31/08/2026
Ieri, 30 agosto, sono trascorsi 𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶𝘇𝘇𝗼, ma il dolore per la morte di 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗗’𝗔𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮, 𝗞𝗲𝘃𝗶𝗻 𝗟𝗮𝗴𝗮𝗻𝗮̀, 𝗦𝗮𝘃𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗟𝗼𝗺𝗯𝗮𝗿𝗱𝗼, 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗦𝗼𝗿𝘃𝗶𝗹𝗹𝗼 𝗲 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗮𝗲𝗹 𝗭𝗮𝗻𝗲𝗿𝗮 resta immutato. Alla memoria delle cinque vittime e alla vicinanza alle loro famiglie dobbiamo accompagnare una domanda alla quale le istituzioni e il sistema delle imprese non possono più sottrarsi: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼, 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗮𝗳𝗳𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲𝗱𝗶𝗮 𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗲𝗿𝘀𝗶?
Nei giorni successivi alla strage abbiamo ascoltato dichiarazioni solenni, promesse e l’ennesimo «mai più». 𝗔 𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮, 𝗽𝗲𝗿𝗼̀, 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗨𝗜𝗟 𝗱𝗲𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗱𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼: il ricorso incontrollato ad appalti e subappalti, la frammentazione delle responsabilità, la debolezza dei controlli, la carenza di personale ispettivo e una formazione sulla salute e sicurezza che troppo spesso rischia di ridursi a un mero adempimento burocratico.
Il lavoro non può cominciare prima che siano garantite tutte le condizioni di sicurezza. 𝗡𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘀𝘀𝗶, 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗲𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗶, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗼 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗮𝗹𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲. Quando una procedura pericolosa diventa abituale, non siamo più davanti al semplice errore di un singolo, ma a un problema che riguarda l’intera organizzazione del lavoro e la catena delle responsabilità.
𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝟯𝟬 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝘀𝗶 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗿𝗮̀, 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗧𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗜𝘃𝗿𝗲𝗮, 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗶𝗻𝘃𝗼𝗹𝗴𝗲 𝟮𝟭 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝘁𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀. Sarà un passaggio importante per accertare quanto accaduto e individuare le responsabilità. Alle famiglie delle vittime, che da tre anni attendono verità e giustizia, deve essere garantita una risposta completa, rigorosa e in tempi ragionevoli.
Preoccupa, inoltre, la nuova indagine relativa al possibile mancato adeguamento delle misure di sicurezza nei cantieri ferroviari. 𝗦𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲, 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲𝗱𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗼𝗰𝗼𝗹𝗹𝗶 𝗲 𝗶 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗼, 𝗰𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲𝗺𝗺𝗼 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮 𝘂𝗻 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗲 𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲. Dopo Brandizzo nessuno può sostenere di non conoscere i rischi.
La sicurezza nei cantieri ferroviari non può essere affidata soltanto all’attenzione del singolo lavoratore. Bisogna ridurre alla radice il margine dell’errore umano, investendo in tecnologie capaci di impedire materialmente l’accesso ai binari in assenza dell’interruzione della circolazione, assicurando comunicazioni certe e tracciabili e garantendo controlli effettivi lungo tutta la filiera degli appalti.
Servono 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗴𝗼𝗿𝗼𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲, 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶 𝗮𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗮𝗶 𝘀𝘂𝗯𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗶, 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ per lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro, maggiori risorse per gli organi di vigilanza e sanzioni realmente proporzionate alla gravità delle violazioni.
Anche le misure e gli strumenti introdotti negli ultimi anni per rafforzare la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro devono essere valutati sulla base dei risultati concretamente raggiunti. 𝗟𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶, 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶 𝗼 𝗮𝗱𝗲𝗺𝗽𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗮𝗰𝗲𝗶, 𝗺𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹’𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗶𝘁𝗲.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶𝘇𝘇𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝗽𝗽𝘂𝗻𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 “𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲”. Onorare le cinque vittime significa trasformare il dolore in responsabilità collettiva e in cambiamento. Significa mettere la persona prima del profitto, della velocità di esecuzione e delle esigenze produttive. Significa riconoscere che ogni morte sul lavoro è una sconfitta dello Stato, delle istituzioni e dell’intero sistema economico e produttivo.
Non saranno le parole di circostanza a restituire giustizia alle vittime e ai loro familiari. 𝗦𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗶 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲. 𝗟𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗲𝗿𝗼𝗴𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗶𝗺𝗲𝗿𝗲.
La UIL continuerà a seguire gli sviluppi giudiziari e a rivendicare interventi immediati e strutturali, affinché quanto accaduto il 30 agosto 2023 non possa ripetersi.