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Porto Franco è uno spazio di confronto libero e aperto, un centro di iniziativa per la promozione della convivenza e il dialogo interculturale e del coinvolgimento dei cittadini.

PUTIN VINCERA' LA GUERRA IN UCRAINA, FORSEQUEL CHE E' CERTO E' CHE L'OCCIDENTE PAGHERA' CARA QUELLA VITTORIA
27/12/2024

PUTIN VINCERA' LA GUERRA IN UCRAINA, FORSE

QUEL CHE E' CERTO E' CHE L'OCCIDENTE PAGHERA' CARA QUELLA VITTORIA

Se si permetterà il trionfo della Russia, sicuramente l’Ucraina perderà un pezzo del suo territorio e l’Europa non potrà più sentirsi sicura come prima lungo la sua frontiera orientale. Ma, in prospettiva, saranno gli Stati Uniti a scontare più di tutti gli altri questa sconfitta

LE PAROLE DEL PAPA USCITO DALLA "BASILICA" DI REBIBBIA
27/12/2024

LE PAROLE DEL PAPA USCITO DALLA "BASILICA" DI REBIBBIA

L'intervista di Cristiana Caricato di Tv2000 a Papa Francesco nel giorno di Santo Stefano

C'E' DEL RAZZISMO A VENEZIAFrasi razziste e omofobe contro studenti napoletani che partecipavano al Gran ballo di Natale...
26/12/2024

C'E' DEL RAZZISMO A VENEZIA

Frasi razziste e omofobe contro studenti napoletani che partecipavano al Gran ballo di Natale a Venezia

di Francesco Parrella
Una delegazione di venti ragazzi dell'Istituto Archimede di Ponticelli. La preside:«Frasi orribili pronunciate sia da ragazzini che da adulti»

«Napoletani e terroni di m… tornate a casa». Sono alcuni degli insulti - compresi diversi omofobi - che si sono sentiti rivolgere gli studenti napoletani dell’Isis Archimede di Ponticelli, mentre partecipavano a Venezia al Gran Ballo storico di Natale, con tutte le associazioni di danza storiche. «Eravamo stati invitati a questo ballo e siamo andati – dice la preside Rosi Stanziano - ma mai pensavamo di doverci imbattere in questa situazione. E io non parlo solo dei ragazzini che si sono scatenati contro i nostri studenti, ma parlo degli adulti». La dirigente scolastica, con un post sui social, ha anche annunciato di voler scrivere una lettera al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e al governatore del Veneto, Luca Zaia.

«C’è stato un signore che è passato accanto a noi, fuori al B&b dove alloggiavamo - continua Stanziano - che quando ha sentito l’accento napoletano dei ragazzi che parlottavano tra di loro, ha detto “Ma questi napoletani si arrampicano dappertutto, ma non se ne può più, quando se ne vanno, sono insopportabili”. Io sono rimasta basita, e non ho avuto neanche la forza di avvicinarmi a quell’uomo perché non potevo credere a ciò che stavo ascoltando. I ragazzi si sono girati verso di me e hanno chiesto “ma perché accade tutto questo?"».



La dirigente scolastica spiega anche che «l’insofferenza verso di noi è continuata nei negozi e dovunque siamo andati in città. Appena sentivano che eravamo napoletani c’era sempre qualcuno che storceva il naso». La preside ieri ha comunicato l’accaduto anche all’assessore regionale all’Istruzione, Lucia Fortini. «Volevo fare un post – dice l’assessore – ma poi ho desistito per non alimentare un dibattito che sui social avrebbe potuto creare divisioni tra opposti schieramenti. Io onestamente non vorrei legare questi episodi ad un razzismo generalizzato, perché conosco a Venezia tantissime persone perbene, ma episodi come questi sono sicuramente da stigmatizzare. Mi dispiace per i nostri ragazzi che erano andati a Venezia per fare un’esperienza bellissima, in una città che è stupenda, alla fine sono dovuti tornare con un ricordo così negativo».

La scolaresca era stata invitata al Gran Ballo storico dopo che la loro scuola da due edizioni, grazie ai finanziamenti del Pnrr, ha attivato un corso di danza, che racconta la preside «ha avuto un grandissimo successo». A Venezia ha partecipato una delegazione di circa venti studenti, tutti di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Ed era tutti vestiti con abiti che riproducevano quelli di epoca borbonica.

