09/01/2026
QUALCOSA DI GRANDE
C’è una convinzione antica, quasi arrogante, che attraversa la storia come una febbre: l’idea di poter lasciare un segno eterno.
È questo, forse, ciò che muove i padroni della terra. Coloro che si illudono di incidere il proprio nome nella pietra del tempo.
Eppure…
300.000 anni di Homo sapiens, 10.000 di civiltà come la intendiamo oggi.
Un tempo smisurato che ridimensiona ogni ego, ogni pretesa di grandezza.
Davvero crediamo che le masse abbiano una memoria affettiva?
Che provino qualcosa di vivo, di pulsante, per i grandi condottieri del passato? Giulio Cesare, Carlo Magno, Napoleone, il Che ...
Tolti due studiosi sinceri e quattro invasati, chi li ama, chi li odia con il cuore e non con la testa?
La verità è scomoda ma semplice:
l’essere umano è proiettato verso il proprio ombelico.
Verso le proprie fatiche, le proprie bollette, i propri amori, le proprie paure.
Può leggere la storia, studiarla, persino citarla…
ma non può essere emotivamente legato a chi lo ha preceduto e non c’è più.
Chi muore giace. Chi vive, si dà pace.
Ed è qui che il ragionamento prende forma.
Perché allora, oggi, un dittatore contemporaneo dovrebbe trasformare la vita in un inferno?
Perché trascinare milioni di persone in guerre, distruzione, lutti?
Perché sacrificare tutto – anche sé stesso – sull’altare di una presunta grandezza che nessuno, davvero, riconoscerà?
Non credo sia il denaro. Non credo sia solo il potere.
Forse, parafrasando chi ha scavato nell’animo umano più a fondo di altri, è una fame antica, una sete mai placata.
Una carenza d’amore primario, originario.
Uno sguardo mai ricevuto, una carezza mancata.
E da lì, per tutta la vita, la ricerca di compensazioni:
territori, eserciti, applausi forzati, paura.
Ma questa è un’illusione.
Perché l’impronta del loro passaggio è sovrastimata.
Presto svanirà.
Come le tracce sulla sabbia quando soffia il libeccio.
Come i segni tra le dune del deserto, cancellati senza rumore.
La storia non ama nessuno. La vita continua.
E l’unica cosa che resta, davvero, non è il nome inciso sui libri,
ma l’amore dato o negato mentre si era vivi.
VITE CONNESSE - Ass. Cult.