Naturalia Associazione Culturale

Naturalia Associazione Culturale La pagina illustra le attività e i progetti svolti dall'Associazione Culturale Naturalia, nata nel 2000, con sede in Reggio Calabria.

L'Associazione opera nel settore ambientale, turistico e culturale.

Il Cazzaro NeroDi Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano Il debutto del generale Vannacci a Ottoemezzo ha fatto il pieno ...
12/06/2026

Il Cazzaro Nero
Di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Il debutto del generale Vannacci a Ottoemezzo ha fatto il pieno di ascolti e forse di voti. Càpita alle novità politiche, se funzionano in tv. Vannacci funzionicchia, a differenza di Silvia Salis, che deve nascondere la provenienza dai laboratori d’establishment per tutti i palati, gli stomaci e le stagioni, e travestirsi da pasionaria: perciò sembra un androide fatto con l’IA. Vannacci non deve camuffarsi: gli basta mostrarsi così com’è. Un fascio 2.0 all’acqua di rose, molto più all’italiana del fascismo vero, con la vestaglina a fiori o la camicetta di lino a righe. Uno xenofobo che parla come un colonnello in pensione di fine 800, ma con moglie romena. Un omofobo che blatera di normalità e diritti come un tipo da bar al terzo grappino, ma si vede benissimo che dinanzi a un paio di gay o di lesbiche incazzati neri se la darebbe a gambe. Per il resto, il tipico italiano che si finge antitaliano con la pensione a 56 anni. Un furbacchione che sa bene dove grattare la pancia dell’Italia profonda: i migranti che disturbano soprattutto i quartieri popolari, i miliardi che buttiamo in Ucraina e nel riarmo, una Ue lontana le mille miglia dalla gente, una sinistra che pare occuparsi solo di esigue minoranze, il politically correct che bandisce mezzo vocabolario (il famoso “Zingaretti”). Questi sono i suoi punti di forza, oltre ai tradimenti di Meloni e Salvini, che prima parlavano come lui e ora fanno l’opposto; e allo scandalo di FI eterodiretta da Marina B., che nessuno osa toccare per tenersi buona Mediaset e ti**re i forzisti dalla propria parte.

Ma il vero asso nella manica del generale è l’eterno vizio della sinistra di vedere il ritorno del fascismo dappertutto, trasformando in uomo d’ordine anche un cazzaro come lui. La sua “remigrazione” o “deportazione” altro non è che una normalissima norma presente in Italia dalla Turco-Napolitano e in tutta Europa: gli immigrati irregolari vanno rimpatriati. Solo che, siccome nessuno ci riesce e le parole “rimpatrio” ed “espulsione” sono usurate, se ne inventano altre. Magari bastasse così poco per riuscirci: servono troppi soldi, agenti e accordi coi Paesi d’origine (perlopiù insicuri per guerre e dittature). Vannacci dice che è tutto semplice, come lo erano il blocco navale e i porti chiusi. Cita le deportazioni di Trump (che ne ha fatte meno di Biden e Obama), come se tra Usa e Messico ci fosse il Mediterraneo. La sua (e nostra) fortuna è che non governa, sennò il bluff si vedrebbe subito. Ma c’è anche un bluff già ben visibile: se è contro il “sistema delle poltrone”, perché non molla la sua al Parlamento europeo, ottenuta con la Lega, e non la fa mollare alle centinaia di transfughi imbarcati da altri partiti? Altrimenti la “nuova destra” è formata al cento per cento dai voltagabbana di quella vecchia.

Lettera alla ProcuratriceDi Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è l...
05/06/2026

Lettera alla Procuratrice
Di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità. Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile (nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa). Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza). Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti-cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani).

Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto, terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con es**rt d’importazione selezionate dalla Minetti. In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla. Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio” (quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie. Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto. Intanto attendo le sue scuse.

  Ora mancano gli altri  , del rio, marcucci, fiano, fassino, Quartapelle e altri poveracci che starebbero molto meglio ...
04/06/2026


Ora mancano gli altri , del rio, marcucci, fiano, fassino, Quartapelle e altri poveracci che starebbero molto meglio tra i !

Pina Picierno abbandona il Pd per Renew, mantiene la vicepresidenza europea. Il piano: Calenda e poi Forza Italia?

