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S Camillo ONLUS La violenza distrugge ciò che vuole difendere: la dignità, la libertà, e la vita delle persone. (Giovanni Paolo II)

IN RICORDO DI NORMA COSSETTO17 maggio 1920 – 5 ottobre 1943Aveva ventitré anni.Aveva una vita davanti.Quella vita le fu ...
04/10/2026

IN RICORDO DI NORMA COSSETTO
17 maggio 1920 – 5 ottobre 1943

Aveva ventitré anni.
Aveva una vita davanti.
Quella vita le fu spezzata nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943.

Norma Cossetto era una giovane studentessa istriana. Studiava Lettere e Filosofia all'Università di Padova, aveva progetti, affetti, sogni. Aveva quella normalità che appartiene a una ragazza di ventitré anni e che nessuno avrebbe avuto il diritto di strapparle.
Nel settembre del 1943 venne catturata e imprigionata.
Fu sottoposta a sevizie e violenze sessuali.

Poi arrivò quella notte.

Tra il 4 e il 5 ottobre 1943 Norma fu condotta verso la foiba di Villa Surani, in Istria. La sua giovane vita finì lì.
Ma prima di essere una pagina della storia, Norma è stata una donna vittima di violenza.
Ed è per questo che oggi, come Centro Antiviolenza Margherita, vogliamo ricordarla.
Perché dietro ogni data, dietro ogni commemorazione, dietro ogni nome inciso su una lapide c'è stata una persona.
Norma aveva un volto.
Aveva una voce.
Aveva una famiglia.
Aveva ventitré anni.
Aveva diritto al proprio corpo, alla propria libertà, al proprio futuro.
La violenza contro una donna non cambia natura a seconda dell'epoca in cui viene commessa, dell'ideologia di chi la compie o della pagina di storia nella quale viene raccontata.

La violenza resta violenza.

E lo stupro, quando viene utilizzato per umiliare, annientare e dominare una donna, non colpisce soltanto il suo corpo: tenta di cancellarne la persona, la dignità e persino la memoria.
Noi quella memoria non vogliamo cancellarla.
Nel 2005 la Repubblica Italiana ha conferito a Norma Cossetto la Medaglia d'oro al merito civile alla memoria, ricordando ufficialmente le sevizie e le violenze subite e la sua uccisione nella foiba di Villa Surani.

Oggi, a più di ottant'anni da quella notte, pronunciamo ancora il suo nome.

Norma.

Non soltanto come simbolo di una tragedia storica, ma come giovane donna alla quale fu negato il diritto più elementare: vivere.
Il Centro Antiviolenza Margherita ricorda Norma Cossetto e, attraverso di lei, tutte le donne che la violenza ha cercato di rendere invisibili.
Quelle raccontate nei libri di storia.
Quelle dimenticate.
Quelle di cui conosciamo soltanto un nome.
E quelle che un nome, nella memoria collettiva, non lo hanno mai avuto.
Perché contro la violenza non possono esistere vittime di serie A e vittime di serie B.
Ogni donna violata merita verità.
Ogni donna uccisa merita memoria.
Ogni vita spezzata ci riguarda.
Nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 la vita di Norma Cossetto fu spezzata.
Oggi, 4 ottobre, noi scegliamo di ricordarla.
Perché ricordare una donna alla quale è stata tolta la voce significa, almeno per un momento, restituirgliela.

Norma Cossetto
23 anni.
Una donna. Una vita. Una memoria che resta.

Centro Antiviolenza Margherita ODV
Contro ogni forma di violenza. Senza distinzioni.

Riflessioni NotturneQuesta sera, mentre ero immersa nei miei pensieri dopo una lunga giornata di lavoro, mi è tornato al...
09/06/2026

Riflessioni Notturne

Questa sera, mentre ero immersa nei miei pensieri dopo una lunga giornata di lavoro, mi è tornato alla mente Esopo.

Con le sue favole, apparentemente semplici, è riuscito a raccontare la natura umana meglio di molti lunghi discorsi. Attraverso animali parlanti, ha descritto virtù, debolezze, paure, pregiudizi e contraddizioni che ancora oggi appartengono a ciascuno di noi.
Mi sono ritrovata a riflettere su quanto spesso giudichiamo ciò che vediamo senza conoscere ciò che non vediamo. Su quanto sia facile interpretare un comportamento e quanto sia difficile comprenderne davvero le ragioni.
Così, ispirata da quelle antiche favole che continuano a parlare al cuore degli uomini, ho immaginato una piccola storia.
Una storia che parla di rispetto, di comprensione e di quel sottile confine che separa il giudizio dall'ascolto.

