Marzo Donna Procida

Marzo Donna Procida Associazione culturale no profit , a scopo solidale, creata per combattere la violenza sulle donne e tutti.A tutela dell'ambiente, delle fasce deboli.

Potenzia la creatività con progetti a tema al fine di aumentarne l'autostima.

«La mia macchia si chiama nevo melanocitico congenito», spiega la modella Mariana Mendes. «In pratica, quando ero nella ...
02/09/2026

«La mia macchia si chiama nevo melanocitico congenito», spiega la modella Mariana Mendes.

«In pratica, quando ero nella pancia di mia madre, c'è stato un accumulo di melanina nella pelle, in questo caso quella del viso. Normalmente l'accumulo è più piccolo, e forma diversi nei sparsi per il corpo. Nel mio, invece, era più grande».

Per nevo melanocitico congenito (NMC) si intende una malformazione cutanea presente sin dalla nascita, che si manifesta come una macchia di colorito scuro di grandezza variabile. I nevi di dimensioni superiori ai 20cm interessano 1 neonato ogni 30.000 / 50.000.

Fin dalla nascita, Mariana sapeva che la sua rara condizione la rendeva diversa dagli altri, ma invece di essere intimidita dagli sguardi o dalle battute cattive, ne ha fatto la sua migliore qualità.

Oggi continua a trattare i commenti scomodi con positività, e a volte con un pizzico di ironia, cercando di mettere in discussione gli standard di bellezza sui social media.

Foto: IG @‌marianamendes.m

02/09/2026

“Io sottoscritta Stefania Formicola dichiaro che in mia morte qualunque sia la causa mio figlio debba essere affidato ai nonni, assolutamente. E in caso di loro morte mio figlio debba essere assolutamente ed esclusivamente affidato a mia sorella Fabiana". Fa accapponare la pelle immaginare una giovanissima mamma che fa ‘testamento’ a 28 anni, temendo più di ogni altra cosa, più della morte, che suo figlio finisca nelle mani brute del padre. Aveva ragione, Stefania, che aveva compreso perfettamente le intenzioni del marito, Carmine D’Aponte. Non l’avrebbe lasciata andare. Un giorno o l’altro, l’uomo che aveva sposato le avrebbe giocato un brutto tiro. L’avrebbe intercettata nel breve tragitto dal loro appartamento a quello dei Formicola, i suoi genitori, distanti pochissimi passi nel cuore della provincia casertana, a San Marcellino. L’avrebbe sorpresa nel buio, con un coltello o a mani n**e, quelle che le aveva fatto assaggiare più volte. Anche quando ce le immaginiamo, però, le cose non vanno esattamente come pensiamo. Infatti non andò così. Stefania e Carmine si videro su appuntamento nell’auto di lui una mattina a Sant’Antimo, a qualche chilometro da casa. Era ottobre il 19 del 2016, diciassette giorni dopo il compleanno di lei. Un colpo solo, un proiettile partito dalla pi***la calibro 7,65 che D’Aponte aveva sottratto dal garage del suocero. Una saetta di fuoco nel petto e poi il buio, la vita di Stefania è finita all'improvviso come aveva immaginato tante volte. D’Aponte è stato condannato definitivamente all’ergastolo. I nonni, come voleva Stefania, sono diventati tutori dei bimbi e hanno fatto anche di più. Hanno chiesto che prendessero il loro cognome, come a voler cancellare per sempre il trauma dalla vita dei loro bambini.

02/09/2026

● Commentare la vicenda in cui un molestatore di minorenni viene rilasciato dopo solo 48 ore, con l’unica misura cautelare della firma quotidiana in commissariato, non è semplice quanto lo è invece indignarsi per la violenza subita dalla tredicenne che è stata palpeggiata in un minimarket da un commesso, il quale poche ore prima aveva fatto la stessa cosa con una donna adulta.

Sul web titoli come: «Violenta tredicenne in un minimarket a Torino e il gip lo assolve». O «Stupra tredicenne ed è libero». Quindi prima ancora di discutere se il gip abbia fatto bene o male a non convalidare la misura cautelare in carcere, occorrerebbe usare le parole corrette.

