18/02/2026
𝕃𝕒 𝕡𝕠𝕝𝕧𝕖𝕣𝕖 𝕔𝕙𝕖 𝕒𝕣𝕕𝕖: 𝕤𝕡𝕠𝕘𝕝𝕚𝕒𝕣𝕤𝕚 𝕡𝕖𝕣 𝕣𝕚𝕥𝕣𝕠𝕧𝕒𝕣𝕤𝕚.
Vangelo: Matteo 6, 1-6. 16-18
“Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.”
Il viaggio non inizia con un passo trionfale, né con la sicurezza di chi ha già la meta in tasca. Inizia con un gesto che sa di terra: un segno di povertà tracciato sul capo. Quelle ceneri non sono cenere di un incendio che ha distrutto tutto, ma il residuo prezioso di ciò che abbiamo avuto il coraggio di lasciar bruciare. È il superfluo che si consuma per far posto all’essenziale. Sono la prova tangibile che siamo fragili, sì, creature fatte di argilla e sogni, ma che proprio in questa nostra polvere abita un fuoco che non si spegne, perché alimentato dal respiro di Dio.
Iniziamo questo tempo fermandoci sul ciglio della strada, aperti alla domanda più vera: cosa pesa inutilmente nel mio zaino interiore? Spesso camminiamo curvi sotto il carico di aspettative altrui, di sensi di colpa mai risolti, di ambizioni che ci lasciano il cuore vuoto. La conversione non è un dovere morale da adempiere, né un esercizio di volontà; è una liberazione profonda. È il permesso che diamo a noi stessi di smettere di apparire, di smettere di rincorrere l’immagine perfetta che il mondo ci chiede di proiettare.
È il momento di scendere nel “segreto”, quella stanza dell’anima dove non servono giustificazioni e dove le parole smettono di essere scudi. Dio non ci aspetta sulle vette dei nostri successi, ma proprio lì, nel segreto delle nostre zone d’ombra, nell’unico luogo dove non servono maschere e dove il nostro nome viene pronunciato con tenerezza.
È da questa povertà accolta che nasce la vera forza per rimettersi in cammino di Quaresima