DOVE VUOLE ARRIVARE PUTIN, OLTRE L'UCRAINA, E PERCHE L'OCCIDENTE E BENE CHE SI ORGANIZZI PER IMPEDIRGLIELO
26/12/2024

DOVE VUOLE ARRIVARE PUTIN, OLTRE L'UCRAINA, E PERCHE L'OCCIDENTE E BENE CHE SI ORGANIZZI PER IMPEDIRGLIELO

Lo zar non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo delle trattative con Kiev. Adesso l’Occidente deve aumentare le spese per la Difesa

QUANDO LA  SAGGEZZA POLITICA SOPRAVVIVE ALLA PROPAGANDA DOPO 13 ANNI LA LEGGE FORNERO E' ANCORA IN VITAIN ATTESA DEL NUO...
26/12/2024

QUANDO LA SAGGEZZA POLITICA SOPRAVVIVE ALLA PROPAGANDA

DOPO 13 ANNI LA LEGGE FORNERO E' ANCORA IN VITA
IN ATTESA DEL NUOVO ANNUNCIO DI SALVINI

Anche quest’anno la Fornero si cambia l’anno prossimo

di Mattia Feltri

La battaglia soprattutto leghista contro la santissima riforma del 2011 rimane propaganda vacua. Andare in pensione prima non è un’urgenza per gli italiani. L’urgenza non sono le pensioni di oggi ma quelle di domani
25 Dicembre 2024 alle 10:58


L’ultima volta di Matteo Salvini alle prese con la legge Fornero risale a settembre, se non mi sono distratto, quando ha annunciato che sarà smantellata entro la legislatura. Comunque un passo avanti. Tredici anni dopo la riforma delle pensioni del governo Monti, firmata da Elsa Fornero nel dicembre del 2011, gli intenti bellicosi del capitano leghista sembrano perdere di mordente: si sposta la notte, o la frontiera, più in là.

Addio alla trincea, e viene anche un po’ da ridere. Secondo una corposa ma non esaustiva collezione, nella sue varie esperienze di governo Salvini ha promesso di abolire la legge Fornero al primo Consiglio dei ministri, entro le prime settimane, entro i primi cento giorni, entro il primo anno, di smontarla pezzo a pezzo, mattone dopo mattone, sarebbe stato un piacere, sarebbe stato un dovere, un dovere morale, un impegno sacro e, quanto all’autrice, sarebbe stata messa in ginocchio sui ceci, esiliata, mandata su un’isola deserta, su un barcone, a pane e acqua, senza stipendio e senza pensione: tutto testuale.

Tredici anni dopo, la legge Fornero è ancora lì e ne conosciamo le ragioni e meglio di chiunque le ha spiegate un leghista a cui il capitano Salvini dà poco ascolto, purtroppo: il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. “Senza le riforme Maroni, Sacconi e Fornero, oggi l’Italia spenderebbe sessanta miliardi in più all’anno, il 3 per cento del pil, e avrebbe molti meno occupati”. Dichiarazione di inizio luglio, quasi sei mesi fa. E che spiega perché neanche a questo giro la riforma Fornero è stata non dico smantellata, non dico smontata, secondo il vocabolario salviniano, ma nemmeno superata o aggiustata o riformata.


Eppure nessuno riesce a togliere dalla testa di Salvini l’idea che fra le urgenze degli italiani ci sia quella di andare in pensione prima. E nonostante le sue quote, la cento e la centotré, e non ricordo se ci siano state una centuno e una centodue, ma una quarantuno sì, sono durate il tempo di un giro di giostra, e l’ultimo giro è contenuto nella legge di bilancio che sta per essere approvata, con l’anticipo della pensione per chi abbia compiuto 64 anni e sia titolare di questo e quel requisito (leggete qui la nostra notarella): in totale, un centinaio di persone.

Qui lo abbiamo scritto spesso: questa storia dell’urgenza di andare in pensione in anticipo è mitologica. Si era previsto che nel 2023, con quota centotré, sarebbero andati in pensione anticipata 41 mila lavoratori, e sono stati 24 mila; nel 2024, previsti 17 mila, forse non si arriva nemmeno a 10 mila.