Il vino era ottimoDi Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini...
04/06/2026

Il vino era ottimo
Di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini”, la Procura generale di Milano invia a Nordio un parere di 23 righe favorevole alla grazia per la Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il 18 febbraio, in gran segreto, Mattarella firma la grazia. L’11 aprile esce la notizia su Rai3 e sul Fatto. Che indaga e smentisce punto per punto il parere del Pg. Non è vero che Minetti ha cambiato vita (“seria e concreta volontà di riscatto sociale”, “radicale presa di distanza dal passato deviante” da cui è “oggi impermeabile”): vari testimoni raccontano festini con es**rt a Ibiza e Punta del Este chez Cipriani, suo compagno, amico di Weinstein e di Epstein. Non è vero che il figlio adottivo sia stato abbandonato dai genitori né che fosse operabile solo a Boston (rendendo indispensabile il passaporto e dunque la grazia alla Minetti): il S. Raffaele e l’ospedale di Padova smentiscono di aver trattato il caso e confermano che avrebbero potuto seguirlo, come altri 7 centri italiani. Il Colle si spaventa e chiede nuove indagini alla Procura generale, che le affida allo stesso Pg che ha firmato il parere. Praticamente si chiede all’oste se il vino è buono. E ieri l’oste ha risposto: il vino è ottimo.

In una nota che si stenta a credere sia opera di un magistrato, il Pg scrive che i fatti svelati dal Fatto “non corrispondono al vero” o “non contrastano col quadro probatorio”. Quali? Quelli che non c’entrano nulla col parere sulla grazia e quelli che il Fatto non ha mai scritto. Minetti e Cipriani non hanno “pendenze giudiziarie o indagini”: e chi l’ha scritto? “Non emergono irregolarità nell’adozione” del bambino e l’avvocata bruciata viva difendeva i genitori, non il minore: e che c’entra con la grazia? “È confermato il grave quadro sanitario del minore in cura a Boston”: e chi lo nega? Ciò che è smentito è che non fosse curabile in Italia. E poi Minetti faceva “volontariato”: e questo basta per graziarla? Ma il meglio arriva su Graciela, massaggiatrice in casa Cipriani, che racconta “feste di droga e sesso” e molestie: fornisce dettagli, chiede di svelare “altri fatti ai magistrati”. Ma questi non la sentono perché sarebbe “smentita da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” (gli avvocati di Minetti e Cipriani hanno trovato dei testimoni a favore dei loro clienti: ma va?) e da misteriose “persone informate sui fatti”. Quindi, al posto della testimone oculare, si interroga chi la smentisce per conto di Minetti e Cipriani. E chissenefrega se non c’è più nulla di vero nelle 23 righe del parere del Pg. In sintesi: Minetti e Cipriani prendono in giro il Pg, che ci casca e ci fa cascare Nordio e Mattarella. E ora, per non ammettere di essere stati presi in giro, si tenta di prendere in giro l’intero popolo italiano.

Fecce tricoloriDi Marco Travaglio -  Il Fatto Quotidiano Mai come quest’anno, l’80° della Repubblica, la parata del 2 Gi...
03/06/2026

Fecce tricolori
Di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Mai come quest’anno, l’80° della Repubblica, la parata del 2 Giugno è suonata così vuota, retorica e ipocrita. Persino i cavalli deportati per la baracconata prendono a pretesto due petardi per darsi alla fuga. Il presidente Mattarella, circondato da star e starlet, intona la consueta omelia sulla Costituzione che ripudia la guerra e contro i cattivoni che la fanno, dimenticando il vicepremier suo omonimo che in barba all’Onu bombardò la Serbia, poi avallò la secessione del Kosovo e ora benedice un riarmo da decine di miliardi in un Paese senza più neppure gli occhi per piangere. Intanto ai Fori Imperiali sfila il campionario delle armi leali che esportiamo in tutto il mondo, anche a paesi in guerra tipo Israele e Ucraina. E le migliori gazzette guerrapiattiste, col petto gonfio d’orgoglio patriottico, magnificano il “volto più moderno delle nostre forze armate: i droni, protagonisti dei conflitti contemporanei, con cui cerchiamo di fare tesoro delle lezioni dall’Ucraina e dal Golfo” (Rep). Gli aerei senza pilota, teleguidati a distanza, seminano morte tra i nemici ma non fra i tuoi, quindi non hai remore a lanciarli. Sono le armi più vili, perché deresponsabilizzano chi le usa. E le più micidiali per i civili: leggere come sono, sono facilmente deviabili dove capita. Così ogni attacco intenzionale su obiettivi civili – quelli israeliani su gazawi e libanesi, quello ucraino che ha sterminato 21 ragazzi in una scuola del Lugansk occupato, scatenando feroci rappresaglie russe – può essere spacciato per un incidente. E ogni drone finito oltre confine (come quello russo dirottato dagli ucraini in Romania) gabellato per un attacco di Putin all’Europa. L’ideale per l’escalation permanente che ingrassa Big Arma: sempre più droni per abbattere sempre più droni.

