Sudd cobas Prato Firenze

Sudd cobas Prato Firenze la lotta è dura ma non ci fa paura

Cosa c'entra il giorno della Liberazione di Prato dal fascismo con la festa per la vittoria di uno sciopero?Tutto.Perché...
03/09/2026

Cosa c'entra il giorno della Liberazione di Prato dal fascismo con la festa per la vittoria di uno sciopero?

Tutto.

Perché nel 1944 fu la classe lavoratrice a insorgere, nelle fabbriche e sulle montagne.
Perché nelle lotte della classe operaia multinazionale di oggi c'è la resistenza ai nuovi fascismi.

Il 6 settembre ci incontriamo al Parco della Liberazione e della Pace per festeggiare la vittoria dello sciopero alla Acca. Una vittoria straordinaria, raggiunta dopo 70 giorni di sciopero e 4 picchetti a oltranza.

Lo faremo ricordando il sacrificio degli uomini e delle donne che settantuno anni fa diedero la propria vita per un futuro migliore, più libero e giusto. Dei partigiani che cambatterono sulle montagne, e degli operai che il 6 marzo sfidarono il regime con il più grande sciopero generale antifascista.

Perché è questa stessa lotta che siamo chiamati a continuare.
Negli scioperi, nei picchetti, nelle lotte contro ogni forma di sfruttamento e oppressione.

❤️‍🔥 Dalle ore 14:00 pranzo, assemblea, letture, poesia e musica

Lo sciopero degli operai ACCA ha vinto. È una vittoria straordinaria, che arriva dopo una lotta straordinaria. L'accordo...
29/08/2026

Lo sciopero degli operai ACCA ha vinto. È una vittoria straordinaria, che arriva dopo una lotta straordinaria. L'accordo è stato raggiunto nella notte tra il 28 e il 29 agosto, dopo 70 giorni di sciopero che hanno visto 4 picchetti a oltranza presso i magazzini di Seano, Agliana, Campi Bisenzio e Osmannoro. Dal 1° settembre torneranno a lavoro proprio nel magazzino di Campi Bisenzio, mantenendo contratti e diritti conquistati con le lotte degli scorsi anni.

Sembrava impossibile a molti, ma noi ci abbiamo sempre creduto. Anche quando – con l'assalto al picchetto del 23 giugno – era chiaro che l'intero sistema del pronto moda aveva deciso di usare questa vertenza per regolare i conti con il sindacato e provare a «rimettere al proprio posto» la classe lavoratrice di questo distretto. Anche quando ci siamo trovati contro la Procura e i reparti della polizia in assetto antisommossa. Anche sull'asfalto bollente dell'estate più calda di sempre.

Ci abbiamo creduto perchè siamo da sempre convinti che non esistano cause p***e, ma lotte difficili che hanno bisogno di essere portate avanti con determinazione. Da tanti anni facciamo sindacato coltivando la fede che un cambiamento non sia solo necessario ma anche possibile, e può ve**re solo dal basso, dalle persone comuni che fanno la classe operaia di oggi.

C'è un potere enorme nell'unità e la solidarietà tra lavoratori. Questa fede non è mai stata tradita. E questa vittoria deve essere un’ulteriore iniezione di speranza per tutti.

Stiamo costruendo un modo di fare sindacato che ridà potere alle persone. E alla fine una piccola comunità multinazionale, fatta di operai immigrati da diversi continenti, ha fatto fallire i piani di una multinazionale.

Abbiamo fatto bene a disobbedire quando ci veniva ordinato di cessare i picchetti. Perché non avremmo mai raggiunto questo risultato. Alla luce di questo risultato straordinario, è proprio il caso dirlo: viva i picchetti!

🔆 Domenica 2 agosto🍉 Ore 18:00 Cocomerata solidale con gli operai ACCA📣 Ore 19:00 Assemblea pubblica di aggiornamento su...
29/07/2026

🔆 Domenica 2 agosto

🍉 Ore 18:00 Cocomerata solidale con gli operai ACCA

📣 Ore 19:00 Assemblea pubblica di aggiornamento sulla vertenza

📍Picchetto ACCA di Campi Bisenzio, via L. Da Vinci 25

1. ⁠Il Re è n**o. A Seano ci sono un magazzino che si vuole svuotare lasciando 95 operai senza lavoro e un’azienda in custodia giudiziaria per un’evasione da 71 milioni di euro. A Campi Bisenzio ci sono un magazzino dove l'attività è pronta a ripartire e una nuova ragione sociale «ripulita» da debiti, operai sindacalizzati e accordi sindacali.