Probabilmente la Lega, e l’intera maggioranza di governo, dovrebbero preoccuparsi non tanto o non soltanto delle pensioni di oggi ma di quelle di domani. La questione è la solita: come reggerà l’Inps all’aumento dell’aspettativa di vita e al costante calo demografico, ossia, detto facile, a una società con sempre più anziani e sempre meno giovani? La risposta, lo sanno tutti, è nell’immigrazione, specialmente se gestita con una generosa politica di flussi: lo dicono Confindustria, l’Istat, lo stesso Inps, e persino qualche rapporto ministeriale dell’attuale governo.

L’ipotesi di puntare sulla natalità appare non soltanto debole (l’esperienza francese insegna che si può aumentare di qualche decimale il numero medio di figli per madre, però non in quantità decisiva e a costi elevatissimi) ma anche a termine molto lungo. Gli immigrati, invece, arrivano adesso. Non è un discorso così innovativo. Eppure, proprio pochi giorni fa, un paio di giornali più vicini al governo hanno derubricato a illusione la speranza che saranno anche gli immigrati a pagare le pensioni dei prossimi anni. Al contrario, è stato detto, finiranno col costarci più di un po’: oggi guadagnano poco, versano poco, eppure la pensione varrà anche per loro.

Il ragionamento sta in piedi solo in parte ma non è del tutto sbagliato. Un immigrato guadagna in media 13 mila euro l’anno, mentre un italiano 20 mila. Non del tutto sbagliato ma comico assai: siccome paghiamo agli immigrati stipendi ridicoli, versano pochi contributi, e poi magari vogliono pure la pensione. Ecco servono più immigrati e servono stipendi dignitosi, senza aspettare che ci pensi Babbo Natale

SE VERAMENTE CI SONO GLI "INVASORI" VALE LA PENA CONOSCERLI DA VICINOE, FORSE, SI SCOPRIRA' CHE NON FANNO COSI' PAURA
26/12/2024

SE VERAMENTE CI SONO GLI "INVASORI" VALE LA PENA CONOSCERLI DA VICINO

E, FORSE, SI SCOPRIRA' CHE NON FANNO COSI' PAURA

Storie di Oumar, W. e Boubakar: i bambini migranti da cui l'Italia difende i suoi confini

SMARRITI TRA JOVANOTTI, EFFE E GUCCINI, MA FRANCESCO MERLO FA CHIAREZZASmarriti tra Jovanotti, Effe e Guccini In quegli ...
25/12/2024

SMARRITI TRA JOVANOTTI, EFFE E GUCCINI, MA FRANCESCO MERLO FA CHIAREZZA

Smarriti tra Jovanotti, Effe e Guccini In quegli orribili dieci anni di stupri

Francesco Merlo


Caro Merlo, ho seguito la polemica tra Guccini e Jovanotti e sarei curioso di conoscere la sua opinione. Credo che Jovanotti non sia neanche all’altezza di giudicare il lavoro di artisti qualitativamente distanti anni luce da lui; e mettere sullo stesso piano una canzone pop come Gloria con un inno alla giustizia sociale come La Locomotiva non ha senso.

