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04/10/2026
GRAZIE A CHI DONA IL PROPRIO TEMPO A RAPOLLACon l’evento il Cammino d l’Acciacunidd si è concluso il programma dell’Esta...
02/10/2026

GRAZIE A CHI DONA IL PROPRIO TEMPO A RAPOLLA
Con l’evento il Cammino d l’Acciacunidd si è concluso il programma dell’Estate Rapollese 2026 e, guardando alle tante iniziative realizzate, sento prima di tutto il bisogno di dire una parola semplice, ma profondamente sincera: G R A Z I E.
Grazie a tutti i soci della ProLoco Città di Rapolla APS “ Tempio di Apollo”, che ancora una volta hanno dimostrato cosa significa appartenere a un’ associazione e mettersi a disposizione della propria comunità. Dietro ogni serata, ogni manifestazione e ogni iniziativa ci sono ore di lavoro che spesso nessuno vede. Ci sono persone che arrivano prima degli altri e vanno via quanto tutto è finito. C’è chi prepara, chi organizza, chi m***a e sm***a, chi accoglie, chi sistema, chi risolve i piccoli e grandi problemi dell’ultimo momento. È sopratutto c’è chi, quando viene chiamato, risponde semplicemente CI SONO. Ed è proprio questo il valore più grande della Nostra ProLoco. Un grazie particolare va ai Nostri soci che, oltre alle attività inserite nel programma dell’ estate Rapollese, hanno offerto il proprio supporto anche alle manifestazioni promosse dalle altre associazioni locali. Perché crediamo che collaborare significhi mettere da parte i protagonismi e lavorare insieme per un obiettivo comune RAPOLLA. Un sincero ringraziamento va ai nostri sponsor, alle attività commerciali e alle imprese che hanno creduto nelle Nostre iniziative e ci hanno sostenuto. La loro vicinanza ci permette di continuare a proporre eventi, cultura, tradizioni e momenti di aggregazione. Ringraziamo inoltre il Comune di Rapolla per il patrocinio concesso alle iniziative e per il sostegno istituzionale a tutto il programma estivo. La ProLoco è fatta prima di tutto di persone: PERSONE che donano il proprio tempo, le proprie energie e il proprio entusiasmo per il paese che amano. A tutti Voi, GRAZIE DI CUORE

Il Presidente
Biagio Stante

PROLOCO CITTÀ DI RAPOLLA APS “ TEMPIO DI APOLLO “

11/04/2024
🏛️ I misteri del Sarcofago di Rapolla 🏛️La sua storia affascinante ha inizio nel lontano 1856, quando venne casualmente ...
11/04/2024

🏛️ I misteri del Sarcofago di Rapolla 🏛️

La sua storia affascinante ha inizio nel lontano 1856, quando venne casualmente scoperto durante gli scavi per la costruzione di una strada in contrada Albero in Piano di Rapolla. Nascosto all'interno di un sepolcro murato, il sarcofago si trovava su un basamento, con una delle sue facciate lunghe celate alla vista. Questo dettaglio intrigante continua a sfidare la comprensione degli esperti che hanno studiato il monumento.

Dopo il suo ritrovamento, il sarcofago fu trasferito a Melfi con l'intenzione di farlo giungere al Museo Borbonico di Napoli, ma infine rimase a Melfi, passando attraverso diverse collocazioni prima di trovare la sua dimora definitiva nel museo archeologico sito nel castello normanno-svevo della città.

Fin dai suoi primi giorni di scoperta, il Sarcofago di Rapolla ha catturato l'attenzione degli studiosi, italiani e stranieri. Giulio Minervini, uno studioso napoletano, fu il primo a pubblicare la scoperta nel 1856, evidenziando subito la sua straordinarietà. Da allora, molti autorevoli studiosi hanno dedicato i loro sforzi allo studio di questo prezioso reperto.

Una delle prime analisi sistematiche fu condotta nel 1913 dall'archeologo tedesco Richard Delbrueck, il cui lavoro rimane tutt'oggi un punto di riferimento. Delbrueck confermò la datazione antonina del sarcofago, ma ipotizzò erroneamente una sua origine attica. Questa ipotesi fu successivamente corretta da Charles Rufus Morey, uno storico dell'arte statunitense, che suggerì una provenienza dall'Asia Minore, più precisamente da Efeso.

