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OraLiberi - FreeNow Rete Saharawi ODV e il Movimento di solidarietà con il Popolo Saharawi Gruppo di Lavoro DD.HH Rete Saharawi ODV

Campagna italiana per la liberazione immediata dei prigionieri politici saharawi, detenuti nelle carceri del Regno del Marocco per la loro battaglia di autodeterminazione.. LE LETTERE DEL VENERDÌ PER I PRIGIONIERI POLITICI SAHARAWI

Nella Giornata mondiale dei diritti umani del 10 dicembre,2021 la Rete Saharawi e il movimento di solidarietà con il Popolo Saharawi proseguono, la campagna Ora Liber

i con l'attivazione di questa pagina FB e insieme ai, 62 “custodi” dei prigionieri politici saharawi e lanciano ìla “Lettera del venerdì”. La “Lettera del Venerdì” è il gesto tenace con cui il movimento solidale con il popolo Saharawi tenta di aggirare la censura e rafforzare una relazione diretta con chi è privato della libertà perché resistente all’occupazione e con chi non ne è a conoscenza e si impegna come tutti noi ad informare e sensibilizzare al rispetto dei diritti umani. Ogni settimana sarà pubblicata ognuna delle lettere scritte dai custodi ai prigionieri e ai loro congiunti in diverse città occupate del Sahara Occidentale. Chiediamo a tutti di condividere ogni settimana manifestando la propria adesione con la formula “mi piace” e informando amici e familiari sulla questione saharawi, in modo da aiutare la campagna ad avere sempre più visibilità ed efficacia.

10/01/2026
Trasferito in località ignota il prigioniero Saharawi Abdullah Lakhfaouni dopo sciopero della fame.  Kenitra (Marocco), ...
14/11/2025

Trasferito in località ignota il prigioniero Saharawi Abdullah Lakhfaouni dopo sciopero della fame.
Kenitra (Marocco), 13 novembre 2025 – Il difensore dei diritti umani e prigioniero politico saharawi Abdullah Wali Lakhfaouni, esponente di spicco del gruppo di Gdeim Izik, è stato trasferito in una località sconosciuta dalle autorità di occupazione marocchine. La notizia, diffusa da una fonte saharawi per i diritti umani, solleva gravi preoccupazioni per l'incolumità e lo stato di detenzione del prigioniero.
Il trasferimento sarebbe avvenuto immediatamente dopo l'inizio di uno sciopero della fame di protesta da parte di Lakhfaouni.
La protesta e la repressione:
Secondo la stessa fonte, il prigioniero Lakhfaouni, che sta scontando una condanna in Marocco a seguito degli eventi legati al campo di protesta di Gdeim Izik del 2010, aveva avviato mercoledì uno sciopero della fame di avvertimento della durata di 48 ore.
Lo sciopero era stato intrapreso per:
- Denunciare la politica di negligenza medica deliberata all'interno delle strutture carcerarie marocchine.
- Protestare contro la confisca e la violazione dei suoi diritti fondamentali e legittimi come detenuto.
Il trasferimento forzato e non comunicato in una località segreta, in risposta diretta a una forma di protesta non violenta come lo sciopero della fame, viene interpretato dagli attivisti come un tentativo di isolamento e di ulteriore repressione da parte delle autorità carcerarie.
Lakhfaouni fa parte del gruppo di attivisti saharawi condannati a pene severe in processi duramente criticati dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, che hanno denunciato l'uso di presunte confessioni estorte sotto tortura e la mancanza di garanzie di equità processuale.