L’altro fiore all’occhiello è “Cesare, il cane robot made in Italy che apre la strada ai reparti d’assalto nelle irruzioni”: il simpatico “quadrupede meccanico” e “gli altri automi dell’Esercito sono tutti di progettazione nazionale”, come pure i droni, “costruiti in provincia di Pisa e Terni: pesano meno di 25 kg” e alcuni possono essere “trasportati in uno zaino”. Non è meraviglioso? “Da noi non ci sono ancora i mezzi kamikaze che seminano granate”, ma arriveranno presto. Intanto consoliamoci col “fuoristrada Lince” (fiore all’occhiello dell’Iveco appena ceduta dall’ex editore Elkann a Leonardo) che “bombarda di impulsi le frequenze ostili” e col “cannone Skynex con una torretta futuristica che evoca Guerre Stellari” e “crea un muro di schegge nel cielo” (mai più senza). Volti pagina e, sempre su Rep, trovi il titolo “Mattarella condanna le bombe: ‘Basta prepotenza delle armi’”. Quando il 2 Giugno sfileranno anche le ambulanze della neurodeliri sarà sempre troppo tardi.

02/06/2026

L’impunito e i compliciDi Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano Quindi, almeno per il momento, Netanyahu è riuscito a sa...
02/06/2026

L’impunito e i complici
Di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Quindi, almeno per il momento, Netanyahu è riuscito a sabotare con i nuovi massacri in Libano l’accordo fra Usa e Iran che da giorni era praticamente concluso e attendeva solo che Trump trovasse il coraggio di annunciarlo e le parole per mascherare da vittoria l’ennesima disfatta americana. Tra gli infiniti autogol dell’ex aspirante Nobel per la Pace e del vincitore morale del Nobel per la Guerra, c’è anche quello di aver trasformato gli ayatollah e i pasdaran nei santi patroni della causa palestinese e pure di quella libanese. Ovvio che mai l’Iran firmerà qualcosa con Trump finché Netanyahu continuerà a occupare e massacrare il Libano. Pochi giorni fa Donald pareva essersi affrancato dal vassallaggio a Bibi (“Lui fa quello che gli dico io”), ma era pura fiction. Il legame oscuro che consente al leader di uno staterello di 10 milioni di abitanti di comandare una superpotenza di 450 perché vada contro i propri interessi a vantaggio dei suoi, appare inscindibile. In attesa di capire quali armi di ricatto (altri file Epstein? lobby israeliana? entrambe le cose?) impediscono a Trump di scaricare il sanguinario terrorista di Tel Aviv, è sempre più incredibile il nulla della cosiddetta Europa. Cioè della prima vittima della guerra nel Golfo. Prodiga di sanzioni (21 pacchetti in 50 mesi) contro la Russia, che se ne fa un baffo e le trasforma in autosanzioni per noi perché ha dimensioni, risorse e alleati sufficienti ad aggirarle, l’Ue ne è curiosamente avara (zero pacchetti in tre anni) contro Israele, primatista mondiale delle violazioni del diritto internazionale, ma anche delle sanzioni mancate.