Ve la lascio con la speranza che possa regalarvi una riflessione, così come è accaduto a me.
Dott Tiziana Iaria

"Il Riccio e la Tartaruga"

C'era una volta, in una valle circondata da montagne, un piccolo villaggio dove vivevano animali molto diversi tra loro.
Ogni mattina il Cervo salutava tutti con grande eleganza, il Pettirosso cantava parole gentili e la Volpe ricordava a chiunque incontrasse quanto fosse importante il rispetto.
Un giorno arrivò nel villaggio un vecchio Riccio. Non salutava sempre, spesso camminava in silenzio e a volte sembrava persino scortese.
Gli abitanti iniziarono a mormorare.

"Non ha educazione."

"Non rispetta nessuno."

"Non gli importa degli altri."

Passarono le settimane e i giudizi aumentarono.
Solo una vecchia Tartaruga continuava ad osservare senza parlare.
Una sera, mentre il sole tramontava dietro le montagne, il Riccio si fermò accanto a lei e per la prima volta raccontò la sua storia.
Parlò della compagna che aveva perso, dei lunghi inverni trascorsi da solo, delle paure che portava nel cuore e delle ferite che ancora non riuscivano a guarire.

La Tartaruga ascoltò senza interromperlo.

Il giorno dopo radunò gli animali del villaggio e disse:

"Voi avete visto il suo silenzio, ma non il suo dolore. Avete giudicato il suo comportamento, ma non la strada che lo ha portato fin qui."

Gli animali abbassarono lo sguardo.

La Tartaruga continuò:

"Il rispetto non consiste soltanto nel pretendere gentilezza dagli altri. Consiste anche nel cercare di capire ciò che non conosciamo. Perché dietro ogni comportamento c'è una storia che spesso nessuno vede."

Da quel giorno il villaggio cambiò.

Il Cervo continuò a salutare.
Il Pettirosso continuò a cantare.
La Volpe continuò a parlare di rispetto.

Ma tutti impararono una cosa nuova:

prima di chiedersi perché qualcuno non fosse come loro avrebbero voluto, iniziarono a chiedersi quale peso stesse portando sulle proprie spalle.
E scoprirono che la vera educazione non nasce dalle parole perfette, ma dalla capacità di guardare gli altri con un po' più di comprensione e un po' meno giudizio.
Dottoressa Tiziana Iaria

Ancora una donna vittima di una brutale aggressione.Ancora una volta ci troviamo a leggere parole che non dovrebbero più...
03/06/2026

Ancora una donna vittima di una brutale aggressione.

Ancora una volta ci troviamo a leggere parole che non dovrebbero più far parte della cronaca quotidiana: violenza, accoltellamento, tentato femminicidio.

Dietro ogni notizia ci sono una persona, una storia, una vita che rischia di essere spezzata. Dietro ogni atto di violenza c'è una cultura del possesso, del controllo e della sopraffazione che dobbiamo continuare a contrastare con forza.

Non possiamo limitarci all'indignazione del momento. È necessario investire nell'educazione al rispetto, nell'ascolto, nella prevenzione e nel sostegno alle vittime. È necessario interve**re prima che la violenza raggiunga il suo epilogo più drammatico.

Come ODV Centro Antiviolenza Margherita ribadiamo il nostro impegno quotidiano accanto alle vittime di violenza e nella promozione di percorsi di responsabilizzazione e cambiamento rivolti agli autori di violenza.

Ogni segnale va ascoltato.
Ogni richiesta d'aiuto va accolta.
Ogni vita va protetta.

Il silenzio non protegge. L'ascolto può fare la differenza.

ODV Centro Antiviolenza Margherita

"La violenza non nasce con un coltello. Nasce molto prima: nel controllo, nell'umiliazione, nell'isolamento e nel possesso. Per questo la prevenzione resta il nostro strumento più importante."

Alessandra non c'è più.Aveva 49 anni. È stata uccisa nella sua casa, davanti ai suoi figli.Oggi il nostro pensiero va ad...
03/06/2026

Alessandra non c'è più.

Aveva 49 anni. È stata uccisa nella sua casa, davanti ai suoi figli.

Oggi il nostro pensiero va ad Alessandra Bruno, alla sua famiglia e soprattutto ai quattro figli che porteranno per sempre il peso di una violenza che nessun bambino dovrebbe mai vedere.

Ogni femminicidio lascia dietro di sé una vittima che non può più parlare, ma anche figli, genitori, fratelli e sorelle condannati a convivere con una ferita che non si rimargina.

Come Servizio CUAV del Centro Antiviolenza Margherita ODV sentiamo il dovere di ribadire una verità spesso scomoda: la prevenzione della violenza non può iniziare dopo una tragedia.

