23/05/2026
Lo ammazziamo per difendere le pecore. E lui ci stava proteggendo gli orti.
Il lupo fa schifo a quasi tutti. Pastori, agricoltori, cacciatori. Lo vogliono fuori dai piedi. E in qualche modo si capisce — quando ti sbrana il gregge, la simpatia per la fauna selvatica va a farsi benedire.
Ma aspetta. Prima di chiudere il caso, guarda i numeri.
Secondo ISPRA — l'istituto pubblico che monitora il lupo in Italia dal 2015 — i lupi uccidono in media 8.700 capi di bestiame all'anno su tutto il territorio nazionale. Ottomilasettecento.
Sembra tanto. Finché non lo metti vicino al patrimonio zootecnico italiano: decine di milioni di capi tra bovini, ovini, caprini e suini. I danni da lupo, sulla carta, sono una frazione che spesso non supera le perdite per malattie ordinarie o parti difficili.
Fin qui, già si ragiona.
Ora viene il colpo di scena.
I ricercatori che hanno analizzato le feci del lupo nell'Appennino — Mori e altri, pubblicato su European Journal of Wildlife Research nel 2017 — hanno trovato una cosa che pochi si aspettavano: il cinghiale è la preda principale. In molte aree appenniniche costituisce quasi il 50% della biomassa consumata dai lupi ogni anno.
Mezzo stomaco di lupo riempito di cinghiale.
Ora, chi tiene un pezzo di terra in campagna sa cosa vuol dire un cinghiale in branco. Distrugge i filari di notte. Sfonda le recinzioni. Sradica i vigneti, spiana gli orti, devasta i pascoli. I danni da cinghiale in Italia — sommando le stime regionali — ammontano ogni anno a svariate decine di milioni di euro tra indennizzi e colture p***e, con picchi in Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte.
E nessuna battuta di caccia, per quanto intensa, riesce a tenere il numero sotto controllo in modo stabile.
Il lupo, invece, ci riesce. Non da solo, non in modo definitivo — ma in Appennino è l'unico predatore naturale del cinghiale rimasto. Lo preleva, lo insegue, gli cambia i movimenti. Secondo ISPRA, con 3.500 lupi stimati su tutto il territorio nazionale al monitoraggio 2020-2021, la specie ha ricolonizzato quasi tutti gli habitat idonei della pen*sola. Il risultato: dove c'è il lupo, i cinghiali si comportano diversamente — si spostano di più, restano meno a lungo sulle coltivazioni.
Allora tiriamo le somme.
Uccidiamo il lupo per proteggere le greggi da 8.700 predazioni l'anno. E nel farlo, togliamo il freno naturale all'unica specie che oggi distrugge sistematicamente i campi degli agricoltori italiani.
Il nemico del pastore era il guardiano dell'orto. E non lo sapeva nessuno.
In breve:
Il lupo in Italia predica in media 8.700 capi di bestiame l'anno — una frazione minima del patrimonio zootecnico nazionale
In Appennino il cinghiale rappresenta quasi il 50% della dieta del lupo: è la sua preda principale
I danni da cinghiale all'agricoltura italiana valgono ogni anno svariate decine di milioni di euro — molto più dei danni da lupo alle greggi