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Ecologia Politica, Acqua, Beni Comuni, Movimenti Sociali, Comitati, Ambientalismo, Attivismi, Economia Circolare, Servizi Pubblici, Giustizia Climatica, Pacifismo, Advocacy, Commons, Politica dal Basso.

20/06/2026

Prima di abbattere un albero urbano maturo,
calcola il valore di quello che non può essere ricomprato. 🌳

Un albero di 50 anni abbatte la temperatura locale di 4-8°C
attraverso l'evapotraspirazione — non è ombra,
è un condizionatore biologico che raffredda l'aria,
non solo il suolo sotto la chioma. Quel differenziale
si traduce in centinaia di euro di bollette evitate
per ogni edificio vicino, ogni estate, per decenni.

Assorbe 22 kg di CO₂ all'anno.
La pianticella sostitutiva: meno di 2 kg.
Per 15 anni non fornisce ombra significativa.
Per 30-50 anni, quel punto della città
ha perso ogni servizio ecosistemico.

Le radici consolidate gestiscono il deflusso delle acque
durante gli eventi estremi. Con le bombe d'acqua
sempre più frequenti in Italia, questo servizio
vale ogni anno di più — e ogni abbattimento lo cancella.

Il calcolo che nessun progetto include:
costo di rimozione + sostituzione + manutenzione per 15 anni
supera quasi sempre il costo di una potatura ordinaria
pluridecennale dell'albero esistente.

In tutta Italia, alberi maturi vengono rimossi
per riqualificazioni di piazze, allargamenti stradali, parcheggi.
La pianticella è l'alibi.
I benefici persi sono il costo reale —
pagato da una generazione intera.

Un albero di 50 anni non può essere sostituito
da un albero di 3 anni. Va perduto.

19/06/2026

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19/06/2026

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Gli alberi urbani capitozzati ogni anno non sono alberi "potati per sicurezza" — sono alberi sistematicamente mutilati. Senza foglie, senza ombra, senza possibilità di nidificazione, con il marciume che si diffonde da ferita a ferita. 🌿

Un platano che conserva la sua forma naturale è un'altra cosa. Un platano non capitozzato sviluppa una chioma di 15-20 metri di diametro, che dà ombra su 200 m² in estate. Lo stesso platano capitozzato ogni anno produce ricacci verticali senza struttura, che si spezzano alla prima raffica forte e impongono interventi d'emergenza — più costosi del taglio stesso.

La capitozzatura è l'intervento più costoso e distruttivo dell'arboricoltura urbana. Ogni taglio al fusto apre una ferita che l'albero non richiuderà mai del tutto. I funghi che degradano il legno — come la carie del durame — penetrano da queste aperture e decompongono il legno dall'interno. Un platano capitozzato per dieci anni di fila è spesso cariato all'interno dopo vent'anni — ed è proprio questo albero indebolito che viene poi dichiarato "pericoloso" per giustificare l'abbattimento. La capitozzatura ha creato il pericolo che doveva prevenire.

In Italia c'è un motivo in più per non aprire ferite sui platani: il cancro colorato del platano (Ceratocystis platani), un fungo patogeno gravissimo soggetto a lotta obbligatoria, si trasmette anche attraverso gli strumenti di taglio e le ferite. Ogni taglio mal fatto è una potenziale via d'ingresso.

Un albero che conserva la forma naturale vive 2-3 volte più a lungo di uno capitozzato. Produce più biomassa fogliare, assorbe più CO₂, trattiene più acqua piovana e offre più cavità di nidificazione per cince, picchi, storni e pipistrelli urbani. Ogni capitozzatura distrugge i rami principali, dove queste specie nidificavano.

Molte città europee sono passate alla potatura di mantenimento: rimozione del solo legno morto e dei rami che interferiscono, rispetto della struttura dell'albero, interventi ogni 3-5 anni invece che ogni anno. Il risultato: alberi più belli, più sani, più sicuri, e un budget di manutenzione diviso per sette sul ciclo di vita dell'albero.

La capitozzatura è un'abitudine. Un albero dalla forma naturale è un capitale che cresce, invece di morire a ogni passaggio della motosega. 🌳

💥 COMUNICATO STAMPA 💥Solidarietà ai giornalisti   e  .RECA (Rete per l’Emergenza Climatica e Ambientale ER) e AMAS (Asse...
18/06/2026

💥 COMUNICATO STAMPA 💥
Solidarietà ai giornalisti e .