Attenzione: non per difendere l’ignobile persona che ha approfittato di una ragazzina, ma per salvaguardare la ragazzina stessa, che non vorrà essere “prigioniera” di quel termine feroce, “stupro”, sul web dove, possibile, vero, verosimile si mescolano e si imprimono per sempre.

Detto questo, “palpeggiare” e “abbracciare” una donna senza il suo consenso, in questo caso poi si tratta di una bambina, è violenza sessuale. Senza se e senza ma.

Anche un bacio sulla guancia di un minorenne, come ci ricorda la Cassazione, può esserlo (integrando il reato previsto dall’art. 609 quater del cp) quando si possa ritenere che sia stato subito dalla minore come «gesto invasivo e fastidioso, e pertanto idoneo a turbarne l’integrità psicofisica e il corretto sviluppo della sessualità».

Non bastano quindi certo le scuse dell’aggressore fatte davanti alla giudice, non solo perché appaiono come lacrime di coccodrillo ma perché leggendo come sono andati i fatti la cosa chiara è che quel tizio riteneva possibile, anzi normale, molestare prima una donna adulta e poi una ragazzina.

Lo stupore e lo choc per «il trauma dell’arresto», come certificato dal gip, dimostrano proprio questo. E a me sembra un aggravante.

L’enfasi nazionalista sui social sfoga l’indignazione sullo “straniero” (l’uomo è un bengalese), e sulle culture “diverse”, un modo per nascondersi dietro una spiegazione comoda, ma assolutamente falsa.

E basta scorrere le denunce per questo genere di reati per accorgersi come non sia una questione di cultura etnica, quanto di cultura patriarcale senza confini.

Ma questa è un’altra storia, o forse no. Perché se non si cambia atteggiamento se non si condivide la necessità di un cambio culturale che tolga la donna dal ruolo, spesso subliminale ma più spesso palese, di oggetto sessuale, non si va da nessuna parte.

Poi c’è il tema della decisione del gip di liberare l’aggressore e la ragione principale viene definita per l’assenza del pericolo di fuga e anche dell’inquinamento probatorio, in quanto ci sono i filmati delle telecamere del negozio a fornire la prova dei fatti.

Ma si dimentica il terzo presupposto previsto dall'articolo 274 del Codice di procedura penale, che definisce le esigenze di custodia cautelare, ossia la possibilità di reiterazione del reato. E l’indagato ha dimostrato di essere un molestatore assiduo, visto che prima della tredicenne aveva “toccato” un’altra donna, cliente del minimarket. [...]

Non basta chiedere scusa, e non perché siamo fan delle manette, ma perché deve arrivare il messaggio forte e chiaro: le donne non si toccano.
*
La Stampa
2 settembre 2026

02/09/2026

Mentre Mussolini propagandava la famiglia tradizionale e il sacro vincolo del matrimonio, era solito tradire constamente donna Rachele.
Le vicende del futuro Duce e di Ida Dalser si incrociano a Trento nei primi anni del novecento. Lui, giovane socialista già padre della piccola Edda ma non ancora sposato con Rachele. Lei aristocratica, padrona di un centro di bellezza. Dalla loro relazione nacque un bambino, chiamato Benito Albino. Figlio “illegittimo” che Mussolini dovette confessare di avere a Rachele alcuni anni dopo quando erano ormai marito e moglie, anche perché obbligato dal tribunale di Milano a provvedere al suo mantenimento con 200 lire al mese, dopo una causa che Ida gli intentò.
Sono gli anni del Mussolini interventista, dell’espulsione dal Partito Socialista e della Prima guerra mondiale. Seguiranno la nascita del fascismo e la marcia su Roma. Benito diventa il Duce ma non riesce a sbarazzarsi della Dalser. Che sia perché è ancora innamorata oppure perché semplicemente vuole quello spazio al Sole per sé e per il figlio che Mussolini si rifiuta di darle, fatto sta che Ida non smette di cercarlo. Almeno fino a che non viene arrestata e ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Pergine. Sarà l’inizio del suo calvario. Durante gli anni di detenzione scrive numerose lettere al Duce, alcune anche molto dure, in cui chiede di essere rimessa in libertà. Ma niente. Morirà il 2 dicembre del 1937 nell'ospedale psichiatrico di San Clemente, a Venezia.
Triste sorte che toccherà anche al giovane Benito Albino, che crescendo non perderà il vizio di ricordare a tutti chi sia il suo vero padre, mettendo più volte in imbarazzo il Duce. Spedito in marina, anche qui continuerà a vantare le sue origini. Una lingua troppo lunga che probabilmente gli costerà l’internamento nel manicomio di Mombello di Limbiate, dove morirà nel 1942.
Difficile stabilire se si sia trattato di morti naturali o qualcosa di peggio.
Certo è che in questa relazione, come in molte altre, Mussolini dimostrò tutto il suo cinismo.
-
Nel libro “Ventennio di Sangue” raccontiamo i crimini del fascismo. Lo trovate seguendo i link in bio o nelle storie

