CRIC - Centro Regionale d'Intervento per la Cooperazione

CRIC - Centro Regionale d'Intervento per la Cooperazione Il CRIC, è una ong dello Stretto di Messina che si occupa di cooperazione internazionale in Italia e all'estero.

Rispetto, dignità, solidarietà e giustizia sociale sono alla base del nostro agire in Palestina, Ecuador, Burkina Faso e sud Italia. Insieme alle realtà amiche con cui lavoriamo teniamo a:
- promuovere lo sviluppo locale autonomo, solidale e sostenibile in armonia con i locali programmi di sviluppo, con i contesti culturali ed ecologici e in sinergia con le competenze e le professionalità di ogni

territorio;
- promuovere una cultura della contaminazione delle diversità, salvaguardando le specifiche identità ed il loro autonomo divenire;
- attivare azioni di sensibilizzazione, informazione ed educazione alla cittadinanza globale per diffondere sui territori il dibattito e le problematiche dello sviluppo sostenibile;
- promuovere l’ottica di genere come elemento essenziale di azione strategica trasversale;
- promuovere la prevenzione e fornire aiuto umanitario in situazioni di emergenza e post-emergenza considerando la gestione del rischio come parte integrante delle strategie di sviluppo locale;
- promuovere, rafforzare e sostenere le realtà che propongono un modello di economia sociale e solidale basato sulla dignità delle persone e nel rispetto dell'ambiente;
- appoggiare iniziative di tutela e gestione partecipata e sostenibile delle risorse naturali e di promozione del dialogo dei saperi;
- promuovere, rafforzare e sostenere le realtà impegnate nella costruzione della sovranità alimentare;
- contribuire alla costruzione condivisa di comunità aperte basate sul dialogo interculturale, sul riconoscimento della dignità dei percorsi di vita e del diritto alla mobilità.

Sabato 13 giugno 2026 – ore 20.00PANAMA BISTROTVia Mario Aspa 11 - MessinaUna cena street food palestinese. Una serata d...
08/06/2026

Sabato 13 giugno 2026 – ore 20.00
PANAMA BISTROT
Via Mario Aspa 11 - Messina

Una cena street food palestinese. Una serata di convivialità mediterranea e di racconti di una terra che resiste. Cibo cultura e sogni da condividere ed alimentare assieme.

Il ricavato della serata andrà a sostenere il progetto “Contributo alla sicurezza alimentare delle famiglie residenti nelle aree rurali in area C della parte meridionale della Cisgiordania (Betlemme e Hebron)” uno dei progetti attivi del CRIC in Palestina, assieme con il Land Research Center, e con il contributo economico dell’8x1000 a gestione statale

Quando la collaborazione si fa sorellanza
27/05/2026

Quando la collaborazione si fa sorellanza

Si è conclusa la terza edizione della fiera "dal seme alla tavola", come sempre alla fattoria di Yelemani a Loumbila, ch...
24/05/2026

Si è conclusa la terza edizione della fiera "dal seme alla tavola", come sempre alla fattoria di Yelemani a Loumbila, che ha visto organizzazioni contadine, banche di semi comunitarie, mondo della ricerca, reti nazionali e internazionali dibattere e confrontarsi sulle esperienze, i successi, le trappole in agguato e le pratiche per proteggere e valorizzare il patrimonio genetico. Ci sono state tavole rotonde, spettacoli di teatro, un concorso della biodiversità, un concorso di arte culinaria e anche uno straordinario concorso di arte oratoria che ha visto brillare giovani studente di liceo nel convincere la platea che l'agroecologia è l'unico approccio possibile al futuro. E se il messaggio viene da un paese come il Burkina, ci fidiamo ancora di più: una storia antica di autorganizzazione contadina, la cacciata di Monsanto e del suo cotone Ogm, un lavoro delle reti della società civile che hanno portato all'adozione da parte del governo della Strategia Nazionale dell'Agroecologia e da pochissimo la chiusura definitiva del programma Target Malaria della Fondazione Bill e Melinda Gates che ha tentato il rilascio di zanzare geneticamente modificate. Come dice Blandine Sankara, coordinatrice di Yelemani, "chi detiene le sementi, detiene il potere", e questo da una parte all'altra del mondo, per questo si è parlato anche di cosa si muove a livello globale, le strategie di resistenza da condividere, insieme a Centro Internazionale Crocevia.

