23/08/2026
Pensavamo di averle viste e sentite tutte.
Ma Giorgia Meloni ha deciso di superarsi.
In un’intervista al “New York Times”, ci ha tenuto a fornire una propria interpretazione “storica” e personale del fascismo.
E in appena tre righe ha rimesso in discussione vent’anni di fascismo e ottant’anni di antifascismo.
Testuale, parlando dell’epoca fascista, ha detto:
“È stata un’epoca particolarmente complessa. Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l'avessimo vista stando nel mezzo di quegli eventi, probabilmente l'avremmo percepita diversamente, no?”.
Cosaaaaa?? Cosa abbiamo letto?!
No, Presidente Meloni.
Sa chi sono gli unici che avrebbero potuto percepirla diversamente?
I fascisti stessi.
Per tutti gli altri era chiarissimo dal primo giorno quello che è ed è stato il fascismo, dal primo all’ultimo giorno della sua esistenza, solo differenti gradi di crimini e brutalità.
Glielo vada a dire a Matteotti che il fascismo era un’altra cosa allora.
Glielo vada a dire a Gramsci, a Gobetti, ai fratelli Rosselli, a don Minzoni, ad Amendola.
Glielo vada a dire ai sindacalisti manganellati e colpiti con l’olio di ricino, ai giornalisti incarcerati, agli intellettuali al confino, agli insegnanti imbavagliati e costretti all’obbedienza, ai 45.000 partigiani caduti nella Resistenza. Ai 650mila militari italiani internati nei lager nazisti dopo l’8 settembre, per essersi rifiutati di continuare a combattere al fianco di Hi**er e della Repubblica di Salò.
Ai 6.000 ebrei deportati dall’Italia, 5.900 dei quali non tornarono più.
Alle vittime delle Fosse Ardeatine, dell’eccidio di Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema, per due terzi donne e bambini.
Alle oltre 23 mila vittime delle stragi naziste e fasciste censite in Italia tra il 1943 e il 1945.
Glielo vada a dire a tutti loro cosa è stato il fascismo.
E, se proprio non è in grado di definirsi antifascista, almeno chieda scusa e provi vergogna.
Anche se non succederà mai. Né l’una né l’altra cosa.