02/09/2026

A Lidia Poët dissero che quella professione era “esercitabile solo da maschi” e che una donna non poteva “agitarsi” e “accalorarsi” in tribunale.
Era stata la prima donna ammessa all’Albo degli Avvocati in Italia, poi ne fu esclusa. Dovette aspettare fino a 65 anni per riprendersi ciò per cui aveva lottato.

"Donne, non siete un centro riabilitativo per uomini cresciuti male.Non è un vostro dovere quello di aggiustarli, cambia...
02/09/2026

"Donne, non siete un centro riabilitativo per uomini cresciuti male.
Non è un vostro dovere quello di aggiustarli, cambiarli, fargli da genitore o crescerli.
Voi cercate un partner non un progetto"...
Julia Roberts

La mostra “Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale” racconta una delle stagioni più affascin...
01/09/2026

La mostra “Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale” racconta una delle stagioni più affascinanti della cultura italiana: il periodo in cui moda e cinema crebbero insieme trasformando Roma nella capitale internazionale dello stile.

Ospitata alla Centrale Montemartini fino al 15 novembre, l’esposizione ripercorre l’affermazione del Made in Italy attraverso 150 fotografie d’epoca, video, documenti, tessuti e 27 abiti originali, molti dei quali mai mostrati prima. Accanto agli abiti sfilano le immagini di icone come Sophia Loren, Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor e Anna Magnani, simboli di un’epoca in cui il cinema contribuiva a costruire il mito dell’eleganza italiana nel mondo.
Leggi l'articolo:

Scopri su Sky Arte La mostra che celebra Roma come capitale mondiale della moda

01/09/2026
Troisi: “Pure a me piacerebbe fare il poeta.”Neruda: “No, è più originale continuare a fare il postino. Almeno cammini m...
01/09/2026

Troisi:
“Pure a me piacerebbe fare il poeta.”
Neruda:
“No, è più originale continuare a fare il postino.
Almeno cammini molto e non ingrassi mai.
Noi poeti siamo tutti obesi.”
Troisi:
“Eh…però…con la poesia posso fare innamorare le donne… come
così… come...
si diventa poeti?”
Neruda:
“Prova a camminare lentamente lungo la riva sino alla baia guardando attorno
a te…”
Troisi:
“E mi vengono le metafore?”
Neruda:
“Sicuramente.”

Massimo Troisi ❤️

: Il 1° settembre 1994, al Festival di Venezia, veniva presentato "Il Postino" con Massimo Troisi. Il film racconta l'amicizia tra un postino e il poeta Pablo Neruda, che aiuta il postino a conquistare la donna dei suoi sogni.
Film girato a Procida.

Grazie a tutta le redazione .
01/09/2026

Grazie a tutta le redazione .

di Anna Silvia Angelini Il 29 agosto 2026, la suggestiva cornice del Casale Principe Umberto ha ospitato la seconda edizione di Miss Procida, l'evento promosso dall'associazione Marzo Donna Procida in collaborazione con le identità locali e con il media partner TG Procida. Più che un semplice conc...

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