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23 maggio 1992 ore 17.58Per non dimenticare
23/05/2026

23 maggio 1992 ore 17.58
Per non dimenticare

26/04/2026
05/04/2026
I Giorni della Merla: tra mito e tradizione anche in Sicilia Dal 29 al 31 gennaio tornano i Giorni della Merla, che la t...
29/01/2026

I Giorni della Merla: tra mito e tradizione anche in Sicilia

Dal 29 al 31 gennaio tornano i Giorni della Merla, che la tradizione popolare indica come i più freddi dell’anno. Una credenza diffusa in tutta Italia e presente anche in Sicilia, dove il clima spesso più dolce non sempre conferma la leggenda, senza però intaccarne il fascino.

Secondo il racconto popolare, una merla, per proteggere i suoi piccoli dal gelo, trovò riparo in un comignolo. Ne uscì il 1° febbraio, ricoperta di fuliggine: da qui l’origine del colore nero del piumaggio dei merli.

In Sicilia, soprattutto nelle aree montane come le Madonie e l’Etna, questi giorni erano osservati con attenzione da contadini e pastori, che li consideravano un segnale per prevedere l’andamento dell’anno agricolo.
Se il freddo era intenso, la primavera si annunciava favorevole; se invece le temperature erano miti, l’inverno non era ancora finito.
Proverbi siciliani
“Si ‘i jorna da merla su friddi, ‘a stati sarà caura”
“Si ‘i jorna da merla su caudi, ‘u restu de l’invernu sarà amaru”

Oggi, con i cambiamenti climatici, i Giorni della Merla non coincidono sempre con il periodo più freddo dell’anno, soprattutto in Sicilia. Rimangono però una testimonianza preziosa della saggezza popolare e del legame profondo con la natura.

Oggi è 29 gennaio, primo Giorno della Merla:
a Randazzo fa un po’ freddino… e da voi com’è? Freddo vero o clima mite quest’anno?

“Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente…Poi vennero per i sindacalisti…Poi vennero per gli ebrei…Poi venn...
27/01/2026

“Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente…
Poi vennero per i sindacalisti…
Poi vennero per gli ebrei…
Poi vennero a prendere me, e non c’era più nessuno a protestare per me.”
— Martin Niemöller

Queste parole non nascono come una poesia, ma come una confessione.
La confessione di un uomo che ha capito troppo tardi cosa significa tacere.
Martin Niemöller non fu da subito un oppositore del nazismo. Come molti altri, all’inizio simpatizzò, giustificò, minimizzò. Solo quando il potere iniziò a colpire ciò che gli era più vicino — la Chiesa, la coscienza, la libertà — comprese il prezzo del silenzio. Per questa presa di coscienza pagò con anni di prigionia nei campi di concentramento.

Dopo la guerra, le sue parole non furono un’accusa agli altri, ma un atto di responsabilità personale. Niemöller non dice “non sapevamo”, ma “sapevamo e non abbiamo parlato”.
Il cuore della citazione non è l’elenco dei gruppi perseguitati, che cambia nelle varie versioni, ma il messaggio che rimane sempre lo stesso: l’indifferenza è una forma di complicità.

Oggi, Giornata della Memoria, queste parole ci interrogano più che mai.
Ricordare non significa relegare tutto al passato, come se fosse un capitolo chiuso e distante. Significa riconoscere che ciò che è accaduto è stato possibile anche grazie al silenzio, alla normalizzazione dell’odio, alla progressiva perdita di umanità.

Dobbiamo lottare affinché la Shoah resti solo un retaggio del passato, ma allo stesso tempo dobbiamo vigilare perché non accada mai più. Gli avvenimenti del nostro presente, le discriminazioni, le guerre, le persecuzioni e le negazioni dei diritti umani ci ricordano che la storia non si ripete mai identica, ma può tornare sotto altre forme.

La memoria non è solo ricordo: è responsabilità, scelta, presa di posizione.

Perché difendere gli altri, oggi, è il modo più concreto per difendere anche noi stessi domani.

❤️
25/01/2026

❤️

Oggi desideriamo esprimere la nostra più profonda solidarietà alle comunità dei territori colpite dal ciclone Harry.

Quando tutto intorno cambia forma, quando il mare prende ciò che era terra e il vento lascia solo silenzio, restare in piedi non è scontato.