2. Non fate finta di non vedere. Non fate finta di non capire. Lo abbiamo detto alle istituzioni dai primi giorni di questa vertenza. E lo ripetiamo ancora. Il sistema «chiudi e riapri» è il segreto di pulcinella di un’economia che si fonda su evasione fiscale e sfruttamento del lavoro. È il momento di guardare negli occhi la bestia e affrontarla. Gli operai, da quaranta giorni, lo stanno già facendo.

3. La lotta ACCA chiama il territorio, perché questa lotta riguarda tutti e tutte. Domenica alle 18:00 ai cancelli del magazzino di via Leonardo da Vinci a Campi Bisenzio cocomerata solidale e a seguire 3° assemblea pubblica della vertenza. Facciamo il punto su quaranta giorni di lotta, picchetti e controinchiesta operaia che hanno prima smascherato e poi inceppato i piani dell'azienda.

Il Tribunale di Pisa ha revocato il provvedimento del 14 luglio che ordinava al Sudd Cobas la fine del picchetto alla AC...
25/07/2026

Il Tribunale di Pisa ha revocato il provvedimento del 14 luglio che ordinava al Sudd Cobas la fine del picchetto alla ACCA di Seano.

La decisione è stata ribaltata di fronte agli argomenti della nostra difesa.
È stata presa dallo stesso giudice che aveva precedentemente emesso il provvedimento «inaudita altera parte», cioè senza contraddittorio. Ieri i nostri legali hanno avuto finalmente la possibilità di smontare pezzo per pezzo le accuse e le tesi delle aziende.

L'offensiva giudiziaria di ACCA e dei pronto moda contro il diritto di sciopero è sempre più una debacle. Intanto i picchetti negli ultimi giorni si sono moltiplicati e, anche sotto l'assedio, quello a Seano non si è mai interrotto. È la forza delle sue ragioni ad alimentare la lotta.

La lotta ACCA è sempre di più una lotta per affermare il primato delle vite umane sulla merce.
E i nostri corpi continuano a essere lo strumento fondamentale per questa affermazione. Gli stessi corpi che in nome della merce sono stati sfruttati, consumati e bastonati oggi sono lì a dirvi: valiamo più della vostra merce e dei vostri profitti.

Attaccano il diritto di sciopero perché vogliono impedire la possibilità stessa di questa affermazione.
Noi la difenderemo sempre con le unghie e con i denti. Davanti agli assalti dei caporali e nelle aule dei tribunali. Ma soprattutto continuando a esercitarla, che è quello che più conta.

✌️ VERTENZA ACCA, NUOVA SCONFITTA IN TRIBUNALE PER LE AZIENDE. ORA SI FERMI IL CHIUDI E RIAPRIRigettato oggi dal Tribuna...
20/07/2026

✌️ VERTENZA ACCA, NUOVA SCONFITTA IN TRIBUNALE PER LE AZIENDE. ORA SI FERMI IL CHIUDI E RIAPRI

Rigettato oggi dal Tribunale di Prato un nuovo ricorso presentato per richiedere la fine del picchetto alla Acca.

Anche stavolta al centro del ricorso c'era la presunta urgenza dei pronto moda di completare la spedizione della merce. Stavolta però la stessa richiesta - già bocciata dal Tribunale di Prato lo scorso 7 luglio - era stata portata in tribunale dalla SG Trasporti, una delle ditte di autotrasportatori di cui si serve la Acca Srl. Il risultato non è cambiato: respinto anche questo attacco vile al diritto di sciopero.

Il giudice ha affermato ciò che dovrebbe essere evidente a tutti: i vestiti non sono merci deperibili e non sussiste quindi nessuna ragione di urgenza che possa mettere in discussione il diritto di sciopero.

Il provvedimento di segno opposto emesso dal Tribunale di Pisa "inaudita altera parte" (ovvero senza udienza di contraddittorio né diritto di difesa per il sindacato) oggi è ancora di più un provvedimento isolato e che contesteremo in tutte le sedi. Se verrà confermato all'udienza del 24 giugno, siamo determinati a presentare reclamo.

Questa valanga di azioni legali (civili e penali) contro il sindacato ha il solo e unico obiettivo di alzare una cortina di fumo per nascondere il chiudi e riapri conclamato della Acca Srl. Un'operazione che vuole bruciare posti di lavoro e diritti e che ci stiamo prendendo la responsabilità di fermare.

