25/08/2026
Ieri ho avuto il piacere di intervenire a San Lucido all'incontro "Le donne nella storia della Calabria". Invitato da Aiparc
Di seguito l’intervento di Fabio Mandato
Buonasera anche da parte mia
È un piacere per me parlare in questo splendido scenario del chiostro del comune di San Lucido. Un saluto caro alla vicesindaca Elisabetta Buonaiuto e all'assessora Floriana Chiappetta, con cui siamo in costante contatto. Un carissimo saluto a Nella Matta, che mi ha invitato a essere qui questa sera. Per me è un onore e un piacere essere con voi per cercare di dire qualcosina. Ho ascoltato degli interventi davvero pregevoli, di cui vi sono grato. Saluto quindi le gentili signore alla mia destra: l'avvocato Bianca Rende, che sta moderando magistralmente questo incontro; la consigliera e filosofa Olinda Suriano, che ci ha fornito una riflessione davvero molto interessante; il collega e amico Nicola Bruno, che sta continuando a illustrare la storia di un paese bello qual è Longobardi con i suoi libri, vero e proprio spaccato di una comunità dalle nobili origini.
Saluto tanti di voi che conosco nel pubblico. In particolar modo volevo salutare la dottoressa Piro, giudice onorario al Tribunale di Cosenza, docente e donna da sempre impegnata nel foro cosentino. Ce ne sono tante di donne — giudici, avvocati, presidenti di tribunale — sia a Cosenza sia a Paola, che stanno lavorando davvero molto bene.
Saluto i parenti della famiglia Miceli, con cui ci siamo interfacciati poco prima che iniziasse questo incontro.
È interessante quello che hai detto all'inizio del tuo intervento, assessore, quando parlavi del Mediterraneo. È pregevole che da un comune del Cosentino possano nascere iniziative così importanti e profonde. Personalmente sto provando a riflettere su un aspetto del Mediterraneo di cui si parla tanto: la "teologia del Mediterraneo". Essa parte proprio dai presupposti che ci dicevi: il Mediterraneo come luogo di ponti e non di muri; un mare magnum, un mare nostrum da cui un po' tutti proveniamo. Le storie dei nostri paesi e delle nostre comunità, piccole o grandi che siano, risentono fortemente dell'influsso di questo mare, che stiamo respirando in queste settimane nei nostri luoghi di riposo.
In questo libro, "Le donne nella storia della Calabria" del 2021, Nella Matta scrive qualcosa di bellissimo. Cito brevemente: «Noi abbiamo interrogato i luoghi della Calabria e ne abbiamo ricevuto immagini di donne in cammino, le loro visioni, le pulsioni, le illusioni, le speranze, le sconfitte, le conquiste». Che bello! Grazie per queste parole e per le tante altre presenti nel volume. Le speranze delle donne... Queste speranze le abbiamo viste rappresentate pochi minuti fa dalle ragazze che hanno proposto una pregevole esibizione artidtica, e le vediamo quotidianamente nei nostri borghi e nelle nostre città. Mi capitava di rileggere negli ultimi giorni una composizione poetica del professor Nimpo, del Liceo Telesio: la parola «speranza» è proprio quella più ricorrente. Quando parla delle donne dell'Olimpo, della mitologia greca, di Didone, di Andromaca e di tante altre figure, il sentimento più forte che emerge è proprio la speranza.
Le donne di cui abbiamo parlato, e di cui continuiamo a parlare, hanno dato lustro alla Calabria. Come avete ben intuito da questi straordinari interventi, esse non sono "pezzi da museo", ma figure attualissime che continuano a lanciarci messaggi importanti. Quando parliamo di Mediterraneo, parliamo proprio di ciò che dicevi tu, assessore: l'importanza di recuperare l'ambito culturale e sociale. Non possiamo costruire un discorso sul Mediterraneo e sul contesto in cui viviamo se dimentichiamo da dove partiamo e da dove deriva la nostra cultura.
