Officina Lebowski

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Officina Lebowski L'Officina Lebowski è lo spazio di Aurelio in Comune. Un luogo fluido, aperto al quartiere, al confronto, alla sperimentazione.

Ci sono gesti semplici che attraversano la storia e continuano a parlare al presente.Il 25 luglio 1943 Alcide Cervi e la...
26/07/2026

Ci sono gesti semplici che attraversano la storia e continuano a parlare al presente.

Il 25 luglio 1943 Alcide Cervi e la sua famiglia offrirono una pastasciutta al paese per celebrare la caduta del fascismo. Un gesto popolare, fatto di condivisione e speranza, diventato nel tempo un simbolo di libertà.

Ritrovarsi ancora oggi intorno a quella stessa tavola significa custodire la memoria e rinnovare un impegno: difendere la democrazia, i diritti, la dignità delle persone e il valore della comunità.

Grazie a tutte e tutti coloro che hanno reso possibile questa serata.

Perché l’antifascismo non è soltanto memoria: è responsabilità, partecipazione e futuro.

𝗟𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲.Sabato 25 luglio ci ritroviamo per la Pastasciutta antifascista 2026: un momento di mem...
11/07/2026

𝗟𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲.

Sabato 25 luglio ci ritroviamo per la Pastasciutta antifascista 2026: un momento di memoria, comunità e partecipazione, per ricordare che l’antifascismo non appartiene soltanto alla storia, ma vive ogni giorno nelle nostre scelte.

Perché stare insieme, condividere una tavola e custodire la memoria è ancora il modo più semplice e più forte per difendere la democrazia.

📅 Sabato 25 luglio, ore 19:00
📍 Officina Lebowski, Via Adriano I, 129

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Mercoledì scorso abbiamo aperto il nostro ciclo di cineforum dedicato alle mafie con Salvatore Giuliano di Francesco Ros...
06/03/2026

Mercoledì scorso abbiamo aperto il nostro ciclo di cineforum dedicato alle mafie con Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, all'Officina Lebowski.

Un film duro, asciutto, ancora capace di parlarci senza filtri di potere, silenzi e verità nascoste. Guardarlo insieme non è stato solo un momento di cultura, ma un piccolo
esercizio di memoria e coscienza collettiva.

Perché le mafie si combattono anche così: costruendo sguardo critico, consapevolezza, comunità.

Ogni mercoledì ci prendiamo un tempo raro: spegnere il rumore e accendere uno sguardo comune.Il nostro  , in questo cicl...
01/03/2026

Ogni mercoledì ci prendiamo un tempo raro: spegnere il rumore e accendere uno sguardo comune.

Il nostro , in questo ciclo dedicato alla lotta alle mafie, non è “solo” un cineforum. È un modo per rimettere a fuoco una cosa semplice e scomoda: le mafie non sono un film di genere. Sono potere, soldi, ricatti. Entrano dove lo Stato arretra, dove i diritti diventano favori, dove la solitudine diventa normalità.

Guardare insieme queste storie serve a non abituarsi. A riconoscere i segnali: la paura che zittisce, l’omertà che si traveste da quieto vivere, le scorciatoie che diventano regola. E serve anche a ricordare l’altra metà della realtà: le persone che scelgono di non piegarsi, la fatica quotidiana di chi costruisce comunità, la dignità di chi dice “no” anche quando costa.

Per noi la lotta alle mafie è questo: cura del territorio, trasparenza nelle scelte pubbliche, servizi che funzionano, spazi sociali vivi, lavoro regolare, diritti esigibili. È politica nel senso più concreto del termine: non lasciare nessuno solo, non lasciare nessun pezzo di città senza presenza.

🗓 Mercoledì 4 marzo
🎬 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼
✍️ Francesco Rosi (1962)

🗓 Mercoledì 11 marzo
🎬 𝗔𝗹𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗼𝗹𝗲
✍️ Roberto Faenza (2005)
🎙 interviene Libera Roma

🗓 Mercoledì 18 marzo
🎬 𝗟𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝘂𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱'𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲
✍️ Pif (2013)

🗓 Mercoledì 25 marzo
🎬 𝗟𝗮 𝗺𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮
✍️ Franco Maresco (2019)

Ci sono iniziative che si limitano a presentare un libro. E poi ci sono momenti in cui un libro diventa un detonatore di...
11/02/2026

Ci sono iniziative che si limitano a presentare un libro. E poi ci sono momenti in cui un libro diventa un detonatore di pensiero collettivo.

La presentazione di D**e Form, la buona educazione di Irene Capitelli è stata questo: uno spazio attraversato da parole che non chiedono permesso, ma interrogano. Non un rituale culturale, ma un confronto reale su linguaggio, potere, norme e possibilità di disobbedienza.

Con l’autrice hanno dialogato Maria Laura Annibali, presidente di DiGay Project, il professor Matteo Villanova e Maristella Urru, intrecciando sguardi diversi ma convergenti su un punto: la cosiddetta “buona educazione” non è mai neutra. È un dispositivo che seleziona, disciplina, rende accettabili alcuni corpi e alcune voci, mentre ne silenzia altre.

Il dialogo, coordinato con cura e intelligenza da Sofia Mastrogiuseppe, ha attraversato il nodo della rispettabilità come richiesta politica mascherata da galateo. Chi è invitata a essere composta? Chi viene definita “eccessiva”? E cosa succede quando si rifiuta quella compostezza?

È emersa con forza un’idea di educazione come pratica critica, non come addestramento all’obbedienza. Un’educazione che non normalizza il conflitto ma lo riconosce come spazio di crescita democratica.

Perché non tutto ciò che è educato è giusto. E non tutto ciò che disturba è sbagliato. A volte ciò che incrina l’ordine apre possibilità. E in tempi che chiedono silenzio, scegliere la parola è già un gesto politico.