RECA (Rete per l’Emergenza Climatica e Ambientale ER) e AMAS (Assemblea Movimenti e Sociali ER) esprimono sconcerto e preoccupazione per la discriminazione e limitazione alla di stampa accaduta venerdì 12 Giugno 2026, nella sede di Confindustria Reggio Emilia. Quel pomeriggio si svolgeva infatti una conferenza dal titolo "Aeronautica, , Aerospace". Sul palco, insieme ai vertici industriali come Curti, c’era un dirigente
dell’industria nazionale di , Leonardo SPA. I giornalisti Linda Maggiori (Indipendente e Altreconomia) e Flavio Novara (Askanews), regolarmente accreditati e iscritti al convegno, una volta entrati, sono stati allontanati dalla sala.

💣 La motivazione?
Non erano associati a Confindustria e non erano stati invitati. È stato loro negato anche di intervistare i relatori. Vengono invece fatti entrare di altre testate, appositamente invitati da Confindustria.

💣 Questa situazione è doppiamente preoccupante.
Non solo perché sempre più aziende in Emilia-Romagna stanno intraprendendo un percorso di conversione anziché ma anche perché il , che dovrebbe raccontare questo pericoloso riarmo, è sempre meno libero. Viene impedito ai giornalisti di testate scomode di lavorare, accedere a convegni, intervistare i relatori. Esprimiamo quindi ai giornalisti coinvolti (che hanno giustamente presentato un esposto all'ordine dei giornalisti) e esprimiamo la nostra netta contrarietà al in corso.

🟢 Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna
🔴 AMAS ER

18/06/2026

Il 13 e 14 giugno a Bologna il convegno conclusivo della carovana ambientalista e sociale Diritti e Rovesci di Reca e Amas.

Purtroppo sul cemento e sull'asfalto non avviene la fotosintesi clorofilliana.
18/06/2026

Purtroppo sul cemento e sull'asfalto non avviene la fotosintesi clorofilliana.

  REGGIO EMILIA – “Nel clima passato, dagli anni ’60 agli anni ’90, in una giornata di luglio avevamo 30-32 gradi. Ieri 35, oggi 36, domani 36-37, sabato 38. Sono valori al di fuori di ogni norma climatica per giugno ma anche per luglio e agosto” spiega Federico Grazzini di Arpae Emilia-...

18/06/2026

Io lo dico sempre: non pensiamo mai di tornare indietro con la temperatura, ma solo di stabilizzarla.

Ciò è dovuto all'inerzia del sistema clima: prima di tutto dovuta al lungo tempo di permanenza della CO2 in atmosfera e poi al raffreddamento molto lento degli oceani - a causa dell'alta capacità termica dell'acqua - oceani che, tra l'altro, raffreddandosi rilascierebbero comunque calore in atmosfera.

Da pochi giorni è stato pubblicato un articolo rilevante su questi temi, con scenari futuri che attestano questa inerzia 👇
https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025EF007730

Gli autori analizzano 3 scenari (vedi figura):
1. Antropocene gestibile (scenario verde): riduzione rapida delle emissioni, con un riscaldamento che si stabilizza intorno a +1.5 °C rispetto all'epoca preindustriale e poi cala lentamente solo all'andare avanti dei secoli.
2. Antropocene pericoloso (scenario arancione): ancora emissioni moderate almeno fino a metà secolo - come quelle che si possono prevedere secondo la tendenza attuale - con la temperatura che sale fino a quasi 3 °C e cala lentamente solo dopo il 2050.
3. Antropocene ingestibile (scenario rosso): qui feedback naturali da permafrost, foreste e/o ghiacci fanno superare la soglia di controllo umano e il riscaldamento diventa autonomo e inarrestabile.

Temo che lo scenario 1 ce lo siamo giocato. Dovremmo puntare a uno scenario intermedio tra l'1 e il 2, con la stabilizzazione della temperatura entro i 2 °C rispetto all'epoca preindustriale.

Ancora una volta, dobbiamo gestire l'inevitabile ma evitare l'ingestibile!

18/06/2026

Indirizzo

Reggio Nell Emilia

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