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NAOS ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE CULTURALE

L'associazione di promozione sociale NAÒS Arte&Cultura informa che la sesta edizione del concorso "Ingenium volat, liber...
07/10/2024

L'associazione di promozione sociale NAÒS Arte&Cultura informa che la sesta edizione del concorso "Ingenium volat, liber manet: vivi il libro d'artista" viene rimandata a data da destinarsi per tutte le categorie previste (fotografia, scrapbooking e sezioni letterarie). Quanti avevano già versato la quota di partecipazione verranno rimborsati a breve.
Il Consiglio Direttivo

LE RIFLOSOFICHE a cura di Etne Grevid Naòs ArteCultura IL 21 GIUGNO: LA GIORNATA MONDIALE DEL SELFIEIl selfie: diminutiv...
01/07/2024

LE RIFLOSOFICHE a cura di Etne Grevid Naòs ArteCultura

IL 21 GIUGNO: LA GIORNATA MONDIALE DEL SELFIE

Il selfie: diminutivo di self-portrait photograph, vale a dire un autoritratto fotografico, con quel suffisso -ie di derivazione australiana che tende al vezzeggiamento (di ogni nostro piccolo sé). Quindi, ribadisco, un 'semplice' autoritratto.

Certo: detto in inglese suona very cool. E sembra essere una moda recente (si festeggia questa Giornata Mondiale esattamente dal 2013), eppure il primo selfie pionieristico della storia risale addirittura al 1839, ossia una decina d’anni dopo l’invenzione della fotografia, ad opera dell'americano Robert Cornelius.
E che dire del primo selfie di gruppo? Dopo 81 anni dallo scatto di Cornelius, sono stati sempre degli americani - Joseph Byron e il suo team della Byron Company, su un tetto di Manhattan - a realizzarlo, sebbene sia importante sottolineare un particolare.
Correva l'anno 1930, e la fotografia significativa per l'evento, non è stata il selfie in sé, bensì un altro scatto, quello che da una prospettiva laterale ci fa vedere i fotografi all'opera con questo esperimento, raccontandoci la creazione della storia di un selfie.

A questo punto si potrebbe obiettare che, trattandosi di autoritratti, la fotografia non ha fatto che inserirsi in quella naturale tendenza precipuamente umana alla narrazione e alla memoria, seppur con tecnica e strumentazione differente rispetto alle esperienze vissute da molti famosi pittori dei secoli precedenti fino al più antico autoritratto, ad opera dello scultore Bak che lavorava presso la corte faraonica di Akhenaton ( intorno al 1300 a. C.).

Eppure, la storia degli autoritratti si è srotolata nei secoli sotto l'egida del caos creativo, nel tentativo, come sottolineava Van Gogh, "di rendere una somiglianza più profonda di quella ottenuta dal fotografo" perché l’autoritratto, nella storia dell’arte, è sempre un atto chiaramente introspettivo, in cui l'autore si scandaglia e definisce se stesso attraverso la rilettura di se stesso e la creazione della propria immagine. E nella rappresentazione si manifesta con lo stesso stile e la stessa tecnica con cui si esprime nel resto del suo percorso artistico.
Esemplificativo in tal senso è l'autoritratto di Escher, l’artista delle realtà parallele e dei mondi impossibili, che, ispirandosi all’autoritratto del Parmigianino, realizza il suo in una sfera specchiante. Correva l'anno 1935, quando Escher descriveva il suo Autoritratto, parlandone così, in terza persona: “Sulla mano del disegnatore c’è una sfera riflettente. In questo specchio egli vede un’immagine molto più completa dell’ambiente circostante, di quella che avrebbe attraverso una visione diretta. Lo spazio totale che lo circonda – le quattro pareti, il pavimento e il soffitto della sua camera – viene infatti rappresentato, anche se distorto e compresso, in questo piccolo disco. La sua testa, o più precisamente, il punto fra i suoi occhi, si trova nel centro. In qualsiasi direzione si giri, egli rimane il punto centrale. L’ego è invariabilmente il centro del suo mondo”.