Eppure tutti sanno che nessun embargo può fermare o frenare la Russia, il Paese più grande del mondo. L’Iran è sotto sanzioni dal 1979 e ha imparato a conviverci, anche perché è un impero di 90 milioni di abitanti e ha Cina, Russia e Brics dalla sua. Ma Israele è poco più grande della Puglia e – Usa a parte – è solo al mondo: sospendere l’accordo commerciale Bruxelles-Tel Aviv basterebbe a mettere in seria difficoltà lo Stato ebraico. E ancor più Netanyahu, che andrebbe alle elezioni come il premier che ha reso il suo Paese più insicuro che mai e l’ha isolato a livello internazionale dopo averlo trascinato in un abisso morale che ora sembra irreversibile. Basterebbe uno straccio di sanzione (firmiamo la petizione su Ioscelgo) per frenare la sua guerra infinita alimentata dalla impunità e favorire un ricambio di governo rafforzando le opposizioni. Eppure l’Ue, con 500 milioni di abitanti, non ha alcuna intenzione di sanzionare lo staterello di 10. Per spiegare perché Donald non ferma Bibi bastano, forse, i file Epstein. Ma cos’è che non sappiamo di Von der Leyen, Costa, Metsola, Kallas, Macron, Merz, Meloni&C

29/05/2026

Malati oncologici, anziani e persino proprietari di cani: convocati dai carabinieri per la cannabis terapeutica prescritta.

Calendimaggiodi Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano Abbandoniamo per un giorno la politica e, armati di microscopio el...
29/05/2026

Calendimaggio
di Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

Abbandoniamo per un giorno la politica e, armati di microscopio elettronico, ci occupiamo di nanoparticelle: Carlo Calenda da Lilliput, emblema della coerenza e della serietà, è impegnatissimo a fare autocritica per aver sostenuto il forzista Ciccio Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio Calabria col 65,68%. Questo clone di Cetto La Qualunque (Cannizzaro, non Calenda), deputato dal 2018, è noto per i comizi ruspanti in cui evoca il Padreterno, la Madonna, mammà e tutti i santi del cielo, ma soprattutto per la congiuntivite della sua prosa: “Io mi candido a scrivere la storia insieme a voi e a diventare il miglior sindaco che la nostra città abbi mai avuto”. Oltre al sempre decisivo Calenda, gli han dato una mano il suo spirito guida Giuseppe Scopelliti (4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico) e 12 anni di buon governo del pd Giuseppe Falcomatà (indagato per voto di scambio politico-mafioso). Quindi Carletto, che non vince nulla da quando il nonno Luigi Comencini lo infilò a dieci anni tra le comparse di Cuore, avrebbe potuto esultare per quel successo più unico che raro. Invece mai una gioia: se n’è già pentito. Prima ha provato a dare la colpa agli elettori, che sono la sua bestia nera (quando è in buona li minaccia: “Si meritano un meteorite”; quando dà in aceto li abolirebbe proprio): “Un tempo il centro era la maggioranza assoluta. Poi avete iniziato a votare gli influencer”. Ma sui social gli hanno ricordato che lui appoggiava Ciccio-Cetto e allora ha confessato: “Sono perfettamente d’accordo. Ho fatto l’errore di lasciar decidere ai territori senza conoscere il soggetto in questione. Purtroppo”.

Cosa siano di preciso questi “territori” che decidono per lui, e quanto misurino, e se siano pianeggianti o montuosi, non è dato sapere. Comunque è colpa loro, mica di Calenda che si è fatto imporre un tizio che manco sa chi sia (potrebbe conoscerlo in Parlamento, ma quando non è assente si distrae). La scena è un déjà vu di quella che lo vide protagonista, sempre a sua insaputa, nel 2022. Alle Comunali di Lucca, candidò in solitaria il figlio d’arte e direttore d’orchestra Alberto Veronesi, “persona seria e unica alternativa seria alla destra e alla sinistra”. Che infatti prese il 3,6% al primo turno e al ballottaggio si alleò con la destra, inclusa Casa Pound. Al che Calenda scoprì che il suo uomo era “incapace” e pure “sfigato” (dovevano averglielo imposto i famosi “territori”, in quel caso le colline della Lucchesia). E salì sul palco con Letta per sostenere l’aspirante sindaco di centrosinistra. Il quale, fino a qualche istante prima, aveva discrete chance di successo. Poi l’appoggio di Calenda fu decisivo, ma per far vincere il centrodestra. Quindi, senza Azione, Ciccio-Cetto avrebbe sfiorato il 100 per cento.

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