20/01/2026
Ancora una lezione affollatissima, in un'Aula Magna dell'Università di Modena e Reggio Emilia gremita al limite della capienza, quella dell'XI Corso di geopolitica organizzato da Boorea, Libera Università Crostolo APS e LUP in collaborazione con Limes e col sostegno di UNIMORE e Fondazione Pietro Manodori. Sergio Fabbrini, uno dei più importanti politologi italiani, europeista "nello spirito di Ventotene", professore emerito di Scienze politiche e Relazioni Internazionali alla Luiss di Roma, editorialista del Sole24Ore e a lungo docente di Politica Comparata nelle Università di Harvard e Berkeley, ha invitato a prendere atto del fatto che l'Europa rischia gravemente di rimanere "schiacciata" tra Putin e Trump, e ribadito che l'Europa stessa è comunque l'unica prospettiva credibile possibile per l'Italia e gli altri Paesi europei. Il risorgere di "nazionalismi 2.0", secondo Fabbrini, è la minaccia che incombe sull'Europa, che i nuovi nazionalismi non vogliono abolire ma svuotare dall'interno "come parassiti". L'America è cambiata, ha dichiarato il politologo. Il nazionalismo di Trump é incompatibile con gli interessi europei, come é evidente dalla sua richiesta di acquisire la Groenlandia “con le buone o con le cattive”, dunque l'unica risposta adeguata all'amministrazione Trump, che ha in spregio il diritto internazionale, non è l'appeasement fin qui dimostrato dai vertici UE e da alcuni Governi come quello italiano, ma "reteliate", cioè controbattere alle minacce e ai dazi di Trump con i controdazi e con il rafforzamento militare basato sulla difesa comune. “L’Europa deve prendere atto che è sola, cioé non è più integrata con l’America, nè da essa protetta”. Fabbrini ha anche auspicato fortemente che l'Unione Europea superi il meccanismo decisionale basato sulle decisioni all'unanimitá, che di fatto bloccano gli organi di governo della UE e danno a leader nazionalisti come Orban e Fico un potere di veto, e decida finalmente sulla base di maggioranze qualificate.