Mi preoccupo, infatti, quando sento dire da qualcuno in pubblico: «Dobbiamo decostruire la nostra identità». No! Dobbiamo preservarla, costruirla, custodirla, rinnovarla, andarne fieri e trasmetterla alle giovani generazioni. Le donne di cui parliamo stasera sono l'esempio concreto di come si costruisca un palazzo robusto. Penso ad Arcangela Filippelli, martire della purezza di Longobardi, che ha preferito perdere la vita per amore di Dio pur di non cedere alle lusinghe di un giovane. Penso ad Elisa Miceli, di cui quest'anno ricorrono i 50 anni dalla morte: le sue Suore Catechiste Rurali del Sacro Cuore a Fiumefreddo sono la testimonianza vivente di un cammino che continua, ponendosi come sentinelle e punti di riferimento sul territorio nell'ascolto e nella carità. Se avessero decostruito l'esempio della loro venerabile "donna Lisetta", sarebbero certamente più povere.
Penso ancora ad Alda Miceli, uditrice al Concilio Vaticano II: una donna proveniente da un piccolo paese della Calabria che, nel "Concilio dei padri e degli uomini", è riuscita a dare un apporto di pensiero di attenzione straordinari. Penso a Ines Nervi Carratelli, sindaca a San Pietro in Amantea. E richiamando don Mottola, non posso non pensare a Irma Scrugli, sua grande cooperatrice e collaboratrice nell'ascolto e nell'attenzione agli ultimi. Penso al beato Francesco Maria Greco e a Maria Teresa De Vincenti, che da Acri hanno raggiunto i paesi arbëreshë portando testimonianza e vicinanza alle fragilità. Penso infine a Ines Cavalcanti, scomparsa di recente nel luglio del 2026: era di Cuneo, ma è stata straordinariamente attenta alla lingua occitana e alla tutela del territorio di Guardia Piemontese.
Penso a tante donne che quotidianamente lavorano, o hanno lavorato, nel silenzio. Hai ragione, Nicola, quando invochi quella che definirei una "nuova grammatica della storiografia": accanto alla "grande storia" c’è una microstoria fatta di donne che tessono silenziosamente trame di bellezza, bontà e fraternità. Longobardi è un paese rurale e l'opera della famiglia Miceli è stata indirizzata proprio al mondo contadino. Sono esempi vivi ancora oggi.
Le nostre amministrazioni non dimentichino queste piccole grandi storie. I Comuni del territorio dialoghino e cooperino tra loro — ecco il welfare — per prestare attenzione alle aree periferiche e alle colline sopra i nostri paesi. Bisogna scoprire la bellezza di chi le abita, ma anche farsi carico dei bisogni degli anziani e dei ragazzi che risiedono ad esempio a Longobardi, Fiumefreddo o San Lucido, evitando che rimangano marginalizzati.
Concludo con una proposta: perché non ci si mette insieme come Comuni del territorio per far rivivere le storie di queste donne, vere perle della nostra terra?
Come diceva bene prima la professoressa Olinda, perché non dedicare molte ore di lezione a scuola, fin dalla primaria e ancor di più alle medie, per far ricercare agli studenti la storia di queste figure? I ragazzi di Longobardi hanno respirato la stessa aria di Arcangela Filippelli e della famiglia Miceli: devono conoscerle. Lo stesso vale per San Pietro in Amantea e per le storie delle sue amministratrici e delle sue donne.
Immagino progetti interdisciplinari guidati dagli insegnanti di italiano, storia e geografia, in cui i Comuni facciano da motore. Immagino anche l'insegnante di religione, impegnato per favorire più percorsi integrati che facciano crescere i ragazzi, tirandoli fuori dalle periferie e allontanandoli per un attimo dai dispositivi digitali. Torniamo a leggere i libri! Leggiamo i testi di queste figure, il libro della professoressa Nella Matta e le storie dei nostri santi locali. Solo così i giovani — che non sono semplicemente il futuro, ma innanzitutto il presente — potranno conoscere la realtà in cui vivono e le persone che hanno illustrato i loro paesi. Ne usciremo tutti certamente più ricchi. Grazie.
Fabio Mandato
Socio AiparC Cosenza
Avvocato e Giornalista Parola di Vita