La troisième édition de la foire « De la graine à la table » s'est achevée, comme toujours à la ferme de Yelemani à Loumbila. Elle a réuni des organisations paysannes, des banques de semences communautaires, des chercheurs ainsi que des réseaux nationaux et internationaux, qui ont débattu et échangé sur leurs expériences, leurs réussites, les pièges à éviter et les pratiques visant à protéger et à valoriser le patrimoine génétique. Au programme : tables rondes, spectacles de théâtre, un concours sur la biodiversité, un concours d’art culinaire et même un extraordinaire concours d’art oratoire qui a vu briller de jeunes lycéennes, convainquant le public que l’agroécologie est la seule approche possible pour l’avenir. Et si le message vient d’un pays comme le Burkina, nous y accordons encore plus de crédit : une longue histoire d’auto-organisation paysanne, l’expulsion de Monsanto et de son coton OGM, un travail des réseaux de la société civile qui a conduit à l’adoption par le gouvernement de la Stratégie nationale d’agroécologie et, tout récemment, à la fermeture définitive du programme Target Malaria de la Fondation Bill et Melinda Gates qui avait tenté de lâcher des moustiques génétiquement modifiés. Comme le dit Blandine Sankara, coordinatrice de Yelemani, « celui qui détient les semences détient le pouvoir », et cela d’un bout à l’autre du monde ; c’est pourquoi nous avons également discuté de ce qui se passe au niveau mondial et des stratégies de résistance à partager, avec le Centro Internazionale Crocevia.

Nell'ambito del progetto Territori in prospettiva: autosufficienza alimentare, protezione ambientale e opportunità di lavoro per donne e giovani in ambito rurale in Burkina Faso cofinanziato dal Ministero dell'Interno.

La bellezza e la potenza di questa terza edizione sono state possibili anche grazie alla collaborazione di
La beauté et la puissance de cette troisième édition ont également été rendues possibles grâce à la collaboration de FENOP, CNABio Burkina Faso , Autre Terre, INADES-Formation Burkina, COASP Burkina, FIAN Burkina, Enabel, Espace Culturel Gambidi

14/05/2026
13/05/2026

Sì è parlato di Bakary Sako come di una persona “fragile perché di colore”. E capisco che la procuratrice di Taranto a capo delle indagini stia cercando di fare del suo meglio per rendere chiaro all’intero Paese che il suo 0*mic*dio non è una tragica casualità ma la prevedibile conseguenza di un razzismo strutturato e permanente.

Tuttavia io non ci sto a leggermi e raccontarmi come una vittima solo perché sono nera. Questa etichetta non mi consola. Non cosola nessuno. Anche perchè sono le persone razziste a porci sempre al centro delle loro più oscure fantasie.

È possibile parlare di questa storia senza ridurci al solito tropo narrativo dei 'poveri neri vittime di violenza' ?
Perché questa narrazione produce un'empatia facile, ma di pessima qualità. Un'empatia che galleggia in superficie, dove è comodo provare pena per gli immigrati senza scavare nel vero problema. Se continuiamo a raccontare solo 'guardate quanto soffrono i neri', non stiamo svelando il meccanismo reale. Non stiamo mostrando che il problema è la fragilità delle persone bianche razziste, la loro dipendenza dall'odio, il fatto che hanno bisogno di noi per esistere. Non possiamo parlare della fragilità degli immigrati, senza parlare della fragilità delle persone bianche.

Non è il colore della nostra pelle a renderci vulnerabili. Ma è la vulnerabilità delle persone bianche e razziste a rendere la nostra vita un inferno.
Si. Le persone bianche e rax*iste sono anch’esse vulnerabili. Sono facilmente manipolabili. Se si vuole continuare a contestare il razzismo, bisogna contestare le basi sulle quali si regge la propria bianchezza.
Perchè la bianchezza è un’identità parassitaria a parte. Che spinge le persone lungo i limiti della propria umanità.
Le persone bianche che praticano attivamente la loro bianchezza, stanno a pezzi. Credono a qualsiasi bufala confermi i loro pregiudizi. Non hanno strumenti critici per distinguere il vero dal falso. Sono preda perfetta della propaganda neo-fa*sta. Carne da macello per le élite. Voti. E nulla di più.

Non sanno di essere soldati dormienti pronti a fare il lavoro sporco di chi non andrà mai in galera per aver intossicato l’opinione pubblica con l’idea che essere neri e immigrati significhi essere bestie, risorse boldriniane, criminali, o colonizzatori pronti a sradicare questo paese dalle sue fondamenta.

