Rinascere Onlus

Rinascere Onlus (Emily Dickinson)

[email protected]
impegnata dal 2004 a favore delle enclavi serbe del Kosovo
a favore di progetti vegetariani di cibo e di vita
contro lo stalking
nel progetto Arca di Pace a favore della provincia de l'Hbana, Cuba [email protected]
-impegnata dal 2004 a favore delle enclavi serbe del Kosovo
-a favore di progetti vegetariani di cibo e di vita
-contro lo stalking
-nel progetto Arc

a di Pace a favore della provincia de l'Habana, Cuba
-progetto di sostegno e collaborazione con la scuola serba di musica presso Gnijlane, in Kosovo (acquisto di strumenti, scambi e gemellaggi, etc). per informarvi, chiedere, aggiornarvi seguite la pagina fb Rinascere onlus
[email protected]

muzickaskolagnjilane.com

https://youtu.be/veSa9gXKXMg
https://youtu.be/GEzE1AYDDn4
https://youtu.be/ZT45CrG-yZI
https://youtu.be/wnJQ0wczQog
https://youtu.be/d9ecdkbpWLk
https://youtu.be/-wDYjUeweHI

Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano.

13/10/2024

L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

25/09/2024
25/09/2024
10/05/2024

DECOLONIZZARE IL MONDO

Di Marilina Veca

Quando si parla di colonialismo, generalmente si ha un moto di fastidio, quasi a voler dire: “Ma sono cose lontane! Orrori superati! Se ne parla nei libri di storia – quando se ne parla – ma è un fenomeno del passato!” Niente di più sbagliato: il colonialismo è più vivo, più attivo e più crudele che mai, e lo testimonia anche il successo e l’ampiezza del movimento decoloniale, soprattutto in Francia, cartina di tornasole della crisi identitaria dei ‘bianchi’. Anzi, ricordiamolo, che il colonialismo e la sottomissione di una parte del pianeta sono alla base della nascita dell’Europa moderna. Sui libri di storia ci raccontano che, con la concessione dell’indipendenza da parte delle potenze europee alle ultime colonie, il dominio coloniale si sarebbe concluso tra gli anni Quaranta e i Sessanta, ma questo non è vero, in realtà l’epoca coloniale non è mai finita. Innanzitutto è rimasta ben salda la dipendenza economica di tante ex colonie dalle potenze dominanti; si è consolidata la potenza dell’imperialismo statunitense, e infine è sorta quella forma subdola di neocolonialismo chiamata – con quell’uso invertito e mascherato delle parole che ben conosciamo come “cosmesi linguistica”, ossia chiamare le cose con un altro nome per farle accettare - collaborazione commerciale, forma di dominio economico che dimostra come il colonialismo abbia, in modo camaleontico, semplicemente assunto altre forme, come quelle del controllo economico e del controllo intellettuale.
La necessità di analisi e di lotta contro le nuove forme di colonialismo sono ben testimoniate dall’azione e dal pensiero di Houria Bouteldja , attivista, discendente da una famiglia di immigrati algerini arrivati in Francia negli anni ’60. Houria è portavoce del Parti des Indigènes de la République, che lotta da anni sul fronte del "Razzismo neocoloniale e antirazzismo decoloniale"; in Italia, nel 2017, è stato pubblicato il testo di Bouteldja I bianchi, gli ebrei e noi, per le edizioni Sensibili alle foglie
Houria analizza la crisi delle vecchie democrazie liberali rappresentate dagli stati a capitalismo avanzato, parlando della “grave crisi della bianchezza e del mondo occidentale”. In pratica, nella vecchia Europa le élites di destra sono sempre più reazionarie, mentre le élites di sinistra sono completamente confuse. In questo contesto, il movimento decoloniale, comparso in Francia intorno al 2005, ha avuto un forte seguito, proprio perché ha messo in crisi le élites francesi.
“Perché scrivo questo libro? – dice Houria in I Bianchi, gli Ebrei e Noi - Perché condivido l’angoscia di Gramsci: “Il vecchio mondo è morto. Il nuovo è di là da ve**re ed è in questo chiaro-scuro che sorgono i mostri”. Il mostro fascista, nato dalle viscere della modernità occidentale. Da qui la mia domanda: che cosa offrire ai Bianchi in cambio del loro declino e delle guerre che questo annuncia? Una sola risposta: la pace. Un solo mezzo: l’amore rivoluzionario”. In questo testo folgorante, Bouteldja fa una critica minuziosa alla storia. Dal punto di vista dell’indigena, ci invita a guardare con altri occhi il patto repubblicano, la Shoah, la creazione di Israele, il femminismo e il destino dell’immigrazione in Occidente. Spazzando via le certezze e la buona coscienza della sinistra, è da Baldwin, Malcom X e Genet che attinge le parole per ripensare i nostri rapporti politici. Alle grandi narrazioni razziste dei nuovi fascismi, oppone un potente antidoto: una politica di pace che disegna i contorni di un “noi” decoloniale.
