20/08/2025
𝕷𝖆 𝕮𝖗𝖔𝖓𝖎𝖈𝖆 𝖉𝖊𝖑𝖑𝖆 𝕲𝖗𝖆𝖓 𝕱𝖊𝖘𝖙𝖆 𝖉𝖊 𝖑𝖔 𝕮𝖆𝖘𝖙𝖊𝖑𝖑𝖔
Nell’anno de la gran calura, lo giorno sesto sedici de agosto, quando li corpi sudavano come fornaci e le zanzare pungevano peggio d’un usuraio, si celebrò in 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼 la piú mirabile Sagra de li Stomaci Allegri.
E vi eran mense lunghe lunghe, ove pane si spargeva a manate, salami correan veloci come cavalli, e vino e birra scorrevano qual fiume benedetto.
Ma udite, udite, o buoni lettori, ché grande miracolo avvenne: 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗶𝗻𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗺𝗮𝘀𝗰𝘂𝗹𝗼, travestito in abiti femminei, con veli e gonne svolazzanti, che pareva un’apparizione della Madonna… ma co’ la barba! E il popolo rise e batté le mani, dicendo: “Ecco segno di prosperità! Che la birra mai non manchi!”
Eppur, manco a dirlo, subito accadde prodigio contrario: 𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼̀ 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝘂𝘁𝗮𝗿 𝗰𝗲𝗿𝘃𝗼𝗴𝗶𝗮.
Niuna goccia uscì, solo fischi e sbuffi, come drago inferocito.
E allora fu panico e disperatio: li giovani piangeano, le donzelle urlavano, i vecchi bestemmiavano in latino spurio, e i bicchieri restaron vuoti come tasche di contadini.
Come se ciò non bastasse, al convito 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻 𝗼𝗺𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲 𝗽𝗮𝗶𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝘀, che festeggiava l’addio al celibato.
Rifulgea tanto che pareva reliquia miracolosa, o candelabro di cristallo.
Ballava sopra le tavole, lanciando riflessi che accecavan le genti, sicché molti cascaron nelle fosse.
Et così fu scritto: “Non per carestia di birra finì la festa, ma per soverchia dignità perduta, che in quella sera si sparse in abbondanza come mosto nelle botti.”
E chi v’era, se nol ricorda, mente.
E chi nol crede, venga al prossimo anno, ché assai di peggio accadrà.
𝕻𝖔𝖘𝖙𝖋𝖆𝖙𝖎𝖔𝖓𝖊
Io, frate Nichola detto Manus Tremens, umile servitore de la penna e gran bevitor de gineprico tonico, scrissi queste croniche seduto all’ombra d’uno stendardo giallo e nero, con calamaio mezzo secco e pancia piena assay di salsiccia et fagiuoli et cotiche.
Se alcun lettore troverà errori di scrittura, li attribuisca non alla mia mano ma all'acolico intruglio che troppamente fluì ne le mie vene.
Se alcun altro riderà oltre misura, rammenti che anch’io risi, e tanto, che la barba mi si inzuccherò di mosto cotto.
E così sia tramandato: che più della verità, in queste righe vi sia la memoria del riso e del fracasso, ché meglio val un buon ricordo che cento cronache serie.
Scriptum in fretta, cm birra e allegria.