Madre Talea

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Madre Talea Madre Talea è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro che promuove e studia la Permacultura.

Diffondiamo e pratichiamo l’agricoltura rigenerativa e l’agroecologia, tuteliamo il mondo selvatico, imparando quotidianamente da esso. 🌿🌱

L’aridità imposta dal prolungato periodo siccitoso ha messo molto in difficoltà la resilienza degli ecosistemi costieri....
14/09/2026

L’aridità imposta dal prolungato periodo siccitoso ha messo molto in difficoltà la resilienza degli ecosistemi costieri.
La costa sud di Roma ha visto la prima pioggia settembrina a distanza di tre mesi esatti dall’ultimo temporale di maggio.
Tre mesi senza acqua, ciò che una volta era caratteristica dei climi aridi sta diventando normalità su tutte le coste (e non solo) dell’alto mediterraneo.
Ma cosa c’entra il clima con una comune pianta spontanea?
Moltissimo.

La portulaca oleracea (Porcellana, Porcacchia, Purceddha, Brucacchia, e chi più ne ha più metta nomi locali) è davvero una pianta dalle mille virtù, così come è tipico delle piante pioniere.
Dal punto di vista alimentare questa pianta è incredibilmente buona cruda, cotta, sott’aceto, sott’olio e fermentata, come officinale e medicamentosa compare nella letteratura medica cinese già nel 500 d.c.

Ma il vero prodigio di questa spontanea è il suo modo di fare fotosintesi, e suggerire quindi nuove intuizioni sul potenziale rigenerativo.

Sppiamo che le piante attivano metabolismi specifici in base al tipo di gestione della fotosintesi.
C3: la CO₂ viene lavorata subito di giorno, ma soffre il caldo perché l'enzima si confonde con l'ossigeno.
C4: La CO₂ viene catturata in una cellula esterna e lavorata in una cellula interna isolata, al riparo dal caldo.
CAM: La CO₂ viene catturata e accumulata come acido di notte, per poi essere lavorata di giorno a pori chiusi per non perdere acqua.

La portulaca non si accontenta di un solo metabolismo come quasi la totalità delle piante: è una pianta C4-CAM facoltativa.

Quando le giornate sono calde e c'è una normale quantità di acqua nel terreno, la portulaca lavora come una pianta C4: Di giorno tiene gli stomi (i suoi "pori") aperti per catturare l'anidride carbonica (CO₂).
Grazie al sistema C4, è abilissima a catturare la CO₂ e a pomparla direttamente nelle zone interne della foglia, evitando di sprecare energia anche se fa molto caldo.

Ma se non piove per settimane e la terra si secca completamente una pianta C4 va in grave crisi. La portulaca, invece, attiva il suo “secondo motore”: il sistema CAM.

Un complesso sistema di adattamento si è evoluto insieme a questa pianta resiliente che, guardacaso, svolge importanti funzioni sistemiche all’interno dei nostri progetti: pacciamatura viva, controllo dell’erosione, nutrimento per avifauna selvatica ed allevata.

Negli orti, nelle agroforeste, nei vigneti, negli uliveti: non sradicate questa spontanea perché la sua produttività in termini di fotosintesi è di alto livello e, ormai lo sappiamo, dove c’è fotosintesi c’è vita preziosa!

Salutiamo Wendell Berry con un estratto, per noi molto significativo, di un’intervista del 2005. In seguito la traduzion...
03/09/2026

Salutiamo Wendell Berry con un estratto, per noi molto significativo, di un’intervista del 2005. In seguito la traduzione di un suo componimento che unisce il suo sentire a quello di chi, come lui, è intrecciato alle suggestioni di una natura che non è separata da noi.

Consiglierebbe ai giovani di fare i contadini?

«No, perché tanto se lo vogliono fare lo
fanno comunque. A parte le battute, ricevo
tante lettere di persone che vogliono lasciare
tutto e tornare in campagna, ma io gli rispondo "Non fatelo!" Le persone che tornano in campagna per un richiamo superficiale sono un fallimento dopo l'altro. Secondo me il problema più urgente è quello di riuscire a dare sostegno ai ragazzi che sono stati allevati nelle fattorie e vogliono mollare. Ma in linea generale è molto pericoloso dare dei consigli
ai giovani. Io gli chiedo soprattutto di imparare a conoscere le loro terre e d'iniziare a farsi delle domande riguardo alle loro economie del cibo.