Quando una persona utilizza il controllo, l'umiliazione, l'intimidazione o l'aggressività come modalità relazionale, i segnali ci sono già. Interve**re precocemente sugli autori di comportamenti violenti significa lavorare sulla responsabilità, sulla consapevolezza e sul cambiamento prima che la violenza raggiunga conseguenze irreversibili.

Nessun percorso potrà restituire Alessandra ai suoi figli.

Ma ogni percorso intrapreso in tempo può rappresentare una possibilità in più per evitare che un'altra donna perda la vita e che altri figli restino orfani della propria madre.

Oggi non è il tempo delle polemiche.

Oggi è il tempo del rispetto, del dolore e della riflessione.

Per Alessandra. Per i suoi figli. Per tutte le vittime che non hanno avuto una seconda possibilità.

La violenza non nasce il giorno dell'omicidio. L'omicidio è spesso l'ultimo atto di una storia che avrebbe dovuto essere fermata molto prima.

Servizio CUAV
Centro Antiviolenza Margherita ODV







Dal sentire all’ascoltoSentire è facile.Ascoltare è un’altra cosa.Sentire significa ricevere parole, suoni, frasi.Ascolt...
25/05/2026

Dal sentire all’ascolto
Sentire è facile.
Ascoltare è un’altra cosa.
Sentire significa ricevere parole, suoni, frasi.
Ascoltare significa fermarsi davvero davanti all’altro, senza avere già pronta una risposta, un giudizio, una soluzione.
Nel counseling l’ascolto non è un gesto passivo.
È presenza.
È attenzione.
È capacità di restare accanto a ciò che l’altro porta, anche quando è confuso, fragile, contraddittorio, difficile da nominare.
Molte persone parlano, ma non si sentono ascoltate.
Vengono interrotte, corrette, consigliate troppo in fretta.
A volte vengono perfino spiegate dagli altri, prima ancora di riuscire a spiegarsi da sole.
Eppure l’ascolto vero nasce proprio lì: nel lasciare all’altro lo spazio per riconoscersi.
Il counselor non ascolta per giudicare.
Non ascolta per diagnosticare.
Non ascolta per sostituirsi alla persona.
Ascolta per creare uno spazio sicuro, dove ciò che è rimasto confuso può iniziare a prendere forma.
Perché a volte una persona non ha bisogno di essere “aggiustata”.
Ha bisogno di essere accolta.
Ha bisogno di sentire che il suo vissuto non viene ridotto, banalizzato o trasformato in qualcosa che non le appartiene.
Ascoltare significa anche saper stare nel silenzio.
Non riempirlo per ansia.
Non coprirlo con parole inutili.
Non invaderlo.
Perché alcuni silenzi non sono vuoti.
Sono luoghi in cui una persona sta cercando il coraggio di dirsi la verità.
Ecco perché considero il counseling un’arte della presenza.
Non basta sentire ciò che l’altro dice.
Bisogna ascoltare ciò che, attraverso quelle parole, sta cercando di ve**re alla luce.
Tra sentire e ascoltare c’è la stessa distanza che passa tra guardare qualcuno e vederlo davvero.
Ed è spesso da questo ascolto, rispettoso e competente, che può iniziare un cambiamento reale.ssa Tiziana Iaria Vedi meno

25/05/2026

Ci sono persone che crescono credendo di essere “sbagliate”.
Non perché lo siano davvero, ma perché qualcuno ha fatto loro sentire di non valere abbastanza, di meritare il silenzio, la paura, l’abbandono o perfino la violenza.

Molti traumi relazionali nascono così:
quando chi dovrebbe proteggerti diventa anche chi ti ferisce.

E allora il bambino, per sopravvivere emotivamente, smette di chiedersi:
“Perché mi fanno del male?”
e comincia a pensare:
“Deve esserci qualcosa di sbagliato in me.”

Questa convinzione può restare dentro per anni.
Nelle relazioni.
Nella paura di essere lasciati.
Nel bisogno continuo di sentirsi accettati.
Nella vergogna che parla sottovoce anche quando nessuno sta accusando.

Ma il dolore subito non definisce il valore di una persona.

Nel counseling e nei centri di ascolto, una delle cose più importanti è aiutare chi soffre a distinguere ciò che è accaduto da ciò che è.

Perché una ferita non è un’identità.
La vergogna appartiene alla storia vissuta, non alla persona.

E a volte la guarigione inizia proprio lì:
quando smetti di guardarti con gli occhi di chi ti ha ferito e inizi, lentamente, a riconoscerti con maggiore verità e rispetto.

21/05/2026

“Non tutti i problemi si vedono.”
Reggio Calabria via dei Correttori n 20
WhatsApp 371 6126875
Tell 0965 883567
CAF • Patronato • Sindacato • Counseling • Sociale





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Giovedì 09:00 - 18:00
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