Quell'ego che oggi è eccesso di narcisismo, esibizionismo e perfino incoscienza, a cui sembra che non si sottragga neppure il Papa.
Lungi da essere momento di rivisitazioni interiori e meditazione, quelli della selfie generation, sono artifici che mettono ogni persona in scena come personaggio di una storia reale o possibile. Ed è inevitabile il richiamo alla dimensione identitaria cui faceva riferimento Pirandello nelle sue opere, ricordandoci che siamo maschere alla cui costruzione contribuiamo, ed esistiamo solo perché ci vedono gli altri e per come essi ci vedono.
E più che mai davanti all'identità digitale che ci rende uno, nessuno e centomila, con l'ipertrofico io che ci ansima sul collo, non si può non convenire con il siciliano: "l'identità è un dilemma dalla conclusione tragica".
Ma quanti di noi ammetterebbero, placidamente, di essere il Signor Nessuno?

SULLE ORME DI PIERO ANGELA a cura di Sonia Pangallo: 5 giugno, la Giornata Mondiale dell'AmbienteLA BIODIVERSITÀ " Biodi...
01/07/2024

SULLE ORME DI PIERO ANGELA a cura di Sonia Pangallo:
5 giugno, la Giornata Mondiale dell'Ambiente

LA BIODIVERSITÀ
" Biodiversità" significa avere tante specie di animali e di piante in rapporto di interazione all'interno di un ambiente in cui ogni specie ha una sua nicchia ed una sua funzione. La scomparsa di una di esse, può comportare l'alterazione dell'equilibrio e dell'armonia dell'intero sistema. "Biodiversità" significa, dunque, ricchezza. La forma contratta "biodiversità" è stata usata per la prima volta nel 1986 per spiegare due simili concetti:
- diversità genetica : quantità di variabilità genetica all'interno della specie;
- diversità ecologica: numero di specie presenti in una comunità di organismi viventi (Wilson e Peters, 1987).
Negli ultimi decenni, i cambiamenti del clima, con le conseguenti modificazioni delle risorse naturali, hanno portato ad un impoverimento sia della diversità genetica che ecologica, con dei notevoli contraccolpi sulla distribuzione delle stesse specie, sulla durata della stagione di crescita delle piante e sui periodi di riproduzione delle piante e degli animali. Tutto ciò, sta già provocando, profonde trasformazioni naturali, tra cui:
- riduzione della diversità biologica,
- estensione di specie infestanti,
- riduzione dell'estensione delle foreste,
- dissesto idrogeologico,
- lunghi periodi di siccità.
Proprio per questi motivi, è necessaria una vera tutela della biodiversità, riducendo innanzitutto le azioni antropiche che influenzano negativamente la stessa, quali per esempio, l'inquinamento dell'atmosfera, del suolo e dell'acqua; lo sfruttamento esasperato delle risorse naturali; i sistemi di agricoltura e pesca intensivi. È importante che la comunità mondiale attui politiche che permettano di conservare l'integrità biologica degli ecosistemi naturali. Spesso, però, sono gli aspetti economici a prendere il sopravvento, senza tenere in considerazione le problematiche che possono sorgere a livello ambientale.

LE RIFLOSOFICHE... IN CUCINA a cura di Etne Grevid Naòs ArteCultura Festeggiamo anche noi la Giornata Mondiale del Picni...
01/07/2024

LE RIFLOSOFICHE... IN CUCINA a cura di Etne Grevid Naòs ArteCultura

Festeggiamo anche noi la Giornata Mondiale del Picnic, perché in una scampagnata che si rispetti non può mancare il dolce. E dunque, perché non esaltare la frutta di stagione?
Nasce con questo intento la ricetta che vi propongo, nata dalla mia passione per l'arte culinaria come momento di sperimentazione al pari del tempo che dedico a carte e colori.