Qual è la storia di una testa di lattuga? A quale costo culturale ed ecologico è stata prodotta?
Mi auguro che riescano a capire che per poter comprendere la storia di ciò che mangiano dovranno iniziare a mangiare prodotti locali. Spero in un processo più naturale: se si sviluppa una domanda locale per cibo locale, allora a quel punto le persone normali inizieranno ad avere una cognizione maggiore sui problemi dell'agricoltura e alcuni di questi avranno una vocazione vera per lavorarci. Una domanda forte di alimenti locali porterà a una diffusa diversificazione produttiva che a quel punto avrà bisogno di persone che se ne occupino: i giovani allora potrebbero avere un'alternativa reale».

🌱“Quando la disperazione per il mondo cresce in me e mi sveglio di notte al minimo rumore, temendo per quello che potrebbe essere la mia vita e quella dei miei figli,
vado a sdraiarmi dove l'anatra selvatica
riposa nella sua bellezza sull'acqua e l'airone cenerino si nutre.
Entro nella pace delle cose selvatiche che non appesantiscono la loro vita con la premonizione del dolore.
Entro nella presenza dell'acqua immobile.
E sento sopra di me le stelle accecate dal giorno che attendono con la loro luce.
Per un po' riposo nella grazia del mondo e sono libero.”

Decolonizzare la Permacultura, significa ridare centralità alla saggezza dei popoli nativi, alla visione ancestrale ma r...
21/08/2026

Decolonizzare la Permacultura, significa ridare centralità alla saggezza dei popoli nativi, alla visione ancestrale ma rara di sentirsi parte dei sistemi che si abitano.

Decolonizzare la Permacultura, secondo noi, è smettere di relativizzare la cura della Terra, è smettere di affermare che la cura degli ecosistemi si fa anche senza ecosistemi. Che dall’alto di un attico in città possiamo insegnare la rigenerazione.

Decolonizzare la Permacultura significa smettere di banalizzare e di rendere tutto generalizzabile, ma anche il suo contrario, ovvero rendere tutto così difficile da essere impraticabile ai non addetti, facendo credere che solo complesse progettazioni a pagamento trasformeranno un terreno incolto in un giardino dell’eden, in versione Instagrammabile.

Decolonizzare la Permacultura significa dare sempre più dignità e centralità al processo di produzione del cibo sostenibile, significa rimettere al centro della discussione eco-politica il boicottaggio e la critica alla grande distribuzione, sostenendo il diritto di tutti e tutte all’accesso alla terra e alla sua custodia.

Decolonizzare la Permacultura significa che è impensabile scindere il suolo dai nostri progetti quotidiani, significa anzi guardare alle grandi civiltà del passato, che hanno prosperato grazie alla fertilità del suolo, e si sono estinte con la sua degradazione.

🌱Essere Permacultori/trici, per noi, significa abbassare le pretese dell’ego e rendersi custodi del suolo e della complessa rete di relazioni che su esso si genera, significa prenderci cura delle sue ricchezze e delle sue fragilità.

Chi ha affrontato quest’ultima stagione agricola lo sa, non c’è nulla di scontato sul futuro degli ecosistemi, sul cibo che coltiviamo e sui semi che riproduciamo.
Solo chi ha bagnato la terra con il proprio sudore è consapevole delle difficoltà concrete alle quali andiamo sempre più incontro.
Per affrontare tutto ciò, oggi più che mai, si fa viva l’esigenza di decolonizzare il nostro sguardo e gli occhiali che indossiamo per ammirarlo.

Come da tradizione la nostra guazza di San Giovanni. Ma se il rituale riguarda un solo giorno l’anno, tutte le altre fio...
24/06/2026

Come da tradizione la nostra guazza di San Giovanni. Ma se il rituale riguarda un solo giorno l’anno, tutte le altre fioriture sono quelle che hanno accompagnato la nostra primavera.

🌼 Oltre a portare bellezza, colore e profumo, i fiori ci raccontano molto sugli ecosistemi che abitiamo e che cerchiamo di rigenerare: ci danno informazioni utilissime sulle condizioni del suolo e sulle relazione che questo istaura con tutto l’ambiente.

