03/05/2025
"Era un genio, e come tutti i geni era una persona difficile. E' andato via da casa che avevo dodici anni e l'ho rivisto quando ne avevo diciotto. Lo vedevo a distanza come lo vedevano gli altri, ma era sempre mio padre. Questo mi creava sofferenza. Poi sono andato a vivere a Milano e ci siamo visti di più. Era un rapporto affettuoso ma anche timoroso, non ci conoscevamo così bene" "Nel 1997 mi chiese di andare in concerto con lui. In quei lunghi mesi imparammo a conoscerci. Standogli vicino capii quanto poco si prendesse cura della sua salute . Ricordo i posacenere dai quali traboccavano mozziconi, la sua allergia a qualsiasi attività fisica. Imparai anche a leggere gli stati d'animo di un uomo che ne aveva passate tante, compreso un rapimento (Sardegna, 1979) di cui cercava di non parlare mai. Compresi che i rapitori avrebbero voluto rapire lui e me. Solo all'ultimo decisero di portarsi via Dori. L'ho perso sul più bello, mentre ci stavamo riavvicinando" . "Si fidava di me. Mi ha conosciuto come artista, come musicista, e ha scelto di lavorare con me. Ho curato molti arrangiamenti. Avevo ancora tante domande da fargli, e anche lui forse ne aveva. Questo progetto musicale che sto portando avanti è ancora un filo invisibile, è un modo di parlargli, di fargli delle domande e ottenere delle risposte. Ogni tanto capita che arrivino".
Cristiano De André