09/06/2026
Riflessioni Notturne
Questa sera, mentre ero immersa nei miei pensieri dopo una lunga giornata di lavoro, mi è tornato alla mente Esopo.
Con le sue favole, apparentemente semplici, è riuscito a raccontare la natura umana meglio di molti lunghi discorsi. Attraverso animali parlanti, ha descritto virtù, debolezze, paure, pregiudizi e contraddizioni che ancora oggi appartengono a ciascuno di noi.
Mi sono ritrovata a riflettere su quanto spesso giudichiamo ciò che vediamo senza conoscere ciò che non vediamo. Su quanto sia facile interpretare un comportamento e quanto sia difficile comprenderne davvero le ragioni.
Così, ispirata da quelle antiche favole che continuano a parlare al cuore degli uomini, ho immaginato una piccola storia.
Una storia che parla di rispetto, di comprensione e di quel sottile confine che separa il giudizio dall'ascolto.
Ve la lascio con la speranza che possa regalarvi una riflessione, così come è accaduto a me.
Dott Tiziana Iaria
"Il Riccio e la Tartaruga"
C'era una volta, in una valle circondata da montagne, un piccolo villaggio dove vivevano animali molto diversi tra loro.
Ogni mattina il Cervo salutava tutti con grande eleganza, il Pettirosso cantava parole gentili e la Volpe ricordava a chiunque incontrasse quanto fosse importante il rispetto.
Un giorno arrivò nel villaggio un vecchio Riccio. Non salutava sempre, spesso camminava in silenzio e a volte sembrava persino scortese.
Gli abitanti iniziarono a mormorare.
"Non ha educazione."
"Non rispetta nessuno."
"Non gli importa degli altri."
Passarono le settimane e i giudizi aumentarono.
Solo una vecchia Tartaruga continuava ad osservare senza parlare.
Una sera, mentre il sole tramontava dietro le montagne, il Riccio si fermò accanto a lei e per la prima volta raccontò la sua storia.
Parlò della compagna che aveva perso, dei lunghi inverni trascorsi da solo, delle paure che portava nel cuore e delle ferite che ancora non riuscivano a guarire.
La Tartaruga ascoltò senza interromperlo.
Il giorno dopo radunò gli animali del villaggio e disse:
"Voi avete visto il suo silenzio, ma non il suo dolore. Avete giudicato il suo comportamento, ma non la strada che lo ha portato fin qui."
Gli animali abbassarono lo sguardo.
La Tartaruga continuò:
"Il rispetto non consiste soltanto nel pretendere gentilezza dagli altri. Consiste anche nel cercare di capire ciò che non conosciamo. Perché dietro ogni comportamento c'è una storia che spesso nessuno vede."
Da quel giorno il villaggio cambiò.
Il Cervo continuò a salutare.
Il Pettirosso continuò a cantare.
La Volpe continuò a parlare di rispetto.
Ma tutti impararono una cosa nuova:
prima di chiedersi perché qualcuno non fosse come loro avrebbero voluto, iniziarono a chiedersi quale peso stesse portando sulle proprie spalle.
E scoprirono che la vera educazione non nasce dalle parole perfette, ma dalla capacità di guardare gli altri con un po' più di comprensione e un po' meno giudizio.
Dottoressa Tiziana Iaria