Parliamo della “vulnerabilità degli immigrati” fino alla fine dei nostri giorni. Ma non dimentichiamoci di parlare anche della vulnerabilità che ha spinto degli adolescenti ad uccidere un uomo. Perchè in quella vulnerabilità si insinua la mentalità mafiosa e fas*ista.
Parliamo. Ma non solo di “mostri da buttare in galera” contro “poveri braccianti uccisi”.

Chi è davvero vulnerabile in questa storia? Chi si sente davvero impotente, senza strumenti per cambiare la propria vita?
Noi, che ogni giorno cerchiamo semplicemente di vivere in pace? O loro, talmente schiacciati dalla propria insignificanza da doversi macchiare di un omicidio pur di sentirsi protagonisti di qualcosa, pur di dare un senso a un'esistenza altrimenti vuota?

Il Paese si autoassolve riconoscendoci lo status di 'vittime' e 'soggetti vulnerabili'. Ma non c'è nulla di più vulnerabile di un'economia che crollerebbe senza il supporto e le giustificazioni morali del razzismo. Interi settori (agricoltura, edilizia, cura, logistica, ristorazione) si reggono sul lavoro sottopagato degli immigrati. Il differenziale di diritti crea una forza lavoro più ricattabile, meno tutelata, più sfruttabile. Senza permesso di soggiorno stabile c’è la costante impossibilità di rivendicare pienamente i propri diritti. C’è chi urla remigrazione e riconquista, mentre guadagna milioni di euro col lavoro degli immigrati.

Un sistema economico che ha bisogno di massacrare gli immigrati, è un sistema economico vulnerabile. Se domani gli immigrati avessero improvvisamente gli stessi diritti civili e sociali degli italiani, molti imprenditori si ritroverebbero in crisi dal momento che loro estrema ricchezza può esistere solo dentro un Paese in cui è culturalmente e politicamente accettabile pagare gli stranieri una miseria, farli lavorare senza tutele, trattarli come merce.

Le persone bianche e ra*xiste hanno bisogno di noi per ricordarsi chi sono. Per avere uno scopo. Per provare qualunque cosa le allontani dallo stato depressivo in cui versano quotidianamente.

Il fas*s/mo storico si è sempre nutrito di masse disorientate, impoverite, private di futuro a cui si offre un nemico come soluzione.

L’Italia è un Paese depresso.
L’odio produce dopamina.
Ti fa sentire vivo. Ti dà adrenalina. Ti strappa per un momento da quell'apatia che ti sta soffocando.
Una società depressa e impoverita spalancherà sempre le sue porte al razzismo.

I ragazzini che hanno uc*iso Bakary Sako, nonostante si percepissero onnipotenti, erano e sono persone vulnerabili. E francamente, sono dispiaciuta per queste vite sprecate. A quell’età avrebbero dovuto sognare di essere tutt’altro e invece sono diventati puerili a**assini. Il braccio armato di una parte di questo Paese che vuole italiani sempre più violenti e intolleranti.
Quei bimbi sperduti senza nulla di reale per il quale combattere o gioire, sono parte integrante di questa tragedia. Pur di sentirsi vive, hanno dovuto rubare la vitalità di un uomo dignitoso, giovane e forte.
Quell’attimo tremendo in cui, insieme, si appropriavano in gruppo di Bakary e del suo futuro, ha rappresentato forse il momento più soddisfacente delle loro esistenze dissestate. E anche su questo, abbiamo tutti l’obbligo si soffermarci.

È terribile pensare che alcune persone percepiscano la propria esistenza solo attraverso l'annientamento di quella altrui.

Bakary Sako non era solo una persona "vulnerabile".

Era un uomo adulto, cosciente, con una famiglia sulle spalle. Era un operaio. Capacissimo di difendersi. Ma non contro un branco di ragazzini vuoti di senso. Né contro il loro c*lt*llo. Né contro la vigliaccheria del barista che l'ha cacciato, mentre lui chiedeva aiuto.

Mi rifiuto di ricordarlo solo come un’altra vittima di razzismo.
Bakary era una persona importante. Talmente importante per l'identità di quei ragazzini, che l'hanno dovuto uccidere.

E io voglio ricordarlo così. Ne ho bisogno.

