05/06/2026
✊ Domani saremo ad Amendolara, con i movimenti e le realtà sociali all'interno dello Spezzone sociale, con le nostre bandiere e le nostre parole d'ordine.
Ci andiamo per Waseem, Amin, Ullah e Safi, braccianti uccisi dallo sfruttamento nelle campagne della Piana di Sibari. Ci andiamo perché dietro quelle morti ci sono responsabilità politiche ben precise.
Da anni ripetiamo le stesse cose, anche dentro le aule del Consiglio regionale calabrese, dove abbiamo portato proposte concrete: regolarizzazione vera e permanente dei lavoratori migranti, diritto alla residenza e a una casa dignitosa, centri per l'impiego pubblici al posto della contrattazione su strada della manodopera, ispettorati rafforzati con registrazione digitale delle giornate, e soprattutto prezzi giusti contro lo strapotere della grande distribuzione. Richieste lasciate cadere nel vuoto. Salvo poi stracciarsi le vesti, per qualche giorno, dopo ogni tragedia.
Qui si misura tutta l'ipocrisia di chi governa. Finché si pretende di combattere il caporalato premiando le aziende che rispettano le regole, lo sfruttamento resterà un elemento strutturale. Premiare chi sta in regola vuol dire trattare il rispetto dei diritti come un merito eccezionale, qualcosa da incentivare con un bonus. Ma tu premi lo straordinario, non quello che dovrebbe essere ordinario. Il rispetto della dignità di chi lavora è la soglia minima per stare sul mercato, la condizione sotto la quale un'azienda non dovrebbe nemmeno poter operare.
E poi c'è un nodo che regge in piedi tutto il sistema ma che scompare nella gran parte delle narrazioni: il modello dell'agroindustria e della grande distribuzione, che comprime i prezzi alla produzione e ne scarica il peso sugli anelli più deboli della filiera. È il meccanismo che riduce i braccianti in schiavitù e che strozza contadini e piccoli agricoltori, spinti all'autosfruttamento per non chiudere. Il bracciante sfruttato e il piccolo produttore strangolato sono due facce dello stesso sistema.
📢 Per questo domani ad Amendolara portiamo rivendicazioni e una piattaforma di lotta, contro lo sfruttamento e contro chi, dopo aver costruito le condizioni di questo massacro, oggi prova a versarci sopra qualche lacrima.
Domani esserci è importante.