15/09/2026
Quanto siamo capaci di accorgerci della sofferenza prima che diventi silenzio?
La riflessione di APS LiberaMente Donne di fronte agli eventi che negli ultimi tempi hanno profondamente scosso la nostra comunità, parte proprio da questa domanda.
Viviamo quotidianità sempre più veloci. A volte un sorriso appena accennato ci basta per pensare che vada tutto bene e continuiamo a correre.
Eppure esistono dolori che non hanno un volto riconoscibile, sofferenze profonde che possono rimanere nascoste anche alle persone più vicine.
Non sempre chi le attraversa riesce a chiedere aiuto. A volte è difficile persino trovare le parole per dare un nome a ciò che si prova.
«𝘓𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘪ù 𝘣𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘪𝘶𝘵𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘪𝘶𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢, 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘧𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢, 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢, 𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘪𝘵𝘢 𝘦 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘢𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘥𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘴𝘤𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭’𝘢𝘣𝘪𝘴𝘴𝘰.»
•𝗘𝗹𝗶𝘀𝗮𝗯𝗲𝘁𝗵 𝗞ü𝗯𝗹𝗲𝗿-𝗥𝗼𝘀𝘀•
Non significa che basti la forza di volontà per superare il dolore.
Significa, piuttosto, ricordarci quanto sia importante non lasciare qualcuno solo dentro la propria sofferenza.
Dietro una donna che sembra forte può esserci una persona stanca, impaurita, fragile, che non ha bisogno di sentirsi dire «devi essere forte», ma semplicemente: «Non devi affrontare tutto da sola».
Da qui possiamo cominciare: da un «Come stai?» detto aspettando davvero la risposta. Da una telefonata, un caffè, un messaggio, qualche minuto di ascolto sincero.
Piccoli gesti che non hanno la pretesa di risolvere una sofferenza profonda, ma possono far sentire qualcuno visto, accolto, importante.
E un pensiero va anche a chi resta.
♥️
A chi rimane con un vuoto, con domande che forse non troveranno mai risposta e, talvolta, con il peso di ciò che avrebbe potuto dire o fare.
Anche chi resta ha bisogno di essere accolto, ascoltato, rispettato.
Non dobbiamo avere la soluzione.
Possiamo però esserci.
Ascoltare senza giudicare, offrire una presenza, uno spazio sicuro, una mano tesa.
Perché la fragilità non è qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi.
Fa parte dell’essere umani.
E nessuno dovrebbe essere lasciato solo dentro il proprio dolore.