Marco Guarguaglini — Donoratico LI

Il dibattito infuria. Non siamo ancora “a Mozart è una ca**ta pazzesca”, ma Jovanotti, nella sua intervista logico-filosofica a “Belve”, ha intanto notato che — bum — “Tony Effe e Mozart sono colleghi”. E però domenica Tony Effe ha ricevuto i fans, e ai più giovani non ha recitato le filastrocche sporcaccione — “lei si chiama gioia, beve e poi ingoia” — come certamente avrebbe fatto il suo collega del Settecento, che tuttavia passava le giornate sulle partiture. Li ha invece catechizzati come un seminarista, invitandoli dunque a non diventare come lui: “fate i bravi, studiate e trattate bene papà”. L’instancabile Jovanotti, proponendo il solito confronto tra impegno e disimpegno, alla Locomotiva di Guccini non aveva contrapposto le proprie filastrocche timorate — “sento il mare dentro una conchiglia” — ma “Gloria manchi tu nell’aria, manchi come il sale, manchi più del sole”, con un’identificazione implicita tra il proprio successo sulle spiagge dell’Adriatico e il trionfo intern**ionale di Umberto Tozzi. Francesco Guccini ha però rivendicato non la provocazione sociale della sua Locomotiva che “corre, sempre più forte / e corre verso la morte” e non è certo una canzone dei buoni sentimenti, ma la bibliografia: “ci sono dei libri dietro, ci sono letture, non vorrei usare una parola grossa, ma c’è cultura. Non voglio fare classe A e classe B, ma c’è un lavoro intellettuale che dietro Gloria non c’è”. Ebbene, dentro questa maionese impazzita noi ci schieriamo d’istinto con La locomotiva. E non per i libri, visto che Jovanotti ne ha scritti almeno nove ed è dunque collega di Simenon e di Hemingway. La musica, come la letteratura, non si divide in musica alta e musica bassa, ma in buona e cattiva. E Guccini è un classico della buona musica italiana. Jovanotti rischia di evocare invece Antonio Scannagatti e i suoi editori Tiscordi e Sozzogno

NUOVO CODICE DELLA STRADAVALE LA PENA CONOSCERE E CONTESTARE. I RADICALI CI PROVANO
25/12/2024

NUOVO CODICE DELLA STRADA

VALE LA PENA CONOSCERE E CONTESTARE. I RADICALI CI PROVANO

Verrà avanzata in tribunale dai Radicali Italiani, a proposito della norma che punisce chi usa sostanze stupefacenti

AVVISO AGLI ANTIFASCISTI LOCALI MOLTO CONCENTRATI SU PREDAPPIOE' IN ARRIVO IL CYBERFASCISMOArriva il cyberfascismo, il s...
25/12/2024

AVVISO AGLI ANTIFASCISTI LOCALI MOLTO CONCENTRATI SU PREDAPPIO
E' IN ARRIVO IL CYBERFASCISMO
Arriva il cyberfascismo, il suo sacerdote è Elon Musk

di Marco Gervasoni
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Oggi si può essere libertari e neofascisti: lo spiega bene un libro di David Golumbia. Che parlò dei big del tech, attratti da una società senza Stato, dove si vince per censo e chi perde resta indietro. Analisi di una visione n**i e angosciante


Molti si sono stupiti che Elon Musk abbia appoggiato un partito, l’AfD, che può essere definito, nella migliore delle ipotesi, n**istoide e, nella peggiore, neo n**ista tout court.

Sarebbe invece rimasto tutt’altro che sorpreso David Golumbia, se non fosse scomparso lo scorso anno. Lo studioso, dell’Università della Virginia, infatti, aveva passato tutta la sua, purtroppo non lunga, vita, a studiare i rapporti tra Silicon Valley, imprenditori digitali e il mondo dell’estrema destra; quel che, negli Usa, viene chiamato, non da militanti ma da ricercatori di scienze sociali, “cyberfascismo”. Che è anche il protagonista dell’ultimo libro di Golumbia, che esce ora postumo (Cyberlibertarianism: The Right-wing Politics of Digital Technology, University of Minnesota Press, 36 euro).

Come si evince dal titolo, lo studioso si sofferma sulla genealogia che porta dal libertarismo e dall’anarco-capitalismo alla estrema destra, in alcuni casi esplicitamente fascista e neo-n**ista. Si può essere al tempo stesso libertari e fascisti? Secondo Golumbia, non solo le due ideologie sono perfettamente compatibili, ma costituiscono la cifra più innovativa, e pericolosa, del vero fascismo del XXI secolo, quello tecnologico, digitale e cyber.


L’autore si sofferma su una serie di casi di imprenditori digitali da un lato, e di teorici dall’altro, ovviamente Elon Musk nella prima categoria, e i filosofi del “Dark enlightnement” nella seconda, ma anche figure che appartengono a entrambi i mondi, come Peter Thiel, il creatore di Pay Pal. Tutti sono cresciuti nel mondo del cyberpunk e delle utopie reazionario-futuristiche di Any Rand, tutti si sono pasciuti agli scritti del principale filosofo dell’anarcoa-capitalismo, Murray Rothbard, e tutti o quasi, sono stati simpatizzanti del Libertarian Party: e tutti o quasi sono finiti all’estrema destra.