La Nike di Giardini Naxos è ancora lì.
Dove prima c’era una piazza, ora ci sono scogli. Dove c’erano passi, voci, incontri, ora c’è il segno duro della tempesta. Eppure lei è rimasta. Immobile, con le ali spiegate, a guardare l’orizzonte come ha sempre fatto.

Non è una sfida alla natura.
È un promemoria.

In questi giorni la Sicilia sta facendo i conti con ferite profonde.
Case invase da acqua e fango, negozi da svuotare, strade da liberare, imbarcazioni da riparare, scuole e strutture e condotte pubbliche da rendere di nuovo funzionanti e sicure. C’è chi anche oggi lavora senza sosta, chi spalerà detriti, chi rimuoverà mobili distrutti con le mani, chi rientrerà per la prima volta in casa e cerca di capire da dove ricominciare. C’è chi aiuta in silenzio, chi offre tempo, chi offre presenza.

La Nike non celebra una vittoria già conquistata.
Racconta quella più difficile: resistere quando tutto sembra perso. Restare quando sarebbe più facile crollare. Trovare la forza anche nella stanchezza, anche nella paura.

Intorno a lei il mare ha lasciato segni evidenti, come ha fatto in tante città e comunità della nostra isola. Tutta la Sicilia è stata coinvolta, ma dove la tempesta ha colpito duro è il tratto di costa tra Portopalo di Capo Passero e Messina. Ma non ha spezzato ciò che conta davvero.

Perché questa è una terra antica, abituata a lottare.
Una terra che conosce il dolore, ma sa trasformarlo in determinazione.
Una terra che cade, sì, ma poi si rialza. Sempre.

La Nike resta lì a ricordarci che anche quando tutto accanto crolla, qualcosa può rimanere in piedi.
E da quel punto fermo si può ripartire. Insieme. Un passo alla volta.

Che questo simbolo di resistenza e resilienza sia di buon augurio per la nostra amata isola.

Alla nostra Terra, la Sicilia.

La Nike è un' opera dell' artista catanese Carmelo Mendola

11/01/2026

Buona domenica da Randazzo

Basilica di Santa Maria Assunta

Cuore spirituale e monumentale della città medievale, la Basilica di Santa Maria Assunta rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura normanno-sveva con influssi gotici della Sicilia orientale.

La costruzione dell’edificio attuale risale al periodo 1217-1239, come testimonia un’epigrafe gotica ancora visibile nelle strutture originarie. La chiesa si distingue per l’imponente uso del basalto lavico, sapientemente lavorato in conci squadrati, che conferisce all’esterno un aspetto austero e solenne, tipico dell’area etnea.

Nel corso dei secoli la basilica è stata interessata da numerosi interventi di restauro che ne hanno in parte modificato l’aspetto originario. Tuttavia, sono ancora chiaramente leggibili importanti elementi medievali: le murature laterali dei lati nord e sud e le tre absidi possenti, che restituiscono con forza il senso di solidità e il rigore costruttivo propri dell’architettura dell’epoca.

Il campanile originario, attribuito a un antico magister tignosus, è oggi noto grazie a rilievi e disegni storici ottocenteschi, testimonianza dell’attenzione costante riservata a questo monumento nel tempo.

La Basilica di Santa Maria Assunta non è soltanto un edificio di culto, ma un autentico simbolo identitario per la comunità di Randazzo: luogo di fede, arte e memoria collettiva, capace di raccontare oltre otto secoli di storia e di trasmettere il valore della tutela e della conoscenza del patrimonio culturale.

01/01/2026
Vi auguriamo Buon 2026! Che il nuovo anno sia ricco di pace, salute, amore e sorrisi veri.
31/12/2025

Vi auguriamo Buon 2026! Che il nuovo anno sia ricco di pace, salute, amore e sorrisi veri.

28/12/2025

Buona domenica da Randazzo città medievale

Nel Medioevo Randazzo fu una delle città più importanti dell’intera Sicilia. Fortificata e strategica, conobbe il suo massimo splendore durante il periodo Normanno-Svevo, quando fu insignita del titolo di Città Demaniale, concedendole prestigio e autonomia.

Le possenti mura, le antiche porte, le bellissime chiese e il basalto delle viuzze medievali raccontano ancora oggi una storia fatta di sovrani, regine, importanti famiglie nobiliari, mercanti, cavalieri, artigiani e laboriosi cittadini.

Chiese come Santa Maria Assunta, San Martino e San Nicola sono testimonianze vive di un passato medievale ricco e affascinante.


Indirizzo

Randazzo
95036

Sito Web

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