26/03/2026
In occasione dell'anniversario della costituzione del Corpo della Polizia Penitenziaria il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha colto l'occasione per sottolineare "il senso del dovere, consapevolezza del delicato ruolo affidato, lealtà nei confronti delle istituzioni" che "caratterizzano l’opera quotidianamente svolta nella gestione degli istituti penitenziari, tutelando i diritti e la dignità delle persone detenute, per corrispondere alla funzione rieducativa della pena. Un compito particolarmente complesso, reso ancora più gravoso dalle difficili condizioni in cui versano gli istituti carcerari e dalle tensioni che ne derivano".
L’articolo che qui pubblichiamo – a firma del rappresentante SAPPe di Trieste – mette in luce, con una riflessione lucida ed equilibrata, l’assenza dello Stato a tutela dei diritti - anche - dei propri dipendenti.
Come volontari non possiamo che ammirare, e sostenere per quanto possibile, le decisioni che vengono prese dai Direttori e dai Comandanti volte a garantire, all'interno degli Istituti, i diritti fondamentali delle persone ristrette, anche nell'ottica di poter mantenere i precari equilibri e prevenire eventuali rivolte che sono sempre possibili in momenti di forte tensioni causate anche dal cronico sovraffollamento. Rimandando all’articolo, e alla sua attenta lettura, non possiamo che dichiarare ammirevole la disponibilità del personale della polizia penitenziaria, nell’ottemperare al proprio mandato in condizioni – a dir poco – emergenziali. Solo per dare alcuni numeri: 5 agenti in servizio a fronte di 240 presenze in Istituto e 20 persone "libere" nella sezione per la preghiera di fine Ramadan.
Religione e sicurezza nelle carceri: quando i diritti diventano rischio per chi lavora in prima linea