Diversamente dal vecchio fascismo, che era statalista e statolatrico, il cyberfascismo è invece, eminentemente, ostile allo Stato: come ha affermato il presidente argentino Javier Milei, che di questi cyberfascisti è allievo, lo Stato va solo distrutto. Al suo posto, devono essere costruite reti sociali digitali, che lascino all’individuo la più totale e assoluta libertà: la società non esiste, esiste solo l’individuo. I più forti e potenti avanzeranno, gli altri periranno, o resteranno subalterni.

La formula di Margaret Thatcher, che era solo una battuta in un’intervista, diventa, per i cyberfascisti, il punto di costruzione della nuova utopia reazionaria; non a caso, Golumbia individua la principale ispirazione del cyberfascismo in The Sovereign Individual, un libro pubblicato nel 1997 da un finanziere statunitense, James Dale Davidson, e da un giornalista conservatore inglese, William Rees-Mogg, un testo ignoto da noi ma che nel mondo anglosassone ebbe gran seguito.

I cyber fascisti restano libertari: ciascun individuo, pur che ne abbia le possibilità economiche, potrà drogarsi, divorziare, abortire, prostituirsi e far prostituire, eutanasizzarsi, comperare e vendere figli, come già teorizzava Rothbard, in nome di una concezione radicale, e psicotica, dell’idea di proprietà privata. Non vi saranno morale o etica pubblica, anche perché non solo non esisterà più lo Stato, ma la stessa sfera pubblica sarà completamente deperita. Ovviamente le tasse, la bestia nera dei cyberfascisti, saranno quasi totalmente abolite. L’Homo homini lupus, che per Thomas Hobbes era un incubo da scongiurare, per i cyberfascisti coincide con la società perfetta.

Certo, ci dovrà essere ancora un governo, che emani leggi, essenzialmente a tutela e a difesa della libertà privata, e che reprima duramente ogni sua violazione (le carceri saranno ovviamente gestite da privati, unicamente secondo il criterio di efficienza repressiva). Benché i cyberfascisti preferiscano poi l’idea di polizie e di eserciti privati, che difendano chi possa permetterseli, secondo il modello sud americano: una società neo-feudale, insomma.

Questo governo dovrà essere costituito da una casta di eletti, non nel senso di avere vinto le elezioni, eletti perché saranno scelti tra i più ricchi e potenti, fino a coloro che, esplicitamente teorizzano la dittatura dei cybercapitalisti - qualcosa che neanche il più delirante marxista-leninista avrebbero potuto immaginare.

I teorici del cyberfascismo recepiscono le distopie otto e novecentesche e, invertendo i valori, le trasformano in utopie positive. Se le utopie, fin dall’antica Grecia, dipingevano una società futura in cui tutti gli uomini sarebbero stati uguali, per Musk, Thiel e i cyberfascisti, il valore principale della società futura dovrà invece essere la diseguaglianza assoluta, di censo e di reddito ovviamente, ma anche di “razza” (sì, utilizzano proprio questo termine). Solo i più radicali dei cybercapitalisti arrivano ad apprezzare esplicitamente il n**ional-socialismo, semmai criticandolo solo perché eccessivamente socialista. Ma il tipo di società che essi perseguono è quanto di più vicino a quello che si vide in Germania dal 1933 al 1945. L’adesione di Musk all’AfD appare quindi come perfettamente coerente.

Quando Golumbia scrisse questo libro, concluso nell’estate del 2023, queste idee potevano essere considerate i deliri di miliardari che, non sapendo come utilizzare i propri soldi e il proprio tempo, pretendevano di presentarsi come filosofi. Oggi, invece, molti di loro, a cominciare da Musk, sono all’interno della nuova amministrazione statunitense e dettano anche legge ad alcuni governi della Ue - a uno, in particolare, indovinare quale. C’è da preoccupars

L'EX MINISTRO LITUANO CI SPIEGA PERCHE' LA SITUAZIONE ATTUALE ASSOMIGLIA MOLTO A QUELLA DEL 1938. E SI SA COSA SUCCESSE ...
24/12/2024

L'EX MINISTRO LITUANO CI SPIEGA PERCHE' LA SITUAZIONE ATTUALE ASSOMIGLIA MOLTO A QUELLA DEL 1938. E SI SA COSA SUCCESSE DOPO

Abbiamo intervistato l’ex ministro degli Esteri lituano, che negli ultimi tre anni è stato sempre in prima linea nel condannare l’aggressione criminale del Cremlino contro Kyjiv. «Il mondo è un posto più pericoloso rispetto a qualche anno fa e quest’epoca somiglia pericolosamente al 1938»...