Per questo motivo da sabato siamo in presidio davanti al magazzino di Campi Bisenzio dove è stata trasferita una parte dell'attività della Acca. Per lo stesso motivo stiamo continuando la mobilitazione contro i carichi abusivi in strada con cui Acca sta continuando ad effettuare le spedizioni.

Ormai non si può più fare finta di non vedere. Il chiudi e riapri che denunciamo da più di un mese ha ora anche una collocazione fisica. Istituzioni e organi deputati devono agire con tutti gli strumenti a disposizione per salvare 95 posti di lavoro, a partire da un'ordinanza che vieti le operazioni di carico delle merci in strada che quotidianamente continuano ad essere svolte dalla Acca.

Oggi il Tribunale di Pisa ha sferrato un attacco inaudito al diritto di sciopero e all’art.40 della Costituzione. Su ric...
15/07/2026

Oggi il Tribunale di Pisa ha sferrato un attacco inaudito al diritto di sciopero e all’art.40 della Costituzione.
Su richiesta di alcuni prontomoda, ha dichiarato illegittimo lo sciopero alla ACCA e ordinato al SUDD Cobas lo scioglimento del presidio sindacale. Lo ha fatto negando al sindacato ogni diritto alla difesa.

Solo pochi giorni fa il Tribunale di Prato ci aveva dato ragione.
Aveva respinto un ricorso identico presentato dai prontomoda e a cui si era unita anche la ACCA. Il giudice del Tribunale di Prato li aveva anche condannati al pagamento delle spese legali in favore del sindacato. Oggi abbiamo appreso dalla stampa - prima ancora che alcun provvedimento ci fosse notificato - come un ricorso identico presentato al Tribunale di Pisa sia stato invece accolto.

Il Tribunale di Pisa ha deciso con provvedimento inaudita altera parte: senza nessuna udienza e nessuna possibilità di contraddittorio.
Ci è stato impedito ogni diritto di difesa. È qualcosa che non ha precedenti. La decisione del giudice si basa su una valanga di menzogne affermate nel ricorso da parte delle aziende. Menzogne che sono state «prese per buone» ed erette a verità senza averle nemmeno sottoposte al contraddittorio e all'onere della prova.

È stato deciso che la realtà non aveva diritto a entrare in questo procedimento.
Farebbe sorridere, se non fosse per la sua gravità, il modo in cui si è ribaltata completamente la dinamica tra aggrediti e aggressori rispetto a quanto accaduto durante l'assalto organizzato da padroni e caporali al presidio. Come se non ci fosse limite al ridicolo, scopriamo che circa 20 scioperanti avrebbero accerchiato e poi aggredito una folla di 200 persone. Come se non ci fossero decine di video che testimoniano l'assalto violento e organizzato dei padroni a lavoratori pacificamente in presidio.

La decisione di procedere inaudita altera parte è stata motivata con l'arrivo dei saldi estivi.
In nome loro si è sacrificato il diritto di difesa e lo stato di diritto con un provvedimento cautelare che non ha precedenti. Eravamo una repubblica fondata sul lavoro. Siamo diventati una repubblica fondata sui saldi?

Il messaggio che viene mandato è inquietante.
Come quello mandato dalla Procura di Prato con i decreti di sequestro che portarono allo sgombero del 3 luglio. Chi non vuole i picchetti vuole la schiavitù, lo torniamo a ripetere. Prato in queste settimane ha già dimostrato da che parte sta: con chi lotta contro sfruttamento, mafie e caporalato.

Resta una domanda altrettanto inquietante: perché proprio per ACCA? Cè un’intera città che continua a chiedersi perché tutto questo accanimento contro il diritto di sciopero proprio ora che lo sciopero e i picchetti si rivolgono contro un’azienda con i titolari di fatto condannati per mafia, un sequestro per frode fiscale da 71 milioni di euro e un processo per caporalato sul groppone. Qualcuno, prima o poi, una risposta dovrà pure darla.

Chi ci calunnia lo sa meglio di tutti: la nostra forza è che non abbiamo prezzo.
Non vogliamo neanche commentare le illazioni secondo cui il sindacato avrebbe richiesto soldi in cambio della consegna della merce ai pronto moda.