Un libro che non chiede permesso, ma apre spazio.D**e form, la buona educazione di Irene Capitelli è un testo che smonta...
05/02/2026

Un libro che non chiede permesso, ma apre spazio.

D**e form, la buona educazione di Irene Capitelli è un testo che smonta con precisione chirurgica l’idea di “buona educazione” come dispositivo neutro. Qui l’educazione diventa campo di battaglia: chi può parlare, chi deve abbassare la voce, chi viene invitata a essere “composta” per risultare accettabile.

Attraversa linguaggio, corpi, conflitto e desiderio senza edulcorare nulla. Racconta come la rispettabilità sia spesso una richiesta politica mascherata da galateo, e come rifiutarla possa diventare un atto di autodeterminazione collettiva.

La presentazione di questo libro non è una formalità culturale. È un momento di confronto vivo su potere, norme e possibilità di disobbedienza. Un invito a pensare l’educazione non come addestramento, ma come pratica critica.

Perché non tutto ciò che è educato è giusto. E non tutto ciò che disturba è sbagliato.

🎙 Maria Laura Annibali Sofia Mastrogiuseppe Maristella Urru

Un confronto vero, partecipato, utile.L’incontro sul referendum costituzionale sulla giustizia - con le ragioni del Sì e...
04/02/2026

Un confronto vero, partecipato, utile.
L’incontro sul referendum costituzionale sulla giustizia - con le ragioni del Sì e del No messe una di fronte all’altra - ha dimostrato che, quando si parla nel merito, le persone ci sono.

Con Cesare G*i (avvocato, per il Sì) e Marco Patarnello (magistrato, per il No) abbiamo provato a rendere comprensibile un tema molto tecnico, che spesso viene semplificato o buttato in caciara.

A moderare il confronto è stata Laura Buttari, con ritmo, equilibrio e spazio alle domande. La partecipazione ampia non è un dettaglio: è il segnale che sul territorio c’è voglia di capire e di discutere, se qualcuno si prende la responsabilità di spiegare bene.

Per noi questa è una funzione democratica: creare occasioni per un voto consapevole.
Anche così si combatte l’astensionismo: non con appelli generici, ma rimettendo le persone in condizione di scegliere davvero, con strumenti e informazioni.

Aurelio in Comune continua a farlo: perché riavvicinare alla cosa pubblica significa, prima di tutto, renderla accessibile.

📢 Referendum Giustizia | Un confronto tra il Sì e il No Parliamo di referendum sulla giustizia e della Legge Nordio, met...
29/01/2026

📢 Referendum Giustizia | Un confronto tra il Sì e il No

Parliamo di referendum sulla giustizia e della Legge Nordio, mettendo sul tavolo - davvero - le ragioni del SÌ e del NO.

Da una parte c’è chi sostiene il SÌ: l’idea è che servano riforme per rendere il sistema più chiaro, veloce e garantista, riducendo distorsioni e storture che negli anni hanno alimentato sfiducia, tempi infiniti e conflitti tra poteri.

Dall’altra c’è chi sostiene il NO: il timore è che, dietro la parola “garanzie”, si finisca per indebolire strumenti di contrasto e per spostare l’equilibrio in modo rischioso, con effetti concreti su indagini, tutela delle vittime, capacità dello Stato di far rispettare la legge.

In mezzo c’è una cosa semplice: la giustizia non si aggiusta con gli slogan.

Per questo facciamo un incontro pubblico nel merito, per capire cosa cambierebbe davvero e per decidere con la testa, non con la pancia. Un’occasione per ascoltare argomenti diversi, fare domande, chiarire dubbi.

Perché scegliere SÌ o NO ha senso solo se prima si capisce bene su cosa si sta votando. argomenti diversi, fare domande, chiarire dubbi.
Perché scegliere SÌ o NO ha senso solo se prima si capisce bene su cosa si sta votando.

Ieri sera, all’Officina Lebowski, il confronto sulle rivolte in Iran non è stata una semplice iniziativa: è stata una pr...
29/01/2026

Ieri sera, all’Officina Lebowski, il confronto sulle rivolte in Iran non è stata una semplice iniziativa: è stata una presa di posizione.

Abbiamo parlato di Iran senza scorciatoie e senza narrazioni comode. Con Francesco Alemanni, Parisa Nazari, Zahara Toufigh e Lorenzo Ianiro abbiamo attraversato una storia che è fatta di coraggio quotidiano, repressione sistemica, resistenza civile. Una storia che non chiede padroni, ma alleati.

È emersa con forza una linea chiara: il popolo iraniano ha diritto alla propria autodeterminazione. Senza ingerenze delle superpotenze, sempre pronte a scoprire i diritti umani quando coincidono con interessi economici e geopolitici. Senza nostalgie tossiche per il ritorno della monarchia dello Scià, che non è libertà ma solo un’altra gabbia con una vernice diversa.

Non è stato un racconto astratto.
È stato un filo che tiene insieme le lotte delle donne, la dimensione sociale, la libertà come pratica concreta e non come slogan. E anche una chiamata in causa per l’Occidente: sostenere non significa usare, solidarizzare non significa strumentalizzare.

In un tempo in cui la destra si riempie la bocca di “libertà” mentre flirta con autoritarismi e repressione, questa serata ha ricordato una cosa semplice e scomoda: non si sta con i popoli solo quando conviene. O ci si sta sempre, oppure è solo propaganda.

Non lasciare solo il popolo iraniano non è un atto di retorica. È una responsabilità politica. E stasera, almeno per qualche ora, quella responsabilità ha preso parola.

Indirizzo

Via Adriano I, 129
Rome
00167

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