02/09/2026
● Commentare la vicenda in cui un molestatore di minorenni viene rilasciato dopo solo 48 ore, con l’unica misura cautelare della firma quotidiana in commissariato, non è semplice quanto lo è invece indignarsi per la violenza subita dalla tredicenne che è stata palpeggiata in un minimarket da un commesso, il quale poche ore prima aveva fatto la stessa cosa con una donna adulta.
Sul web titoli come: «Violenta tredicenne in un minimarket a Torino e il gip lo assolve». O «Stupra tredicenne ed è libero». Quindi prima ancora di discutere se il gip abbia fatto bene o male a non convalidare la misura cautelare in carcere, occorrerebbe usare le parole corrette.
Attenzione: non per difendere l’ignobile persona che ha approfittato di una ragazzina, ma per salvaguardare la ragazzina stessa, che non vorrà essere “prigioniera” di quel termine feroce, “stupro”, sul web dove, possibile, vero, verosimile si mescolano e si imprimono per sempre.
Detto questo, “palpeggiare” e “abbracciare” una donna senza il suo consenso, in questo caso poi si tratta di una bambina, è violenza sessuale. Senza se e senza ma.
Anche un bacio sulla guancia di un minorenne, come ci ricorda la Cassazione, può esserlo (integrando il reato previsto dall’art. 609 quater del cp) quando si possa ritenere che sia stato subito dalla minore come «gesto invasivo e fastidioso, e pertanto idoneo a turbarne l’integrità psicofisica e il corretto sviluppo della sessualità».
Non bastano quindi certo le scuse dell’aggressore fatte davanti alla giudice, non solo perché appaiono come lacrime di coccodrillo ma perché leggendo come sono andati i fatti la cosa chiara è che quel tizio riteneva possibile, anzi normale, molestare prima una donna adulta e poi una ragazzina.
Lo stupore e lo choc per «il trauma dell’arresto», come certificato dal gip, dimostrano proprio questo. E a me sembra un aggravante.
L’enfasi nazionalista sui social sfoga l’indignazione sullo “straniero” (l’uomo è un bengalese), e sulle culture “diverse”, un modo per nascondersi dietro una spiegazione comoda, ma assolutamente falsa.
E basta scorrere le denunce per questo genere di reati per accorgersi come non sia una questione di cultura etnica, quanto di cultura patriarcale senza confini.
Ma questa è un’altra storia, o forse no. Perché se non si cambia atteggiamento se non si condivide la necessità di un cambio culturale che tolga la donna dal ruolo, spesso subliminale ma più spesso palese, di oggetto sessuale, non si va da nessuna parte.
Poi c’è il tema della decisione del gip di liberare l’aggressore e la ragione principale viene definita per l’assenza del pericolo di fuga e anche dell’inquinamento probatorio, in quanto ci sono i filmati delle telecamere del negozio a fornire la prova dei fatti.
Ma si dimentica il terzo presupposto previsto dall'articolo 274 del Codice di procedura penale, che definisce le esigenze di custodia cautelare, ossia la possibilità di reiterazione del reato. E l’indagato ha dimostrato di essere un molestatore assiduo, visto che prima della tredicenne aveva “toccato” un’altra donna, cliente del minimarket. [...]
Non basta chiedere scusa, e non perché siamo fan delle manette, ma perché deve arrivare il messaggio forte e chiaro: le donne non si toccano.
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La Stampa
2 settembre 2026