GESU' BAMBINO EBREO E PALESTINESE, MIGRANTE IRREGOLARELA LEZIONE DI MONS. PAGLIA
24/12/2024

GESU' BAMBINO EBREO E PALESTINESE, MIGRANTE IRREGOLARE

LA LEZIONE DI MONS. PAGLIA

Era nato in una stalla perché nessuno aveva voluto accogliere i suoi genitori. Come lui, ci sono oggi 36 milioni di piccoli profughi

GRANDE E' LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO MA LA SITUAZIONE NON E' ECCELLENTEC'E', PERO', FORSE, UNA BUONA NOTIZIALa confusi...
24/12/2024

GRANDE E' LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO MA LA SITUAZIONE NON E' ECCELLENTE

C'E', PERO', FORSE, UNA BUONA NOTIZIA

La confusione sotto il sole

Michele Serra
L’amaca del 22 dicembre 2024

Lo stragista di Magdeburgo non è un islamista, tutt’altro: è un immigrato saudita bene integrato, diventato islamofobo e filon**ista, oltre che supporter di Elon Musk (le due cose, purtroppo, non sono in contraddizione). All’opposto, il nuovo capo della Siria è un combattente jihadista, ufficialmente classificato terroristai, che parla e agisce (speriamo sia tutto vero) come un interlocutore equilibrato della comunità intern**ionale e un convinto fautore dell’unità politica e culturale del suo Paese.

C’è davvero molta confusione sotto il sole, e nella confusione non può che aumentare il tasso di pazzia e di instabilità che mescola le carte della storia. Ma merita una piccola riflessione il doppio, clamoroso ossimoro dell’arabo integrato che diventa stragista, e del leader jihadista che diventa “un interlocutore”. Qualcosa ci dice che non è possibile classificare in modo rigido (e un poco questurino) la moltitudine dei movimenti e delle ideologie che sconquassano il mondo. Se il bravo arabo integrato uccide, e il cattivo arabo ribelle tende la mano, viene spontaneo chiedersi se la nostra classificazione di quel mondo non sia lacunosa, schematica e pregiudizievole.

Ma poi, e forse soprattutto: contano anche le persone, una per una, la loro indole, la loro psicologia e la loro storia. Così come i “bravi ragazzi” possono diventare femminicidi, il “bravo immigrato” può diventare stragista, e un generale jihadista può sedere a un tavolo di pace. Niente è già scritto. Tutto può ancora accadere. E questa, a pensarci bene, è una buona notizia

LE RIFLESSIONI INTERESSANTI EORIGINALI DI DACIA MARAINI SUL CASO PELICOTPelicot, come un femminicidiodiDacia Maraini| 22...
23/12/2024

LE RIFLESSIONI INTERESSANTI EORIGINALI DI DACIA MARAINI SUL CASO PELICOT
Pelicot, come un femminicidio

diDacia Maraini| 22 dicembre 2024
Nel caso di Gisèle la donna era sotto anestesia e praticamente era un corpo morto. Fare sesso con una donna provvisoriamente ca****re, è questo che dava piacere a quegli uomini inquieti e privi di empatia?


lfatto che 50 uomini abbiamo aderito all’invito di un marito inumano per accoppiarsi con la moglie a sua insaputa ha qualcosa di terribile e anche di misterioso.
Fare sesso – per quanto possa essere così definito - con un corpo inerte, insensibile e passivo che piacere può dare? Conosciamo la violenza insita nello stupro dove la donna protesta, si muove, si oppone. E abbiamo visto troppe volte la perversione del piacere di dominare e vincere. Nel caso Pelicot la donna era sotto anestesia e praticamente era un corpo morto. Fare sesso con una donna provvisoriamente ca****re, è questo che dava piacere a quegli uomini inquieti e privi di empatia? Gettare il proprio seme dentro un ventre passivo e perfettamente inerte che emozioni può smuovere?