Torta alla pesche tabacchiere

Ingredienti (per 6 porzioni):
- 5/6 pesche tabacchiere;
- 120 gr farina per dolci;
- 30 gr zucchero;
-1/2 bustina di lievito per dolci;
- 30 ml olio di semi;
- 60 ml latte;
- 1 uovo;
- 1 bustina vanillina;
- 125 gr yogurt (banana o vaniglia);
- gocce di cioccolato a piacere.

Per preparare lo zucchero caramellato, regolatevi - per le quantità - secondo la dimensione della pirofila usata e della quantità di frutta.

Procedimento:
Lavate e tagliate le pesche, lasciando un po' di buccia a tocchetti o a fettine.
Disponete la frutta nella pirofila ricoperta con carta forno.
Preparate il caramello e versatelo sulla frutta, ricoprendola interamente.
In una ciotola mescolate la farina, il lievito e lo zucchero. In un'altra l'uovo, il latte e la vanillina.
Versate gli ingredienti liquidi su quelli secchi e amalgamate bene. Aggiungete lo yogurt e le gocce di cioccolato e mescolate.
Versate il composto ottenuto sulle pesche caramellate e passate in forno caldo a forno statico, 180° per circa 20 minuti.
Lasciate intiepidire e rovesciate su un piatto da portata.

Note: a me piace anche la variante con le albicocche, e non escludo di provare anche con altri frutti. Sono ben accetti suggerimenti!

Buone golosità a tutti e arrivederci alla prossima puntata!

LE RIFLOSOFICHE a cura di Etne Grevid Naòs ArteCultura Viviamo dentro un'umanità che celebra di tutto, tra il serio e il...
01/07/2024

LE RIFLOSOFICHE a cura di Etne Grevid Naòs ArteCultura

Viviamo dentro un'umanità che celebra di tutto, tra il serio e il faceto, passando dalla memoria storica della fine dei campi di concentramento alla giornata mondiale del selfie.
E in mezzo troviamo anche la giornata dedicata al picnic (il 18 giugno).

La parola picnic è di derivazione francese: “pique-nique” (poi inglesizzato), composta dal verbo “piquer”, che significa “prendere”, “stuzzicare”, “rubacchiare”, e l'antico suffisso “nique” che vuol dire “piccola cosa di poco valore”.

Come rito, quello delle "scampagnate", nasce intorno al XVII secolo, quando i nobili - durante le battute di caccia - si fermavano a mangiare all’aperto, consumando pranzi veloci in mezzo al verde.
Presto diventò un uso molto apprezzato anche tra i borghesi e si diffuse come una sorta di elegante trasgressione (famose sono quelle della regina Maria Antonietta nei prati di Versailles).

Del significato più romantico e rilassante del picnic ne è un esempio magistrale il celeberrimo dipinto "Colazione sull'erba" di Édouard Manet; quello stesso dipinto che rimane opera iconica dell'impressionismo e la più discussa opera del pittore. Un capolavoro che, nel 1863, a Parigi, quando venne esposto per la prima volta, suscitò tale indignazione per via del n**o femminile in primo piano tra le due figure maschili, completamente vestite e colte in conversazione assorta, un n**o che si rivolge proprio allo spettatore e che obnubilava la cospicua natura morta -ovvero la colazione che dà il titolo al dipinto. Lo scandalo fu tale che Napoleone III decise che i quadri non accettati al Salone di Parigi fossero esposti nelle sale del Palais de l’Industrie, sancendo così la nascita del Salon des Refusés, il salone dei rifiutati.

Digressione artistica a parte, non si può parlare di picnic senza passare per il Sol Levante e la sua tradizione millenaria, chiamata "hanami", tesa alla celebrazione della bellezza della natura espressa, nella fioritura dei ciliegi, unita alla passione per il buon cibo (pur non essendoci dettami specifici, pare che i nipponici tendano a consumare pietanze di colore rosa in quell'occasione, proprio per richiamare l'attenzione sui "sakura", ovvero i ciliegi).

