25/12/2024
AVVISO AGLI ANTIFASCISTI LOCALI MOLTO CONCENTRATI SU PREDAPPIO
E' IN ARRIVO IL CYBERFASCISMO
Arriva il cyberfascismo, il suo sacerdote è Elon Musk
di Marco Gervasoni
+
Oggi si può essere libertari e neofascisti: lo spiega bene un libro di David Golumbia. Che parlò dei big del tech, attratti da una società senza Stato, dove si vince per censo e chi perde resta indietro. Analisi di una visione n**i e angosciante
Molti si sono stupiti che Elon Musk abbia appoggiato un partito, l’AfD, che può essere definito, nella migliore delle ipotesi, n**istoide e, nella peggiore, neo n**ista tout court.
Sarebbe invece rimasto tutt’altro che sorpreso David Golumbia, se non fosse scomparso lo scorso anno. Lo studioso, dell’Università della Virginia, infatti, aveva passato tutta la sua, purtroppo non lunga, vita, a studiare i rapporti tra Silicon Valley, imprenditori digitali e il mondo dell’estrema destra; quel che, negli Usa, viene chiamato, non da militanti ma da ricercatori di scienze sociali, “cyberfascismo”. Che è anche il protagonista dell’ultimo libro di Golumbia, che esce ora postumo (Cyberlibertarianism: The Right-wing Politics of Digital Technology, University of Minnesota Press, 36 euro).
Come si evince dal titolo, lo studioso si sofferma sulla genealogia che porta dal libertarismo e dall’anarco-capitalismo alla estrema destra, in alcuni casi esplicitamente fascista e neo-n**ista. Si può essere al tempo stesso libertari e fascisti? Secondo Golumbia, non solo le due ideologie sono perfettamente compatibili, ma costituiscono la cifra più innovativa, e pericolosa, del vero fascismo del XXI secolo, quello tecnologico, digitale e cyber.
L’autore si sofferma su una serie di casi di imprenditori digitali da un lato, e di teorici dall’altro, ovviamente Elon Musk nella prima categoria, e i filosofi del “Dark enlightnement” nella seconda, ma anche figure che appartengono a entrambi i mondi, come Peter Thiel, il creatore di Pay Pal. Tutti sono cresciuti nel mondo del cyberpunk e delle utopie reazionario-futuristiche di Any Rand, tutti si sono pasciuti agli scritti del principale filosofo dell’anarcoa-capitalismo, Murray Rothbard, e tutti o quasi, sono stati simpatizzanti del Libertarian Party: e tutti o quasi sono finiti all’estrema destra.
Diversamente dal vecchio fascismo, che era statalista e statolatrico, il cyberfascismo è invece, eminentemente, ostile allo Stato: come ha affermato il presidente argentino Javier Milei, che di questi cyberfascisti è allievo, lo Stato va solo distrutto. Al suo posto, devono essere costruite reti sociali digitali, che lascino all’individuo la più totale e assoluta libertà: la società non esiste, esiste solo l’individuo. I più forti e potenti avanzeranno, gli altri periranno, o resteranno subalterni.
La formula di Margaret Thatcher, che era solo una battuta in un’intervista, diventa, per i cyberfascisti, il punto di costruzione della nuova utopia reazionaria; non a caso, Golumbia individua la principale ispirazione del cyberfascismo in The Sovereign Individual, un libro pubblicato nel 1997 da un finanziere statunitense, James Dale Davidson, e da un giornalista conservatore inglese, William Rees-Mogg, un testo ignoto da noi ma che nel mondo anglosassone ebbe gran seguito.
I cyber fascisti restano libertari: ciascun individuo, pur che ne abbia le possibilità economiche, potrà drogarsi, divorziare, abortire, prostituirsi e far prostituire, eutanasizzarsi, comperare e vendere figli, come già teorizzava Rothbard, in nome di una concezione radicale, e psicotica, dell’idea di proprietà privata. Non vi saranno morale o etica pubblica, anche perché non solo non esisterà più lo Stato, ma la stessa sfera pubblica sarà completamente deperita. Ovviamente le tasse, la bestia nera dei cyberfascisti, saranno quasi totalmente abolite. L’Homo homini lupus, che per Thomas Hobbes era un incubo da scongiurare, per i cyberfascisti coincide con la società perfetta.
Certo, ci dovrà essere ancora un governo, che emani leggi, essenzialmente a tutela e a difesa della libertà privata, e che reprima duramente ogni sua violazione (le carceri saranno ovviamente gestite da privati, unicamente secondo il criterio di efficienza repressiva). Benché i cyberfascisti preferiscano poi l’idea di polizie e di eserciti privati, che difendano chi possa permetterseli, secondo il modello sud americano: una società neo-feudale, insomma.
Questo governo dovrà essere costituito da una casta di eletti, non nel senso di avere vinto le elezioni, eletti perché saranno scelti tra i più ricchi e potenti, fino a coloro che, esplicitamente teorizzano la dittatura dei cybercapitalisti - qualcosa che neanche il più delirante marxista-leninista avrebbero potuto immaginare.
I teorici del cyberfascismo recepiscono le distopie otto e novecentesche e, invertendo i valori, le trasformano in utopie positive. Se le utopie, fin dall’antica Grecia, dipingevano una società futura in cui tutti gli uomini sarebbero stati uguali, per Musk, Thiel e i cyberfascisti, il valore principale della società futura dovrà invece essere la diseguaglianza assoluta, di censo e di reddito ovviamente, ma anche di “razza” (sì, utilizzano proprio questo termine). Solo i più radicali dei cybercapitalisti arrivano ad apprezzare esplicitamente il n**ional-socialismo, semmai criticandolo solo perché eccessivamente socialista. Ma il tipo di società che essi perseguono è quanto di più vicino a quello che si vide in Germania dal 1933 al 1945. L’adesione di Musk all’AfD appare quindi come perfettamente coerente.
Quando Golumbia scrisse questo libro, concluso nell’estate del 2023, queste idee potevano essere considerate i deliri di miliardari che, non sapendo come utilizzare i propri soldi e il proprio tempo, pretendevano di presentarsi come filosofi. Oggi, invece, molti di loro, a cominciare da Musk, sono all’interno della nuova amministrazione statunitense e dettano anche legge ad alcuni governi della Ue - a uno, in particolare, indovinare quale. C’è da preoccupars