21/06/2026
● "Colpevole. Sono colpevole".
Quelle parole fecero scendere il gelo in aula. Tutti gli occhi vennero puntati su Gigliola Pierobon.
"...la mia storia è quella di tante altre donne e il mio «reato» è un fatto commesso ogni anno in Italia da più di tre milioni di donne".
Con queste parole una ragazza di 23 anni aveva letteralmente preso a schiaffi un sistema giudiziario che, appoggiandosi ad una norma di epoca fascista, puniva le donne che ricorrevano all'ab**to.
Originaria di un paesino in provincia di Padova, qualche anno prima, Gigliola era rimasta incinta di un ragazzo più grande che l'aveva abbandonata una volta saputo della gravidanza. Decise che lei quel figlio non lo avrebbe voluto. Era la sua decisione, la sua vita, il suo corpo.
Per chi, come lei, decideva di abortire in un'Italia che ancora criminalizzava l'interruzione di gravidanza, vi era una sola strada percorribile: l'ab**to clandestino. Sonde di ferro, tavoli da cucina, dolore, infezioni. Processi.
Fu qui che Gigliola stupì tutti ammettendo la propria colpevolezza. La strategia, per molte delle donne che andavano a processo per ab**to, era quella di ottenere l'assoluzione per insufficienza di prove.
Gigliola no. Lei decise che questo processo non sarebbe stato il suo, ma quello di tutte le donne che non volevano affrontare un processo per le scelte che avrebbero dovuto riguardare solo ed esclusivamente il loro stesso corpo.
Una battaglia nella quale era supportata da un movimento femminista in continua crescita.
Nel frattempo, nelle aule del processo, si insisteva sul fatto che il procedimento era relativo solo all'imputata ed alla sua situazione particolare, in piena contrapposizione con la strategia di Gigliola e del suo avvocato.
Alla fine arriverà la condanna senza pena da scontare, ovvero la formula del "perdono giudiziale".
Gigliola era colpevole ma veniva "perdonata" per il suo gesto “irresponsabile e privo di giudizio”. Non sarebbe certo stata quella sentenza, però, a porre la parola fine sul diritto all'ab**to in Italia. Era il 1974, quattro anni dopo grazie ad un vasto movimento popolare, si arrivò all'approvazione della legge 194.
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Cronache Ribelli