Rendersi conto della centralità dell’oppressione coloniale è fondamentale per parlare in modo sensato delle migrazioni contemporanee e dei complessi legami tra etnicità, subalternità, sistema economico e politico: non si può prescindere da un’attenta analisi del temine colonialismo e, soprattutto, dalla rievocazione del passato coloniale che tanto passato non è, ma che è ancora così vivo nel nostro presente. Senza questa analisi e senza la comprensione e conoscenza del proprio passato coloniale, è impossibile comprendere le migrazioni, ma anche costruire qualcosa di nuovo e di giusto: oggi i flussi migratori frantumano la divisione dello spazio geografico e politico definito dalla logica coloniale.
Nell’età moderna, dopo la conquista dell’America e il genocidio dei nativi americani, il termine colonialismo è stato usato per indicare il processo di espansione, dominio ed occupazione esercitato dalle potenze europee “bianche” sul resto del mondo. Il cosiddetto Occidente arrivò ad esercitare il proprio controllo sulla superficie di quasi tutto il globo terrestre: l’America e l’Europa fondarono la propria centralità e dominio sul mondo con il sangue e la sofferenza di intere popolazioni, sacrificate a questo disegno di potere. Basti ricordare che nel dibattito culturale dei conquistadores un tema fondamentale era quello teso ad appurare se gli indigeni avessero o no un’anima; perciò è facile comprendere che la logica spietata del colonialismo si basava sulla ‘bestialità’ dei colonizzati, uomini e donne senza un’anima immortale, incapaci di autogestione e di sviluppo. La narrazione eurocentrica, occidentale e ‘bianca’ dell’Indigeno continua: il colonialismo sopravvive nell’imperialismo.
Il rapporto asimmetrico tra ricchi e poveri, tra sud e nord, tra ‘bianchi’ e ‘indigeni’, è tuttora alimentato e mantenuto dal capitalismo globale e dal processo di globalizzazione che ben garantisce la sopravvivenza del sistema di colonizzazione, conservandone le caratteristiche di iniquità e diseguaglianza.
Per garantire i diritti umani e ambientali, per affrontare l’emergenza ambientale e climatica, non limitandosi alla raccolta differenziata, bisogna opporsi al nuovo colonialismo e riconoscerlo laddove il colonialismo non ha mai smesso di esistere, come è evidente in Africa e America latina.
È in questo contesto che il movimento decoloniale è nato e fiorito in Francia. Al centro del movimento decoloniale francese c’è un’organizzazione politica: il Partito dei nativi della repubblica - Parti des Indigènes de la République - che rappresenta un progetto, una strategia e un’organizzazione, non solo un movimento intellettuale bensì la creazione di una rete decoloniale che ha al centro la convinzione che, poiché il capitale e il razzismo sono internazionali, anche la decolonialità deve essere internazionale.
Un capitolo da affrontare a parte è quello del ‘femminismo bianco’ di cui parla Houria.
Dice Bouteldja: “Abbiamo sviluppato l’idea di un femminismo decoloniale in cui il genere maschile non bianco è problematizzato come genere dominato e non dominante. Non c’è unità tra le donne, così come non c’è unità tra gli uomini.” E ancora: “Abbiamo una relazione conflittuale con il movimento LGBT poiché tende a universalizzare le identità sessuali nate in Occidente in un contesto di persecuzione degli omosessuali per renderle identità politiche universali senza preoccuparsi della moltitudine di forme sessuali che sono state schiacciate nel passato coloniale e che continuano ad essere schiacciate. Prendo qui l’esempio della legislazione omofobica della Tunisia. La criminalizzazione degli omosessuali in Tunisia è stata introdotta dalla Francia nella legge tunisina. Pertanto, anche la sessualità è un territorio da rivendicare per il movimento decoloniale.”
E quando Bouteldja evoca “l’amour révolutionnaire” il suo non è un esercizio di retorica né una frase ad effetto: “il suo amore è semplicemente rivoluzionario perché è il capitalismo che deve essere rovesciato, dal momento che ha costruito il suo impero sulla colonizzazione, non è certo fuori luogo mettere la causa anticoloniale al centro della lotta” .

109 anni dal primo genocidio armeno. Non dimentichiamo.
23/04/2024

109 anni dal primo genocidio armeno.
Non dimentichiamo.

16/03/2024

Donneperlapace: continua la campagna di Avve**re.
Più donne nei negoziati di pace, meno guerre nel mondo. In estrema sintesi è questo il messaggio che Avve**re sta portando avanti dall'8 marzo con la campagna . Dopo le interviste alla Nobel iraniana Shirin Ebadi e alle due madri palestinese e israeliana dei Parent Circle, giovedì è stata la volta di un'altra Nobel per la pace, la yazida irachena Nadia Murad, intervistata da Sara Lucaroni. La sua opera di pace è portare cura e assistenza nelle zone devastate dall'Isis, alle donne violentate e rese schiave dai miliziani come è accaduto a lei e ai profughi che tornano in patria dopo il conflitto. Nadia Murad parla degli stupri come arma di guerra e denuncia con forza l'assenza di una reale giustizia per le vittime.
Progetto "Ricostruire fiducia"nella scuola elementare mista israelo-palestinese di Neve Shalom.

Indirizzo

Nomentana
Rome

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Rinascere Onlus pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Rinascere Onlus:

Condividi