Un grazie di cuore ad ARCI Prato e in particolare al Circolo 29 Martiri di Figline, al Circolo di Seano, alla Casa del p...
13/07/2026

Un grazie di cuore ad ARCI Prato e in particolare al Circolo 29 Martiri di Figline, al Circolo di Seano, alla Casa del popolo di Bacchereto, al Circolo A. Naldi di Poggio alla Malva, alla Casa del Popolo L. Orsetti, alla Casa del Popolo Cafaggio e al Circolo Borgonuovo, che ogni sera di questo caldo luglio portano la cena a tutti i picchetti dello sciopero ACCA.

In questi anni di presidi permanenti abbiamo imparato che la cura della riproduzione è un aspetto fondamentale per il benessere della comunità, che ci consente di nutrire la lotta e portarla avanti con energia.

Viva la convergenza tra le cucine dei circoli e gli operai in lotta!

1. Sconfitta per ACCA e i pronto moda al Tribunale Civile. Respinto l'ennesimo attacco al diritto di sciopero. Ieri il T...
11/07/2026

1. Sconfitta per ACCA e i pronto moda al Tribunale Civile.
Respinto l'ennesimo attacco al diritto di sciopero. Ieri il Tribunale di Prato Sezione Civile ha rigettato il ricorso d'urgenza ex art. 700 che 51 Pronto Moda - a cui si era aggiunta anche la stessa ACCA - avevano presentato per richiedere al giudice di «ordinare al SUDD Cobas l'immediata cessazione di qualsiasi condotta materiale che impedisca, ostacoli o rallenti l'accesso ai predetti magazzini e il ritiro delle merci ivi depositate di proprietà delle imprese ricorrenti [e] Per l'effetto, ordinare al SUDD Cobas di consentire alle ricorrenti l'immediato accesso ai magazzini di ACCA srl per il ritiro delle merci di loro proprietà».
Questa decisione ha due aspetti importanti. Il Tribunale, oltre a non mettere in discussione la legittimità dello sciopero, ha riconosciuto quello che diciamo dal primo giorno, smentendo la narrazione drammatizzante arrivata dagli imprenditori: i pronto moda non stanno subendo alcun danno irreparabile che metta a rischio la continuità aziendale. Dall'inizio, ACCA e i pronto moda stanno giocando una partita politica, tesa a delegittimare il diritto di sciopero e screditare il SUDD Cobas. Questa partita ieri è stata persa.

2. Sempre ieri, sciopero di solidarietà con i lavoratori ACCA alla Logistica ShunDa.
Negli scorsi giorni avevamo documentato come lo scarico di merci destinate al magazzino Acca di Seano fossero state dirottate alla ShunDa. Si tratta della merce di importazione che arriva dalla Cina e che viene poi distribuita in Europa.
Una lezione per ACCA: se spostate la merce, spostate la lotta. Al tavolo istituzionale di appena 48h fa l'azienda aveva spergiurato di aver cessato definitivamente quel tipo di attività (al centro del l'indagine per frode fiscale della Procura Europea). E invece no. Come avevamo detto al tavolo, si trattava dell'ennesimo bugia. L'ennesima bugia dalle gambe corte.

3. Ieri sera, invece, nuovo carico abusivo di merce individuato e bloccato al Macrolotto 2.
Stessi autotrasportatori. Stessa merce. Ma lavoratori diversi, impiegati senza nessuna condizione di sicurezza. Non c'è più tempo. Servono un'ordinanza del Comune e controlli subito.
Il presidio continua in via Carpi all'altezza del civico n. 17. Con assalti e sgomberi hanno provato a metterci in trincea davanti al magazzino di Seano. Abbiamo resistito e siamo usciti dalla trincee per tornare all'attacco.

Millecinquecento persone in piazza in una caldissima domenica di luglio.La piana ha risposto all’appello lanciato dai ca...
06/07/2026

Millecinquecento persone in piazza in una caldissima domenica di luglio.
La piana ha risposto all’appello lanciato dai cancelli di Acca ventiquattro ore prima. Esserci, schierarsi, farsi ancora una volta muro a difesa del diritto di sciopero.

Basta attacchi ai picchetti.
Basta attacchi a chi lotta contro il supersfruttamento, a chi mette pacificamente il proprio corpo di mezzo a chiudi-e-riapri e delocalizzazioni in loco. Prato è stanca. Tutto il paese è stanco di vedere la nostra città associata a immagini simili.

Quando ci arrabbiamo nel vedere quelle immagini, ricordiamoci che siamo la maggioranza delle persone.
Siamo la maggioranza del paese che continua a chiedersi: come è possibile che lo Stato scelga di stare dalla parte del caporale, dello sfruttatore, dell'evasore fiscale, dell'indagato e del condannato per mafia?