Mi viene in mente un famoso romanzo giapponese, di Kawabata che si chiama «La casa delle belle addormentate».
Anche lì i clienti, dopo lauto pagamento, conquistano il diritto di coricarsi con una giovane donna nuda. Ma non possono fare l’amore con lei, devono solo godere di quella vicinanza. L’anziano protagonista, Eguchi, si trattiene dallo stuprare le ragazze addormentate, ma non può fare a meno di fantasticare sulla possibilità di invadere quella giovinezza inerte che gli giace accanto. Sogno di morte e di potere.


Solo che Kawabata rappresenta in maniera poetica un sogno perverso e nascosto che evidentemente occupa l’inconscio di molti uomini. Mentre il signor Pelicot non si faceva scrupolo di drogare una moglie da lui considerata roba sua, inseguendo il delirio mentale di uomini sconosciuti che approfittavano del corpo inerte di lei.

Lo stupro è sempre stato un atto di guerra: si uccideva il nemico, si entrava nel corpo della donna nemica per lasciare il proprio seme che poi sarebbe nato in forma di vita nuova col segno del vincitore inciso nel suo destino. Non si può immaginare una vittoria più perversa e crudele: invado il tuo paese, invado la tua casa, invado la tua donna e lascio la traccia profonda del mio potere nel suo ventre in modo che la discendenza sia mia e non tua. Il futuro mi appartiene anche dopo la tua e la mia morte.

Il dominio sull’altro è sempre presente nel desiderio degli esseri umani. Ma Il dominio assoluto non può che coincidere con la morte. Una cosa che vediamo succedere nel femminicidio. Il meccanismo è sempre lo stesso. Un uomo e una donna si cercano, si piacciono, decidono di vivere insieme. Fanno spesso anche dei figli. Poi, dopo anni di convivenza, lui comincia a sentire l’insofferenza della compagna che vorrebbe essere più libera e indipendente. E lui, che identifica la sua virilità con il possesso, diventa geloso, ossessivo, prepotente. Prima agisce con le parole cercando di sminuirla e isolarla. Poi passa alle mani e infine decide di ucciderla. Qualche volta, dopo avere infierito col coltello, decide di ammazzarsi, ma difficilmente ci riesce.

E questo ci riporta all’assurda perversione di accoppiarsi con un ca****re. È come dire: io non la uccido e quindi non ne pago le conseguenze ma la possiedo morta e questo mi fa sentire l’assassino che vorrei essere. Un’altra forma di femminicidio. Il sogno di una grande punizione nei riguardi di un mondo femminile che non si accontenta più di tacere, di obbedire, di accettare passivamente la propria soggezione

AGGRESSIONE A DUE UOMINI, A MILANOLA "COLPA" DI PASSEGGIARE MANO NELLA MANOAggressione omofoba a Milano, coppia assalita...
23/12/2024

AGGRESSIONE A DUE UOMINI, A MILANO

LA "COLPA" DI PASSEGGIARE MANO NELLA MANO

Aggressione omofoba a Milano, coppia assalita da cinque uomini, Ivano Cipollaro: «Non ho nessuna intenzione di vivere nella paura»

di Matteo Castagnoli e Cesare Giuzzi
L'infermiere 45enne insultato e picchiato perché camminava mano nella mano con il compagno. «Anche a scuola mi bullizzavano». Al vaglio le telecamere della zona

La cena al sushi dopo il turno in ospedale finito alle 21. Un all you can eat in piazza Miani, alla Barona. Poi il ritorno verso casa, insieme al compagno Alfredo, camminando mano nella mano lungo via Santa Rita da Cascia. Mancano pochi metri al portone d’ingresso della palazzina. È quasi mezzanotte quando vengono insultati, aggrediti.

