01/05/2026
Il lavoro è sacro. Non è uno slogan, è una responsabilità.
Ma oggi dire “retribuzione giusta” senza avere il coraggio di affrontare il nodo vero è un esercizio incompleto. Perché il problema non è solo quanto entra nelle tasche del lavoratore. È quanto si perde lungo il percorso.
Il costo del lavoro in Italia è diventato un labirinto: tra tasse, contributi e oneri, ciò che l’impresa paga e ciò che il lavoratore riceve sono due realtà sempre più distanti. In mezzo, un sistema che rischia di soffocare entrambi.
E allora serve chiarezza: non esiste salario dignitoso senza una riduzione concreta della pressione fiscale sul lavoro. Non esiste tutela reale se ogni aumento diventa insostenibile per chi deve pagarlo.
Continuare a parlare solo di minimi salariali senza intervenire sul cuneo fiscale è una scorciatoia. E le scorciatoie, nel lavoro, si pagano sempre.
Oggi abbiamo il dovere di dire una cosa semplice, ma scomoda: il lavoro va alleggerito, non appesantito. Va reso sostenibile per chi assume e realmente utile per chi lavora.
Non servono promesse. Servono scelte strutturali.
Ridurre il peso fiscale sul lavoro significa restituire valore alla persona, respiro alle imprese, stabilità al sistema.
Il lavoro non può essere una trappola tra costi e tasse.
Deve tornare ad essere ciò che è: dignità, costruzione, futuro.
Tiziana Iaria
Rappresentante Sindacale
Federdipendenti – Sede Provinciale di Reggio Calabria