05/11/2025

NOTIZIE SUL SAHARA OCCIDENTALE

01/10/2025
27/09/2025

Piero Calamandrei, Firenze 21 aprile 1889 - 27 settembre 1956

Di antica famiglia di giuristi (suo padre, professore e avvocato, era stato anche deputato repubblicano), si era laureato a Pisa nel 1912. Nel 1915 era già docente di procedura civile all'Università di Messina e, tolta la parentesi della prima guerra mondiale, avrebbe insegnato a Modena (1918), a Siena (1920) e, dal 1924 sino ai suoi ultimi giorni, nell'Ateneo fiorentino di cui fu rettore. Interventista, Calamandrei aveva partecipato da volontario alla guerra 1915-18 come ufficiale di Fanteria, ma nonostante la promozione a tenente colonnello, preferì riprendere la carriera accademica. L'avvento del fascismo lo portò ad impegnarsi contro la dittatura. Di qui la collaborazione con Salvemini e poi con i fratelli Rosselli, con i quali fondò il Circolo di Cultura di Firenze che, nel 1924, dopo essere stato devastato dagli squadristi, fu definitivamente chiuso per ordine prefettizio. La violenza fascista non spaventò il professore, che partecipò alla pubblicazione del Non mollare e all'associazione "Italia Libera", che avrebbe più tardi ispirato il movimento "Giustizia e Libertà" e poi il Partito d'Azione. Piero Calamandrei, che aveva anche aderito all'Unione nazionale antifascista promossa da Giovanni Amendola e che, nel 1925, aveva sottoscritto il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce, dopo il consolidarsi della dittatura tornò ai suoi studi giuridici (sua è l'Introduzione allo studio delle misure cautelari del 1936), pur mantenendo sempre i contatti con l'emigrazione antifascista. Socio nazionale dell'Accademia dei Lincei e membro della regia commissione per la riforma dei codici, fu uno dei principali ispiratori del Codice di procedura civile del 1940. Ciononostante, quando gli fu chiesto di sottoscrivere una lettera di sottomissione a Mussolini, Calamandrei preferì dimettersi dall'incarico universitario, che avrebbe ufficialmente ripreso, come rettore, alla caduta del fascismo. L'atteggiamento dell'eminente studioso, com'ebbe a scrivere Norberto Bobbio, "fu di solitario disdegno...", poiché "...verso i padroni e i loro servitori, non si saprebbe dire quale dei due detestasse di più". Calamandrei, che nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d'Azione, dopo 1'armistizio, inseguito da un mandato di cattura, si rifugiò in Umbria. Di qui seguì, "con trepidazione e fierezza", la nascita e l'espansione del movimento partigiano, mantenendo contatti e collaborando con la Resistenza, nella quale fu particolarmente attivo il figlio Franco. Dopo la Liberazione, Piero Calamandrei fu nominato membro della Consulta nazionale e dell'Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Quando il PdA si sciolse, entrò a far parte del Partito socialdemocratico, per il quale fu eletto deputato nel 1948. Nel 1953, contrario alla "legge truffa", sostenuta anche dai socialdemocratici, prese parte, con l'amico Ferruccio Parri, alla fondazione di "Unità Popolare", che contribuì ad impedirne l'approvazione. Fondatore, del settimanale politico-letterario Il Ponte, che diresse dopo la Liberazione per dodici anni, Piero Calamandrei fu anche direttore della Rivista di diritto processuale, de Il Foro toscano e del Commentario sistematico della Costituzione italiana. Molto apprezzato dai cultori del Diritto, il suo Elogio dei giudici scritto da un avvocato e, memorabile per efficacia, l'epigrafe dettata da Calamandrei per la Lapide ad ignominia, che il Comune di Cuneo ha dedicato al generale nazista, criminale di guerra, Albert Kesselring.

Da ascoltare, riascoltare, imparare a memoria:
https://www.youtube.com/watch?v=VFU4mJG5HW8
DISCORSO AGLI STUDENTI MILANESI DI PIERO CALAMANDREI (1955)
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica. È un po' una malattia dei giovani l'indifferentismo. «La politica è una br**ta cosa. Che me n'importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn'è mica mio!». Questo è l'indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c'è, si vive in regime di libertà. C'è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...
E quando io leggo nell'art. 2: «l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell'art. 11: «L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell'art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell'art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell'art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell'art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani...

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

https://www.anpi.it/patria-indipendente/media/uploads/patria/2010/3-4/16-17_CALAMANDREI.pdf

Indirizzo

Reggio Nell Emilia

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