🌿Il nostro areale è complesso e biodiverso, ma anche consistentemente siccitoso.
Ed è per questo che, con un giro di parole, chiamiamo l’autunno “la nostra primavera preferita”, perché le temperature elevate, rispetto all’entroterra, consentono nuove e prolungate fioriture che si fermano solo quando arriva il vero gelo.
Quest’anno, finalmente, riempiamo la ciotola con i doni dei sistemi che curiamo, i quali ci restituiscono molto di più di ciò che prendono da noi.

Prosegue il nostro percorso di adattamento dell’aglione gigante (ampeloprasum var. Holmense) 🧄In un clima e suolo totalm...
15/06/2026

Prosegue il nostro percorso di adattamento dell’aglione gigante (ampeloprasum var. Holmense) 🧄

In un clima e suolo totalmente diverso rispetto all’areale di provenienza e senza seguire disciplinari agronomici complessi, il nostro aglione si sta ambientando alla grande.

Il nostro approccio prevede di concentrarsi sulla rigenerazione del suolo e dell’ecosistema e non sulla singola coltura: i risultati sono piccoli, lenti, ma evidenti.

Senza accorgercene mettiamo costantemente in atto la visione che la Permacultura ci dona quotidianamente, godendo poco a poco della “spirale di abbondanza” che è tutto tranne che un concetto astratto. 💚🌱

Questo venerdì siamo ad Aprilia a parlare di resistenza agricola in Palestina e a proiettare Foragers di Jumana Manna in...
20/05/2026

Questo venerdì siamo ad Aprilia a parlare di resistenza agricola in Palestina e a proiettare Foragers di Jumana Manna insieme al coordinamento del litorale.
In questi mesi è nata una rete incredibile di solidarietà che sta costruendo ponti fatti di semi resistenti e riproduzione partecipata, di supporto alla resistenza radicate nella terra.
Ci vediamo venerdì con Seeds4palestine
🇵🇸👇🏻

*Il prossimo* *22 maggio* *abbiamo organizzato la proiezione del docufilm "Foragers"* , alle 20:30 presso il teatro "Ex Claudia" in via Pontina, KM 46,600 - APRILIA. FORAGERS è un film di JUMANA MANNA che racconta l’intreccio di storie, di vite, di violenza e oppressione che si diramano nei campi verdi delle alture del Golan, dove le forze di occupazione vanno in cerca di Foragers, uomini e donne che affrontano veri e propri processi penali con l’accusa di raccogliere erbe selvatiche nei campi incolti.
Insieme all’oppressione del colonialismo d’insediamento, questo film ci racconta la forza, la resistenza, l’orgoglio dei Palestinesi e delle Palestinesi che, tra le piante di *Akkoub* e *Zaatar* , trovano la loro memoria e il simbolo di un prossimo ritorno.
La serata sarà anche l’occasione per presentare "SEEDS4PALESTINE", un progetto in continua costruzione e animato da un collettivo variegato che parla di agricoltura in Palestina, che riproduce antiche varietà orticole palestinesi e che crea ponti di solidarietà e scambio attivo con le realtà agroecologiche internazionali che si muovono in solidarietà della resistenza del popolo palestinese.
Il *Coordinamento Palestina Anzio, Nettuno, Aprilia e Ardea* vi invita a partecipare e a far partecipare.

Carrellata de bellissimo weekend trascorso insieme ad .art e   🌿🎋Torniamo pieni di gioia e nuove capacità da mettere sub...
17/05/2026

Carrellata de bellissimo weekend trascorso insieme ad .art e 🌿🎋
Torniamo pieni di gioia e nuove capacità da mettere subito in pratica.
È incredibile quante cose possiamo realizzare grazie alla relazione con le piante e con l’ecosistema di cui fanno parte.
Trasformare eccedenze e “invasività” in abbondanza e nuovi elementi da integrare nei nostri progetti.
Lavorare con materiali vivi significa imparare ad ascoltare ed assecondare forme ed energie intrinseche che dobbiamo solo accompagnare.
Grazie ancora al luogo che ci ha accolti, Mondeggi bene comune è tutta una parola e lo abbiamo sentito forte. La visione, l’impegno la resistenza di questa realtà sono preziosi per tutta la comunità agroecologica del nostro paese e speriamo di tornarci presto! 💚

Felici di essere parte di questo piccolo ma grande, enorme, progetto 🌱🌿🇵🇸
15/04/2026

Felici di essere parte di questo piccolo ma grande, enorme, progetto 🌱🌿🇵🇸

13/04/2026

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