Incontrano un gruppetto di uomini davanti a una sala slot. «Li avevo già visti nel quartiere, sotto casa, ma mai scambiato neanche una parola e non c’erano stati attriti in precedenza», racconta Ivano Cipollaro, infermiere all’ospedale San Carlo di 45 anni, attivista Lgbtq, dopo le dimissioni dal pronto soccorso con due giorni di prognosi per una contusione alla testa.
Una botta provocata da un pugno che uno di quei cinque uomini («sui 35-40 anni»), gli ha sferrato dopo averlo coperto di insulti omofobi.


«Stavamo camminando mano nella mano, uno di loro ci ha visto e ha iniziato a insultarci: “Ma veramente lo fate?”; “Fate schifo”, “«Fr... di me...a”; “siete contro Dio e la natura”». Parole alle quali Ivano Cipollaro ha risposto quasi d’istinto: «Non potevo tacere. Ho risposto. Si è avvicinato con fare minaccioso». Poi anche due «amici del primo uomo si fatti avanti, pensavo volessero calmare le acque o separarci». Invece il 45enne viene colpito con un pugno in testa. «Stavo per rispondere ma qualcuno mi ha trattenuto, forse il mio compagno. Intanto si erano dileguati».

Lui chiama il 112 e sul posto, è ormai passata la mezzanotte da pochi minuti, arrivano un’ambulanza e i carabinieri. Ma gli aggressori non si trovano. Un’ora dopo, Ivano è al pronto soccorso del San Paolo dove passerà tutta la notte: «Sono rimasto dieci ore in osservazione come previsto per un eventuale trauma cranico. Alfredo era spaventato, ho preferito andasse a casa». Poi le dimissioni con una prognosi di due giorni.

Nel pomeriggio di domenica la denuncia presentata alla caserma Barona dell’Arma. Ora gli investigatori cercheranno attraverso le telecamere di ricostruire l’identità degli aggressori. Ivano Cipollaro non aveva mai subito episodi del genere, ma in passato aveva raccontato pubblicamente delle difficoltà e del bullismo subito durante la scuola sempre per via del suo orientamento sessuale: «Non solo a Milano, ma in tutta Italia questi episodi continuano a essere frequenti e c’è ancora molto da fare contro l’omofobia. Non ho nessuna intenzione di vivere nella paura e quello che è successo stanotte non cambierà il mio modo di essere».

Il caso è stato denunciato da Luca Paladini, amico della coppia, consigliere regionale del Patto civico e fondatore dei Sentinelli: «A noi spetta denunciare un clima sempre più violento e discriminatorio nei confronti di persone della comunità Lgbt. Un clima che qualcuno alimenta quotidianamente e che al contrario non è ignoto». Poi il pieno di solidarietà e vicinanza anche sui social. Sostegno alla coppia anche dal partito democratico con il segretario del pd milanese Alessandro Capelli e il capogruppo dem in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino: «Il clima sociale che si sta creando in tutto il Paese è ormai insostenibile. E c’è chi sta soffiando sul fuoco...».

E proprio alla politica si rivolge anche Ivano: «Servono leggi più severe. Il ddl Zan era un’ottima base di partenza. Eppure ci sono stati politici che hanno festeggiato quando non è passato». A quel gruppetto di aggressori, se li incontrasse ancora, Ivano direbbe che «sono ignoranti. Insegniamo il rispetto. Noi tornavamo a casa, non avevamo fatto nulla

"LA SOCIETA' DELLA STANCHEZZA" DOVE CRESCE LO STRESSACCADE IN GIAPPONE MA L'ITALIA NON E' TANTO LONTANA
22/12/2024

"LA SOCIETA' DELLA STANCHEZZA" DOVE CRESCE LO STRESS

ACCADE IN GIAPPONE MA L'ITALIA NON E' TANTO LONTANA

Il 78 per cento si dice stressato, una percentuale mai così alta da quando il governo ha iniziato a testare, nel 1981, il livello di ansia. Quando la pressione sociale diviene insostenibile

L'ASSOLUZIONE DI SALVINI E L'AFOGAMENTO DI MASSA CHE CONTINUA
22/12/2024

L'ASSOLUZIONE DI SALVINI E L'AFOGAMENTO DI MASSA CHE CONTINUA

Il reato di “sequestro di persona” è fantasioso. Quel che è certo è che oggi il governo è responsabile di omissione di soccorso

Indirizzo

Reggio Nell Emilia
42122

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