Un articolo della nostra preziosa collega Patrizia Riso - Comunicazione Sostenibile nel quale ripercorre la storia delle...
12/05/2026

Un articolo della nostra preziosa collega Patrizia Riso - Comunicazione Sostenibile nel quale ripercorre la storia delle decisioni prese sulla vita dei braccianti di origine straniera che vivono e lavorano nella Piana di Gioia Tauro e che evidenzia come l'obiettivo sia da sempre solo uno: disumanizzare per meglio sfruttare
con Comune-info

https://comune-info.net/il-corto-circuito-disumano-e-costoso-della-piana-di-gioia-tauro/?fbclid=IwdGRzaARu98ZjbGNrBG73w2V4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHuNXeJpL1w-HUekwvysWBt42rXtNreLOGQKjDwGINBnIohfy4UrPGRSQ4Yba_aem_aHxIMO530lJ4CrXfzKha9w&sfnsn=scwspwa

Nella Piana di Gioia Tauro l’aria profuma di zagara e sale. Del resto è una delle principali aree di produzione di agrumi in Italia. Cinquemila aziende. Articolo di Patrizia Riso

Per il terzo anno, grazie ad uno straordinario lavoro collettivo, ci prepariamo alla fiera "dal seme alla tavola" che va...
06/05/2026

Per il terzo anno, grazie ad uno straordinario lavoro collettivo, ci prepariamo alla fiera "dal seme alla tavola" che valorizza i semi e i saperi contadini

Vi aspettiamo a Loumbila, sul sito di Yelemani dal 21 al 23 maggio

Pour la troisième année consécutive, grâce à un formidable travail collectif, nous nous préparons pour la foire « De la graine à la table », qui valorise les semences et le savoir paysans.

Nous vous attendons à Loumbila du 21 au 23 mai

Un grand merci à CNABio Burkina Faso, FENOP, COASP Burkina, Autre Terre, INADES-Formation Burkina, E-CHANGER, , Burkina Faso, Centro Internazionale Crocevia

29/04/2026
III edizione della Fiera "de la graine à la table" in preparazione! Quest'anno il tema centrale sarà il ruolo delle banc...
22/04/2026

III edizione della Fiera "de la graine à la table" in preparazione!

Quest'anno il tema centrale sarà il ruolo delle banche di semi comunitarie per concretizzare la sovranità alimentare

Qui una presentazione del nostro coordinatore Christian Legay

𝐅𝐎𝐈𝐑𝐄 𝐀𝐔𝐗 𝐒𝐄𝐌𝐄𝐍𝐂𝐄𝐒 𝐏𝐀𝐘𝐒𝐀𝐍𝐍𝐄𝐒 : « 𝐜𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐞́𝐝𝐢𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐟𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧 𝐟𝐨𝐜𝐮𝐬 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐮𝐥𝐢𝐞𝐫 𝐬𝐮𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞́𝐠𝐢𝐞 𝐍𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐬 𝐑𝐞𝐬𝐬𝐨𝐮𝐫𝐜𝐞𝐬 𝐏𝐡𝐲𝐭𝐨𝐠𝐞́𝐧𝐞́𝐭𝐢𝐪𝐮𝐞𝐬 𝐚𝐮 𝐁𝐅 », 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧 𝐋𝐄𝐆𝐀𝐘

𝐃𝐮 𝟐𝟏 𝐚𝐮 𝟐𝟑 𝐦𝐚𝐢 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐘𝐞𝐥𝐞𝐦𝐚𝐧𝐢 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐬𝐞 𝐩𝐨𝐮𝐫 𝐥𝐚 𝟑𝐞 𝐟𝐨𝐢𝐬 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞́𝐜𝐮𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐮𝐱 𝐬𝐞𝐦𝐞𝐧𝐜𝐞𝐬 𝐩𝐚𝐲𝐬𝐚𝐧𝐧𝐞𝐬 𝐚̀ 𝐋𝐨𝐮𝐦𝐛𝐢𝐥𝐚. 𝐀 𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐞 𝐘𝐞𝐥𝐞𝐦𝐚𝐧𝐢 𝐬’𝐞𝐬𝐭 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐡𝐞́𝐞 𝐝𝐮 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚𝐭𝐞𝐮𝐫 𝐝𝐮 𝐩𝐫𝐨𝐣𝐞𝐭 ‘’𝐓𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐢𝐫𝐞𝐬 𝐞𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐩𝐞𝐜𝐭𝐢𝐯𝐞’’, 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧 𝐋𝐄𝐆𝐀𝐘 𝐩𝐨𝐮𝐫 𝐥𝐮𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐚𝐜𝐡𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐮𝐱 𝐦𝐨𝐭𝐬 𝐬𝐮𝐫 𝐜𝐞𝐭 𝐞́𝐯𝐞̀𝐧𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐢𝐧𝐞́𝐝𝐢𝐭 𝐪𝐮𝐢 𝐜𝐞́𝐥𝐞̀𝐛𝐫𝐞 𝐞𝐭 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐬 𝐬𝐞𝐦𝐞𝐧𝐜𝐞𝐬 𝐩𝐚𝐲𝐬𝐚𝐧𝐧𝐞𝐬.