Studi più recenti, considerando il tipo di marmo utilizzato, indicano che il Sarcofago di Rapolla potrebbe essere stato prodotto nell'area di Docimium, nell'antica Frigia (attuale Turchia).

Questo sarcofago rappresenta una delle testimonianze più significative della diffusione dei monumenti funerari asiatici nell'Impero Romano. La sua struttura complessa, con nicchie e colonne, ricorda un tempio sepolcrale, mentre i dettagli decorativi rivelano influenze dalla regione anatolica, come le decorazioni della celebre biblioteca di Efeso.

Oltre alla sua bellezza estetica, il Sarcofago di Rapolla racchiude anche un enigma: all'interno, sono stati trovati i resti di un solo defunto, nonostante la presenza di due vani interni. Questo dettaglio suscita ancora domande e speculazioni tra gli studiosi, aggiungendo un altro strato di mistero a questo affascinante reperto.

Al centro del sarcofago riposa una donna, dal volto rivolto verso l'osservatore, come se stesse solo dormendo. È sdraiata su un letto, leggermente reclinata su un fianco, con la guancia appoggiata su soffici cuscini. La mano sinistra si posa delicatamente accanto a lei, mentre quella destra tiene una ghirlanda di fiori, simbolo di purezza e bellezza.
Ai piedi della donna era scolpito un cane di piccola taglia, di cui oggi restano purtroppo solo le zampe.

L'immagine della donna addormentata è profondamente simbolica. Secondo lo storico dell'arte Erwin Panofsky, il sonno rappresenta una sublimazione della morte, una pacifica transizione verso l'aldilà. Tuttavia, la fiaccola rovesciata tenuta dall'erote alato ai piedi del letto ci ricorda la natura fatale di questo sonno eterno.

L'acconciatura della donna, con i capelli raccolti in uno chignon sulla nuca, rivela preziose informazioni sulla datazione del sarcofago. Richard Delbrueck ha notato una sorprendente somiglianza tra la pettinatura della donna e le rappresentazioni delle imperatrici Faustina Minore e Lucilla, risalenti al 165-170 d.C. Questo dettaglio ci aiuta a collocare l'opera nello stesso periodo.

Nel suo studio del 1995, Olivia Ghiandoni tenta di gettare luce sull'identità dei committenti del Sarcofago di Rapolla, evidenziando un collegamento iconografico tra la figura della defunta e la Venere con lo scudo, situata al centro del lato presunto anteriore del sarcofago. Questa Venere, secondo Ghiandoni, è una derivazione della celebre Venere di Capua, un tipo scultoreo utilizzato anche dalle imperatrici Antonine per fini propagandistici.

L'ipotesi avanzata da Ghiandoni suggerisce che l'inserimento di questa figura di Afrodite nel sarcofago potrebbe indicare un legame stretto tra i committenti dell'opera e la dinastia imperiale Antonina. Si ipotizza che i committenti potrebbero essere stati membri della gens Brutia, una famiglia con radici lucane, che aveva possedimenti nei pressi di Venosa, vicino al luogo di ritrovamento del sarcofago. Alcuni esponenti della gens Brutia avevano anche ricoperto incarichi politico-amministrativi nelle regioni orientali, in prossimità del luogo di produzione del sarcofago.

Tuttavia, è importante sottolineare che si tratta solo di un'ipotesi, e che non ci sono informazioni certe circa l'identità dei committenti. È evidente che il sarcofago appartenesse a una persona di alto rango sociale, dato anche il ritrovamento negli anni '70 di una villa romana nella stessa area del ritrovamento del sarcofago, ma la sua identità rimane avvolta nel mistero.

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"Rapolla - Scrigno del Vulture" Grazie a Nico  per averci dato la possibilità di raccontare il nostro territorio.Buona V...
25/03/2024

"Rapolla - Scrigno del Vulture"
Grazie a Nico per averci dato la possibilità di raccontare il nostro territorio.
Buona Visione 😉

Indirizzo

Via Melfi, 16 Ingresso Villa Comunale
Rapolla
85027

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