02/06/2026
2 Giugno 1946
La nascita della Repubblica e il Voto alle Donne
Una riflessione del Presidente UNLA
Lo stato moderno nasce con il pensiero di Benjamin Constant, dopo aver assimilato il principio della divisione dei poteri di Montesquieu e la teorizzazione della sovranità popolare di Rousseau.
La democrazia diretta di concezione greca si trasforma nella manifestazione della volontà popolare di eleggere i propri rappresentanti, che dovranno attendere al governo dello Stato; siamo alla fine del Settecento-inizi ottocento.
Negli Stati non ci sarà più un potere assoluto, derivante da un diritto divino, ma un potere che i cittadini delegano ai propri rappresentanti.
Ancora, però, il governo è prerogativa soltanto maschile.
Il primo Paese che consentirà alle donne di votare sarà la Nuova Zelanda nel 1893 e successivamente l’Australia nel 1902. Finlandia, Norvegia, Danimarca, Islanda, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Germania nel primo ventennio del Novecento.
Gli USA nel 1920 e il continente americano tra il 1930 e il 1950.
Giappone, India, Cina e Indonesia hanno introdotto il voto alle donne dopo il 1945.
In Africa i primi Stati ad introdurlo sono stati Liberia e Ghana.
Il Italia il suffragio universale portò anche le donne a votare la prima volta il 10 marzo del 1946 per una tornata amministrativa parziale e successivamente il 2 giugno del 1946 per il Referendum Istituzionale e l’elezione dei membri dell’Assemblea Costituente.
Le candidate all’Assemblea costituente furono 226 su un totale di 556 e ne furono elette 21, che vennero definite “le Madri Costituenti”; in particolare 9 erano della Democrazia Cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito Socialista e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque; cinque elette entrarono nella Commissione dei 75.
Dalla Rivoluzione Francese all’istituzione del diritto di voto alle donne passano quasi due secoli e la Costituzione dell’ONU, avvenuta nel 1945 e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Il punto fondamentale è il riconoscimento della soggettività dei diritti della donna alla pari con l’uomo, che per tanti secoli non era stata mai presa in considerazione per motivi culturali e anche religiosi.
Ma la donna è stata quella che ha avuto un ruolo preminente in tutte le società di ogni epoca, perché ha governato il nucleo familiare e ha partorito, cresciuto ed educato la prole, nella forma della socializzazione in atto nelle varie epoche; si deve considerare che non esistevano le scuole pubbliche e la prima fu istituita da Maria Teresa d’Austria nell’ultimo ventennio del Settecento, mentre i padri, al più, insegnavano ai ragazzi un mestiere.
Quello che bisogna sottolineare che la parità, attualmente e per molti aspetti è solo teorica, in quanto permangono discriminazioni salariali e sociali, vi è carenza di servizi dedicati e non in tutte le comunità del Paese vi è la medesima considerazione della donna; vi è discriminazione nella proposizione della classe dirigente politica e non; tanto per esemplificare le donne possono accedere in magistratura solo dal 1963: perché prima no, non si capisce e le pseudo-motivazioni sono strumentali e prevalentemente sessiste.
Il percorso è ancora lungo per raggiungere culturalmente, socialmente, legislativamente la piena parità, ma la consapevolezza attuale delle donne rispetto al loro ruolo è fortissima e troverà senz’altro la strada per avere soddisfazione.
Gli 80 anni dalla nascita della Repubblica segnano un cammino in evoluzione inarrestabile per il ruolo istituzionale, sociale, economico della donna e la presenza femminile è aumentata gradualmente ai più alti livelli, fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Ministeri, anche se non si può parlare di effettiva parità.
I tanti movimenti sociali a tutela della donna in ogni ambito testimoniano che la costruzione paritaria procede e trova accoglimento nell’opinione pubblica; d’altronde tutti gli articoli della Costituzione valorizzano sempre il ruolo della donna e sottolineano con forza il principio della parità.
Conseguentemente l’uomo dovrà acquisire la convinzione che non esiste una assolutizzazione del ruolo proprio, e dovrà rassegnarsi alla complementarità con la donna, non tanto e non solo perché vi è una norma che lo stabilisce, ma perché è la natura stessa che ha tali regole per il genere umano, animale e vegetale (Diritto Naturale).
È finito il tempo della gerarchizzazione uomo-donna, perché priva la società di un apporto prezioso e originale che solo la donna può avere e dare e l’umanità ha bisogno di procedere verso la propria evoluzione con tutte le energie possibili, a partire da quelle femminili.