𝟑𝐞 𝐞́𝐝𝐢𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐮𝐱 𝐬𝐞𝐦𝐞𝐧𝐜𝐞𝐬, 𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐭 𝐩𝐥𝐚𝐜𝐞́𝐞 𝐬𝐨𝐮𝐬 𝐥𝐞 𝐭𝐡𝐞̀𝐦𝐞 '' 𝐁𝐚𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐝𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐞𝐧𝐜𝐞𝐬 𝐩𝐚𝐲𝐬𝐚𝐧𝐧𝐞𝐬 𝐞𝐭 𝐬𝐨𝐮𝐯𝐞𝐫𝐚𝐢𝐧𝐞𝐭𝐞́ 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐮 𝐁𝐮𝐫𝐤𝐢𝐧𝐚 𝐅𝐚𝐬𝐨 : 𝐞𝐧𝐣𝐞𝐮𝐱, 𝐝𝐞́𝐟𝐢𝐬 𝐞𝐭 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐩𝐞𝐜𝐭𝐢𝐯𝐞𝐬 '', 𝐪𝐮'𝐞𝐬𝐭-𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐢 𝐚 𝐩𝐫𝐞́𝐯𝐚𝐥𝐮 𝐚𝐮 𝐜𝐡𝐨𝐢𝐱 𝐝'𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐥 𝐭𝐡𝐞̀𝐦𝐞 ?

𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧 𝐋𝐄𝐆𝐀𝐘 : Après les 2 premières éditions « de la graine à la table », le thème retenu pour cette 3ème édition vise à approfondir les sujets débattus précédemment, et, surtout, s’explique par le contexte actuel au BF plus favorable aux systèmes semenciers paysans. Ainsi, cette édition fera un focus particulier sur la Stratégie Nationale de Gestion des Ressources Phytogénétiques au Burkina Faso validée fin décembre 2025 par tous les acteurs burkinabè pour la période 2026-2030. La foire est l’occasion de la présenter à tous les participants pour se l’approprier et mieux comprendre l’importance du rôle des banques communautaires et de la banque nationale de gestion des ressources phytogénétiques au sein de l’Université Thomas Sankara pour la souveraineté alimentaire au Burkina Faso. Elle vise à renforcer les dynamiques nationales pour la promotion des Systèmes Semenciers Paysans et la préservation des ressources phytogénétiques au Burkina Faso. En effet, le système semencier paysan est de plus en plus menacé par le système conventionnel des semences améliorées et les entreprises semencières. Il fait face à de nombreux défis comme la perte de nombreuses variétés paysannes à cause des sécheresses, dégradation de l’environnement, désintérêt des paysans, insécurité, etc.

𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢𝐭𝐞́ 𝐝𝐞 𝐜𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐞́𝐝𝐢𝐭𝐢𝐨𝐧 ?

Cette édition est plus ambitieuse que les 2 premières et vise à renforcer les acteurs pour une gestion améliorée des banques de semences communautaires par les organisations paysannes à la base. Elle vise à améliorer les collaborations et synergies d’actions entre tous ces acteurs gestionnaires sur le terrain et les chercheurs au sein de la banque nationale de Ressources phytogénétiques au sein de l’Université Thomas Sankara.

𝐋𝐞𝐬 𝐚𝐜𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐞́𝐬 𝐩𝐫𝐞́𝐯𝐮𝐞𝐬 ?

Une diversité d’activités sont prévues comme panels, communication, table-ronde pour approfondir le thème de cette édition. A l’issue des échanges, une feuille de route sera élaborée pour 2026-2027 afin de contribuer à la réalisation d’activités par tous les acteurs présents en lien avec les différents axes d’intervention de la stratégie nationale.

L’objectif final est d’avoir une gestion efficiente des ressources phytogénétiques au niveau local et national. A ces activités d’échange et de réflexion, il est prévu d’échanger entre praticiens sur les pratiques de production et conservation des semences maraichères, et une exposition des semences paysannes par 25 organisations paysannes (OP) ou associations où les participants pourront se les échanger ou vendre.

D’autres activités plus ludiques sont prévues comme un concours d’art oratoire de lycéens sur l’agroécologie et les semences paysannes, un concours d’art culinaire de mets locaux agroécologiques, et un concours sur les semences paysannes. Enfin, un sketch sera présenté par les étudiants de la 1ère cohorte du cours certifiant en agroécologie et une représentation d’une pièce de théâtre sur le thème agroécologie et migration suivie d’un débat avec l’Espace Gambidi.





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