Ad oggi il picnic rappresenta la fuga dal caos cittadino, magari per (far finta di) riconciliarsi con l'ambiente (la cui Giornata Mondiale è il 5 giugno, annotatelo)e con noi stessi.
Dobbiamo solo scegliere una location tranquilla ma non troppo spartana, con un bel paesaggio per il 'BeReal' e i post sui social; magari esibire dei must have molti aesthetic (tovaglie, posate, bicchieri, magari dei cestini di vimini effetto vintage senza filtri) e portare anche un bel tomo (mi raccomando, però, anche in questo caso bisogna sempre fare attenzione alla copertina: va immortalato anche il libro, fa chic e deve fare pendant con le stoviglie!).
E poi sapete che c'è? Il tempo è scaduto: fino alla prossima celebrazione a giorni alterni, torniamo a intossicarci l'anima tra uffici e liti condominiali! E nel frattempo che arriva il 2 ottobre, come Giornata Mondiale del Riciclo e della Raccolta differenziata di qualità, considerando che quella dell'ambiente ormai è passata, lasciamo parlare Gianni Rodari per ricordarci di come la malattia di questa Terra in fin di vita abbia solo un nome: Uomo.

Il picnic sull'erba

La famiglia Zerbini, dopo aver fatto picnic sui prati, si prepara a rientrare in città. Il signor Zerbini, che è amante della natura e dell'ordine, raccomanda agli altri Zerbini (la moglie e i figli) di non lasciare in giro cartacce: - Sistematele per benino.
Non tutte in un mucchio.
Guardate in quel cespuglio: non ci avete messo neanche un bicchiere di carta.
Su su, che ogni albero abbia la sua parte.
Non facciamo parzialità. I tovaglioli sporchi lì, sotto quella quercia.
Le bottiglie vuote sotto quel castagno.
Così: oh, che bello! Le bottiglie vuote sono tre: una di birra, una di aranciata e la terza di acqua minerale. Ai piedi del castagno fanno un delizioso gruppetto.
I bambini vorrebbero farci un po' di tiro a segno con le pietre, ma purtroppo non c'è tempo: bisogna infilarsi nell'auto con la radio a tutto volume, salutare i boschi e i prati con un gaio strombettio e ripartire per la città.

A tavola con NancyA cura di: Nancy Calabrò Mi trovavo a Parigi con mia figlia Vanessa, esattamente al ristorante del Pet...
01/07/2024

A tavola con Nancy
A cura di: Nancy Calabrò

Mi trovavo a Parigi con mia figlia Vanessa, esattamente al ristorante del Petit Palais, quando assaggiai per la prima volta la Caesar Salad, una celebre insalata di origine messicana creata dal cuoco italiano Cesare Cardini, nei primi anni del ′900 nell' intento di riutilizzare alcune rimanenze della cucina. L'insalata ottenuta piacque molto ai suoi clienti e divenne popolare. Si diffuse negli Stati Uniti d'America per poi arrivare in Europa. È una saporitissima combinazione di gusto in un incontro di croccanti crostini di pane dorati e la storica salsa, una sorta di maionese con l'aggiunta di salsa Worchester.
Oggi mi è venuta in mente quell' insalata: con la voglia di un po' di freschezza, ho pensato di dare il via alla fantasia con leggerezza.

Insalata Primavera

Ingredienti:
Due panini, due cetrioli, due pomodori sodi, 300 g di provola, olive verdi denocciolate a sentimento, una manciata di capperi di Pantelleria, olio di oliva,
sale, pepe e origano.

Preparazione:
Tagliate il pane a fette, poi ricavate dei cubetti e fateli dorare in una padella antiaderente.
Appena inizieranno a divenire croccanti irrorate con un filo di olio in modo da farli colorare uniformemente e dopo metteteli da parte.
In una ciotola tagliate la provola a cubetti non molto piccoli, poi aggiungete i pomodori a pezzetti, i cetrioli a rondelle, le olive verdi denocciolate e i capperi dissalati. Condite con sale, pepe, origano e un bel giro di olio.
Aggiungete i crostini,
mescolate il tutto e...
A tavola!!