Perché i caporali esultano nonostante venerdì dal magazzino Acca sono uscite pochissime scatole?
Perché a loro non interessa la merce dentro il magazzino. A loro interessa mettere in ginocchio i lavoratori di questa città. Quelle immagini della polizia che ci schiaccia sull'asfalto, che per noi sono motivo di orgoglio perché sappiamo di essere dalla parte giusta della storia, per padroni e caporali sono le immagini della nostra umiliazione. Sono le immagini dell'umiliazione della Costituzione, perché hanno visto lo Stato proteggere lo sfruttamento.

Lo hanno scritto chiaramente: vogliono mettere in ginocchio il sindacato.
Il loro appello parlava esplicitamente a tutti coloro che dal sondacato hanno subito "torti" in questi anni. In questa partita, chi attacca il diritto di sciopero sta facendo dei danni che forse non si sta neanche rendendo conto di fare.

I picchetti hanno riportato la Costituzione nelle fabbriche di Prato.
Senza diritto di sciopero non esiste una vera democrazia. Questo è tanto più vero in un distretto come quello pratese, dove gli scioperi e i picchetti sono l'antidoto, il freno, il muro davanti alle organizzazioni mafiose, ai caporali, all'illegalità che si fa a legge.

Noi alla ACCA non abbiamo fatto niente di diverso da quello che facciamo da otto anni.
Abbiamo messo i nostri corpi a difendere la dignità umana, a dire che le imprese non possono solo mangiare, rubare, depredare, ma devono anche lasciare qualcosa a chi gli permette di produrre la ricchezza. Lasciargli prima di tutto la possibilità di vivere da esseri umani.

Se dobbiamo finire in galera per questo, lo facciamo.
Se per la Procura si chiama violenza privata, vogliamo autodenunciarci per ogni singolo picchetto che abbiamo fatto negli ultimi otto anni. Che per centinaia di persone ha voluto dire poter tornare a essere persone, non più ridotti a macchine, avere la dignità di un contratto, poter lavorare otto ore invece che dodici ore. Lo abbiamo fatto, lo facciamo e continueremo a farlo. Viva i picchetti, e viva il diritto di sciopero.

04/07/2026

1. Domani h 17.00 corteo in piazza del Comune a Prato. "Loro" convergono per sfruttare. "Noi" per liberarci.

2. Quello di ieri mattina non è stato "solo" uno sgombero, ma una operazione di pieno coordinamento tra tutte le forze a guardia del massimo grado di sfruttamento possibile nel pratese.

3. Esageriamo? Di prima mattina camionette della celere si presentano seguite dai padroncini del pronto moda ed eseguono lo sgombero del picchetto contro i licenziamenti dei lavoratori del magazzino dell'Acca. In pratica la celere fa quello che i picchiatori padronali avevano provato a fare martedì scorso.

4. E martedì scorso la violenza era stata totalmente unilaterale: dei picchiatori contro il picchetto operaio.

5. Il fatto quindi di indagare gli scioperanti per violenza privata è grave, sia come concetto astratto sia riferito all'episodio specifico.

6. Eppure di per sè l'indagine per violenza privata non giustificherebbe lo sgombero e l'uscita delle merci. Invece, tutto è studiato nei minimi dettagli. I picchettanti? Portati in questura per notificargli l'indagine. E le merci? Vengono sequestrate come corpo del reato, affidate in custodia ai padroncini che se le portano via!

7. E tutto viene suggellato da un teorema antisindacale: siccome la merce nel magazzino non è dell'Acca, gli scioperanti non possono fermarla. Peccato che gli scioperanti siano i magazzinieri stessi che la movimentano e che in un magazzino la merce sia sempre di soggetti terzi. In base a questo principio è il diritto di sciopero stesso a venir meno in un magazzino.

8. Celere, notifica in questura, padroncini che sanno già quando ve**re a prendere la merce, e perfino i giornali che escono con i titoloni sulla violenza privata: tutto nei dettagli

9. Che poi tutto questo sia a servizio di un'azienda notoriamente in odore di mafia, frode fiscale, caporalato chiarisce solo il rapporto tra sfruttamento e legalità.

10. No, i lavoratori non hanno ancora fatto la rivoluzione, ma evidentemente a Prato c'è chi sente già il bisogno di una "restaurazione". Di restaurare la zona speciale, quella basata su invisibilità, paura, 12 h di lavoro omertà e sfruttamento diffuso.

Hanno già perso

Indirizzo

Prato
59100

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