25/08/2026
UNA DOMANDA CHE MERITA DI ESSERE POSTA
Ho letto con attenzione la notizia della presenza di NOVOMATIC Italia al Meeting di Rimini 2026, al fianco di Compagnia delle Opere.
Una presenza presentata come occasione per parlare di imprese, territori, occupazione e sviluppo economico e sociale.
Non voglio trasformare questa riflessione in una polemica contro il Meeting, contro Compagnia delle Opere e neppure contro un'impresa che opera legalmente nel nostro Paese.
Ma non possiamo trascurare il fatto che Novomatic è azienda leader nel settore dei giochi d’azzardo, ha casinò in 50 paesi nel mondo, e, come si legge anche nel suo sito, ha negli anni ampliato l’offerta nel nostro paese, contribuendo alla diffusione del marchio Admiral in oltre 300 punti gioco e sale bingo a gestione diretta, a cui si affiancano società attive nel retail gaming, con più di 40 concessioni bingo, oltre scommesse e gioco online.
Proprio perché stiamo parlando di una realtà come Compagnia delle Opere, che ha una storia e una sensibilità profondamente legate al mondo cattolico e che al Meeting parla di persone, dignità del lavoro, comunità e bene comune, credo che una domanda vada posta, visto che CdO stessa presenta la sua Piazza delle Opere come un luogo nel quale mostrare un'operosità «generativa e capace di costruire bene comune».
Possiamo parlare del valore economico prodotto dall'industria del gioco d'azzardo senza parlare, nello stesso momento e con la stessa forza, delle fragilità che il gioco può produrre, produce, nelle persone e nelle famiglie? Dell’impatto devastante che ha sulla vita di tantissime persone e sulle loro famiglie?
Non basta che un'attività sia legale perché venga meno la necessità di interrogarci sulle sue conseguenze sociali. È l’art. 41 della nostra Costituzione che ce lo impone, ponendo precisi limiti all ‘iniziativa economica privata, a tutela della società e dell’ambiente, quando stabilisce che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, alla libertà e alla dignità umana.
Dietro i numeri del gioco d’azzardo non ci sono soltanto fatturati, occupazione, filiere e gettito fiscale. Ci sono anche, e troppo spesso, persone vulnerabili, famiglie in difficoltà, dipendenze e percorsi dolorosi dai quali non sempre è facile uscire.
Ed è proprio qui che nasce la domanda, che vuole essere un appello e non un'accusa.
Se una realtà che si richiama alla centralità della persona decide di offrire spazio e visibilità a una grande impresa del settore del gioco d’azzardo, allora quello stesso spazio dovrebbe diventare anche occasione per porre le domande più difficili.
Qual è il limite tra profitto e bene comune?
Quale responsabilità ha un'impresa verso le fragilità che possono nascere dal mercato nel quale opera?
E quale responsabilità abbiamo noi, soprattutto quando diciamo di voler mettere la persona al centro, prima dell'economia?
Al Meeting, CdO propone quest'anno anche una riflessione sull'impresa fondata sulla dignità della persona e su un welfare capace di abbracciare la vita intera.
È proprio alla luce di questi valori che credo sia legittimo chiedere di aprire un confronto serio e trasparente sul gioco d'azzardo.
Non per chiudere porte.
Per aprire un dialogo.
Un dialogo nel quale accanto alla voce dell'impresa possa trovare spazio quella delle famiglie, degli educatori, dei servizi per le dipendenze, del volontariato e di quanti ogni giorno incontrano le conseguenze del gioco problematico.
Perché il bene comune non può essere soltanto una bella espressione.
Deve diventare il criterio con cui abbiamo il coraggio di interrogare le nostre scelte, soprattutto quelle più scomode.
Don Armando Zappolini