29/03/2026
Giornate di in-formazione
Luoghi di privazione della libertà e comunicazione multilinguistica e multiculturale:
quali mediazioni?
Il 19 e 20 marzo, Insight Migration è stata impegnata in due giornate di In-formazione, scambi e confronti, organizzati con l’Università di Genova e San Marcellino, in collaborazione con il Consorzio Quarantacinque e Laboratorio aperto dei Chiostri di San Pietro, all’interno del Progetto Erasmus+ “Supporting the Penitentiary System through Advancement and Reflection about linguistic and cultural diversity” (SPARK).
Le giornate sono state dedicate all’esperienza di Mediazione Comunitaria tra pari in ambiti di privazione della libertà, riflettendo sull’esperienza di mediazione del C’è.Re.So. 1 di Hermosillo-Messico, presentata dal Maestro Javier Vidargas Robles, del Centro de Reinserción Social 1, Hermosillo, Messico
Il Maestro con due lezioni magistrali, una presso l’Istituto Penitenziario di Reggio Emilia e l’altra presso i Chiostri di San Pietro, ha illustrato il progetto mediazione carceraria tra pari, pratica innovativa nata in America Latina più di 20 anni, che si realizza scegliendo e formando, all’interno della popolazione carceraria, persone che siano in grado di gestire e risolvere pacificamente i confitti che insorgono fra i loro compagni detenuti e fra i detenuti e le loro famiglie
IL 20 marzo presso i Chiostri di San Pietro, con la presenza di Mario Tafuto, Responsabile di Unità Operativa, Sovrintendente Capo di Polizia Penitenziaria, Carmela Gesmundo, dell’Area Educativa Trattamentale Istituti Penali di Reggio Emilia, Maurizio Gozzi, Responsabile di Servizio Anfora Centro di Giustizia Riparativa Coop e della professoressa Mara Morelli dell’Università di Genova e Danilo De Luise di San Marcellino abbiamo ampliato lo sguardo confrontandoci anche sulla nostra realtà territoriale e nazionale.
Un ultimo pensiero lo dedichiamo a Said Kharbach, anche lui con noi il 20 marzo, che ci ha donato i suoi pensieri da uomo libero:
“si parla di 'luoghi di privazione della libertà'. Io quel luogo l’ho conosciuto prima ancora di finire dietro alle sbarre fisiche. La tossicodipendenza è stata la mia prima cella. Una cella senza muri visibili, ma dove la lingua che parlavo non veniva capita da nessuno….
Ho avuto bisogno di mediatori umani: persone che non mi hanno guardato come un fascicolo, ma come un interlocutore. La vera libertà è iniziata quando ho trovato qualcuno che ha avuto la pazienza di stare nel mio silenzio e aiutarmi a trasformarlo in parole. Questo è il lavoro che molti di voi fanno ogni giorno: siete traduttori di speranza.”.