P.S.
Se vi va e se vi piace aggiungete un tocco di mais.

COGITANDOA cura di: Stella Pangallo Un fatto di vita, un fatto di morte: la sventura di Alfredo Rampi.La foto in bianco ...
01/07/2024

COGITANDO
A cura di: Stella Pangallo

Un fatto di vita, un fatto di morte: la sventura di Alfredo Rampi.

La foto in bianco e nero di questo bambino sorridente con una canottiera a righe,i lamenti e il battito sempre più flebile del suo cuoricino sono impressi tutt'oggi nell immaginario collettivo.
Si chiamava Alfredo Rampi ma per tutti fu subito Alfredino. Alle 19 del 10 giugno 1981 il bimbo fece una passeggiata nelle campagne di Frascati con il padre,poi volle tornare a casa da solo. Pochi metri lo separavano dalla casa di famiglia ma lì Alfredino non ci tornerà mai più perché cadrà in un pozzo artesiano, largo 30 cm e profondo 80: rimarrà bloccato a 36 metri per poi sprofondare a 60,considerati anche i movimenti di terra che si effettuarono .
Seguirono 3 giorni di tentativi di salvataggio nei quali si alternarono speranza ed amarezza,ottimismo e senso di sconfitta. Il 13 giugno infatti, tutto si concluse tragicamente: nonostante gli sforzi dei soccorritori tra cui i volontari Angelo Licheri e Donato Caruso che si calarono nel pozzo più volte,Alfredino morì.
Lo stetoscopio calato nel pozzo non registrò più nessun respiro e la telecamera fornita dalla RAI individuó la sagoma del bimbo inerme.
Ci vollero altri 28 giorni per recuperare il corpicino, grazie a 3 squadre di minatori.
La vicenda ebbe una notevole risonanza mediatica e fu il primo evento in Italia oggetto di una diretta televisiva ininterrotta, organizzata dalla RAI che catturó l'attenzione di circa 21 milioni di persone. Fu forte il coinvolgimento emotivo nelle famiglie, lo sconforto e la speranza di vedere Alfredino estrapolato dal pozzo come quella dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, recatosi direttamente sul posto.
L'Italia rimase con il fiato sospeso ad assistere al dramma, al punto che per certi versi la disgrazia si trasformò in circo mediatico accompagnato e seguito da non poche polemiche di vario genere sia nei riguardi dei soccorsi accusati di imperizia sia nei riguardi della madre,criticata per non essersi dimostrata abbastanza disperata.
Dopo la tragedia seguirono processi contro l'operaio responsabile dello scavo e il proprietario del pozzo,in seguito assolti dall'accusa di omicidio colposo ed anche l'allora comandante dei vigili del fuoco fu scagionato.
Si crearono così,molto tristemente le condizioni per l'istituzione del servizio della Protezione Civile come oggi lo conosciamo, dotato di tutte le competenze necessarie per intervenire in situazioni critiche .
Una tappa importante che parte dalla presa di coscienza dei limiti del sistema dei soccorsi e della necessità di un maggiore coordinamento delle risorse coinvolte nella gestione emergenziale.
Ma cos'è che tutt'oggi commuove? Si tratta di un lutto è vero, ma lo sgomento che lascia forse è dettato da qualcosa in più; sarà forse l'ineluttabilitá del destino?! Un bambino a caso,senz'alcuna colpa,tirato nelle maglie di una sorte avversa che ci ricorda che non sempre il lieto fine di una storia dipende da noi.
Alfredino è il riflesso della nostra vita,delle nostre lotte e delle nostre possibilità. Alfredino, che avrà 6 anni per sempre, è il nostro bambino.

01/07/2024

A cura di: Benedetta Favilli

Indirizzo

Via Dei Bergamotti 30
Reggio Di Calabria
92134

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