22/08/2026
Articolo di Gaetano Polichetti
Carlo D’Amato: il Corbarino, una storia di terra, uomini e passione
Ci sono storie che nascono da una scommessa. E quella di Carlo D’Amato, piccolo imprenditore di Corbara, è una di queste. Quando il Corbarino rischiava di scomparire, quando coltivarlo sembrava non convenire più a nessuno, D’Amato ha scelto di crederci. Ha recuperato il seme, coinvolto i contadini, investito sul territorio e nel 2006 ha fondato I Sapori di Corbara.
Da allora quel piccolo pomodoro è arrivato sulle tavole di chef e pizzaioli, anche fuori dall’Italia. Ma forse il risultato più importante è un altro: il Corbarino è tornato a essere una risorsa per chi continua a coltivare questa terra.
Gaetano Polichetti: Carlo, partiamo dall’inizio. Quando hai capito che il Corbarino rischiava davvero di scomparire?
Carlo D’Amato: Alla fine degli anni Novanta si vedeva chiaramente che il Corbarino stava perdendo la sua identità. Il seme si era imbastardito e sempre meno contadini avevano interesse a coltivarlo. Era un pomodoro difficile, che richiedeva tanto lavoro e che economicamente rendeva poco.
Gaetano Polichetti: E tu hai deciso di scommetterci.
Carlo D’Amato: Sì. Abbiamo cercato le piante che conservavano le caratteristiche originali, abbiamo selezionato i semi e abbiamo ricominciato da lì. Nel 2006 è nata I Sapori di Corbara. Siamo partiti con appena 40 quintali. A dirla oggi, sembrava una follia. Però ci credevo.
Gaetano Polichetti: La parte più difficile qual è stata?
Carlo D’Amato: Convincere i contadini a tornare a coltivarlo. Perché puoi anche salvare un seme, ma se poi nessuno lo coltiva, quel lavoro non serve a niente. Un agricoltore deve poter vivere del proprio lavoro. Per questo abbiamo cercato di dare il giusto valore alla produzione.
Gaetano Polichetti: Quindi salvare il Corbarino ha significato anche salvare un pezzo di agricoltura del territorio.
Carlo D’Amato: Certo. Il Corbarino non è solo un pomodoro. Ci sono i contadini, i terrazzamenti, il lavoro fatto a mano, una cultura che viene da lontano. Se abbandoni tutto questo, perdi qualcosa che non puoi ricostruire facilmente.
Gaetano Polichetti: E cosa ha di speciale il Corbarino?
Carlo D’Amato: Il territorio. Il sole, la terra vulcanica, l’acqua piovana, il vento, il mare. Tutto contribuisce a dargli quel sapore. Puoi prendere il seme e portarlo altrove, ma non avrai mai esattamente lo stesso Corbarino.
Gaetano Polichetti: Quindi il Corbarino può essere coltivato anche in altre zone?
Carlo D’Amato: Vent’anni fa il Corbarino non lo conosceva praticamente nessuno. Poi, quando è stato recuperato e valorizzato, ha iniziato a fare gola anche all’industria conserviera. Sono nati così pomodori molto simili, ma che non provengono dai Monti Lattari. Per questo è importante distinguere il vero Corbarino, quello legato alla sua terra d’origine, dalle varietà che gli assomigliano soltanto.
Gaetano Polichetti: Nel tuo lavoro c’è ancora tanta manualità.
Carlo D’Amato: E deve rimanere così. Il pomodoro viene raccolto e selezionato a mano e viene lavorato rapidamente. Non vogliamo fare quantità a tutti i costi. Preferiamo rispettare il prodotto, anche quando questo significa fare più fatica.
Gaetano Polichetti: Da quei primi 40 quintali a una realtà conosciuta anche fuori dall’Italia. Te lo aspettavi?
Carlo D’Amato: Assolutamente no. All’inizio pensavo soprattutto a salvare il prodotto. Poi sono arrivati gli chef, le pizzerie, i riconoscimenti e anche l’estero. Ma la cosa che mi fa più piacere è vedere ancora oggi i contadini nei campi a coltivare il Corbarino.
Gaetano Polichetti: Hai avuto tanti riconoscimenti. Qual è quello che ti è rimasto più dentro?
Carlo D’Amato: I premi fanno piacere, ma ci sono parole che valgono più di un premio. Una volta una persona ha assaggiato il nostro pomodoro e mi ha detto che quel sapore le aveva fatto tornare in mente la sua infanzia. Ecco, quello per me è un riconoscimento importante. Vuol dire che abbiamo conservato qualcosa.
Gaetano Polichetti: Da uomo che ha lavorato tanto sulla valorizzazione di un prodotto del territorio, che rapporto hai con Slow Food?
Carlo D’Amato: È un mondo nel quale mi riconosco. Slow Food parla di biodiversità, di piccoli produttori, di territorio e di qualità. Sono tutte cose che fanno parte della nostra storia. E credo sia importante avere associazioni e persone che continuino a raccontare e difendere queste realtà, soprattutto in territori come il nostro.
Gaetano Polichetti: Anche Slow Food Agro Nocerino-Sarnese prova a fare questo: raccontare chi lavora ogni giorno per mantenere viva la nostra agricoltura. Cosa ti senti di dire a chi oggi vuole continuare questa strada?
Carlo D’Amato: Di avere coraggio. E soprattutto di non avere fretta. Quando lavori con la terra, con i prodotti del territorio, i risultati non arrivano dall’oggi al domani. Bisogna crederci, avere pazienza e rispettare quello che abbiamo ricevuto.
Gaetano Polichetti: Se dovessi spiegare in una frase perché il Corbarino va salvaguardato?
Carlo D’Amato: Perché non stiamo salvando soltanto un pomodoro. Stiamo salvando una storia, un territorio e il lavoro di tante persone.
Gaetano Polichetti: E dopo tutti questi anni, rifaresti quella scommessa?
Carlo D’Amato: Sì, senza pensarci due volte. Perché quando credi davvero nella tua terra, prima o poi è la terra stessa a restituirti qualcosa.