15/01/2026
LE RAGIONI DEL SÌ E QUELLE DEL NO ALLA RIFORMA DELLA MAGISTRATURA
LA FONDAZIONE MEDITERRANEA SI INTERROGA SUL QUESITO REFERENDARIO
Un fondamentale passaggio della vita democratica italiana è costituito dal referendum confermativo sulla legge costituzionale che modifica l’ordinamento giudiziario, introducendo la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, ovvero i pubblici ministeri, oltre che nuovi organi di autogoverno. Si terrà in primavera e l’esito, che non ha bisogno di quorum per affermare la sua cogenza, non è scontato. La sinistra è per il no, la destra di governo naturalmente per il sì: ma sono presenti discrete sacche di dissenso sugli orientamenti forniti dagli schieramenti partitici e il voto, alla fine, potrebbe anche non rispecchiare il peso elettorale dei partiti.
In questa temperie politica la Fondazione Mediterranea che, come affermato dal suo presidente dr. Vincenzo Vitale, “per statuto non può assumere una posizione partitica ma che comunque svolge un’attività politica, nel senso classico e più alto di azione mirata alla ricerca del bene comune e del maggiore interesse della collettività”, si interroga sulle ragioni del sì alla riforma e su quelle di chi questa riforma osteggia.
Con chi stare, quindi? Con chi afferma che questa riforma migliorerebbe il sistema giudiziario in alcuni suoi aspetti fondamentali; o con chi teme che si possano avere effetti negativi sull’autonomia della magistratura e sull’equilibrio costituzionale?
Per fautori del sì, la separazione netta delle carriere dei giudici da quella dei pubblici ministeri determinerà la scomparsa dei conflitti di interesse e delle paventate promiscuità di funzione. Per quelli del no, la divisione delle carriere renderà i magistrati più sensibili alle pressioni politiche o esterne, compromettendo la loro indipendenza.
Inoltre, l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti e di una Alta Corte disciplinare, al posto dell’attuale sistema unico, per i sostenitori del si comporterebbe una gestione meno influenzata dalle correnti interne alla magistratura, mentre per quelli del no sarebbe un’inutile complicazione che non gioverebbe ai problemi reali della giustizia italiana.
Questo nuovo assetto, compreso il sorteggio dei componenti togati del Consiglio Superiore, per i sostenitori del si determinerà una riduzione dell’influenza delle correnti interne alla magistratura sulle nomine e gli avanzamenti di carriera, aumentando peraltro l’indipendenza effettiva delle toghe. Per quelli del no, invece, non porterà chiari benefici.
Al quesito referendario «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?» si dovrà rispondere solo con un sì o con un no, nonostante la complessità della materia che potrebbe comportare l’adesione solo parziale alla legge o il suo rifiuto non completo. Per il cittadino, a meno che non voti a scatola chiusa secondo indicazioni esterne, non sarà compito facile decidere.
Un contributo alla formulazione di una scelta razionale e coerente ritiene di poterlo offrire la Fondazione Mediterranea con un incontro in cui si interfacceranno i suoi aderenti, ovvero un esemplare spaccato della società civile reggina, sia di orientamento favorevole alla riforma proposta dal Governo Meloni che a essa contrari, tentando di chiarirsi le idee sui quesiti che certamente sorgeranno durante la discussione.