4 milioni di lavoratrici e lavoratori hanno svolto attivitร da remoto almeno in parte, pari al 13,8% degli occupati. Solo il 5,9% lavora abitualmente da casa, contro una media UE del 9,1%. Paesi come Finlandia e Irlanda superano il 20%.
Il fenomeno รจ piรน diffuso tra laureati, donne e professioni qualificate, e si concentra nei settori a maggiore componente digitale. A livello territoriale prevalgono Lazio e Lombardia, con Roma e Milano come poli principali: un segnale che il lavoro agile cresce, ma rimane legato ai grandi centri urbani e ai servizi avanzati.
ร notizia di ieri che il Tribunale di Padova ha riconosciuto come infortunio sul lavoro la frattura riportata da una lavoratrice durante una pausa di una call in smart working, imponendo il rimborso delle spese sanitarie. LโIstituto ha rivisto la propria decisione durante il giudizio confermando un principio essenziale: la tutela segue il lavoro, ovunque si svolga. Dโaltro canto, gli infortuni gravissimi, se non mortali, che accadono andando o tornando dal lavoro, le cadute negli uffici stanno lรฌ a dimostrare la differenza abissale del rischio strada e ufficio che deve affrontare chi lavora in presenza.
Per la FLEPAR i dati Istat e la sentenza dimostrano che il processo di modernizzazione รจ irreversibile; dโaltronde sarebbe ingiustificabile da un lato aprirsi allโIntelligenza artificiale sullโorganizzazione del lavoro e dallโaltro tornare allโantichitร con il lavoro in presenza, il controllo del lavoratore, il cartellino marcatempo. Ci auguriamo che, piuttosto che fare passi indietro, si prosegua sulla costruzione di modelli organizzativi orizzontali, digitali abbandonando modelli gerarchici ormai in crisi.