03/10/2026
‼️Martedì 6 ottobre, ore 16:30
Assemblea pubblica al DESU (Dipartimento Educazione e Scienze Umane)
Negli ultimi anni le mobilitazioni per la Palestina hanno messo in evidenza come i rapporti commerciali, finanziari, accademici e culturali con Israele costituiscano un'«economia del genocidio» che sostiene l'apparato militare israeliano e l'occupazione dei territori palestinesi.
È diventato sempre più evidente come l'orrore del genocidio, ancora in corso, sia molto più vicino di quanto si pensi: si intreccia con i nostri processi di produzione e di consumo, attraversa i nostri luoghi di lavoro e di studio, arriva nei territori in cui viviamo.
Può sembrare difficile immaginarlo, ma a Reggio Emilia questo legame con le politiche genocidarie rischia di arrivare fino ai servizi educativi per la prima infanzia.
I nidi e le scuole comunali dell'infanzia hanno una lunga storia di scambi internazionali e accolgono da decenni delegazioni e gruppi di studio provenienti da tutto il mondo, organizzando visite ai servizi educativi e momenti di confronto sul sistema 0-6, sul suo approccio pedagogico e sul progetto educativo reggiano.
Dall'11 al 16 ottobre è prevista una visita a Reggio Emilia da parte di una rete di scuole ebraiche statunitensi. Alcune di queste scuole dichiarano apertamente, nei propri siti e materiali pubblici, di collaborare con le forze armate israeliane attraverso donazioni, programmi di scambio e incontri tra bambine, bambini e militari dell'IDF.
Per noi è impensabile che reti educative che sostengono attivamente uno stato responsabile di un genocidio possano essere accolte nei servizi educativi della nostra città per confrontarsi sui diritti dell'infanzia.
Mentre a Gaza decine di migliaia di bambine e bambini sono stati uccisi, non è possibile separare il tema dell'educazione da quello della responsabilità politica.
Riteniamo inaccettabile che le istituzioni educative della nostra città promuovano scambi con soggetti che sostengono il genocidio in Palestina.
Chiediamo che la collaborazione tra Reggio Children e la rete di scuole ebraiche nordamericane coinvolta in questa visita venga interrotta e che la visita in programma sia cancellata.
In vista di questa visita si è aperto un dibattito all'interno dei servizi educativi.
Reggio Children e l'Istituzione Scuole e Nidi d'Infanzia del Comune di Reggio Emilia hanno predisposto un manifesto che tutte le realtà in visita ai nidi, alle scuole dell'infanzia comunali e al Centro Internazionale Loris Malaguzzi dovrebbero sottoscrivere.
Il documento richiama valori come il dialogo, la democrazia e la pace. Valori che, nel contesto storico in cui ci troviamo, rischiano però di trasformarsi in parole passepartout se non sono accompagnati da una reale coerenza nei fatti.
Si può sottoscrivere quel manifesto senza prendere alcuna posizione contro il Governo Netanyahu, contro i crimini commesso dall'esercito israeliano o contro il genocidio del popolo palestinese.
Inoltre, il manifesto è stato presentato ai collettivi di lavoro come se fosse l'esito di un percorso partecipativo. Le decisioni, però, sembrano già essere state assunte, facendo apparire questa consultazione più come un tentativo di contenere il dissenso che di aprire un confronto reale.
Pensiamo che questo dibattito non debba rimanere confinato all'interno dei servizi educativi 0-6, perché riguarda l'intera città.
I nidi e le scuole dell'infanzia sono servizi pubblici comunali, vissuti quotidianamente da bambine e bambini, educatrici, insegnanti, personale, famiglie e, più in generale, da tutta la cittadinanza.
Sono luoghi che affondano le proprie radici nella partecipazione popolare e che sono nati, nel dopoguerra, con la promessa di costruire un mondo diverso a partire dall'infanzia, dalle macerie della guerra.
Per questo rivolgiamo un appello a tutta la città.
Organizziamoci come educatrici, insegnanti, genitori, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, cittadine e cittadini, per impedire che la guerra e chi la sostiene trovino legittimazione anche nei nostri contesti educativi.
Se vogliamo costruire una cultura della pace, come quella che le scuole dell'infanzia dichiarano di promuovere ogni giorno, dobbiamo prima di tutto opporci al genocidio e a tutte le relazioni che lo rendono possibile.
Fuori la guerra dai luoghi dell'educazione. Nessuna complicità con il genocidio.
I diritti dell'infanzia non possono convivere con lo sterminio dell'infanzia palestinese.